Risultati da 1 a 3 di 3
  1. #1
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    Predefinito L'arma finale bananas: la "Fabbrica delle Barzellette"

    Amici, la partita non è mica ancora chiusa, come alcuni sventati tipo questo Brunik continuano a cianciare ostentando spacconeria per nascondere la loro insicurezza.

    Berlusconi ha contrapposto alla Fabbrica del Programma di Prodi la Fabbrica delle Barzellette, una squadra di specialisti che prepara le barzellette con cui Berlusconi si accattiva le simpatie dei bananas.

    Pare pero' che Prodi vi abbia infiltrato un suo uomo, le conosce in anticipo.

    Guardate che non sto mica scherzando, è scritto sul Corriere della Sera.


    I timori di Romano, le risorse di Silvio


    di
    Francesco Verderami


    Come si conviene alla vigilia di una sfida elettorale, Romano Prodi ha iniziato a studiare le mosse di Silvio Berlusconi, intende carpirne i segreti, scoprire quale sarà la strategia comunicativa dell’avversario. E da qualche tempo — insieme ai leader dell’Unione— invita il popolo del centrosinistra alla prudenza.
    Dinnanzi alla crisi in cui versa il Polo, Prodi teme i facili entusiasmi di quanti pensano di aver già vinto la partita del Duemilasei, ritiene invece che «la campagna elettorale sarà lunga e dura», che «il risultato è a portata di mano ma non è scontato» e che «sarebbe un errore sottovalutare Berlusconi ». Al Cavaliere riconosce infatti la combattività, «è un uomo dalle mille risorse», non solo economiche. «Sapete che ha persino messo su una squadra per le barzellette? » ha rivelato durante un incontro riservato: «Se le fa costruire su misura, per raccontarle in pubblico e rendersi simpatico». Consapevole dell’incredulità che lo circondava, Prodi ha recitato una storiella di quel repertorio. Nessuno l’aveva mai sentita. Il premier l’avrebbe usata la settimana dopo.
    Non è dato sapere se Berlusconi abbia ingaggiato dei comici di professione, di certo alla Camera il vice capogruppo di Forza Italia, Antonio Leone, è noto ai suoi colleghi per essere un «riciclatore di battute». Le ascolta e poi le passa al capo della Cdl. Giorni fa, da un capannello di parlamentari si è levata una risata che ha riempito il Transatlantico. Leone era del gruppo e mentre si ricomponeva ha detto ai colleghi: «Questa al presidente non la racconto. E’ troppo spinta, poi lui la ripeterebbe». In cambio dei servigi - sussurrano maligni dentro il Polo - il deputato avrebbe ottenuto garanzie per un posto sicuro nel proporzionale in Puglia.
    Al Cavaliere non potrà bastare l’offensiva del sorriso per tentare la rimonta, però continua a usare le barzellette come strumento di consenso e, ancora una settimana fa, ha criticato «la sinistra che non conosce l’ironia». Per certi versi la sua fabbrica delle barzellette è una metafora del governo attuale, perché nella grande tradizione dell’avanspettacolo, artisti come Totò e Carlo Dapporto venivano mandati in scena per placare l’ira del pubblico dopo un balletto mal riuscito, una canzone stonata, un numero sbiadito. La risata serviva insomma a celare le lacune dello spettacolo.
    Ma Prodi sa quanta potenza evocativa può sprigionare una risata, ha capito che Berlusconi la sfrutterà nella sfida, e non approva l’eccesso di ottimismo che lo circonda. Un sintomo si è manifestato ieri sull’Unità, nell’ironia sferzante usata da Corrado Stajano verso Luca Ricolfi, autore del libro «Perché siamo antipatici». Ricolfi spiega come la sinistra - di cui si sente parte - non riesca a competere con Berlusconi proprio sul terreno del linguaggio nel rapporto con gli elettori. «Attenti ai simpatici », è stata la risposta tranciante di Stajano. Ora, non c’è dubbio che la fabbrica del programma sia molto più importante della fabbrica delle barzellette, ma Prodi avverte il problema e ha deciso di studiarlo. Rimane comunque un quesito a cui deve risposta: la storiella l’ha saputa dal Cavaliere o tra gli uomini del premier ha una gola profonda?
    17 settembre 2005

  2. #2
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    ah be' ma questo lo sapevamo... il berlusca e' imbattibile come barzellettiere, soprattutto quando crede di parlare sul serio, se invece del premier fosse un comico di Zelig la sua comicita' surreale spopolerebbe alla grande... tanto per fare un esempio quando dice che in Italia non c'e' crisi perche' ci sono un sacco di telefonini... o quando dice che e' in vantaggio nei sondaggi... un talento sprecato...

