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    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    Wink Il Patriarcato Ecumenico

    Sua Santità il Patriarca Ecumenico di Costantinopoli Bartholomaios I



    Nota sulla sua storia e sul suo ruolo oggi

    Il Patriarcato Ecumenico ha sede a Costantinopoli, l’odierna Istanbul. Esso viene pure chiamato ‘’Patriarcato di Costantinopoli’’ o ‘’Santa Grande Chiesa di Cristo’’. I teologi non ortodossi e gli studiosi usano abbitualmente l’espressione convenzionale ‘’il Fanar’’.

    La sua creazione risale al 38 d.C., anno in cui fu fondata la Chiesa cristiana nell’antica Bisanzio dall’apostolo Andrea, il primo chiamato, fratello di Pietro, il corifeo.
    Il Patriarcato Ecumenico dopo la fondazione di Costantinopoli-Nuova Roma, inauguarata ufficialmente come nuova capitale del nuovo Impero Cristiano Greco-Romano l’11 maggio 330, assume un ruolo di guida spirituale, di promozione civilizzatrice e di influenza mondiale. Vari popoli e nazioni subirono per secoli la benefica influenza del Patriarcato Ecumenico e grazie, all’alacre azione evangelizzatrice e missionaria irradiata da questo sacro centro, ‘’risorsero in Cristo’’. Inoltre, sotto la fulgida giuda spirituale e l’egida della chiesa costantinopolitana furono formulati i santi dogmi e i sacri canoni della Chiesa Cattolica e fu difesa la fede ortodossa-cattolica in Cristo dalle varie eresie cha la insidiavano.
    La sua sede sita per secoli accanto alla Cattedrale di Santa Sofia (donde ‘’Grande Chiesa’’), si trasferì poi, a seguito della caduta di Costantinopoli (29 maggio 1453), in diversi quartieri della Città, per stabilirsi definitivamente dal 1601 nell’antico quartiere del Fanar.

    Il Patriarcato Ecumenico è uno dei cinque antichi Patriarcati dell’Una, Santa, Cattolica ed Apostolica Chiesa che nell'ordine è:

    - Roma,
    - Costantinopoli,
    - Alessandria,
    - Antiochia e Gerusalemme.

    Dopo il grande scisma del 1054 la Chiesa si divide nella Chiesa d’Occidente (patriarcato di Roma) e nella Chiesa d’Oriente (i restanti 4 patriarcati dell’Oriente). Nel seno di quest’ultimi il Patriarcato di Costantinopoli assume il primo posto, diventando così il centro spirituale di tutta la Chiesa Ortodossa Orientale. Il Patriarca di Costantinopoli è considerato come la più alta autorità dell’Ortodossia e porta il titolo di ‘’Arcivescovo di Costantinopoli-Nuova Roma e Patriarca Ecumenico’’.

    Nella sua veste di ‘’primus’’ vescovo dell’Ortodossia, il Patriarca Ecumenico, intraprendendo varie iniziative di carattere panortodosso, coordina le relazioni tra le altre Chiese Ortodosse locali ed i rapporti dell’Ortodossia intera con le altre Chiese cristiane e le altre religioni. Così egli convoca i Concili e le Assembleee Panortodosse e li presiede; consacra il ‘’myron’’ (crisma) per le altre Chiese Ortodosse locali; concede l’autonomia o l’autocefalia alle Chiese Ortodosse locali che ne siano mature per ciò; ha la giurisdizione sulla Diaspora, cioè sulle comunità ortodosse che sitrovano fuori i territori canonici delle Chiese autocefale locali; ha il dirito di giudizio in appello riguardo le questioni disciplinari di chierici provenienti dalle altre Chiese autocefale locali; ha il dirito stavropigiale, ect.

    L’ecumenicità del Patriarcato di Costantinopoli è stata sancita da due Concili Ecumenici: il Secondo (Costantinopoli, 381) e il Quarto (Calcedonia, 451). I diritti primaziali del Patriarca di Costantinopoli sono stati anche solennemente ribaditi dal Concilio in Trullo (Costantinopoli, 691). Bisogna sottolineare che i sacri e divini canoni della Chiesa indivisa concendono i diritti sulla diaspora e quelli di giudizio in appello soltanto alla Cattedra Ecumenica di Costantinopoli-Nuova Roma.
    Il Patriarcato Ecumenico ha promosso una notevole opera missionaria attraverso i secoli, dalla conversione dei popoli Slavi dei Balcani e dell’Europa Centrale e della Russia kieviana nei secoli IX e X, fino alle iniziative missionarie nell’Asia e nelle Americhe negli ultimi decenni.
    Dopo la caduta dell’Impero Ottomano il Patriarcato Ecumenico venne riconosciuto da parte del innternazionale e intercristiano non soltanto come una ’’Istituzione Panortodossa’’ (vd. Conferenza Panortodossa di Rodi, 1961), ma anche come ‘’Istituzione Pancristiana’’, a causa delle sue iniziative storiche di carattere ecumenico.
    Il Patriarcato di Costantinopoli è uno dei più attivi centri del moderno movimento ecumenico. Già nel 1902 prese l’iniziativa di inviare tutte le Chiese Ortodosse a pronunciarsi sulla possibilità di rinnovare i contatti con gli altri Cristiani, compresa la Chiesa di Roma, la Chiesa Anglicana e quelle Protestanti.

