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    Predefinito L’esperienza del Movimento Al Socialismo in Bolivia

    L’esperienza del Movimento Al Socialismo in Bolivia
    Come costruire una alleanza anticapitalista efficace?


    a cura della redazione di Nuestra America*

    In Italia quando si discute delle modalità di una alleanza politico-sociale in grado di mettere in campo alternative strategiche al capitalismo molti segnalano l’esperienza del Frente Amplio in Uruguay o del Frente Zapatista. Ma in Bolivia hanno sperimentato una esperienza diversa e per molti aspetti più avanzata che vale la pena di conoscere e studiare.

    L'America Latina è ancora una terra coloniale, la sua dipendenza imposta dal capitale internazionale continua a rappresentare quel contesto in cui si approfondisce il crescente controllo trasnazionale dei processi di accumulazione nazionale, non solo attraverso la compressione dei diritti del lavoro e dei diritti sociali, lo sfruttamento a fini mercantili e consumistici della natura, ma soprattutto negando l'accesso alla proprietà sociale dei beni comuni.

    E proprio sull’America Latina continua a guardare anche la sinistra di governo , e non solo, europea solo in funzione delle opportunità di mercato che offre e mai per i chiari messaggi politico-sociali che invia, cioè il gran potenziale dei movimenti sociali che sono stati in grado, ad esempio in Bolivia, Venezuela, Ecuador, oltre alla tenuta storica ed eroica del socialismo a Cuba, di sostituire le idee economiciste del sistema attuale del capitale con quelle di solidarietà umana, internazionale e anticapitalistica che sta configurando i processi per e nel Socialismo del XXI secolo.

    Ad esempio il MAS-IPSP ( Movimento al Socialismo –Strumento Politico per la Sovranità dei Popoli) in Bolivia è stato in grado di contrastare il potere politico ed economico e della cultura del profitto, dei precedenti governi neocolonialisti, o di un ipotetico schieramento progressista ma nei fatti neoliberista, andando a realizzare un miglioramento delle condizioni umane e ambientali del lavoro, attuando un autonomo processo di transizione al Socialismo.

    Il rischio di vincere le elezioni ma perdere la battaglia delle idee.


    “Non si trattava più di cambiare il mondo senza prendere il potere come proposto dagli zapatisti messicani né di prendere il potere senza cambiare il mondo, come capitava con la sinistra che, secondo lo storico inglese Perry Anderson, aveva vinto le elezioni dopo aver perso la battaglia delle idee, ma di cambiare il mondo dallo Stato e dal potere, una utopia tentata più volte, con esiti alterni nella storia dell’umanità”[1]

    Ciò è stato possibile attraverso l’articolazione di un vero e proprio strumento politico, cioè il MAS, che è stato in grado di creare un sodalizio fra i movimenti sociali e le loro lotte contro le privatizzazioni dei beni comuni, e le lotte e l’educazione dell’alternativa proposte storicamente dai popoli indigeni originari, coniugandole con l’iniziativa politico-sindacale proveniente dai cocaleros, dai mineros e da tutte le strutture e organizzazioni politiche che storicamente in Bolivia si sono poste sul terreno del conflitto anticolonialista e antimperialista.[2]

    Ciò ha dato maggiore impulso ed organizzazione al conflitto sociale ponendo al centro i bisogni reali delle varie componenti del popolo lavoratore boliviano portando alla vittoria di Evo Morales e del MAS, rafforzando l’indipendenza dei movimenti sociali e contadini e dando nuovi elementi e nuovo impulso a forme politiche ed economiche di una solidarietà più ampia che supera i confini contadini e si realizza soprattutto con altri gruppi di lavoratori nelle loro diversità e complessità, dagli operai ai minatori, agli artigiani,agli Aymaras urbani e delle metropoli che si stringono in relazioni culturali, sociali e politiche con i propri fratelli della campagna.

    Già da metà degli anni ’90 per valorizzare la propria storia e la propria identità, la propria cultura che si oppone allo sfruttamento del modo di produzione capitalista sulla natura, che i popoli originari insieme alle organizzazioni storiche, politiche e sindacali della sinistra sociale e di classe hanno ripreso l’iniziativa di lotta e di governo per un cambiamento radicale all’interno del proprio paese. Ed è proprio in questo ciclo ascendente di lotte che si è sviluppato in forme diversificate, che il MAS guidato dal dirigente sindacale cocalero Evo Morales Ayma si è mosso su un terreno di lotte sociali e politiche che si sono trasformate in Governo .

