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    Predefinito Partigiani cattolici : decisivi e ignorati

    Partigiani cattolici, decisivi e ignorati
    di Roberto Beretta

    Furono ottantamila sui quasi 200mila partecipanti alla Resistenza, spesso figure di primissimo piano, poi dimenticate dalla vulgata di sinistra.

    Ottantamila al 25 aprile 1945. Così contabilizzò Enrico Mattei (sì, il presidente dell'Eni, poi morto in un discusso incidente aereo, era stato capo partigiano) al primo congresso della Dc nell'aprile 1946, un anno dopo la liberazione. I cattolici che hanno partecipato attivamente alla Resistenza - diceva Mattei - sono stati 65.000 divisi in 180 brigate, cifra poi giunta a 80.000 uomini nella fase finale della guerra. Non è poco, su un totale di circa 130mila (divenuti 200 mila intorno al 25 aprile) partigiani in Italia. Ed è anche per questo che altre fonti hanno cercato di sminuire la consistenza delle formazioni cattoliche, sostenendo che esse rappresentavano solo il 15% dell'organizzazione militare della Resistenza. «Brigate del Popolo», «Fiamme Verdi», «Volontari della Libertà», «Squadre Bianche»: sono alcuni dei nomi sotto i quali, in tutto il Centro-nord dello Stivale, cercarono di distinguersi le formazioni «autonome» o «indipendenti» che spesso facevano riferimento in gran parte o del tutto al Vangelo. Senza contare che in molte zone, per esempio in Liguria e Romagna, anche nelle comuniste Brigate Garibaldi spiccava cospicua una presenza cattolica. Ma non fu solo questione di cifre. Lo stesso Mattei, e poi Benigno Zaccagnini, Paolo Emilio Taviani, Giuseppe Dossetti, Sergio Cotta, Mariano Rumor, Tina Anselmi, Ermanno Gorrieri, Giovanni Marcora in guerra «Albertino», Eugenio Cefis, il martire medaglia d'oro Giancarlo Puecher, il futuro santo Teresio Olivelli... Buttati lì quasi a caso, non sono stati pochi i «grandi nomi» della Resistenza d'origine schiettamente cattolica. Eppure essi rappresentano soltanto la classica punta emergente di un iceberg dall'oceano della clandestinità: nel senso che costoro, grazie soprattutto a vicende post-partigiane (libri, carriera politica, cause di beatificazione...), ebbero modo di divulgare la storia della loro militanza. Ben più numerosi sono stati i credenti che, collocati anche ai vertici militari della ribellione anti-nazista, dopo il 25 aprile sono rientrati con discrezione nei ranghi della vita quotidiana, oppure hanno rinunciato a far valere i loro meriti per sottrarsi ai troppi scontri ideologici sulla Resistenza. Solo per fare alcuni nomi: i fratelli Alfredo e Antonio Di Dio, siciliani ma fondamentali pedine nella «repubblica dell'Ossola» tanto decantata dal "laico" Giorgio Bocca (il quale peraltro nella sua Storia dell'Italia partigiana non si sottrasse al riconoscere come «senza l'aiuto del clero tre quarti della pianura padana - il Piemonte, la Lombardia, il Veneto - sarebbero rimasti chiusi e difficilmente accessibili alla ribellione»). Oppure i fratelli «Beretta», anime del più sconosciuto Territorio Libero del Taro (Pr). Ignazio Vian nel cuneese. Giacomo Perlasca a Brescia. Raffaele Morini - il «comandante Raf» - braccio destro di Mattei. Giorgio Catti ed Edoardo Martino intorno a Torino. Gastone Franchetti, primo animatore delle «Fiamme Verdi» fra il Garda e Brescia. I fratelli Flavio e Gedeone Corrà, indiziati di santità a Verona, e nella stessa zona Carlo Perucci. Nel vicentino i comandanti Ermes Farina, Giacomo Chilesotti, Giovanni Carli, Gaetano Bressan. Aldo Gastaldi «Bisagno» in Liguria... Allo stesso modo dagli alti vertici militari si può percorrere restando in quota un sentiero che porta ai massimi capi del Cln, pure essi di marca spesso cattolica: vedi l'avvocato e futuro deputato Giuseppe Brusasca, membro del Cln Alta Italia, il triestino Paolo Reti (segretario del locale Cln - del resto presieduto da un prete, don Edoardo Marzari - finito alla Risiera di San Sabba), Venanzio Gabriotti fucilato dai fascisti a Città di Castello, il professor Giovanni Gozzer capo del Cln di Trento, Carlo Bianchi ex presidente Fuci di Milano morto nel lager con Olivelli. Fino ad Emile Chanoux, poco noto martire dei nazifascisti nel 1944, già capo riconosciuto della Resistenza in Val d'Aosta. E pure qui si potrebbero aggiungere puntini ad libitum. La storia e la geografia della liberazione andrebbero dunque rivedute con lenti di miglior riguardo per la presenza cattolica, così come la cronologia: che in molti casi attesta l'assoluta priorità d'intervento dei «bianchi» su ogni altra presenza antifascista. Nella «rossa» Reggio Emilia, per esempio, solo una settimana dopo l'8 settembre alcuni giovani d'oratorio s'erano già organizzati per stampare col ciclostile il primo giornaletto partigiano. Quanto a salire in montagna, a lungo i vertici comunisti mostrarono di credere alla Resistenza in città piuttosto che alla guerriglia tra Alpi e Appennini. Per non parlare infine dei metodi, dove ebbe modo di esercitarsi nel modo forse più palese la «diversità» cattolica: dalla scelta tattica di evitare il più possibile le rappresaglie sui civili, al differente trattamento riservato ai prigionieri o agli «epurandi»; dalla riserva espressa sulla politicizzazione delle formazioni, alla ricerca di continuo collegamento e collaborazione con le popolazioni locali. Vien da chiedersi a questo punto se un certo «revisionismo sulla Resistenza» non debba ritenersi quanto mai necessario anche in casa cattolica. 60 anni di understatement (se non di autocensura) sul proprio protagonismo partigiano - forse dovuti al desiderio di «farsi perdonare» un periodo quasi equivalente di potere democristiano, o forse all'impotenza culturale di contrastare la vulgata della liberazione solo «rossa» - hanno comunque avallato una falsificazione della storia, la quale mortifica il sacrificio dei padri e insieme impoverisce l'attuale consapevolezza dei figli. Anziché «cancellare» il 25 aprile perché data controversa e fonte d'inconciliabili diatribe, compete ai cattolici di metterne in luce la verità in tutte le sue sfumature: cominciando da quelle indubbiamente espresse dai propri coraggiosi fratelli di fede. Insieme alla disobbedienza civile dei soldati italiani nei campi di prigionia o nei lager in Germania (il cattolico Lazzati per fare un nome su tutti); accanto all'opera sotterranea di tanto clero e molti credenti laici per accogliere, nascondere, espatriare ebrei e ricercati politici o disertori; alla pari con i volontari cristiani schierati a fianco dei militari alleati nella riconquista d'Italia: insieme a tali tuttora poco note «resistenze cattoliche»; insomma, sembra tempo di recupero per le misconosciute storie dei tanti partigiani in nome del Vangelo. Servirà per scrostare il mito senza buttar via i valori.

