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    Exclamation L' Ariele pubblica " La Storia criminale del Cristianesimo"

    LA STORIA CRIMINALE DEL CRISTIANESIMO


    DI KARLHEINZ DESCHNER




    RECENSIONE E COMMENTO DI


    Silvano Lorenzoni




    -----------------------------------------------------------------




    La Storia criminale del cristianesimo di Karlheinz Deschner è un'opera
    monumentale, unica del suo genere e probabilmente destinata a divenire il
    testo di consulta enciclopedico per eccellenza sull'argomento 'storia
    criminale del cristianesimo'. Per quel che riguarda il suo lato scientifico,
    l'opera è scritta con rigore assoluto, facendo onore alla migliore
    tradizione tedesca di ricerca dettagliata e documentatissima. L'opera al
    completo è progettata in 14 volumi, dei quali in Germania ne sono già stati
    pubblicati 7 (Kriminalgeschichte des Christentums, presso la Rowohlt di
    Reinbek bei Hamburg), che arrivano fino al secolo XIV. In Italia, presso
    l'editore Ariele di Milano, sono stati tradotti i primi tre (pubblicati
    rispettivamente nel 2000, 2001 e 2002), che ci portano fino ai tempi
    dell'imperatore d'Oriente Giustiniano (secolo VI). Chi abbia avuto occasione
    di leggere o anche soltanto di sfogliare questi volumi si sarà potuto
    rendere conto di quanto vasto e dettagliato sia il bagaglio storiografico e
    culturale dell'autore - il quale, per esempio, non tralascia neppure di
    descrivere minuziosamente la cristianizzazione dell'Armenia (portata a
    termine, fra l'altro, con massacro indiscriminato dei residenti persiani che
    si ostinavano ad afferrarsi al loro zoroastrismo).


    Ma l'opera ha anche un lato 'ideologico' - né l'autore cerca di nasconderlo,
    anzi, lo rende del tutto esplicito nell'introduzione generale. E questo lato
    ideologico dà adito a un'analisi approfondita di tipo psicologico,
    soprattutto con riferimento all'ambiente che l'autore ha subito e subisce
    (magari senza rendersene interamente conto); ambiente che non manca di
    improntare di sé i suoi scritti. Si tratta di un 'collettivo psicologico' di
    tipo schizoide, che dopo la guerra ha infuriato su tutta l'Europa ma in
    particolare modo in Germania - anche se in Germania esso aveva degli oscuri
    antecedenti che si possono rintracciare probabilmente alla Guerra dei
    Trent'anni (se non addirittura ai tempi di Lutero). In Germania, ci sono
    state delle circostanze storiche in parte analoghe nel 1648 e nel 1945:
    condizioni di distruzione estrema, occupazione straniera e miseria materiale
    e psicologica generalizzata - né ci si dimentichi che la Guerra dei
    Trent'anni fu essenzialmente (lasciando da parte ogni orpello 'ideologico',
    tanto più abbietto in quanto verniciato di biblismo - su di questo più
    avanti) un pretesto per una messa a sacco totale della Germania da parte di
    potenze straniere (in primis Francia e Svezia). Allora, o bene o male, la
    Germania era rappresentata dall'Impero, e i saccheggiatori stranieri
    usufruirono in pieno dell'aiuto della 'quinta colonna' evangelica che,
    obiettivamente (spesso sicuramente senza rendersene conto), fu per loro di
    assistenza essenziale.


    Un collocamento più esatto, psicologico e ideologico, del Deschner come
    persona e come autore sarà reso più agevole se prima se ne darà uno schizzo
    biografico e un itinerario intellettuale. All'uopo si è utilizzato un utile
    opuscolo pubblicato dal suo editore tedesco: AA. VV., Über Karlheinz
    Deschner - Leben, Werke, Resonanz [Su Karlheinz Deschner - vita, opere e
    risonanza], Rowohlt, Reinbek bei Hamburg, 1994. A questo opuscolo si farà
    riferimento continuativamente, anche come fonte di opinioni e di indicazioni
    varie sul conto del Nostro.