    Portare la questione indigena sul terreno di classe


    Il programma politico del MAS ha scelto prioritariamente di coinvolgere i movimenti sociali per autorappresentarli nella sfera statale, combinando cioè le lotte sindacali con le lotte e la cultura delle popolazioni originarie che, oltre ad avere in comune l’elevato livello di povertà, gli alti tassi di mortalità e di emarginazione sociale , si distinguono per la loro antica cultura solidaristica, la loro educazione, comunitaria, per il rapporto privilegiato che hanno avuto da sempre con la natura con la terra, la Madre Terra, Pacha Mama.

    La capacità del MAS è stata proprio quella di dare espressione alla combinazione di politico e sociale, superando anche le forme cosiddette “democratiche” che però hanno continuato nell’esclusione della maggioranza nazionale indigena, proprio quella che si è opposta in maniera più diretta e dura al modello neoliberista delle privatizzazioni delle imprese statali e alla perdita di sovranità nazionale sulle risorse naturali come il gas e il petrolio. E’ così che il MAS ha saputo riportare le lotte dei popoli originari su un terreno politico di classe, unendo alle lotte degli altri settori di lavoratori per continuare insieme la battaglia capace di evitare lo sfruttamento senza regole dei loro territori da parte delle grandi imprese multinazionali del mondo cosiddetto “emancipato”, “sviluppato”, cioè quello dello sviluppismo quantitativo e consumista del capitale.

    E’ il concetto di una Bolivia degna, sovrana e produttiva per il Vivir Bien che fa parte del programma del Movimento Al Socialismo (MAS), un movimento strumento politico per la sovranità popolare che ha saputo portare il primo indios alla Presidenza della Repubblica.

    Il concetto educativo e politico fondamentale di questa filosofia andina e amazzonica del Vivir Bien si basa su una idea di convivenza comunitaria ; l’indigenismo identifica tale paradigma con il piacere del vivere in armonia con la Madre Terra.

    L’alternativa che propone questo movimento sostiene concetti di classe, come ad esempio che il contadino deve tornare a possedere la terra che coltiva e che i popoli originari devono avere diritto sui territori nei quali vivono e garantire il mantenimento del rispetto e dell’equilibrio socio-ambientale, e critica il modello politico-economico ed educativo occidentale che non pone al centro di tutto l’uomo, come figlio di Pacha Mama, in quanto parte della natura ma piuttosto gli interesse materiali del profitto, dell’accumulazione, dello sfruttamento dell’uomo e della natura.

    Una cultura e una educazione, quindi, del “vivir bien del socialismo comunitario”, in armonia con la Madre Terra, come la definisce il MAS in piena sintonia con il movimento indios boliviano; un’economia socio-ecologica politica che si coniuga ai processi di lotta che uniscono le varie forze sociali in un’alleanza “di resistenza globalizzata”, in grado di organizzare i lavoratori e gli sfruttati in modo tale da costruire una alternativa socialista allo sviluppo capitalista, un’alleanza di sinistra anticapitalista che garantisca equità, redistribuzione della ricchezza nella giustizia sociale, salari minimi dignitosi, sanità, alloggi e diritti sociali, economici e civili per tutti, vera protezione ambientale, diritto all’indipendenza economica, sociale e politica.

    Tale continuità culturale significa esplicitazione da parte del MAS di un modello politico che pone al centro le lotte dei popoli naturali e delle organizzazioni di classe dei contadini e degli altri lavoratori con una pratica politica che è anche dimostrata dalle forme cosiddette di istituzioni di reciprocità, dove il soggetto non è la collettività in quanto tale ma l’interscambio di beni, servizi ed energia fra unità familiari individuali e ciò vale anche a livello intercomunitario. Il MAS ha saputo riportare a protagonismo politico anche il senso comunitario del popolo Aymara, dimostrato non solo dal ruolo delle assemblee e delle decisioni comunitarie o dalla centralità dell’istituzione del lavoro e dell’aiuto reciproco, anche per quanto riguarda le necessità primarie dell’interscambio di beni alimentari ed energetici, ma anche per la cosiddetta solidarietà emotiva, spirituale, anche relativa alle feste, alle cerimonie rituali e religiose, ai legami di gruppo, alle decisioni collettive in chiave redistributiva e le continue interazioni comunitarie anche in campo non direttamente economico attraverso istituzioni di reciprocità. [3]

    Alle politiche neoliberiste il MAS ha saputo opporre una vera e propria lotta per l’autodeterminazione ed anche per la “sovranità alimentare”, ossia la possibilità per tutti i lavoratori di definire e tracciare attraverso le proprie organizzazioni di base le politiche di produzione e quelle di distribuzione degli alimenti, con il rispetto delle diverse culture e tradizioni educative che caratterizzano i diversi popoli valorizzando anche le forme di produzione adottate dalle popolazioni indigene come la difesa della foglia di coca che si coniuga al grande ideale della dignità e sovranità della Bolivia nazione.