    (Fonte: Avvenire)

    http://vicenzapopolare.blogspot.com/...ecisivi-e.html


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    Predefinito Riferimento: Partigiani cattolici : decisivi e ignorati

    di fatto le brigate partigiane non erano solo comuniste, anzi! Tutte erano legate da sentimenti quali l'antifascismo e il riscatto nazionale. Il ruolo dei cattolici fu determinante per la costruzione di un'Italia democratica e repubblicana.
    Antifascista, cattolico-democratico, contrario al principio "destro" di "limite e conservazione" e sostenitore del principio di "non appagamento", dunque, di centrosinistra!

  3. #3
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    Predefinito Riferimento: Partigiani cattolici : decisivi e ignorati

    I partigiani "bianchi" cattolici nella Resistenza

    Quasi ignorati, essi hanno avuto un ruolo importante nella liberazione dal nazifascismo. Vittime nella strage di Porzus, creatori della Repubblica dell'Ossola.

    di Antonio Spinosa




    La storiografia ufficiale, nel corso di questi anni, ha sempre dato un'immagine univoca della Resistenza, quasi mitizzata, ma non ha mai chiarito il ruolo che in essa svolsero le varie componenti politico-partigiane e, fra esse, anche quelle cattoliche. I drammi della guerra accrebbero nella popolazione la fede religiosa, specialmente del mondo contadino che costituiva il fulcro della forza lavoro dell'Italia nella prima metà del XX secolo.
    Allora si comprende il ruolo che, nel corso del conflitto, assunse la figura dei parroci i quali divennero una guida non soltanto spirituale, ma anche civile e politica. Don Primo Mazzolari ricordava come centinaia di giovani si rivolgevano ai loro padri spirituali per orientarsi sulla difficile questione di aderire o no alla chiamata alle armi della Repubblica di Salò. Don Mazzolari nella saggia Risposta a un aviatore scriveva nei riguardi della guerra e dell'obbedienza: Come si può riconoscere se una guerra è giusta o ingiusta? A chi spetta il compito di procedere a tale decisione? Tale ruolo è affidato all'autorità costituita, ma se questa, invece di rispondere al suo scopo, ossia il conseguimento del bene comune, si trova a operare contro di esso, l'individuo acquista il diritto alla rivolta come verso chi usurpa un diritto. E quindi così approfondiva il suo concetto: Ove comincia l'errore, o l'iniquità, cessa, con la santità del dovere, la sua obbligatorietà e incomincia un altro dovere: disobbedire all'uomo per rimanere fedeli a Dio.
    Questi stessi ideali si riconoscono anche nelle parole di un giovane capo partigiano lombardo, Giancarlo Passavalli Puecher, che fu passato per le armi il 22 dicembre del 1943: L'amavo troppo la mia Patria; non la tradite, e voi tutti giovani d'Italia seguite la mia via, e avrete il compenso della vostra lotta ardua nel ricostruire la nuova unità nazionale. Si verificava una situazione un po' critica. Difatti - mentre la gerarchia ecclesiastica doveva restare in una posizione di distacco, e questo nel timore che la stessa Sede di Pietro potesse finire sotto le bombe naziste e il Papa venisse deportato nella fatale Germania - il clero di provincia aveva, invece, mano libera nell'esercitare in modo diretto o indiretto una positiva azione a favore dei gruppi partigiani, soprattutto quelli di ispirazione religiosa o liberale.