    * * *


    Nato a Bamberga nel 1924 da famiglia cattolica, egli fu istruito in un
    collegio di preti nella sua provincia natale. Ottenuta la licenza liceale
    nel 1942, si arruolò subito come volontario nella Wehrmacht e combatté fino
    alla fine della guerra, negli ultimi tempi come paracadutista, risultando
    ferito cinque volte. Egli ha quindi un passato esemplare di combattente.
    Laureato nel 1951, egli si rivelò subito un 'grafomane' e uno scrittore di
    successo, incominciano negli anni Cinquanta con dei romanzi che furono
    subito dei successi editoriali; salvo poi orientarsi verso la saggistica -
    ma saggistica di un certo tipo, quello 'moralistico' e di 'critico della
    storia e dei costumi' - facendo quella 'critica' che, cammuffata da 'libero
    pensiero' è invece succuba di quello che, in Germania e non solo in
    Germania, dal 1945 è divenuto il politicamente corretto.


    Sta comunque di fatto che il successo editoriale dei suoi libri fu
    sufficiente per permettergli di dedicarsi a scrivere a tempo completo e di
    sopravvivere - sia pure poveramente - della sua attività di autore e di
    conferenziere. Negli ultimi cinquant'anni egli ha scritto 30 libri e ha dato
    2500 conferenze. Egli ha goduto dell'appoggio morale della sua famiglia
    (moglie e tre figli, dei quali il terzo morì giovane) e di quello
    finanziario di certi mecenati (ricchi industriali e banchieri tedeschi e
    svizzeri). Questo, gli ha permesso di proseguire con la stesura della sua
    Kriminalgeschichte, sulla quale lavora dal 1970. Cardiopatico, ha limitate
    speranze di poterla portare a termine personalmente, ma i suoi due figli,
    usufruendo delle sue note, contano, se necessario, di concluderla loro se il
    Deschner dovesse mancare prima di poterlo fare lui. Dotato di una vasta
    cultura e di puntigliosità scientifica estrema, egli è conoscitore, oltre
    che del tedesco, delle lingue classiche e delle principali lingue
    contemporanee.


    * * *


    Si è appena detto che l'opera del Nostro si inserisce - ideologicamente, non
    scientificamente, perché scientificamente essa è ineccepibile - nel filone
    di ciò che è politicamente corretto nel mondo contemporaneo. Se non lo
    fosse, difficilmente è concepibile che egli sarebbe stato e sarebbe osannato
    dai media, da autorità universitarie, ecc., nonché da certe chiese cristiane
    tedesche - quelle protestanti, tanto per essere specifici: essendo la sua
    opera arrivata solo al secolo XIV, essa costituisce fino adesso un attacco
    unico e massiccio contro la chiesa cattolica (né potrebbe esser
    diversamente); quindi l'attitudine di quelle chiese potrebbe magari cambiare
    dopo che egli si decidesse ad abbordare la Riforma. Egli non ebbe alcuna
    vergogna ad accettare, nel 1993, il premio Alternative Büchnerpreis, che era
    già stato elargito anche a quella particolarmente disgustosa figura di
    disertore e di odiatore del suo popolo che è Gerhard Zwerenz (sul conto del
    quale cfr., per esempio, la pubblicazione "L'Uomo Libero" di Milano, N.52,
    novembre 2001) - ma forse lo accettò solo per tirare qualche soldo, viste le
    sue modeste condizioni economiche. E fra i suoi 'estimatori' sta un
    parimenti sinistro figuro, quel Philipp Reemtsma, Creso amburghese dei
    tabacchi, che finanziò e finanzia l'esposizione ambulante sui 'crimini della
    Wehrmacht' fatta con falsi fotografici prodotti in massima parte nell'unione
    Sovietica ai tempi di Stalin (sul conto del quale cfr. Hennecke Kardel,
    Reemtsmas-Heer-Schau [L'esposizione di Reemtsma sull'esercito], edizione
    dell'autore, Hamburg, 1997).