    Da allora i contatti tra il Patriarcato di Costantinopoli e le Chiese non ortodosse sono divenuti numerosi e frequenti. Questo atteggiamento di apertura è culminato nella storica Enciclica che il Patriarcato Ecumenico indirizzò nel 1920 a tutte le Chiese cristiane chiamandone i loro capi a ‘’pervenire ad una relazione più stretta gli uni con gli altri’’. Il suo scopo concreto era di ‘’promuovere la causa dell’unione’’ creando un organismo chiamato ‘’Lega delle Chiese di Cristo’’, modellato sulla Lega delle Nazioni. E’ comunamente riconosciuto che fu l’Enciclica del 1920 a porsi come uno dei maggiori fattori che portarono alla creazione del Consiglio Mondiale delle Chiese nel 1948.

    Negli ultimi decenni il Patriarcato Ecumenico, oltre all’unità panortodossa, si è fatto promotore in particolare dei dialoghi teologici con tutte le altre Chiese cristiane. Così oggi il Patriarcato dirige, tra l’altro, i dialoghi teologici in corso con la Chiesa Romano-Cattolica, con le Chiese Anti-calcedonesi, con la Comunione Anglicana, con la Federazione Mondiale Luterana e con tutte quasi le altre Chiese e Confessioni cristiane di matrice evangelica-protestante, nonchè con le grandi religioni monoteistiche dell’Islam e dell’Ebraismo. Inoltre, il Patriarcato Ecumenico svolge un’intera attività nell’ambito del movimento ecologico ed ambientalistico (il Patriarca Bartolomeo viene chiamato ‘’il Patriarca verde’’) e quello della pace, promuovendo continuamente notevoli iniziative inetr-ortodosse ed ecumeniche miranti a sensibilizzare i credenti, i popoli, i governanti ed il mondo intero su queste fondamentali questioni di vita.

    La giurisdizione ecclesiastica del Patriarcato Ecumenico, oltre all’Arcidiocesi di Costantinopoli, comprende oggi in Turchia anche quattro altre diocesi (Calcedonia, Derci, Imbro e Tenedo, Isole dei Principi). Nella Grecia, la giurisdizione del Patriarcato Ecumenico si estende oggi sulle Isole del Dodecaneso, su Creta, sul Monte Athos e sulle diocesi della Grecia settentrionale (‘’Nuove Terre’’), che vengono amministrate pro-tempore dal 1928 dalla Chiesa Autocefala di Grecia. Inoltre, in seguito alla recente notevole emigrazione di cristiani ortodossi dai loro paesi nativi, essa si estende su diverse nuove diocesi create nell’Europa Occidentale e Centrale, nelle Americhe, nell’Oceania e nell’Asia (dal Pakistan fino il Giappone).

    Recentemente, sotto la giuda dell’attuale Patriarca Ecumenico Sua Santità Bartolomeo I (22 ottobre 1991), il Patriarcato Ecumenico ha raggiunto alti livelli di prestigio, onore e rispetto. Egli, seguendo il ‘’cammino di amore, di pace e di unità’’ dei suoi indimenticabili predeccessori Athenagora I (1948-1972) e Demetrio I (1972-1991), visita tutte le Chiese Cristiane, ortodosse ed eterodosse, come anche tutti gli importanti centri religiosi e politici del mondo, incontrando popoli e autorità religiose e politiche e rivolgendo a tutti messaggi di pace, speranza ed unità. In tal maniera la Grande Chiesa di Costantinopoli continua a trasmettere gli illuminati messaggi di cristo ai popoli, alle nazioni, ai governanti, ai credenti e ai non credenti, per incoraggiarli e animarli confessando davanti a tutti con devozione e fedeltà la grande verità che salva l’uomo: Dio ‘’il comune Padri di tutti’’ è padre di amore, misericordia e perdono; Egli è Dio di Resurrezione.


    Le Encicliche storiche del Patriarcato Ecumenico



    Il Patriarcato Ecumenico seguendo la legge dell’amore di Cristo e il messaggio degli Apostoli ‘’fa uso di concessioni, dov’è lecito, non ritenendo come presupposto indispensabile la rigidezza e la statica uniformità in cose non sostanziali in quanto è abituato dalla sua vita collegiale all’unità nella varietà. Perciò ha sempre cercato l’incontro e la collaborazione delle altre Chiese cristiane, nella prospettiva del ristabilimento in tutto il mondo cristiano della tradizione apostolica e del rinnovamento dinamico delle perenni consuetudini’’ (+ Melitone, Metropolita di Eliopoli e Thira).

    A tal fine, esso ha intrapreso una serie d’iniziative specifiche d’avanguardia riguardo al problema vitale dell’unità dei Cristiani. Nell’esercizio dei suoi obblighi derivati dalla sua peculiare posizione ed esprimendo lo spirito dell’Ortodossia, il Patriarcato Ecumenico ha coltivato nel seno della Chiesa Ortodossa l’ideale ecumenico e si è costituito messaggero della stessa idea anche nel resto del mondo cristiano.

    I documenti storici del Patriarcato Ecumenico che a tal riguardo sono i più significativi per l’inizio di questo ideale sono:

    * l’Enciclica del 1902;
    * l’Enciclica del 1920;
    * l’Enciclica del 1952.