    Il clero apre le porte delle canoniche

    Le parrocchie divennero un rifugio per esuli e perseguitati, centri di appoggio della Resistenza in cui si tenevano le riunioni clandestine delle varie espressioni del Comitato di liberazione nazionale, e persino depositi di armi. Scriveva don Andrea Ghetti il quale, insieme a don Aurelio Giussani, era un promotore del gruppo partigiano Oscar: La Resistenza fu per noi un moto dello spirito, un gesto di solidarietà, di ricerca di giustizia nella libertà. Quasi per istinto, i preti, le suore, il laicato cattolico si prodigarono nei soccorsi. Si assistevano gli sbandati, si accompagnavano in Svizzera gli ebrei e i militari alleati che, fatti prigionieri, erano evasi. Si prestava asilo ai ricercati, si riforniva di viveri chi era senza la tessera, si fabbricavano documenti falsi e si diffondeva capillarmente la stampa clandestina antifascista d'ispirazione cattolica.
    Giorgio Bocca annota nel suo saggio sull'Italia partigiana: Senza l'aiuto del clero tre quarti della Pianura padana - il Piemonte, la Lombardia, il Veneto - sarebbero rimasti chiusi e difficilmente accessibili alla ribellione antifascista. E così prosegue: La maggioranza è amica, quasi ogni parrocchia è un possibile rifugio, un sicuro recapito.
    Sulla base di una stima del leader democristiano Enrico Mattei, redatta in occasione del primo congresso della Dc, le forze messe in campo dai cattolici durante la Resistenza ammontarono a 65 mila uomini suddivisi in 180 brigate. La più attiva di esse era la Brigata del Popolo che agiva prevalentemente in ambito urbano e che svolgeva un importante ruolo nelle azioni logistiche e di sabotaggio a danno dei tedeschi.
    Una forte presenza di partigiani bianchi si ebbe anche nel parmense dove su ventidue brigate, più della metà erano costituite da cattolici. Altre formazioni di ispirazione cristiano-liberale erano le Fiamme Verdi, organizzate dal tenente degli alpini Gastone Fianchetti e operanti in Lombardia, Emilia, Veneto e Piemonte. Questa struttura poteva contare su un giornale clandestino, Il Ribelle, che ispirò anche l'omonima e famosa preghiera dovuta alla penna dei partigiani Teresio Olivelli e Carlo Bianchi.