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  2. #2
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    Post Rif: L' Ariele pubblica " La Storia criminale del Cristianesimo"

    In parallelo con la Kriminalgeschichte il Nostro è stato autore, per
    esempio, di un libro sulle connivenze della chiesa (cattolica) con i
    'principali dittatori del nostro tempo', facendo i nomi di Hitler,
    Mussolini, Franco, Salazar, ma non quelli di Stalin o di quei sant'uomini
    che furono Roosevelt e Churchill ("forward christian soldiers [in avanti,
    soldati cristiani]", cantavano quei due figuri nel 1943, e l'establishment
    cristiano non ebbe niente da ridire). Quanto a Stalin, quando - molto
    presto - divenne assolutamente chiaro che per il cosiddetto socialismo
    nell'Unione Sovietica nessuno era disposto a rischiare la pelle (anzi, la
    gente passava entusiasticamente dalla parte degli 'invasori' pur di
    liberarsi da quel canchero), egli, dando prova di uno straordinario intuito,
    mise a tacere Marx e affini e lanciò, con grande successo, la 'guerra
    patriottica': e lì trovò subito l'appoggio dei preti (ortodossi). - La
    stampa quotidiana del marzo 2002 ha riportato certi documenti secondo i
    quali a Francisco Franco, che in pieno 1943 gli proponeva che la chiesa
    cattolica si facesse portabandiera di una crociata antibolscevica, Pio XII
    rispose che il nazionalsocialismo era per la chiesa un pericolo ben più
    grande del comunismo, e che esso andava obliterato con la forza (il papa di
    turno, in questo senso probabilmente non si sbagliava: da quando è caduto il
    muro di Berlino i comunisti, sia nostrani che in Europa Orientale, sono
    'tutto preti'). Non manca neppure dell'evidenza che il Vaticano sia stata
    una delle varie forze che portarono all'8 settembre 1943.


    Non c'è dubbio che il Nostro appartiene, de facto, al campo 'antifascista' -
    anche se, paradossalmente, in certi ambienti tedeschi di estrema destra egli
    è valutato e apprezzato come una specie di 'nazionalbolscevico' - e, lo
    abbiamo già indicato, ben difficilmente avrebbe potuto avere altrimenti il
    successo che ha avuto, perché sarebbe stato obiettivo di un ostracismo
    editoriale e di un silenzio mediatico assoluti. Ma non è detto che il Nostro
    si sia messo in quella posizione mosso soltanto da calcolo economico. Egli,
    con ogni probabilità, appartiene a quella generazione cui il trauma della
    guerra perduta ha causato un genuino sdoppiamento della personalità e una
    'mania di espiazione' - egli attacca il cristianesimo ma si afferra
    fanaticamente a paradigmi moralistici che nel cristianesimo trovano il loro
    fondamento: di questo si farà un'analisi esauriente più avanti. Il Nostro,
    figura psicologicamente dilacerata, ricorda qualche personaggio di
    Dostojevskij (e non solo lui: nella Germania, e non solo nella Germania,
    post-1945 questo tipo di autentici psicopati sono divenuti comunissimi,
    anche se pochi abbinano alla loro infelice natura un'acutissima
    intelligenza, come è invece il caso del Deschner).


    * * *


    Un suo autoritratto 'ideologico' (si fa per dire) ce lo da Deschner stesso
    nell'introduzione generale alla sua Kriminalgeschichte, all'inizio del vol.
    I; e da quella attingeremo per meglio specificare la sua figura - che poi è,
    in fondo, quella della grande maggioranza dei cosiddetti e sedicenti
    anticlericali, soprattutto della 'sponda di sinistra'. Il suo autoritratto è
    poi rafforzato, nelle sue linee generali, dalle opinioni encomiastiche e
    dagli elogi che diversi estimatori hanno dato e danno dell'opera del Nostro,
    da lui mai contraddetti.


