Il fascioleghismo bossista ha convocato per il 23 settembre p. v. a Reggio Calabria i futuri manutengoli meridionali del suo ricatto elettoralistico.
Stronzobossi, Berlusconi, Fini e quant’altri vengono a portare doni, convinti come sono di essere i Re Magi. Ovviamente doni per deputati, presidenti, senatori, consiglieri – insomma per gli ascari del colonialismo padanista nel Sud – dal quale sperano voti per le elezioni politiche del 2006.
Facciano pure! Basta una piccola mazzetta perché la nostrana piccola borghesia si cali le brache!
La nostra classe politica è quella che è. E non da oggi ma dal febbraio 1860, allorché Francesco Crispi ed altri cappucci prezzolarono la mafia siciliana, che niente sapeva d’Italia e di costituzionalismo, affinché accogliesse e spalleggiasse la subdola impresa di Garibaldi.
Ultimamente le mazzette toscopadane hanno commosso anche i mafiosi.
Facciano pure. Tanto peggio, tanto meglio. La gente comune può così toccare con mano con quale farina ammorbata è impastato lo stato nazionale italiano.
Non sappiamo che farcene di un federalismo che federalizza la sanità, i trasporti, la scuola, ma non federalizza le fabbriche, le banche, i veri centri della selvaggia accumulazione capitalistica in atto.
Il problema storico dell’Italia Sud è la disoccupazione endemica. Questo male, più grave della peste, è sorto con l’unità. Ma lo stato nazionale non si è mai piegato a un atto di contrizione e a pagare le sue colpe.
Il Meridione d’Italia è un grande paese, il popolo meridionale una grande nazione con 20 milioni di residenti e 30 milioni di emigrati. Il Sud italiano è stato un Regno indipendente dal 1100 al 1860, ma neanche prima i meridionali furono uniti con i longobardi, essendo rimasto, il Sud, per sei secoli il Thema Italia, parte dell’Impero Romano d’Oriente.
Usciamo dalla dominazione del capitalismo padano, dei suoi industriali parassiti, dei suoi banchieri intrallazzisti, dei suoi partiti, nazionali solo a parole, in effetti municipalisti, spocchiosi e tangentisti.
Rifondiamo la nostra indipendenza politica partendo dal momento e dalla forma giuridica interrotta. Eravamo le Due Sicilie, lo Stato meglio amministrato in tutta la Penisola; il più coerentemente proteso verso le modernità industriali. Uno Stato amato dal popolo e difeso dai patrioti contadini, che pagarono con centinaia di migliaia di morti e di deportati nei lager piemontesi la resistenza all’invasore.
Soltanto uno Stato indipendente potrà affrontare i problemi dell’occupazione e della produzione, che mancano; del degrado urbano, che avvilisce le capitali storiche della civiltà occidentale; dell’ambiente naturale, in pesante degrado.
W la vera Italia, che è questa, avendoci galli, etruschi, goti, longobardi e franchi rubato persino l’antico e nobile nome di italici, i fieri nemici di Roma.
NB:Il 23 settembre a Reggio Calabria manifesterà il Partito separatista italiano del Sud.




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