    Strage di Porzus e Repubblica Ossolana

    Sarebbe impresa ardua ricordare le numerose esperienze della Resistenza cattolica, e pertanto ne citiamo soltanto un paio fra le più significative: quella della divisione Osoppo, che operava nell'udinese, e quella della Repubblica dell'Ossola.
    Nel Friuli Venezia Giulia fin dal primo momento la convivenza fra partigiani cattolici (bianchi) e partigiani comunisti (rossi) si rivelò assai ardua, e ciò perché i due gruppi non condividevano né gli stessi ideali né perseguivano i medesimi obiettivi. La situazione si deteriorò ulteriormente quando le divisioni della brigata rossa Garibaldi, per ordine di Togliatti, divennero collaborazioniste delle truppe titine che avevano invaso il territorio italiano per annettere alla Iugoslavia le città dalmato-istriane.
    Uno degli episodi più drammatici della conflittualità che intercorreva fra comunisti e cattolici si ebbe fra i boschi di Porzus, nelle vicinanze di Udine. Operava in quest'area una divisione della brigata Osoppo, comandata dal giovane capitano degli alpini Francesco De Gregori - zio dell'omonimo cantautore romano - e dal commissario politico Gastone Valente. Del gruppo faceva parte anche il ventenne Guido Pasolini, fratello dello scrittore Pier Paolo.
    Mediante uno stratagemma, il partigiano comunista Mario Toffanin - da tempo legato alle forze iugoslave di Tito - e altri militanti della formazione garibaldina riuscirono a ingannare gli onesti partigiani della Osoppo e, dopo averli lungamente seviziati, li uccisero a tradimento con raffiche di mitra. Ventuno furono le vittime della carneficina.
    Nella Val d'Ossola, dopo la liberazione dalle truppe nazi-fasciste, si impose la volontà di un combattivo sacerdote, don Luigi Zoppetti, il quale diede vita a una piccola repubblica indipendente da cui si sarebbe dovuto irradiare in tutta la penisola un moto rivoluzionario e democratico. Accanto a don Zoppetti operò anche l'arciprete don Luigi Pellanda che, grazie a un'efficace mediazione, riuscì a evitare un cruento scontro armato fra i tedeschi che occupavano Domodossola e le truppe partigiane.
    La Repubblica dell'Ossola ebbe vita assai breve - dal 10 settembre al 23 ottobre del 1944 - ma, per la sua vicinanza alla Svizzera, ebbe una grande notorietà anche all'estero. Il suo territorio comprendeva trentacinque comuni con oltre ottantamila abitanti, e il capoluogo era Domodossola. A presiedere la giunta governativa fu chiamato il chirurgo Ettore Tibaldi che nel dopoguerra ricoprirà l'incarico di vicepresidente del Senato. Fra i ministri nominati dal Tibaldi merita di essere ricordata Gisella Floreanini, la prima donna italiana a ricoprire un incarico di governo. Si accreditò persino un ambasciatore a Berna, avendo la Comunità elvetica riconosciuto ufficialmente il nuovo Stato autonomo dell'Ossola.


    Triste fine di un sogno

    L'esperienza indipendentista finiva, tuttavia, tristemente. Da un lato, la scarsità di mezzi impedì all'apparato amministrativo di funzionare nel migliore dei modi, per cui si ebbero continui contrasti nella stessa compagine statale; dall'altro lato, le forze dell'Asse, ancora molto agguerrite, assediarono la Valle dell'Ossola per mano del terribile prefetto di Novara Enrico Vezzalini. L'attacco venne sferrato all'alba del 10 ottobre del 1944, e già alle ore 17,00 una colonna armata fascista guidata da Vezzalini in persona entrava vincitrice in Domodossola. Stando alle critiche lanciate dai partigiani comunisti, che erano stati esclusi dalla gestione della Repubblica ossolana, la colpa della di-sfatta era da imputare alle negligenze di don Zoppetti e di Tibaldi, rifugiatisi in Svizzera per non cadere vittime delle rappresaglie fasciste. Eppure, fra le repubbliche partigiane quella dell'Ossola resta una delle esperienze più stupefacenti e fruttuose in quanto a capacità organizzativa e pacifica dei partigiani bianchi.
    La Repubblica dell'Ossola cadeva pochi mesi prima della fine del secondo conflitto mondiale. Nell'aprile del 1945 morivano Hitler e Mussolini. Il primo si toglieva la vita in uno dei tuguri del suo bunker berlinese insieme alla fedele compagna Eva Braun, il secondo veniva fucilato con l'amata Claretta Petacci davanti al cancello arrugginito di una villa di Giulino di Mezzegra nelle vicinanze del lago di Como. L'era dei folli tiranni che avevano sognato di dominare l'Europa (e oltre) si spegneva, ma come un furioso incendio essa lasciava dietro di sé morte e distruzione. Spettava alle giovani generazioni l'arduo compito di ricostruire ciò che era stato spazzato via dalle armi e dall'odio, e restituire nuova speranza a un Paese avvilito e umiliato. Però i semi gettati dalla Resistenza avrebbero favorito la nascita di una rinnovata nazione italiana, repubblicana e democratica.
    Il ruolo svolto dai cattolici durante la Resistenza merita di essere sempre più studiato e approfondito per superare giudizi che spesso soggiacciono a una distorta e faziosa lettura storiografica. Particolare attenzione va rivolta all'azione politica di De Gasperi il quale, in forza della sua capacità di mediare fra diverse anime, riuscì a creare un diffuso consenso fra le parti politiche, che nella Costituente collaborarono insieme per scrivere la Carta Costituzionale della nuova Italia.
    A differenza di ciò che era avvenuto al termine del Risorgimento, quando i cattolici si erano sdegnosamente astenuti dal partecipare alla vita politica, durante e dopo la Resistenza la fermezza del clero contribuì a trasformare il moto antifascista in una rivolta popolare il cui cuore pulsante era costituito dalle masse contadine da sempre escluse dalla guida del Paese.

    http://www.messaggerosantantonio.it/...X=1221IDRX=119

  4. #4
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    Strage di Porzus, partigiani bianchi e partigiani rossi


    Da ricordare che Mario Toffanin morto nel 1999 e vissuto in Jugoslavia percepiva la pensione dallo Stato Italiano


    L'Eccidio di Porzûs è uno degli episodi più controversi della Resistenza italiana.