    Notevole è il rilievo che lo studioso dr. Visser T’Hooft esprime a proposito dell’Enciclica del 1920: ‘’(essa) presenta un triplice significato:

    a) La Chiesa di Costantinopoli è stata la prima a decidere ufficialmente di proporre alle altre Chiese la creazione una Lega stabile o di un Consiglio delle Chiese;

    b) L’Enciclica è importante perchè si rivolge a tutte le Chiese di Cristo ‘’coeredi e compartecipi della promessa di Dio in Cristo’’ (Ef 3,6);

    c) Nella lettera accompagnatoria all’Enciclica stessa la Chiesa di Costantinopoli formula un importante principio quando indica che i contatti proposti alle Chiese dovranno essere posticipati al pieno accordo dogmatico e quando aggiunge che la cooperazione tra le Chiese stesse dovrà preparare la via verso una tale riunione. Questo principio ha costituito uno dei fondamentali presupposti del Movimento Ecumenico’’.


    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

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    Intervista a S.S. il Patriarca Ecumenico Bartolomeo I

    PATRIARCA ECUMENICO DI COSTANTINOPOLI


    A GIANNI VALENTE DEL PERIODICO 30 GIORNI



    Santità, sono passati 950 anni dallo scisma del 1054, che i libri di storia presentano come il momento di frattura tra la Chiesa d’Oriente e quella d’Occidente. Dopo tanto tempo, e alla luce degli sviluppi successivi e della situazione presente, quale giudizio storico e teologico si può dare su quell’episodio?

    R: Infatti, si tratta di un episodio, cioè di un fatto che in se stesso ha piccola importanza, non perchè lo scisma non fosse causa di conseguenze pesantissime, ma perchè l’episodio della manifestazione ufficiale dello scisma non è essenziale per la storia e la teologia. L’essenziale, per esse, è la mentalità e lo spirito che ha dominato in Occidente e che come tali pian piano hanno tirato così tanto la corda, che teneva collegati ecclesiasticamente l’Occidente e l’Oriente, in modo che alla fine questa è tagliata.
    La manifestazione ufficiale dello scisma, se non avesse avuto luogo nel 1054, nelle condizioni in cui avvenne, avrebbe avuto senz’altro luogo più tardi sotto altre condizioni, perchè si era infiltrato nell’Occidente un altro spirito, diverso da quello che si convervava nell’Oriente.
    Per chi conosce, dunque, le leggi spirituali, lo scisma è stato conseguenza inevitabile di uno sviluppo, di cui l’inizio deve essere cercato nelle prime manifestazioni del pensiero mondano nella Chiesa. Dal momento che questo pensiero non è stato subito gettato come anticristiano, era inevitabile che provenisce da esso uno spirito diverso dallo spirito della primitiva Chiesa unita, arrivando così allo scisma.
    Nell’anno 1054 sono semplicemente emerse ufficialmente più forti alcune dalle preesistenti, ma evidentemente già gonfiate e visibili, deviazioni, attestanti che le Chiese d’Oriente e dell’Occidente non erano d’accordo in molte cose sostanziali, di cui alcune erano di natura dogmatica, come il filioque e il primato papale di giurisdizione universale, mentre altre erano di natura canonica, come il celibato dei sacerdoti.
    Di tutte queste discordie, quella che può essere compresa più facilmente, è il perchè e come la Chiesa Occidentale ha basato la sua speranza nella sua forza mondana. Forse il fatto che quasi tutte le società moderne occidentali basano la loro speranza sull’uomo e sulle sue conquiste, sulla ricchezza, sulla scienza, sulla potenza militare, sulla tecnologia e simili, ostacola la comprensione dell’uomo ortodosso, il quale, senza sottovalutare o rigettare completamente tutto ciò, sostiene la sua speranza principalmente in Dio.
    La Chiesa deve appoggiare la sua forza nella sua debolezza umana, nella follia della Croce (scandalo per i Giudei, stoltezza per i Greci) e la sua speranza nella Resurrezione di Cristo. Priva di ogni potere mondano, perseguitata e quodianamente messa a morte, fa sorgere Santi, che hanno la Grazia di Dio in vasi di argilla, che vivono dentro la Luce Taborica e vengono condotti da Dio al martirio e al sacrificio, non all’instaurazione violenta nel mondo di un sedicente Stato di Dio. I suoi Santi non sono semplicemente lavoratori sociali o filantropi o taumaturghi. Portano in comunione la persona umana con la persona di Cristo, conducono alla divinità increata l’uomo creato, portano ad esso non un semplice miglioramento o perfezionamento morale, ma un’alterazione ontologica della natura dell’uomo. Perciò la speranza della Chiesa Ortodossa non si trova in questo mondo.