  3. #3
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    Amici, pare proprio che l'arma finale dei bananas per riconquistare l'elettore sarà quella della simpatia: "votateci perchè vi facciamo ridere" sarà lo slogan pollista per il 2006.



    Corriere della Sera 18.9.06

    «Io, Silvio e le nostre barzellette su sesso e intrighi»

    Leone, il forzista che passa le battute al Cavaliere: lui ha lo spirito di Bramieri, Prodi è un musone


    «Ma che politica. Donne! Le barzellette che ci raccontiamo con Berlusconi parlano di donne. Sesso. Intrighi. Difetti, fisici e caratteriali. Il presidente è uomo di profonda ironia e autoironia: sa sdrammatizzare, conosce l'arte comica di volgere il pianto in riso, la tragedia in farsa. E sa ridere anche di se stesso». Antonio Leone, vicepresidente dei deputati di Forza Italia e grande raccontatore di storie, non va però confuso con l'Alvaro Vitali del berlusconismo. Il suo eloquio ricorda piuttosto l'Aristotele della purtroppo perduto libro della Poetica dedicato alla commedia. «L'umorismo che piace al presidente nasce dal rovesciamento dei ruoli, dalla simpatia naturale, dalla conoscenza degli uomini e delle cose - argomenta Leone -. Lo spirito di Berlusconi si inserisce nella tradizione del grande umorismo italiano: Dapporto, Bramieri, la rivista televisiva che ora torna di moda, pensi a quanti programmi sono debitori di Studio Uno. E poi la commedia anni Settanta. E il cabaret anni Ottanta che oggi ha ancora successo, come quello di "Drive In"». La sinistra invece? «Loro sono il contrario. Guardi Prodi. Musone. Immalinconito. Tormentato. Malmostoso. Non parla il linguaggio della gente, trasmette solo ansia e pessimismo». Non è che lo stato dell'economia italiana trasmetta altro. «Noi siamo consapevoli delle difficoltà. Però le affrontiamo senza perdere il sorriso. Bene ha fatto Francesco Verderami sul Corriere a raccontare la vicenda. Però non ho l'incarico ufficiale di trovare le sue barzellette. E lui non mi assicura un seggio in Parlamento per questo. Sono il vicecapogruppo vicario dei deputati di Forza Italia, ho 180 persone sotto».
    Il vice di Elio Vito potrebbe incarnare un ruolo-chiave nella mitopoiesi, nella creazione della leggenda di Berlusconi: accanto a Scapagnini che veglia sulla sua quasi-immortalità, al mistico Bondi nel convento di Arcore, al musico Apicella, mancava il vate della barzelletta. Nel suo saggio «Il teatrone della politica», Filippo Ceccarelli indica nel dirigente di Mediaset Carlo Momigliano il collaudatore delle storielle del Cavaliere: se non ride, muoiono lì; se ride, si possono raccontare. L'on. Leone nega però di essere il creatore e il collettore; almeno, non l'unico. «Non c'è nulla di scientifico; è tutto spontaneo. E non racconterò mai una delle nostre barzellette a un quotidiano, tanto meno quella dell'altro giorno in Transatlantico. Alcune sono irripetibili fuori dal contesto: le cene dei deputati di Forza Italia con il presidente, i momenti di relax a fine giornata, le pause del lavoro. Non è un modo di evitare i problemi, fa parte della nostra natura di uomini liberi, cui piace ridere, scherzare, comunicare con la gente». Un dono che la sinistra e i suoi comici hanno perduto. «Benigni a me non piace. Si prende troppo sul serio. Preferisco Panariello e la sua capibilità». Capibilità? «Un comico, come un politico, dev'essere vicino ai più umili. Uno come Banfi se n'è allontanato. Negli anni Settanta è stato un grande. Adesso fa il nonno comunista, sempre con l'Unità in mano: una barba… Adoravo Beppe Grillo, ma ora pure lui si è immusonito, è sempre arrabbiato. Luttazzi? Quello non fa ridere, fa piangere. La Guzzanti? Molto meglio. So per certo che l'imitazione di Sabina non dispiace a Berlusconi». Però la sua trasmissione Raiot è stata sospesa alla prima puntata. «Ma lei crederà mica che sia stato Berlusconi?».
