Secondo i ricercatori dell’Università di Siena, nei primi due anni l’Esecutivo di centrodestra ha attuato il 60% degli impegni contro il 35% di Prodi. E nell’intera legislatura la quota è salita all’80%
da il Giornale
La politica italiana raramente fa uso di raffinati strumenti di analisi, la lettura degli eventi è affidata alle sensazioni del momento e quando Silvio Berlusconi cita a Montecitorio uno studio dell’Università di Siena sull’azione di governo qualcuno fa dell’ironia. Peccato, perché il presidente del Consiglio fa riferimento a un paper del «Centro interdipartimentale di ricerca sul cambiamento politico» che in realtà dovrebbe far riflettere parecchio i «disfattisti» della Cdl e i «declinasti» dell’Unione. Sotto la direzione del professor Maurizio Cotta un gruppo di studiosi ha sfornato un «Rapporto sul governo» che spiega come «l’esecutivo italiano nella sua ultima fase maggioritaria è sicuramente cambiato: ha acquisito una maggiore capacità di durata, controlla maggiormente la propria produzione legislativa ed è più attento alla sua finalizzazione». I governi sono più stabili e non a caso il team di professori parla «di importante record di longevità, una percentuale relativamente alta di iniziative concluse e un’intensa attività di comunicazione istituzionale».
Quando il premier invita la coalizione a serrare le file per chiudere bene la legislatura, mettere da parte le conflittualità e voltare pagina, lo fa avendo in mente i numeri di questo studio. Numeri che raccontano una realtà ben diversa dalla vulgata del partito unico dei giornali e dell’opposizione che suona la grancassa del fallimento di legislatura.
Alla voce «programma di governo» l’esecutivo Berlusconi può vantarsi di aver fatto meglio di Prodi e il premier infatti parla in aula «dell’80 per cento di promesse mantenute». Secondo lo studio dell’Università di Siena «nei quattro anni di vita del governo Berlusconi II si è potuta registrare l’attuazione (almeno parziale) dell’80% delle promesse più importanti. La chiara superiorità elettorale del partito di Forza Italia e la leadership di partito indiscussa del premier hanno sicuramente spinto Berlusconi a produrre una serie di provvedimenti direttamente connessi alle “promesse” elettorali. (...) Le difficoltà non hanno impedito al premier di realizzare molte promesse importanti; tra queste, il piano di riorganizzazione della pubblica amministrazione, la devoluzione, la semplificazione legislativa, numerose opere pubbliche, la riduzione fiscale per le imprese, quella parziale per le famiglie, le misure tese a far rientrare i capitali dall’estero, la riforma del lavoro, la nuova legge sull’immigrazione, la separazione delle carriere fra giudici e pubblici ministeri, una nuova riforma della scuola». Il governo di centrosinistra ha cercato di concentrare subito una serie notevole di provvedimenti, questo perché pressato dal fattore tempo: Prodi sapeva di essere il capo di una coalizione politicamente debole e instabile. Ma il risultato parlamentare dice che «al termine dei primi due anni Berlusconi vede approvati il 60% dei provvedimenti iniziati, mentre Prodi si era fermato al 35%».
Ciò che ha danneggiato il centrodestra è la conflittualità che è stata più alta rispetto a quella dell’esecutivo guidato dal Professore di Bologna. Puntare sulla fine delle liti ha dunque un suo fondamento scientifico e non si basa sulle sensazioni. I conflitti interni hanno pesato in maniera notevole e il loro contenuto è istruttivo. Nel governo ci sono stati due tipi di conflitti: quelli «sorti in relazione all’attuazione delle policy governative » e quelli invece scaturiti da questioni di «politica coalizionale» o per esser più espliciti «equilibri di potere tra le diverse componenti della maggioranza».
Questi ultimi sono largamente più numerosi dei primi. «Questo tipo di conflittualità è sempre stato in qualche misura presente durante tutti i quattro anni di governo» e sono crescenti nel corso del tempo: erano poco più del 10% dei casi nel primo anno, sono diventati il 24% nel secondo, il 33% nel terzo e quasi il 50% nel corso del quarto anno.
La storia non si fa con i se e con i ma, però con qualche follinata in meno questi fatti avrebbero
pesato di più.


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