    Storici cattolici fanno notare che già lungo il primo millennio si erano verificate tensioni tra la Chiesa d’Oriente e d’Occidente, soprattutto riguardo al ruolo del Papa. Quindi non bisognerebbe descrivere il primo millennio come una specie di età dell’oro. Condivide questa valutazione?
    R: Il mondo, in cui vive la Chiesa nella sua presenza storica, è una palestra e non un luogo di riposo. Durante il primo millennio la Chiesa ha affrontato centinaia di eresie e deviazioni o gruppi di fedeli in molteplici cadute. Dunque, nessuno, che conosce la situazione può definire il primo millennio della Chiesa come la sua epoca d’oro, neanche le relazioni tra le Chiese Orientale e Occidentale durante il primo millennio sono state senza nuvole.
    Malgrado ciò, durante il primo millennio, tra le Chiese Orientale e Occidentale si conservava il collegamento della pace e l’unità della fede, almeno nelle questioni basilari, perchè erano cominciate a manifestarsi presto deviazioni non ancora considerate inguaribili. Il dialogo era attivo, il senso dell’unità e la comunione convalidata nel Corpo e nel Sangue di Cristo, cioè nei sacramenti, si conservava, mentre si poneva ogni sforzo affinchè sparissero le deviazioni.
    Purtroppo questi sforzi non hanno avuto successo e alla fine è prevalso il movimento contrario, cioè quello del gonfiamento delle differenze e dello scisma, come abbiamo detto sopra. Di conseguenza, il primo millennio da una parte non era un’epoca d’oro per le relazioni tra Oriente e Occidente, ma era, però, un’epoca di comunione spirituale e questo è molto importante.


    Secondo il Cardinale Kasper le scomuniche reciproche tra il Patriarca Cerulario e il legato papale Umberto da Silvacandida non furono uno scisma tra due Chiese, ma una scomunica ‘’tra due vecchi e testardi uomini di Chiesa, i quali entrambi commisero errori e le cui azioni ebbero conseguenze al di là delle polemiche dei propri tempi’’. Condivide questo giudizio?
    R: Non esattamente. Abbiamo spiegato già che gli anatemi del 1054 erano un episodio di piccola importanza in se stesso, però erano il risultato di una lunga elaborazione, la rottura di una infiammazione purulenta durata a lungo. Le loro persone ed i loro caratteri hanno svolto, sicuramente, il loro ruolo, ma essi non hanno determinato il corso della Storia Ecclesiastica. Le forze che hanno determinato questo corso erano più profonde, più generiche, più spirituali e più drastiche. Riguardano interi popoli e mentalità, non persone isolate, anche se possiedono un grande posto nella gerarchia sociale o ecclesiastica, e in ogni modo non le loro reazioni incomparabili e impreviste.
    Se i Cristiani dell’Oriente e dell’Occidente non fossero stati già lontani spiritualmente tra di loro, le azioni dei soprannominati Cerulario e Umberto sarebbero state revocate dai loro immediati successori. Il fatto che sono rimaste in vigore per un millennio testimonia che il dominante spirito collegiale ha approvato lo scisma come manifestazione dell’esistente diversificazione spirituale.
    D’altronde, questo sentimento della diversificazione spirituale tra Oriente e Occidente o, in altre parole, tra mondo Romano-Cattolico e Protestante da una parte (visto che questi due si sentono in una più profonda parentela tra di loro malgrado le loro discordie) e quello Ortodosso dall’altra, è confessata ed è proclamata anche dai più grandi intellettuali dell’epoca moderna.


    Il teologo domenicano Yves Congar notava che anche dopo il 1054 e fino al Concilio di Firenze del 1439 i fatti di comunione erano così tanti che non si poteva parlare di una rottura totale. Cosa rese nei secoli successivi ‘’provvisoriamente definitiva’’ la separazione?
    R: Una rottura spirituale che si estende su milioni di fedeli e su interi continenti, non si effettua da un istante all’altro, e neanche uniformemente. La malattia e la distruzione che proviene da essa non attacca nello stesso tempo tutte le cellule. E’ perciò ben compresibile che si sono conservati localmente ed epocalmente degli elementi di comunione. Ma questo non cambia la situazione generale, che si è sviluppata purtroppo dal male al peggio.
    Nel 1204 fu saccheggiata in modo inumano e barbaro Costantinopoli, come se fosse una città di infedeli e non della stessa fede cristiana. Fu insediata in essa e in molte altre città una Gerarchia ecclesiastica latina, come se quella ortodossa non fosse cristiana. Fu proclamato che al di fuori della Chiesa Papale non esiste salvezza, cosa che significava che la Chiesa Ortodossa non salva. Fu manifestato e adoperato sistematicamente un copioso sforzo di latinizzazione di matrice franca della Chiesa Ortodossa Orientale.
    Questo duro comportamento ha ampliato l’abisso psicologico tra Oriente e Occidente con il risultato di arrivare alla situazione attuale, nella quale molte delle Chiese Ortodosse coralmente o nella loro maggioranza contestano la sincerità delle intenzioni unionistiche della Chiesa Romano-Cattolica nei confronti di quella Ortodossa e diffidano davanti alla speranza di raggiungere un risultato unionistico dai dialoghi. Considerano questo tentativo come un metodo per inghiottire e sottomettere gli Ortodossi al Papa.
    Noi personalmente crediamo sempre utile il dialogo ed aspettiamo da esso frutti, anche se maturano lentamente. Oltre agli sforzi umani di buona volontà, contiamo sull’illuminazione dello Spirito Santo, sulla Grazia Divina, che sempre guarisce le malattie e sostituisce le cose mancanti.


    Umberto di Silvacandida era un rappresentante degli innovatori che nella Chiesa d’Occidente diedero inizio alla riforma gregoriana. Perchè quel movimento ha comportato un allontanamento e una frattura della Chiesa d’Occidente dalla Chiesa d’Oriente?
    R: La riforma gregoriana ha provocato reazioni nella Chiesa Ortodossa e nel suo gregge a causa dello spirito da cui scaturiva il modo della sua imposizione (spirito di autorità, di potere e di azioni unilaterali che rovesciavano tradizioni). Le reazioni erano contro il dominio spirituale, contro la schiavitù spirituale, contro l’autorità spirituale. Potremmo dire, senza accuratezza nel parlare, che le reazioni derivavano dal senso della libertà della persona, che è familiare nella civiltà ortodossa orientale.