    Per incominciare, egli dichiara di non essere né fascista né comunista e di
    essere 'dalla parte degli oppressi'; tutta roba estremamente banale e
    politicamente corretta - data la sua intelligenza si sarebbe potuto
    aspettare di meglio. È sufficientemente schietto da dichiarare
    esplicitamente la sua ostilità per il cristianesimo: non nega, quindi, di
    essere un uomo di parte (in riguardo, i suoi argomenti coincidono quasi
    esattamente con quelli di un autore conservatore americano, Gary Allen,
    autore fra l'altro di Say no to the new word order [Diciamo di no al nuovo
    ordine mondiale], Concord Press, Stati Uniti, 1987). Ma aggiunge,
    giustamente, che dopo tutto quel che è stato scritto encomiasticamente sul
    cristianesimo, ci voleva anche una 'storia criminale' per cercare di
    mantenere l'equilibrio: egli non esclude che il cristianesimo possa e possa
    avere avuto un lato non-criminale, ma su questo suo aspetto le opere in
    circolazione si contano a diecine di migliaia.


    Attacca il cristianesimo istituzionale e i cristiani perché non seguono i
    precetti di Gesù Cristo . Qui egli si rivela di spirito estremamente
    conformista e per la figura di Gesù egli non ha altro che lodi; cita Goethe,
    secondo il quale "con tutte queste ostentazioni di croci e di Cristo si è
    finito per dimenticare il Cristo vero e la sua croce." (Qui sia permesso un
    calzante appunto: in uno striscione del Partito Comunista Italiano, lo
    scrivente vide scritto, a Padova verso il 1970, che il comunismo è la vera
    dotrina di Cristo [dotrina, con una sola t], falsata invece dai preti.) Egli
    è 'antimonoteista', ma è del tutto chiaro che per monoteismo egli intende
    soltanto la bibliolatria cristiana nelle diverse sue forme, mentre non
    sembra avere una conoscenza neppure approssimativa della storia comparata
    delle religioni nel senso più amplio. Loda l'islam (dimostrando, in questo
    caso, faziosità - l'islam è una forma estrema di monoteismo di gran lunga
    peggiore dello stesso cristianesimo) e glorifica il 'buddhismo' (sul conto
    del quale non sembra avere delle conoscenze, neppure superficiali) perché
    avrebbe reso innocui (diciamolo pure: castrato) i tibetani, cosa che secondo
    lui il cristianesimo non sarebbe riuscito a fare agli europei - qui ogni
    commento diviene superfluo. E da rabbiosamente antiebreo fino ai tempi della
    venuta di Cristo, si trasforma in ebreofilo a spada tratta dopo, perché gli
    ebrei sarebbero stati fra i perseguitati dal cristianesimo.


    Si dilunga negli scandali vaticani (qui non c'è niente di originale) e punta
    i riflettori sulla pia fraus - l'imbroglio 'a fin di bene', sul tipo della
    Donazione di Costantino, arma usata molto spesso dalla chiesa e raccomandata
    da Paolo di Tarso (su di questa ignobile stratagemma monoteista, e non solo
    cristiana, delle belle pagine sono state scritte da Bernard Notin, La
    società dei non-cittadini, Barbarossa, Milano, 1996).

    Laico e materialista assoluto, non sembra avere alcuna nozione di che cosa
    sia la religione nel senso superiore della parola, come poterono esserlo
    quelle politeiste del mondo classico o dell'India vedica. Perciò, di
    necessità, occhieggia a sinistra (pur dichiarandosi del tutto apolitico) e
    non ha se non lodi per l'ex-Unione Sovietica; e nel contempo, usando una
    grande 'correttezza' politica e culturale, non manca occasione per
    punzecchiare (magari senza alcun riferimento al suo assunto di base, il
    cristianesimo) gli sconfitti dell'ultimo conflitto mondiale e gli americani
    (ma soltanto con riferimento al Vietnam). Da buon laico a oltranza, egli
    crede naturalmente al 'progresso', per il quale il cristianesimo sarebbe
    stato una remora; mentre la scienza, di per sé, non può essere se non
    benefica: i danni da essa arrecati sono responsabilità di scienziati che 'la
    hanno usato male' - un po' come, allora, i danni arrecati dal cristianesimo
    sarebbero dovuti non alla sua essenza ma dal non essere stato applicato nel
    modo giusto dai sedicenti cristiani. Non gli viene assolutamente in mente
    che le cose potrebbero stare molto diversamente: la modernità e la scienza
    moderna, sono effluvi monoteisti ('cristiani', se vogliamo): non potendoci
    qui dilungare sull'argomento, il lettore sia rimandato all'opera dello
    scrivente Origine del monoteismo in Europa; diffusione e conseguenze, Carpe
    Librum, Nove, 2000.