    Il Cavaliere è in effetti un estimatore del genere, tanto da spingersi a imitare davanti a testimoni la sua stessa voce, a farsi caricatura di se stesso. Fu Oliviero Toscani il primo a evocare Dapporto e lo spirito degli anni Cinquanta. Il suo repertorio è vario, ed è stato pure studiato in un saggio sulla barzelletta pubblicato dal Mulino. La storia dei malati di Aids (che dovrebbero provare le sabbiature, non per guarire ma per abituarsi a stare sotto terra) indignò Veltroni e spazientì pure la signora Veronica, ma attirò l'attenzione sulla sua campagna elettorale in crociera culminata con il 25% alle Europee del '99. Altre volte si è accostato a Gesù («se quelli di sinistra mi vedono camminare sulle acque dicono che non so neppure nuotare»), ha inscenato discese agli inferi e assunzioni in paradiso, colloqui con San Pietro, sorvoli in elicottero su cortei Cgil («Come posso accontentarli? Buttando qualche banconota?» «No, buttandosi lei»). «Ma non è Berlusconi o uno di noi a inventarle - spiega Leone -. La barzelletta è creata dal popolo. Il presidente le ascolta, le apprezza, ne ride. E le racconta». Il suo humour è stato accostato a quello dell'altro politico anticonformista - e commediografo - Guglielmo Giannini; che come riferisce Sandro Setta nella sua storia dell'«Uomo Qualunque» raccontò in Parlamento la barzelletta del pappagallo spagnolo addestrato a fischiettare le canzoni rivoluzionarie, che preferì la morte per mano franchista a una vita passata nascosto sotto le gonne di una vecchia signora (nella metafora di Giannini, la Dc). Poi vennero Moro e Berlinguer, Craxi e Almirante, e non ci fu più nulla da ridere.
    «Ma ora la comunicazione politica lo impone - dice l'on. Leone -. E Berlusconi è il più attrezzato. Raccontare barzellette, come facciamo noi, significa amare la gente, e saperne captare la benevolenza. Si è chiesto il motivo del ritorno della commedia Anni Settanta, quella del Banfi vero? Gli italiani si sono stufati delle cose serie. O, meglio, vogliono distinguerle da quelle facete. La sinistra invece le confonde. Si muove in un cupo mondo di ombre. Ha fatto bene Luca Ricolfi a intitolare il suo saggio "Perché siamo antipatici"». Leone è simpatico fin dalla giovinezza: nato a Putignano, cresciuto a Manfredonia, «città di grandi carnevali». La vita l'ha portato a occuparsi pure di cose serie: avvocato penalista, in Parlamento dal '96, ha fatto parte della Commissione stragi. In Berlusconi ha apprezzato, tra l'altro, il grande semplificatore. «Sono cose che si imparano da ragazzi. Un altro dettaglio abbiamo in comune: anch'io, fino all'università, suonavo nelle orchestrine. Chitarra e basso. Poi mio padre mi ha fatto smettere». Con le barzellette invece ha continuato.

    Aldo Cazzullo


    UN SIMPATICISSIMO MOMENTO DI ALLEGRIA BANANAS: IL PRESIDENTE BERLUSCONI IMPROVVISA LI' PER LI' UNA SCENETTA DOVE SISTEMA IL MICROFONO AD APICELLA, E LA GENTE SI SPANCIA DALLE RISATE E DICE "MA QUANTO E' SIMPATICO"

 

 

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