    A partire dalla riforma gregoriana, lo sviluppo storico del potere papale agli occhi degli Ortodossi si allontana dal mandato affidato da Cristo stesso a Pietro e agli altri Apostoli. Quali sono a Suo giudizio gli elementi più vistosi e sostanziali di questo processo?
    R: Da quanto abbiamo detto si deduce, crediamo, che lo spirito di Cristo, espresso nella Sua parola ‘’non sono venuto per essere servito, ma per servire’’ e soprattutto nel ‘’dare la Sua anima come riscatto per i molti’’, che deve ispirare anche i Suoi Apostoli, non viene espresso, secondo la percezione ortodossa, da un potere centrale ecclesiastico.
    Secondo la percezione ortodossa, invece, è sbagliata la teoria di potestà di Pietro sugli Apostoli, perchè Pietro era da un parte Corifeo, ma dall’altra uno degli Apostoli, ugualmente Apostolo, come tutti gli altri. La superiorità di Pietro nei confronti degli altri Apostoli viene messa in evidenza per giustificare un primato di potestà.
    Oltre ciò, gli Ortodossi diffidano giustamente anche verso tutte le altre preteste papali, come l’infallibilità ed i nuovi dogmi papali, perchè, in queste preteste, vedono una deviazione dalla fede primitiva, dall’ecclesiologia della Chiesa primitiva.


    Ma gli effetti negativi dello scisma non ci furono solo per la Chiesa d’Occidente. Gli studiosi cattolici sottolineano che dopo la separazione aumentò la fragilità delle Chiese d’Oriente e la loro strutturale sottomissione ai poteri civili. C’è qualcosa che condivide in questo giudizio?
    R: No, non convidiamo questa opinione. Le Chiese Ortodosse dell’Oriente non hanno mai cercato il potere mondano e non hanno mai sostenuto la loro esistenza e vita in esso. Ricordano sempre ciò che Dio ha detto a Paolo: ‘’Ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza’’ (2 Cor 12,9). Ricordano, inoltre, ciò che Cristo ha detto a Pilato: non ha chiesto l’aiuto di dodici eserciti di angeli per essere strappato dalle sue mani.
    Per di più, malgrado gli sforzi che qualche volta vengono posti per far entrare le Chiese nell’organismo statale, come anche la manifestata qualche volta tendenza di percezioni nazionalistiche, le Chiese Ortodosse hanno denunciato l’etnofiletismo come eresia ed hanno conservato il senso della loro unità spirituale, malgrado l’autocefalia amministrativa che esiste in molte di esse.


    Dopo secoli di reciproca estraneità, Paolo VI e Atenagora, alla fine del Concilio Vaticano II, con la dichiarazione comune del dicembre 1965 vollero ‘’cancellare dalla memoria della Chiesa’’ le scomuniche del 1054. Come ricorda quel gesto e quei momenti?
    R: Era un eccezionale commovente momento, che ha rianimato le speranze per un progresso verso l’unità. Purtroppo queste speranze non si sono realizzate fin oggi, malgrado le possibilità di poterle realizzare, ma noi non abbiamo cessato di sperare, anche se come abbiamo detto sopra, conosciamo le difficoltà. Tramite una nostra lettera indirizzata in questi giorni a Sua Santità il Papa Giovanni Paolo abbiamo salutato l’anniversario dell’incontro a Gerusalemme dei nostri predecessori il Patriarca Atenegora e il Papa Paolo VI come un grande evento storico.


    Atenagora definì quell’atto ‘’caparra di avvenimenti futuri’’. In quel momento, molti ebbero l’impressione che quella Cattolica e quella Ortodossa tornassero a riconoscersi come un’unica Chiesa, fin nella comunione sacramentale. A paragone di quella fase, come le appaiono gli ultimi decenni di dialogo ecumenico?
    R: Molto poveri in risultati spettacolari, ma positivi nella profonda operazione interna delle coscienze. Siamo distanti dall’epoca di Atenagora, perchè siamo distanti dal suo spirito fulmineo e visionario. Purtroppo i fatti testimoniano che il passato determina in molte cose il futuro, in modo uguale come il proiettile che esce dalla canna del fucile segue inevitabilmente il suo predeterminato cammino. Abbiamo bisogno di tanti sforzi e di più profonda conversione, per rovesciare il cammino del mondo ed, in merito, il cammino dello scisma.


    Desidererei terminare con alcune domande sul mondo presente. Davanti alle guerre, agli attentati, al continuo dolore che avvolge il mondo, con che occhi guarda tutto questo la fede ortodossa? Con quali criteri giudica gli avvenimenti?
    R: La Chiesa Ortodossa vede il male dei nostri tempi come manifestazione del male generale. Naturalmente condanna con abominazione gli atti terroristici ovunque essi provengono e prega per la pace del mondo. Ma l’eliminazione definitiva di queste terribili ferite dell’umanità avverrà soltanto se amiamo il vero Dio e compiamo la Sua volontà.