    Il 7 febbraio 1945 un gruppo di partigiani comunisti appartenenti ai GAP friulani delle Brigate Garibaldi, capeggiati da Mario Toffanin (Giacca), raggiunse il comando della Brigata Osoppo, situato presso le malghe di Porzûs, comune di Faedis, Friuli orientale, con l'obiettivo di arrestarne e fucilare i membri.

    L'accusa per tutti fu quella di osteggiare la politica di collaborazione con i partigiani iugoslavi capeggiati da Josip Broz Tito, la non redistribuzione agli altri gruppi partigiani delle armi che venivano passate alla Osoppo dagli angloamericani e soprattutto il trattare con tedeschi e fascisti della Decima Mas per impedire l'annessione del Friuli alla Jugoslavia. Secondo le direttive del Comando generale del Corpo volontari della libertà del Nord Italia emanate nell'ottobre 1944 ogni tentativo di trattativa con i nazifascisti era da considerarsi tradimento e quindi, in tempo di guerra, da punire con la condanna a morte per fucilazione, tuttavia nessuno dei supposti contatti della Osoppo con i fascisti e la Decima Mas di Borghese si concluse con un accordo e le direttive così estreme furono raramente applicate alla lettera. Il rifugio dato dalla Brigata Osoppo a Elda Turchetti, giovane che Radio Londra aveva indicato più volte come spia per i nazisti dopo che alcuni informatori inglesi avevano avuto segnalazioni su una sua presunta amicizia con soldati tedeschi, ma che dopo alcuni mesi di custodia presso i partigiani della Ossopo era stata ritenuta innocente da un processo effettuato dagli stessi l'1 febbraio del 1945, fu il casus belli che giustificò l'azione.

    Comandante della Brigata Osoppo era Francesco De Gregori detto "Bolla", omonimo zio del cantautore, che venne subito ucciso insieme al commissario politico del Partito d'Azione Gastone Valente (detto "Enea") e ad un giovane, Giovanni Comin (detto "Gruaro", che si trovava in zona perché voleva arruolarsi nella brigata). Altri sedici partigiani furono imprigionati e fucilati nei giorni successivi dopo processi sommari: tra questi Guido Ermes Pasolini, fratello di Pier Paolo. Ne vennero assolti soltanto due che passarono poi nei GAP.

    Nel 1952, trentasei dei responsabili dell'eccidio, tra i quali il gappista Mario Toffanin nel frattempo scappato in Jugoslavia, furono condannati a 777 anni di carcere; furono poi liberati in seguito a varie amnistie.



    Mario Toffanin (che morirà in Slovenia il 22 gennaio 1999) negli anni successivi alla sua condanna si dichiarerà sempre certo del tradimento della Brigata Osoppo (che accuserà, tra le altre cose, di aver inglobato molti gruppi fascisti, di aver collaborato attivamente con gli uomini della RSI e di aver spesso trattenuto le forniture di armi e attrezzature inglesi che secondo gli accordi spettavano alla Garibaldi) e della correttezza delle sue azioni.

    Monsignor Aldo Moretti, al tempo partigiano "Lino", uno dei fondatori della Osoppo e colui che ritroverà nel giugno 1945 i corpi dei partigiani uccisi, nel 1997 rilasciò un'intervista a Famiglia Cristiana, in cui sostenne che già nell'autunno del 1944 vi erano stati attriti tra i partigiani che facevano riferimento al PCI, che si erano messi al comando del IX Corpus jugoslavo di Tito e quelli di "Bolla", che avevano rifiutato sia di mettersi agli ordini dei titini sia di lasciare la zona. Questi attriti e la ricerca di una politica meno rigida su come effettuare la lotta partigiana avevano dato, secondo Moretti, il via a voci di collaborazione tra la Osoppo e le forze nazifasciste ("Qualche intesa umanitaria, nessun tradimento. Tentavamo solo di anticipare la pace in un angolo del fronte"). Le voci poi divennero insistenti quando ad un partigiano della Osoppo, Cino Boccazzi, preso prigioniero dalla Decima Mas di Borghese, venne effettivamente mandato a Udine per cercare un contatto con la Osoppo (secondo la ricostruzione data da Moretti minacciando di uccidergli la moglie e i figli se si fosse rifiutato) per una possibile collaborazione nella difesa del confine orientale (Borghese, sempre secondo Moretti, voleva difendere il confine e scongiurare una possibile annessione da parte della Jugoslavia, in modo da crearsi un’immagine da patriota in vista della prossima e prevedibile fine della guerra). L’ufficiale inglese Rowort (conosciuto come "Nikolson") presente (clandestinamente) a Udine, a cui era stata riferita la proposta, attese prima di consultarsi con il comando a Londra (che poi rispose negativamente all'offerta), rendendo quindi più forti e credibili le voci di una possibile trattativa tra la Osoppo e la Decima Mas. Secondo Moretti gli inglesi, pensando già al dopo-guerra, temevano la collaborazione tra partigiani cattolici e partigiani comunisti e quindi cercavano dividere questo fronte, arrivando a sacrificare la Osoppo per screditare le formazioni comuniste ("lavorare per dividerci, anzi di sacrificarci per gettare l’ombra del discredito sulle formazioni comuniste, alle dipendenze di un esercito, quello jugoslavo, che ormai era visto come conquistatore e non più come alleato. Insomma gli Alleati erano preoccupati del loro futuro governo nella zona"). Le denuncie di Radio Londra contro Elda Turchetti in base alle notizie racconte dagli agenti inglesi, che saranno la motivazione scatenante della strage, rientrerebbero quindi in questa strategia atta alla creazione di attrtiti tra le formazioni comuniste e quelle cattoliche.



