mercoledì 31 agosto 2005 cronaca pag. 16
GIORNALE DI VICENZA
Fanton “spara” alto
Il dipendente della Provincia arrestato per concussione
il 27 luglio con altre tre persone ha accusato la presidente
di avere convocato una riunione in cui gli fu contestata
«l’opportunità dei controlli» che da allora furono subordinati
«all’approvazione di una liste decisa e verificata dai vertici»
di Ivano Tolettini
L’inchiesta sulla gestione dei rifiuti promette altre scintille. Sergio Fanton per difendersi e ridimensionare la portata delle accuse, ha attaccato “sparando” in alto sulla presidente della Provincia Manuela Dal Lago.
L’ha fatto all’inizio del mese quando è stato ascoltato al San Pio X dal pm Angela Barbaglio. Intendiamoci, non perchè la lady di ferro di palazzo Nievo c’entri qualcosa con le mazzette, quanto piuttosto perché secondo l’impiegato la Dal Lago avrebbe messo la sordina sulle verifiche in materia di rifiuti. Il suo sarebbe stato un interesse politico, testimoniato dal desiderio di depotenziare il dipartimento ambiente in settore.
Fanton quando fa mettere nero su bianco il nome della presidente Dal Lago, si trovava ancora in carcere in attesa di ottenere i domiciliari, che gli sarebbero stati concessi di lì a pochi giorni dopo l’ampia collaborazione fornita. Il dipendente infedele accusato di concussione e falso materiale per le mazzette che avrebbe preteso da numerosi imprenditori, perlopiù sottoforma di consulenze alla ditta della moglie “M.T.”, ha chiamato in causa il 2 agosto il comportamento della presidente leghista.
Il passaggio scabroso è quello in cui Fanton, 44 anni, di Creazzo, capo della squadra antinquinamento di palazzo Folco, a proposito dei controlli sulle “auto dismesse” e sui “mezzi adibiti al trasporto rifiuti” - va ricordato che da quest’ultimi è nata la maxinchiesta condotta dalla polstrada di Verona Sud - ha sottolineato che «si fermarono dopo un certo periodo perchè fui convocato con il comandante della polizia provinciale Bonavigo dalla presidente della provincia Dal Lago, la quale contestò l’opportunità di quei controlli e disse che per l’avvenire dovevano essere disposte delle liste dei punti ed oggetti da controllare che dovevano essere prima approvati».
Fanton, che è difeso dall’avvocato Paolo Mele senior, fu arrestato il 27 luglio assieme ai “soci” Gaetano Sandonà e Michela Turetta di Grisignano di Zocco, e all’ingegnere Beniamino Didonè di Rosa, accusati a vario titolo di concorso in falso e concussione. Sul contenuto delle dichiarazioni del suo assistito l’avv. Mele è stringato: «Posso solo dire che ha fornito una ricostruzione razionale dei fatti. Niente di più».
Le indagini svolte dagli agenti del sostituto commissario Antonio Di Ruzza lo colsero con le mani quasi nel sacco, come si dice in gergo, tanto che il tecnico ha poi ammesso le proprie responsabilità. Contro di lui c’erano le denunce di più persone che hanno spiegato quanti soldi gli avrebbero versato.
Per contro Fanton ha negato di avere preteso quattrini minacciando ritorsione, dunque la concussione, affermando che ci sarebbe stato un mutuo scambio con gli imprenditori, insomma la corruzione.
L’indagato aggiunse che dopo quell’incontro in Provincia con la presidente ritenne di non procedere oltre con le verifiche perché sarebbe stato di fatto inutile. Il motivo? Essendo preventivate non avrebbero portato a nulla.
Ma quando avvenne il colloquio tra Dal Lago, Bonavigo e Fanton? Nella primavera di quest’anno, quando però l’inchiesta aveva già innescato il turbo, mentre Fanton era già da qualche anno che periodicamente incassava parcelle per consulenze prima svolte a titolo personale, poi fatte fatturare alla “M.T.”, società intestata alla moglie Loretta Mantoan e a Michela Turetta.
Nel corso di un’intervista la presidente alla domanda se avesse dissuaso gli uffici dal fare controlli, ha replicato di non avere «mai sottoscritto direttive in questo senso, nè ho riferito cose del genere a voce. Sono convinta che nemmeno altri in Provincia si siano permessi di comportarsi in questo modo. Anzi, dalla giunta sono arrivati negli anni solleciti a fare meglio e di più, nel rispetto delle norme».




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