    Alcuni continuano a parlare di scontro di civiltà e a demonizzare l’Islam. La vostra millenaria convivenza con genti di religione musulmana cosa vi insegna?
    R: La demonizzazione può colpire ogni uomo, indipendentamente dalla religione a cui appartiene. Il Vangelo stesso dice che viene l’ora durante la quale chi uccide i fedeli crederà di offrire culto a Dio. Abbiamo esempi noti dalla storia di cristiani indemoniati, che hanno compiuto terribili crimini nel nome di Cristo. Di conseguenza non è l’Islam per se stesso quello che deve essere demonizzato, ma le sue interpretazioni fanatiche, come succede esattamente anche con tante fanatiche opinioni di alcuni cristiani o di seguaci di altre religioni.
    Per quanto riguarda le civiltà, esse nelle società aperte, come quelle del mondo moderno, si trovano in continuo dialogo tra di loro ed esercitano pressioni equilibranti. I conflitti non sono inevitabili, quando gli uomini sono aperti al dialogo culturale. Soltanto uomini che rifiutano il dialogo o hanno paura di esso usano il conflitto per imporre aspetti religiosi o culturali. Il Corano stesso, che invocano i fanatici, proclama che la religione non si impone.


    Anche la Turchia, dove governa un partiro islamico moderato, è stata colpita dal terrorismo, dopo che tanti in Europa, anche tra gli ecclesiastici, si erano opposti alla sua ammissione all’Unione Europea. Come giudica questi fatti?
    R: Crediamo che conviene sia in Turchia che in Europa la prospettiva europea della Turchia, come ripetutamente, dall’altra parte, abbiamo dichiarato. Sicuramente bisognerà che la Turchia accetti l’acquisizione europea riguardo i diritti umani, la libertà religiosa ed altre libertà, le leggi comunitarie per l’ambiente, il commercio ecc. ed è lieto il fatto che verso questa direzione, si sono compiuti importanti passi. Naturalmente devono avvenire molti cambiamenti legislativi, amministrativi e sociali, alcuni dei quali hanno cominciato già, mentre altri seguiranno.
    Questo è anche la risposta verso quelli che contraddicono l’entrata della Turchia. Visto che la sua entrata non è automatica, ma controllata, si realizzerà soltanto quando saranno compiuti i presupposti che ha stabilito l’Unione Europea. Ma se questi saranno compiuti non è motivo sufficiente per l’Europa tollerante e laica, che ha nel suo seno milioni di musulmani, essere ostacolata la sua entrata a causa della sua diversità religiosa dalla maggioranza dei cristiani nella loro base stati europei.


    Lei nei prossimi mesi verrà a Roma. Incontrerà il Papa? E cosa gli dirà?
    R: Fervidi auguri per la sua salute, l’espressione del nostro amore e della nostra preghiera per la maturazione a tempo opportuno dei presupposti dell’unione delle Chiese di Dio.





    (vd. 30Giorni - Anno XXI - N° 1 - 2004 - pp. 10-19)

    http://www.ortodossia.it/Intervista.html
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  4. #4
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    Predefinito Cara Caterina....

    grazie di aver postato tutta la storia per evitare ai forumisti la fatica di cliccare un motore di ricerca.
    Solo scrivi: "La giurisdizione ecclesiastica del Patriarcato Ecumenico, oltre all’Arcidiocesi di Costantinopoli, comprende oggi in Turchia anche quattro altre diocesi (Calcedonia, Derci, Imbro e Tenedo, Isole dei Principi). " dimenticando di dire che sono diocesi senza nemmeno un fedele, ma il bravo (e filoromano) metropolita Zisulas ha trovato una dottrina per farla esistere: la Diocesi è ipostatizzata nel Vescovo!
    Oltree questo va detto che a parte Creta, che è una Chiesa autonoma, anche se nell'ambito del Patriarcato che esercita quindi la sua giurisdizione solo confermando il primate (eletto nell'isola) e mandando il sacro Miro, mentre per tutto il resto, compresa la nomina dei vescovi, la Chiesa autonoma è del tutto indipendente.
    Tutte le altre diocesi greche ormai dipendeno dal Patriarcato solo perchè lo dice lui, perchè la Chiesa di Grecia, che di fatto paga tutto il clero, ha cominciato a nominare i Vescovi senza nemmeno consultare Costantinopoli e se strilla strilli pure.
    Quanto all'america hanno dovuto sostituire due Arcivescovi in pochi anni perchè assecondavano i Greci d'america che vogliono la autocefalia perchè sono stufi di mantenere con le loro offerte un Patriarcato che ormai non serve a nulla.
    Nella Cattedrale patriarcale del Fanar, in una normale domenica sono più i chierici agli all'altare che i fedeli in Chiesa....-

    Infine perchè indichi solo le encicliche superecumeniste emanate dopo che il patriarcato era, come è, dominato dalla Massoneria. Il Patriarca Melezio, ch era affiliato alla Gran loggia di Grecia, lo puoi trovare elencato tra i grandi massoni del passato nel sito ufficiale della stessa loggia; Atenagoras era un trentatreesimo grado della Gran Loggia d'America e gli altri non si sa ma si sospetta...
    Per giustizia devo citare le enciclice dell'800 quando il patriarcato, non ancora infiltrato, continuava il suo alto magistero ortodosso, ma che i lettori possono trovare in rilievo sul Forum ortodosso e spero che le leggano con attenzione per capire cosa è la Chiesa Ortodossa e non quel pallido fantasma che ora si riflette in questo totalmernte inutile patriarcato che continua a sfoggiare alti titoli e nulla più e, come le male lingue dicono, a sfornare metropoliti che vivono, con la diocesi "ipostatizzata " in loro, in lussuose ville sul Bosforo, spesso in compagnia di un(')amante, talora con l'articolo e talora senza!
    E' evidente che amor di Dio e dei fratelli mi spinge a credere che si tratti di calumnie del tutto falòse anche se "insistenti".