    Giovanni Padovan, detto "Vanni", commissario politico della divisione Garibaldi-Natisone, a proposito della strage dichiarerà: "L'eccidio di Porzus e del Bosco Romagno, dove furono trucidati 20 partigiani osovani, è stato un crimine di guerra che esclude ogni giustificazione. E la Corte d'Assise di Lucca ha fatto giustizia condannando gli autori di tale misfatto. Benché il mandante di tale eccidio sia stato il Comando sloveno del IX Korpus, gli esecutori, però, erano gappisti dipendenti anche militarmente dalla Federazione del Pci di Udine, i cui dirigenti si resero complici del barbaro misfatto e siccome i Gap erano formazioni garibaldine, quale dirigente comunista d'allora e ultimo membro vivente del Comando Raggruppamento divisioni "Garibaldi-Friuli", assumo la responsabilità oggettiva a nome mio personale e di tutti coloro che concordano con questa posizione. E chiedo formalmente scusa e perdono agli eredi delle vittime del barbaro eccidio. Come affermò a suo tempo lo storico Marco Cesselli, questa dichiarazione l'avrebbe dovuta fare il Comando Raggruppamento divisioni "Garibaldi-Friuli" quando era in corso il processo di Lucca. Purtroppo, la situazione politica da guerra fredda non lo rese possibile".

    A De Gregori fu riconosciuta la medaglia d'oro al valor militare alla memoria.

    Da questa drammatica vicenda storica il regista Renzo Martinelli ha ricavato un film intitolato Porzûs.

    http://cittadinoitaliano.splinder.co...,+partigiani+b

  5. #5
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    Predefinito Riferimento: Partigiani cattolici : decisivi e ignorati

    il fatto che solo 80.000 cattolici in tutta Italia hanno partecipato alla presa del potere della sinistra e dei liberali (da loro chiamata "liberazione), è molto indicativo.
    che poi questa presenza venga strumentalizzata al fine di dare un carattere "nazionale" all'antifascismo, è altrettanto ovvio.
    E' meno facile capire invece, che questo regime liberaldemocratico, anno dopo anno diventa vero e proprio ateismo di Stato e anticattolicesimo, come inevitabilmente si poteva capire dal fatto che a conquistare il potere sono stati liberali, sinistra e anticattolici.
    sicuramente molti di quei partigiani si sono pentiti di aver collaborato alla costruzione di questo regime.
    PER L'EUROPA NAZIONALE, CATTOLICA, REPUBBLICANA, POPOLARE
    Unica speranza per noi cittadini e lavoratori poveri è un vero governo di destra, che ripristini il potere di governo, riorganizzi l'economia, diffonda moralità, legge ed ordine. \o

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    Predefinito Riferimento: Partigiani cattolici : decisivi e ignorati

    Più che "indicativo" direi fondamentale. Ci fa capire come tutte le forze democratiche, cattoliche, liberali e socialiste abbiano combattuto insieme per un'ideale comune: l'Italia libera dalla dittatura. E sempre tutte queste culture politiche, insieme, hanno dato vita a una delle Costituzioni più avanzate dell'era moderna. Il potere è stato conquistato dalla Dc e da un certo De Gasperi che hanno praticamente ricostruito un'Italia massacrata dall'ideologia, ha ridato speranza a tutti noi e lo dovremmo ringraziare, invece oggi è dimenticato da tutti e si preferisce equiparare i repubblichini venduti ai nazisti, anzichè ricordare chi ha perso la vita per la libertà, ma questo è un altra storia. Immagina se il potere, invece di essere stato conquistato da "anticattolici" come de gasperi, fanfani e compagnia fosse stato portato avanti dalla vittoria dei fascisti nella II guerra mondiale...ricordiamoci che è stata la dc a evitare che l'Italia diventasse comunista, allora altro che aborto e divorzio, mancavano proprio le basi di una società libera ed eguale.
    Antifascista, cattolico-democratico, contrario al principio "destro" di "limite e conservazione" e sostenitore del principio di "non appagamento", dunque, di centrosinistra!