    La direzione in mano alle organizzazioni popolari e i parlamentari seduti tra il pubblico

    “Nelle riunioni del MAS la supremazia sindacale emergeva in modo quasi fisico: al tavolo degli oratori si disponevano i dirigenti delle organizzazioni dello Strumento Politico (come la CSUTCB, la Confederazione delle Donne Contadine), mentre i parlamentari si accomodavano in sala e dovevano rendere conto delle loro attività agli organi sindacali. Si trattava di una forma inedita per l’America Latina di combinazione fra il politico e il sociale che avrebbe portato ad una intensa crescita elettorale grazie anche all’abilità del MAS-IPSP e di Evo Morales di legarsi a settori urbani come la Coordinadora del agua di Cocha Bamba e di rappresentare sul terreno istituzionale la crescente ondata delle proteste contro il modello neoliberista in vigore dal 1985”[4].

    Ecco come lo studio e lo sviluppo di teorie legate a pratiche di lotta sociale indirizzate dall’organizzazione come “strumento politico” per l’alternativa siano il congiunto per la critica dell’economia applicata del capitale e per costruire invece la transizione al Socialismo. Ciò è possibile a partire da una economia socio-ecologica politica come supporto e interscambio di esperienze con i movimenti di lotta internazionali dei lavoratori; in un intrecciarsi di teoria e pratica della lotta di classe, dove la contraddizione capitale-natura è assunta tutta dentro le dinamiche del conflitto capitale-lavoro, per il superamento del modo di produzione capitalista nella costruzione concreta dei percorsi del Socialismo nel XXI secolo.

    I successi del MAS sono quelli dei movimenti contadini, di lotta e di azione diretta nel bloccare le privatizzazioni, nel mettere in fuga molti regimi neoliberisti nella Nuestra America e sono proprio basati sul fatto di essere legati ai bisogni della gente, ai bisogni dei lavoratori, contadini ed operai organizzati sul terreno del conflitto di classe. Le importanti conquiste dei movimenti sociali e di classe in America Latina oltre alle sfide politiche che hanno affrontato anche sul piano elettorale e istituzionale dando un fondamentale contributo alla vittoria di fronti democratici, progressisti e di sinistra oggi, stanno tentando di porsi su un terreno più avanzato, cioè sul piano dell’organizzazione e della rappresentanza politica di classe.

    La sperimentazione del Socialismo nel XXI° Secolo

    Un’America Indio –Africana che nei percorsi del Socialismo nel e per il XXI secolo sta sperimentando una transizione di alternativa al capitalismo coniugando esperienze , culture, politiche, modelli educativi socio-ambientali e pratiche socio-economiche del socialismo comunitario, con il socialismo bolivariano del Venezuela e il socialismo martiano e marxista che ha ad oggi il punto di riferimento più alto a Cuba.

    La sete di giustizia sociale, la capacità di costruire nuove forme di democrazia partecipativa stanno dando l’impulso alla maggior parte dei governi dei paesi della Nuestra America per avviare un nuovo percorso dove al centro della scena politica si collocano i lavoratori, imperiosamente, la natura e il popolo indigeno, la maggioranza silenziosa da secoli sottoposta a condizioni di sfruttamento inumane e ora diventati soggetto dirigente dei processi di trasformazione politica e socio-economica in atto nei percorsi reali del Socialismo nel XXI secolo.

    Cuba, il Venezuela e la Bolivia forniscono chiari esempi di come fare politica del e con il popolo e come questa crea i presupposti per prendere e tentare con determinazione di difendere nel tempo il potere politico , con una netta configurazione di classe, con la contaminazione fra cultura marxista e cultura indios e rivoluzione bolivariana, nella costruzione di una globalizzazione dell’armonia solidale, contro lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, contro la distruzione della natura.

    La scommessa sulla possibilità di far partire il percorso del Socialismo del XXI secolo in tutta Nuestra America si gioca proprio sull’asse Cuba-Venezuela-Bolivia. E anche tale considerazione da parte nostra non è basata su un sentimentalismo nostalgico rivoluzionario, caro a tanta cultura di sinistra eurocentrica che dice di appoggiare le rivoluzioni lontane da casa propria e poi accetta e spesso promuove le sostenibilità del modernismo sviluppista, di un incompatibile e inesistente capitalismo temperato a carattere sociale.

