Amici, la partita non è mica ancora chiusa, come alcuni sventati tipo questo Brunik continuano a cianciare ostentando spacconeria per nascondere la loro insicurezza.
Berlusconi ha contrapposto alla Fabbrica del Programma di Prodi la Fabbrica delle Barzellette, una squadra di specialisti che prepara le barzellette con cui Berlusconi si accattiva le simpatie dei bananas.
Pare pero' che Prodi vi abbia infiltrato un suo uomo, le conosce in anticipo.
Guardate che non sto mica scherzando, è scritto sul Corriere della Sera.
I timori di Romano, le risorse di Silvio
di
Francesco Verderami
Come si conviene alla vigilia di una sfida elettorale, Romano Prodi ha iniziato a studiare le mosse di Silvio Berlusconi, intende carpirne i segreti, scoprire quale sarà la strategia comunicativa dell’avversario. E da qualche tempo — insieme ai leader dell’Unione— invita il popolo del centrosinistra alla prudenza.
Dinnanzi alla crisi in cui versa il Polo, Prodi teme i facili entusiasmi di quanti pensano di aver già vinto la partita del Duemilasei, ritiene invece che «la campagna elettorale sarà lunga e dura», che «il risultato è a portata di mano ma non è scontato» e che «sarebbe un errore sottovalutare Berlusconi ». Al Cavaliere riconosce infatti la combattività, «è un uomo dalle mille risorse», non solo economiche. «Sapete che ha persino messo su una squadra per le barzellette? » ha rivelato durante un incontro riservato: «Se le fa costruire su misura, per raccontarle in pubblico e rendersi simpatico». Consapevole dell’incredulità che lo circondava, Prodi ha recitato una storiella di quel repertorio. Nessuno l’aveva mai sentita. Il premier l’avrebbe usata la settimana dopo.
Non è dato sapere se Berlusconi abbia ingaggiato dei comici di professione, di certo alla Camera il vice capogruppo di Forza Italia, Antonio Leone, è noto ai suoi colleghi per essere un «riciclatore di battute». Le ascolta e poi le passa al capo della Cdl. Giorni fa, da un capannello di parlamentari si è levata una risata che ha riempito il Transatlantico. Leone era del gruppo e mentre si ricomponeva ha detto ai colleghi: «Questa al presidente non la racconto. E’ troppo spinta, poi lui la ripeterebbe». In cambio dei servigi - sussurrano maligni dentro il Polo - il deputato avrebbe ottenuto garanzie per un posto sicuro nel proporzionale in Puglia.
Al Cavaliere non potrà bastare l’offensiva del sorriso per tentare la rimonta, però continua a usare le barzellette come strumento di consenso e, ancora una settimana fa, ha criticato «la sinistra che non conosce l’ironia». Per certi versi la sua fabbrica delle barzellette è una metafora del governo attuale, perché nella grande tradizione dell’avanspettacolo, artisti come Totò e Carlo Dapporto venivano mandati in scena per placare l’ira del pubblico dopo un balletto mal riuscito, una canzone stonata, un numero sbiadito. La risata serviva insomma a celare le lacune dello spettacolo.
Ma Prodi sa quanta potenza evocativa può sprigionare una risata, ha capito che Berlusconi la sfrutterà nella sfida, e non approva l’eccesso di ottimismo che lo circonda. Un sintomo si è manifestato ieri sull’Unità, nell’ironia sferzante usata da Corrado Stajano verso Luca Ricolfi, autore del libro «Perché siamo antipatici». Ricolfi spiega come la sinistra - di cui si sente parte - non riesca a competere con Berlusconi proprio sul terreno del linguaggio nel rapporto con gli elettori. «Attenti ai simpatici », è stata la risposta tranciante di Stajano. Ora, non c’è dubbio che la fabbrica del programma sia molto più importante della fabbrica delle barzellette, ma Prodi avverte il problema e ha deciso di studiarlo. Rimane comunque un quesito a cui deve risposta: la storiella l’ha saputa dal Cavaliere o tra gli uomini del premier ha una gola profonda?
17 settembre 2005




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