  7. #7
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    Predefinito Riferimento: Partigiani cattolici : decisivi e ignorati

    Citazione Originariamente Scritto da Popolare Visualizza Messaggio
    Più che "indicativo" direi fondamentale. Ci fa capire come tutte le forze democratiche, cattoliche, liberali e socialiste abbiano combattuto insieme per un'ideale comune: l'Italia libera dalla dittatura. E sempre tutte queste culture politiche, insieme, hanno dato vita a una delle Costituzioni più avanzate dell'era moderna. Il potere è stato conquistato dalla Dc e da un certo De Gasperi che hanno praticamente ricostruito un'Italia massacrata dall'ideologia, ha ridato speranza a tutti noi e lo dovremmo ringraziare, invece oggi è dimenticato da tutti e si preferisce equiparare i repubblichini venduti ai nazisti, anzichè ricordare chi ha perso la vita per la libertà, ma questo è un altra storia. Immagina se il potere, invece di essere stato conquistato da "anticattolici" come de gasperi, fanfani e compagnia fosse stato portato avanti dalla vittoria dei fascisti nella II guerra mondiale...ricordiamoci che è stata la dc a evitare che l'Italia diventasse comunista, allora altro che aborto e divorzio, mancavano proprio le basi di una società libera ed eguale.
    infatti è cosi avanzata la nostra costituzione, che l'Italia è allo sfacelo da decenni.
    penso che un cattolico debba lottare prima per la Giustizia e poi per la libertà.
    poi ripeto dipende da cosa una persona si aspetta dal proprio regime politico: se l'obiettivo è quello di promuovere il Bene e il Giusto, allora ci vuole davvero del coraggio a sostenere la liberaldemocrazia e la "liberazione".
    se l'obiettivo è quello di garantire la libertà di tutti, l'eguaglianza di tutti, allora si, in questo senso, la liberaldemocrazia è piuttosto efficace.
    lo vediamo infatti che concetti come Bene e male, Eccellenza e mediocrità, Giusto e sbagliato, cattolico e ateo, siano stati perfettamente resi liberi e uguali, semplici gusti personali cosi come il colore dell'abito che ogni giorno una persona sceglie di indossare.
    proprio quello che il Papa critica, proprio quello che in due milleni la Chiesa ha combattuto.
    però va bene, ormai è evidente che molti cattolici se ne accorgeranno solo quando si troveranno in una nuova babilonia, perchè avvezzi a frequentare solo i propri ambienti e assolutamente isolati dall'immoralità in cui versa l'intera società.
    e a quel punto ci si renderà conto di cosa si è stati corresponsabili.
    però mi sembra un po' in contrasto con quello che dovrebbero essere gli obiettivi di un cattolico: lottare per la moralità individuale e sociale.
    PER L'EUROPA NAZIONALE, CATTOLICA, REPUBBLICANA, POPOLARE
    Unica speranza per noi cittadini e lavoratori poveri è un vero governo di destra, che ripristini il potere di governo, riorganizzi l'economia, diffonda moralità, legge ed ordine. \o

  8. #8
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    Predefinito Riferimento: Partigiani cattolici : decisivi e ignorati

    L'Italia è allo sfacelo perchè in realtà il contrasto fascismo e comunismo, con le loro formazioni paramilitari (oppure organizzazione terroristiche mi piace di più), hanno seminato terrore e morte negli anni di piombo, poi è arrivata la corruzione con Craxi e compagnia, mentre colui che denunciò la questione morale morì di ictus. Oggi stiamo subendo la corruzione scaturitasi dagli anni 80 e ricordiamoci che molti che erano a fianco di Craxi sono andati con Berlusconi, un insieme di corrotti e massoni che non fanno altro che leccargli il culo. E io dovrei stare con chi "difende" (per modo di dire) il valore della vita e i valori cristiani? Sono una banda di sepolcri imbiancati ecco la verità. Non è colpa della Costituzione, ha ragione Travaglio a dire che la Costituzione è un frac indossato da un maiale.
    La liberaldemocrazia non funziona se non si lega al discorso della giustizia sociale, altrimenti avremo collassi finanziari come quello attuale, causato da un sistema economico senza regole, manovrato dalla logica del profitto e che impone al povero di arrangiarsi. Questo sistema produce diseguaglianza e povertà su povertà. Il liberalismo separato dai valori cristiani riduce l'uomo a mezzo di profitto economico, non è messo al centro, è solo un aspetto superficiale, così come per Marx siamo delle macchine ottuse dalla religione. Sono 2 facce della stessa medaglia, noi cristiani dobbiamo rifiutare il marxismo in quanto ateo, ma rendere anche il liberalismo "umano", che mette al primo posto la dignità umana.
    Non so se sono andato troppo fuori OT, ma mi sembrava il caso di dirlo...
    Antifascista, cattolico-democratico, contrario al principio "destro" di "limite e conservazione" e sostenitore del principio di "non appagamento", dunque, di centrosinistra!