    Solo muovendosi sulle linee guida di Cuba, del Venezuela, della Bolivia, dell’Ecuador le riforme parziali possono essere consolidate, le tattiche e le lotte per rivendicazioni parziali trasformarsi in vere strategie per il superamento del capitalismo. Ecco perché è strategico il nostro appoggio al rafforzamento dell’asse portante rivoluzionario Cuba-Venezuela-Bolivia, poiché esprimono quella soggettività politica che avanza nella costruzione reale del progetto del Socialismo nel XXI secolo.

    --------------------------------------------------------------------------------

    [1] Cfr. Pablo Stefanoni , Hervè Do Alto: “Evo Morales. Il riscatto degli indigeni in Bolivia”, Sperling & Kupfer, 2006, pag. 5 e 6

    [2] Per l’approfondimento su tali tematiche è in corso di pubblicazione il n.3-4-2009 della rivista Nuestra America con articoli di molti dirigenti del MAS e di intellettuali militanti che stanno contribuendo al successo del processo rivoluzionario in Bolivia.

    [3]Per approfondimenti su questi temi si veda Xavier Albò “Desafios de la solidaridad Aymara”, Cuaderno de investigacion CIPCA n. 25, La Paz, 1985, pag. 38 e segg. Per una analisi della relazione fra lotta e culture dei popoli originari e questione di classe si vedano tra gli altri : Vasapollo Luciano ( a cura di) : “Capitale, Natura, Lavoro”, Jaca Book, ottobre 2008; Rita Martufi, Luciano Vasapollo ( a cura di) : “ Futuro indigeno” Jaca Book, settembre 2009

    [4] Cfr. Pablo Stefanoni , Hervè Do Alto, op. cit. pag. 49

    Viva la Comune

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    Predefinito Rif: L’esperienza del Movimento Al Socialismo in Bolivia

    "Solo nella comunità diventa dunque possibile la libertà personale" Marx-Engels

    Bolivia, Evo Morales confermato presidente

    di Francesco Maringio'


    La presidenza di un paese ricco di risorse naturali rimane nelle mani del presidente indio e cocalero che ha riconosciuto i diritti degli idios, nazionalizzato il gas e sdoganato la cultura tradizionale, indossando il tipico maglione di lana d’alpaca negli incontri diplomatici

    Non c’è stata partita per gli oppositori che hanno cercato di sbarrargli la strada nella riconferma a presidente della Bolivia. Evo Morales ha vinto con una percentuale superiore al 60% le elezioni presidenziali che si sono tenute il 6 dicembre. Indio Aymara, Morales ha battuto Reyes Villa, il candidato appoggiato dalla così detta “mezza luna” formata dalle regioni che hanno votato per l’autonomia dal governo centrale e Doria Medina un imprenditore di successo appoggiato anche del presidente del Senato.

    Morales vince le elezioni del 6 dicembre confermando i pronostici della vigilia. Le elezioni erano state concordate con l’opposizione a seguito dell’approvazione della nuova Costituzione, promulgata nel gennaio 2009, che riconosce l’identità e la specificità delle comunità indigene presenti nel paese. Oltre ad essere state validate da tutti gli osservatori internazionali, le elezioni si sono svolte applicando un modello biometrico (foto e impronte digitali) per scongiurare qualsiasi tentativo di frode elettorale. Morales era talmente sicuro della vittoria che già prima del voto ha convocato il suo nuovo governo per il 12 dicembre, dichiarando che le priorità in agenda sono la riforma della giustizia e la legge per l’autonomia. Quest’ultimo è un tema molto delicato ed importante. Il 6 dicembre infatti, non solo si è votato per eleggere il presidente ed i 166 componenti dell'Assemblea Plurinazionale (il nuovo Parlamento voluto dalla Costituzione approvata lo scorso gennaio), ma gli oltre 5 milioni di cittadini sono stati chiamati a votare una serie di referendum per l’autonomia a vari livelli (dipartimentale, regionale e indigena nei comuni). Questo è uno degli aspetti più importanti della politica portata avanti da Morales e dal suo partito, il Mas (Movimento al Socialismo), che è stato capace di non lasciare in mano all’opposizione di destra il tema dei processi autonomisti (posti in chiave prevalentemente secessionista delle aree ricche del paese e contro il governo centrale) ma che ne ha allargato i principi anche in funzione degli aspetti di identità indigena.