  5. #5
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    Dimenticavo: mi asterrò per un po' da questo forum perchè la mia soglia di tolleranza delle sciocchezze è stata ampliamente superata ... ovviamente solo da alcuni e pochi, ma "insistenti".

  6. #6
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    Caro Vescovo Silvano guardi che io non ho scritto nulla di mio.......
    mi sono servita semplicemente del SITO UFFICIALE:
    www.ortodossia.it

    evito sempre fonti di seconda o terza mano.....
    e non mi sembra chi ha scritto sia un filo cattolico-romano dal momento che ci sono alcune cose che avrei ribattuto, ma che mi sono astenuta e mi asterrò proprio per rispetto alla Chiesa Ortodossa.......

    Ho aperto questo 3d non per provocare, nè tanto meno per polemizzare, ma per far conoscere una realtà che molti cattolici non conoscono.....o forse penserà che l'unica verità dell'ortodossia sia rappresentata da lei?

    S.B. Bartolomeo I non mi sembra un eretico.....che a molti altri ortodossi abbia potuto dare fastido che si sia affacciato dalla Loggia centrale di san Pietro benedicendo con Giovanni Paolo II la folla e il mondo intero (per la prima volta dal grande scisma dell'anno Mille) bè.....sono quelle allergie che noi stessi viviamo in casa nostra con certi tradizionalisti.....ma questo non toglie il grande richiamo di fede comune edi volontà all'unità... che ha per noi cattolici e Romani verso il Patriarcato di Costantinopoli......

    Francamente non ho ancora capito le autocefalie che si sono venute a formare nell'ortodossia la quale avrebbe dovuto garantive di voi una piena unità fra le vostre Chiese, ma così non è stato neppure fra di voi
    Segno evidente che entrambi abbiamo sbagliato qualcosa alla quale siamo chiamati a porre un qualche rimedio....tutto qui lo scopo e il motivo di questo 3d.........

    Fraternamente Caterina LD
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  7. #7
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    volevo dire a Caterina perfavore di non postare + questi messaggi così lunghi e intricaticome il suo penultimo , perchè si fa davvero fatica a leggere e non si distinguono i quotation dal rsto e del discorso e le domande dalle risposte.

  8. #8
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    La Sacra Arcidiocesi Ortodossa d'Italia ed Esarcato per l'Europa Meridionale.

    www.ortodossia.it

    La Sacra Arcidiocesi Ortodossa d'Italia e l'Esarcato per l'Europa meridionale è stata fondata il 5 novembre 1991 con Tomo Patriarcale e Sinodale dal Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli. Essa è Persona Giuridica agli effetti civili della Repubblica Italiana (DPR 16 luglio 1998).

    La fondazione dell'Arcidiocesi Ortodossa d'Italia costituisce il primo atto canonico ufficiale del Patriarca Ecumenico Bartholomaios I (22 ottobre 1991).

    La presenza di comunità, parrocchie e monasteri ortodossi in Italia sotto la giurisdizione del Patriarcato Ecumenico, costituisce una presenza tradizionale nel territorio italiano. Dagli inizi del secolo le comunità ortodosse hanno ricominciato ad organizzarsi in compatte strutture ecclesiastiche. Inizialmente esse facevano parte dell'Arcidiocesi di Tiatira e di Gran Bretagna (1922-1963) e, in seguito, dell'Esarcato dell'Arcidiocesi di Austria-Ungheria (1963-1991). Infine è stata fondata solo per loro un Arcidiocesi che risiede nello storico Campo dei Greci a Venezia.

    Principale scopo dell'Arcidiocesi è di provvedere alla cura spirituale degli ortodossi che si trovano in Italia creando parrocchie, chiese, monasteri enti ed associazioni, scuole per l'educazione del clero e l'istruzione religiosa della gioventù ortodossa. Inoltre essa promuove il dialogo con tutte le Chiese e Confessioni cristiane presenti in Italia con scopo la reciproca conoscenza, il rispetto e la riconciliazione tra tutti i cristiani.

    ******************
    TOMO DI FONDAZIONE
    DELLA SACRA ARCIDIOCESI ORTODOSSA D’ITALIA
    BARTOLOMEO I
    PER MISERICORDIA DI DIO
    ARCIVESCOVO DI COSTANTINOPOLI, NUOVA ROMA
    E PATRIARCA ECUMENICO

    Prot. N.: 876

    Dovendo pensare sempre al meglio anche nell’amministrazione ecclesiastica, è evidente che si potrebbe procedere a mutare opportunamente le cose attuali, se la necessità e il beneficio della Chiesa e del pleroma lo suggerissero.

