L'ultima trappola perversamente montata dai governanti israeliani è stata quella delle sinagoghe. Tutti erano d'accordo di distruggerne gli edifici né più né meno di ogni altro muro che l'esercito aveva incarico di demolire nella Gaza coloniale da abbandonare. Interpellata, l'Alta Corte aveva dato parere favorevole all'azione dei Caperpillar. Tutte erano state regolarmente sconsacrate per la bisogna. Poi, fomentata dai rabbini, è scattata la scintilla dell'odiosa malizia. Il rabbino Ovadia Yossef ha telefonato piangendo al ministro della Difesa, e il programma è del tutto cambiato -questo rabbino è lo stesso per cui New Orleans e tutte le sue vittime avevano meritato il castigo perché non erano altro che "negri che non imparano la Torah" ( http://www.lapaixmaintenant.org/article1143 ).
Quando l'Autorità palestinese si è rifiutata di fare il lavoro sporco, l'ultima perfida trovata: lasciamole intatte, e due saranno gli scenari... i palestinesi, improbabilissimo, non le toccano, e questa presenza giustificherà qualsiasi nostro comportamento nel futuro; i palestinesi, scontato, le assaltano, le "profanano", e così il mondo intero vedrà di quale marmaglia si tratta.
Il che è regolarmente avvenuto. Vedi i compunti, mesti e indignati articoli dei nostri giornalisti ed esimi editorialisti.
Va notato che l'esercito israeliano aveva demolito non meno di 1000 moschee solo nel 1948; 18 trasformate in sinagoghe; 16 luoghi di culto islamici erano diventati stalle, pub e ristoranti; la moschea di Safd utilizzata come set per girare un film porno...
Altro squallore è la maniera in cui è stata descritta la "calata" dei barbari palestinesi tra le macerie. Io mando una foto che, secondo me, dice invece tutta la verità più profonda sulla riappropriazione della loro terra da parte delle persone di Gaza, compresi i bambini. Erano 5 anni che un bambino palestinese non aveva potuto avvicinarsi al mare, e che molti nati nel frattempo non avevano mai saputo dal vivo cosa fossero una spiaggia e un mare, pur vivendoci a pochi minuti di distanza.
Un caro saluto,
Dino Barberini
Dalla newsletter di: etulsai_palestina.blog.tiscali.it





Rispondi Citando