    È bene ricordare infatti che la Bolivia è un paese ricco di risorse minerarie (litio, rame, metalli preziosi) e di idrocarburi, soprattutto gas naturale. Nel 2005 il paese è stato attraversato da una forte crisi ed instabilità a seguito della così detta “guerra del gas”. Si viveva infatti il paradosso (caso molto comune in quell’area del mondo) che, pur in presenza di grandi risorse e ricchezze, la popolazione viveva molto male perché i proventi dell’estrazione dei minerali e del gas andavano prevalentemente a rinforzare le casse delle multinazionali straniere che lì operavano. Questo ha portato ad una lunga battaglia popolare che l’allora presidente Gonzalo Sanchez de Lozada ha cercato di reprimere brutalmente. Ci furono infatti oltre 60 morti ma la protesta fu talmente grande che il presidente dovette riparare in fretta e furia negli Stati Uniti, dove attualmente vive. A seguito di questo, il parlamento decise di approvare una legge sull’energia che aggiungeva, al canone esistente del 18%, una tassa sulla produzione del 32%. Ma la battaglia è andata avanti. È sull’onda di queste proteste (e prima ancora su quelle del movimento sindacale dei cocaleros, i campesinos quechua e aymara coltivatori di coca della regione del Chapare, nella Bolivia centro-orientale) che Morales diventa presidente della Bolivia, il primo presidente indio dopo oltre 500 anni dalla dominazione spagnola. Appena eletto, Morales ha emanato un decreto che imponeva la nazionalizzazione di tutte le riserve di gas naturale (la Bolivia possiede la seconda riserva più grande del Sud America dopo il Venezuela, 747,2 milioni di metri cubi). Fatto questo simbolicamente avvenuto il 1º maggio 2006 in occasione della festa dei lavoratori.

    I risultati elettorali parlano di un successo che, a partire dalla riconferma della fiducia nell’operato del governo e del presidente, premia un’avanzata del Mas ed un’affermazione dei suoi candidati nella gran parte dei collegi del paese. La vittoria è netta a Cochabamba (centro del paese), Oruro (ovest), Potosì (sudest) e c'è un'avanzata anche in regioni quali Beni, Pando, Santa Cruz, Tarija, le regioni della cosiddetta “mezza-luna”, protagoniste delle rivolte “autonomiste” dei mesi passati, organizzate dall’opposizione che qui mantiene una significativa presenza. Decisivo per la vittoria il voto della capitale La Paz (ovest) e a El Alto(ovest), città simbolo della lotta durante le tumultuose giornate della “guerra del gas”. Tra i fattori che hanno permesso al Mas di crescere nei consensi c’è anche l’impegno da parte della Cob (Central Obrera Boliviana – il sindacato dei lavoratori della Bolivia), che ha deciso di rinviare il suo congresso a dopo le elezioni per impegnarsi in prima linea nella campagna elettorale a favore di Morales, fermo restato il divieto per i suoi dirigenti di candidarsi alle elezioni.

    «Voglio ringraziare il democratico processo decisionale, la Bolivia dimostra ancora una volta il proprio impegno a favore della democrazia e per una rivoluzione culturale al servizio del popolo», ha dichiarato Morales appena eletto dal palco del palazzo presidenziale, nella storica Piazza Murillo, straripante di sostenitori. Anche il Fondo Monetario Internazionale ha riconosciuto il buon esito della politica economica di Morales, che ora deve tener fede alle promesse della campagna elettorale quali aiuti alla maternità, all’educazione, ai settori rurali; un computer per ognuno dei 135.000 maestri; la costruzione ed il lancio del satellite Tupak Katari; l’industrializzazione del litio che si trova nel “salar de Uyuni”; la creazione di un’assistenza sanitaria per tutti ed una specifica assistenza agricola per i contadini; la costruzione di strade e centrali idroelettriche. Misure queste rese possibili dal prevedibile aumento di risorse dovuto all’incremento del costo delle materie prime.

    L'astensione è stata del 6% circa mentre le schede nulle e quelle bianche erano dell'ordine del 2%, su 5,1 milioni di cittadini iscritti alle liste elettorali: segno questo di una ritrovata partecipazione alla vita politica del paese, dopo il ritorno alla democrazia del 1985. Tutto questo fa sentire Morales forte della giustezza della sua politica, che vuole continuare a sviluppare. «Ora – ha dichiarato - abbiamo una enorme responsabilità: accelerare ed approfondire questo processo di cambiamento politico, culturale, economico che ha ottenuto un appoggio di più del 60%. E’ un progetto non solo di un partito, ma di tutto il popolo».

    Gemeinwesen
    Muntzer il Sopravvissuto

 

 

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