di Maurizio Blondet
LONDRA - Tony Blair ha incontrato Sharon all'assemblea dell'ONU e lo ha invitato in Gran Bretagna.
«Mi piacerebbe», ha risposto il premier israeliano, «ma anch'io, come il generale Almog, ho servito nell'esercito d'Israele. Anch'io sono un generale. Ho sentito dire che le prigioni in Gran Bretagna sono dure. Non vorrei trovarmi in una di esse» (1). Sharon ha fatto dello spirito fuori luogo.
Poiché è stato membro nel 1942 (a 14 anni) dell'organizzazione clandestina Haganah, può essere giudicato corresponsabile del terrorismo sistematicamente perpetrato da tale organizzazione.
Nel 1953 ha fondato e comandato l'unità speciale «101», il cui compito essenziale era la ritorsione contro i palestinesi: in questa veste guidò un raid a Qibeh in cui furono massacrati 69 civili.
Per non parlare dei massacri nei campi palestinesi, di cui fu ritenuto responsabile persino da un tribunale israeliano.
C'è materiale a sufficienza per considerarlo un criminale e perpetratore di atrocità.
Pare che Tony Blair gli abbia replicato, con non minore humour nero, che l'Inghilterra, «come Israele», ha un sistema giudiziario indipendente dal governo.
Il fallito arresto del generale Almog qualche giorno fa ad Heathrow, su mandato del giudice inglese Timothy Workman, per rispondere della distruzione di 59 case palestinesi nel 2002, sta facendo tremare parecchi alti gradi.
Il generale Moshe Ya'alon, ex capo di Stato maggiore dell'esercito, ha rinunciato a un viaggio a Londra, dove avrebbe dovuto raccogliere fondi presso la comunità ebraica, perché anche su di lui pendono accuse di atrocità contro vite e proprietà palestinesi.
E il generale Dan Halutz, capo di Stato maggiore in carica, è stato consigliato di evitare Londra: contro di lui c'è una denuncia emessa dal gruppo ebraico Yeshv Gvul, che riunisce i «refusenik», ossia i soldati israeliani che si sono rifiutati di obbedire ad ordini immorali.
Il fatto è che la base legale per possibili arresti di criminali israeliani è forte.
Con una legge del 1957, la Gran Bretagna ha ratificato la quarta Convenzione di Ginevra, che è entrata a far parte del diritto britannico.
Essa, all'articolo 146, obbliga la giustizia inglese a ricercare qualunque persona accusata di crimini di guerra e a giudicarla, «qualunque sia la sua nazionalità».
Ora la nota lobby sta cercando di far annullare questo obbligo sulla base della dottrina della «comity», secondo cui si può valutare l'opportunità di mantenere buone relazioni con paesi amici.
Una «dottrina» semi-legale, che non mancherà di diventare legge grazie alle potenti pressioni lobbistiche.
Vale la pena ricordare che le atrocità contro i palestinesi non sono occasionali: discendono da un'ideologia razzista continuamente evocata dai capi d'Israele.
Qui di seguito, un florilegio di citazioni in questo senso.
«C'è una enorme divario fra noi [ebrei] e i nostri nemici, non solo in capacità ma in moralità, cultura, santità di vita e coscienza. Sono i nostri vicini, ma sembrano gente che non appartiene al nostro continente, al nostro mondo» (presidente israeliano Moshe Katsav, Jerusalem Post, 10 maggio 2001).
«I palestinesi sono come coccodrilli, più carne gli dai, più ne vogliono» (Ehud Barak, primo ministro, Jerusalem Post, 30 agosto 2000).
«[I palestinesi] sono bestie che camminano su due gambe» (Menahem Begin, New Statesman, 25 giugno 1982).
«Quando ci saremo insediati sulla terra, tutto quello che i palestinesi potranno fare sarà correre qua e là come scarafaggi in una bottiglia» (Raphael Eitan, capo di Stato Maggiore al New York Times, 14 aprile 1983).
«Come possiamo restituire i territori occupati? Non c'è nessuno a cui restituirli» (Golda Meir, 8 marzo 1969).
«Non ci sono cose chiamate palestinesi, non sono mai esistiti» (Golda Meir, 15 giugno 1969).
«Dovremo uccidere tutti i palestinesi a meno che non si rassegnino a vivere qui come schiavi» (un certo dottor Heilbrun, che presiedeva il comitato per la rielezione del generale Shlomo Lahat come sindaco di Tel Aviv, ottobre 1983).
«Dichiariamo apertamente che gli arabi non hanno alcun diritto di insediarsi anche in un solo centimetro di Eretz Israel…la sola cosa che capiscono è la forza. Useremo la forza più estrema fino a che i palestinesi verranno a noi strisciando» (Raphael Eitan, capo di Stato Maggiore, Yediot Ahronot, 13 aprile 1983).
«Dobbiamo tutti muoverci, correre e prenderci quante più posizioni possiamo per espandere gli insediamenti, perché tutto ciò che prendiamo resta a noi…e tutto ciò che non arraffiamo resterà a loro» (Ariel Sharon, allora ministro degli Esteri, Agence France Presse, 15 novembre 1998.
Maurizio Blondet
Note
1) Ian MacKinnon, "Sharon fears arrest if he visits London", Times on line, 17 settembre 2005.




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