  9. #9
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    Predefinito Riferimento: Partigiani cattolici : decisivi e ignorati

    si si, Popolare, però fai finta che il problema che ti ho accennato non esista.
    il liberalismo è anticristiano.
    il liberalismo è quella dottrina che considera tutti uguali, indipendentemente dalla religione e morale.
    il liberalismo significa "tutela delle minoranze", nel senso che le minoranze devono essere libere moralmente di seguire la propria morale.
    oh, questo non lo dico io eh, è il significato sintetico della parola "liberalismo".

    ergo le conseguenze sono ovvie: il liberalismo impedisce di avere leggi cattoliche, perché le minoranze si opporrebbero e le considererebbero, giustamente, vìolazione dei principi liberali.
    il liberalismo produce conseguentemente lo Stato relativista.
    infatti vediamo come in occidente, il liberalismo stia distruggendo il cristianesimo.

    ora, quindi, non si capisce cosa centri il cristianesimo, che parla di morale individuale e sociale, con i principi liberaldemocratici.
    e non si capisce, quindi, come si possano lodare coloro che, persino essendo cattolici, si sono battuti per avere un regime liberaldemocratico.
    io posso capire il non essere d'accordo con la politica mussoliniana, l'avversità al totalitarismo anche; ma è incomprensibile e contradditorio pensare che un cristiano sia liberale, visto che il liberalismo alla lunga, va a danneggiare col cattivo esempio anche la pratica individuale cristiana.
    poi c'è bisogno di ribadire che il cristianesimo non è una dottrina individualista?
    appare ovvio che un cristiano, che davvero è interessato alla moralità individuale e sociale, debba essere necessariamente antiliberale; uno Stato coerente con il cristianesimo è uno Stato cristiano, quindi uno Stato in cui le leggi sono ispirate al cristianesimo, e nel quale i partiti ammessi alle elezioni siano solo partiti di ispirazione cristiana.
    il cristianesimo non si pone l'obiettivo di rendere tutti uguali, ma si pone l'obiettivo di avere individui e società cristiani.
    PER L'EUROPA NAZIONALE, CATTOLICA, REPUBBLICANA, POPOLARE
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  10. #10
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    Predefinito Riferimento: Partigiani cattolici : decisivi e ignorati

    Citazione Originariamente Scritto da Popolare Visualizza Messaggio
    L'Italia è allo sfacelo perchè in realtà il contrasto fascismo e comunismo, con le loro formazioni paramilitari (oppure organizzazione terroristiche mi piace di più), hanno seminato terrore e morte negli anni di piombo, poi è arrivata la corruzione con Craxi e compagnia, mentre colui che denunciò la questione morale morì di ictus. Oggi stiamo subendo la corruzione scaturitasi dagli anni 80 e ricordiamoci che molti che erano a fianco di Craxi sono andati con Berlusconi, un insieme di corrotti e massoni che non fanno altro che leccargli il culo. E io dovrei stare con chi "difende" (per modo di dire) il valore della vita e i valori cristiani? Sono una banda di sepolcri imbiancati ecco la verità. Non è colpa della Costituzione, ha ragione Travaglio a dire che la Costituzione è un frac indossato da un maiale.
    La liberaldemocrazia non funziona se non si lega al discorso della giustizia sociale, altrimenti avremo collassi finanziari come quello attuale, causato da un sistema economico senza regole, manovrato dalla logica del profitto e che impone al povero di arrangiarsi. Questo sistema produce diseguaglianza e povertà su povertà. Il liberalismo separato dai valori cristiani riduce l'uomo a mezzo di profitto economico, non è messo al centro, è solo un aspetto superficiale, così come per Marx siamo delle macchine ottuse dalla religione. Sono 2 facce della stessa medaglia, noi cristiani dobbiamo rifiutare il marxismo in quanto ateo, ma rendere anche il liberalismo "umano", che mette al primo posto la dignità umana.
    Non so se sono andato troppo fuori OT, ma mi sembrava il caso di dirlo...
    Mi sa che nell'acquasantiera ora qualcuno ti ci mette la candeggina
    ...addio pesciolino...:sofico:

 

 
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