intervista a roberto castelli
Il Guardasigilli: facciamo coincidere l’appuntamento in Laguna con la ricorrenza della vittoria sui Turchi
FABRIZIO CARCANO
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La festa dei Popoli Padani si potrebbe celebrare il 7 ottobre: il giorno della battaglia di Lepanto.
A lanciare questa proposta, a pochi giorni dal tradizionale raduno in programma domenica a Venezia, sulla Riva degli Schiavoni, è Roberto Castelli, ministro della Giustizia e presidente della Lega Lombarda.
«Abbiamo sempre celebrato la nostra festa, a Venezia, intorno alla metà di settembre, ma forse sarebbe ancora più significativa e suggestiva se la celebrassimo il 7 di ottobre: il giorno della battaglia di Lepanto del 1571. È una proposta che provo a lanciare», suggerisce il Guardasigilli, che attribuisce a questo appuntamento così sentito dal popolo del Nord, un doppio significato.
«È una festa, un momento di ritrovo, un momento di riscoperta e di valorizzazione di quelli che sono i nostri simboli, la nostra cultura, la nostra storia, in una parola di quello che siamo noi. Ma, ovviamente, è anche un appuntamento politico di grande importanza. Da Venezia sono partite molte delle nostre battaglie politiche, battaglie che hanno poi profondamente inciso su tutto il quadro politico generale».
Partiamo allora da quello che è l’aspetto più simbolico e identitario di questa festa…
«Il fatto che abbia suggerito di celebrarla il giorno della battaglia di Lepanto spiega già da solo quale significato abbia, per tutti i popoli padani, ritrovarsi lì, a Venezia, nella capitale della Padania, e quale legame ci sia con la storia, la storia dei nostri popoli. Un legame che unisce quanto avvenne a Lepanto alla nostra realtà attuale, perché anche noi oggi siamo sotto assedio, un assedio guerreggiato, come purtroppo hanno dimostrato i recenti attacchi terroristici compiuti in Europa, ma non solo».
In che senso?
«C’è anche un assedio più subdolo, meno visibile e per questo ancora più pericoloso e difficile da fronteggiare, l’assedio che ci viene portato da quella cultura illuministico-massonica che vorrebbe cancellare tutti i popoli e le loro identità per seguire un sogno mondialista. Le bombe impressionano per la devastazione che portano ma obbligano a reagire, mentre è molto più difficile affrontare e opporsi a questo tipo di attacchi, portato da chi vorrebbe i matrimoni tra omosessuali, da chi vorrebbe che le nostre banche siano comandate da stranieri, da chi vorrebbe che nelle nostre scuole non ci siano più i nostri simboli, come i crocifissi».
La Lega però si sta opponendo a tutto questo e la gente del Nord la sta seguendo.
«Senza dubbio. Umberto Bossi, in tutti questi anni di battaglie politiche, è riuscito a riaccendere, nei nostri popoli, il piccolo lumino della speranza e della voglia di lottare che sembrava essersi spento definitivamente. La gente del Nord ha sentito questa scossa e ha reagito. Ma bisogna che questo lumicino venga sempre tenuto in vita: anche per questa ragione ci ritroviamo a Venezia».
La base è in grande fermento: è stato superato il record di pullman già stabilito qualche mese fa in occasione del raduno di Pontida. Se lo aspettava?
«Certamente. Non mi stupisco affatto. La Lega oggi è più forte che mai, sotto ogni punto di vista. E i consensi intorno a noi continuano a crescere, al di là di quello che possano dire certi sondaggi. Basta girare sul territorio per rendersi conto che la gente è con noi. E a Venezia avremo un’altra conferma di quanto la gente sia dalla nostra parte. Mi ricordo quello che qualcuno diceva della Lega dopo quell’11 marzo 2004. I corvi neri si erano già levati in cielo, gracchianti, annunciando la nostra fine. E invece eccoci qui, più forti che mai, con Umberto Bossi tornato a guidarci nelle nostre battaglie. La base in questo ultimo anno e mezzo ha lavorato benissimo, ha avuto una reazione incredibile dopo il malore che ha colpito il nostro segretario federale: basti vedere quante feste sono state organizzate in questi mesi, soprattutto questa estate. Erano così tante che tra ministri e parlamentari, pur andando magari anche a due o tre feste per sera, non siamo riusciti ad accontentare tutti. E questa reazione, questo scatto di orgoglio, adesso, con il ritorno a pieno ritmo di Bossi, si sono trasformate in una nuova ondata di entusiasmo ed energia. Abbiamo passato un momento delicato e lo abbiamo lasciato alle spalle: per questo adesso siamo più forti di prima, più forti che mai. E non abbiamo nessuna intenzione di farci da parte, di farci cancellare e di non poter essere padroni a casa nostra come qualcuno vorrebbe».
[Data pubblicazione: 16/09/2005]




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