    Giacchè, dunque, in merito alle comunità ortodosse in Europa - anche dopo la loro opportuna costituzione alcuni anni fa, prima quella delle quattro diocesi a sè stanti di Tiatira e Gran Bretagna, Francia, Germania ed Austria, con loro esarcati, e poi la formazione, in seguito al distacco di alcune parti da esarcati di dette eparchie, anche delle diocesi a sè stanti di Belgio, Svezia e Svizzera - è stato evidente che le questioni ecclesiastiche della Santa Grande Chiesa di Cristo in Europa, avrebbero avuto, dal punto di vista sia pastorale che più generale, un più stabile beneficio e governo, se vi fosse stato anche un nuovo riordinamento, attraverso il distacco, in particolare, del paese d’Italia, sottoposta quale esarcato alla Sacra Metropolia d’Austria e con la costituzione in tale paese di una eparchia a sè stante. Di modo che, tenuto conto dell’esigenza di affrontare e soddisfare le necessità spirituali dei fedeli ortodossi ivi viventi e della gioventù ortodossa studentesca, nonchè per la particolare importanza di questo paese in cui ha sede la veneranda Chiesa Romano-Cattolica, noi nella nostra pocchezza, insieme agli eminentissimi metropoliti affiancantici, a noi diletti fratelli nello Spirito Santo e concelebranti, avendo deliberato sinodalmente circa questa necessità, abbiamo deciso allo scopo, come già detto, del più vantaggioso ordinamento delle nostre questioni ecclesiastiche in Europa e in vista di un maggiore beneficio del gregge, di distaccare l’Esarcato d’Italia dalla Sacra Metropolia d’Austria e di creare una eparchia a sè stante, denominata anch’essa dal paese.

    Perciò affermiamo e stabiliamo sinodalmente che il paese d’Italia, finora Esarcato della Sacra Metropolia d’Austria, costituisca d’ora in poi una eparchia e arcidiocesi metropolitana a sè, denominata ‘’Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia ed Esarcato per l’Europa Meridionale’’, e sottoposta alle dirette dipendenze canoniche del nostro santissimo Trono ecumenico apostolico e patriarcale, ed a questo facente riferimento, secondo l’ordine e le condizioni della altre Sacre Metropolie della nostra giurisdizione patriarcale, e che il vescovo ivi opernate pastoralmente, commemori il nome patriarcale canonico, come è stabilito, abbia la sua sede permanente a Venezia e si fregi del titolo di ‘’Eminentissimo Metropolita d’Italia ed Esarca dell’Europa Meridionale’’.
    Raccomandiamo paternamente al sacro clero ed al pio popolo di questa eparchia, protetta da Dio e così opportunamente costituita, come a nostri amati figli nel Signore, che, d’ora in poi sottoponendosi ecclesiasticamente al loro vescovo e pastore canonico, abbediscano e gli siano sottomessi secondo il precetto di Paolo, poichè egli renderà conto delle loro anime di fronte al Giudice incorrutibile, nel giorno del riscontro delle opere; che al contempo siano soleciti nel soccorrere e contribuire al fausto riordinamento ed alla conduzione delle cose della loro eparchia, affinchè così, essendo tutto svolto ordinatamente e con sicurezza, traggano grande beneficio spirituale, mentre la Madre Chiesa abbia da parte loro conforto e sostegno.

    Questo, così deciso e giudicato, è stato sinodalmente convalidato. Ed a suo stabile mantenimento è stato redatto questo nostro Tomo patriarcale e sinodale, registrato e firmato in questo sacro Codice della nostra Santa Grande Chiesa di Cristo, emesso in copia eguale e immutata, e trasmesso perchè sia deposto negli archivi della Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia appena costituita.

    Nell’anno di salvezza 1991, nel giorno 5 del mese di novembre

    + Il Patriarca Bartolomeo di Costantinopoli,
    fervente intercessore davanti a Dio

    + Il Metropolita Geronimo di Rodopoli
    + Il Metropolita Fozio di Imbro e Tenedo
    + Il Metropolita Crisostomo di Mira
    + Il Metropolita Simeone delle Isole dei Principi
    + Il Metropolita Gabriele di Colonia
    + Il Metropolita Evangelo di Perge
    + Il Metropolita Callinico di Listra
    + Il Metropolita Costantino di Derci
    + Il Metropolita Atanasio di Eliopoli e Tira
    + Il Metropolita Germano di Tranopoli
    + Il Metropolita Gioacchino di Melitene
    + Il Metropolita Melitone di Filadelfia

    **********************
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  9. #9
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    Originally posted by uva bianca
    volevo dire a Caterina perfavore di non postare + questi messaggi così lunghi e intricaticome il suo penultimo , perchè si fa davvero fatica a leggere e non si distinguono i quotation dal rsto e del discorso e le domande dalle risposte.
    chiedo scusa.....ma per quanto ho provato non so usare il neretto per le domande....e l'intervista è venuta così attaccata è vero, ma con un pò di pazienza si capisce quando inizia la domanda e si comprende dove finisce una risposta......

    I messaggi sono lunghi?
    bè...... delle volte si sprecano intere pagine di battute che un pò di pazienza per leggere cose più serie si dovrebbe trovarla......comunque là dove saranno lunghi li spezzerò lasciando un collegamento

    Grazie per la pazienza, e scusatemi....ma l'argomento mi appassiona molto e forse non ho badato a questi problemi.....

    Fraternamente Caterina LD
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  10. #10
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    il corsivo [I]

 

 
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