    Viene da pensare che occasionalmente al Nostro venga in mente che anche
    nell'essenza intrinseca del cristianesimo si possa intravvedere qualcosa di
    sinistro (la casistica del 'dio padrone', per usare la terminologia del
    filosofo marxista Claudio Simeoni). Deschner cita un gesuitico autore, il
    neocattolico Karl Rahner, citazione che vale la pena di riportare per
    esteso: "Seme di dio ... nel grembo del mondo ... l'atto di procreazione si
    compie nel quadro di una disposizione d'animo di totale abbandono ... la
    chiesa e l'anima che ricevono la parola si devono aprire a essa con docilità
    femminile, senza opporre resistenza, senza lotta, rifiutando qualsiasi
    atteggiamento virile ma consegnandosi piuttosto nell'oscurità". Ecco che,
    secondo il vaticanista Rahner, 'dio' esplicitamente violenta l'anima umana.
    Deschner cita il Rahner soltanto come esempio dell'arroganza pretesca - ma
    non si rende conto che non si tratta soltanto di arroganza: c'è di peggio.


    * * *


    Alcuni panegiristi del Deschner lo 'scavalcano' addirittura e lo descrivono
    come il più grande critico della storia nel suo insieme (la storia vista,
    olisticamente, come un fatto 'criminale') e come un moralista. Eccoci
    davanti alla nietzscheana moralina, che con la morale nel senso superiore,
    come appunto l'intendeva Friedrich Nietzsche (del quale il Deschner afferma
    di essere un grande estimatore), non c'entra proprio: qui è del tutto chiaro
    che il Nostro non ha delle idee chiare. Il prof. Norbert Hörster,
    dell'università di Mainz, arriva a dire che chi abbia letto Deschner non può
    non arrivare alla conclusione che se il cristianesimo dovesse essere 'vero',
    bisognerebbe, per ragioni umanitarie, nascondere questo fatto dal grande
    pubblico.

  3. #3
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    Post Rif: L' Ariele pubblica " La Storia criminale del Cristianesimo"

    Gli editori del Nostro affermano che oltre a essere il più grande critico
    storico di tutti i tempi (ripetiamolo: la storia essendo vista
    'moralinisticamente' come fatto olisticamente criminale) egli verrebbe a
    essere anche il più grande critico della religione - e qui c'è un'ovvia
    confusione fra religione e monoteismo (o, se vogliamo, cristianesimo):
    questi 'critici religiosi' sono talmente identificati con il paradigma
    sociale e religioso monoteista da non sapere e capire proprio più in che
    cosa possa consistere la religione nel senso superiore della parola (cfr.
    Silvano Lorenzoni, Origine del monoteismo, cit.). E i medesimi ci assicurano
    che, dopo Nietzsche, è stato il Nostro colui che ha spinto più uomini e
    donne (in Germania) a 'pensare con la propria testa', ciò essendo, per loro,
    equivalente a rompere con il cristianesimo. Anche se chi pensa con la
    propria testa in modo corretto difficilmente può fare a meno di rompere con
    ogni forma di monoteismo, 'pensare con la propria testa' non si limita a
    quello soltanto: il ragionamento degli editori di Deschner ha quindi da
    vedersi, al meno, come semplicistico. Comunque è il caso di osservare che se
    Deschner può avere contribuito a scalzare un po' la bibliolatria -
    soprattutto, per quel che riguarda il Nord-Europa, in ambiti protestanti -
    gli si deve essere grati.


    * * *


    Storia criminale del cristianesimo, dunque, ma, in fondo - ne convengono lo
    stesso Deschner e tanti suoi altolocati e universitari ammiratori -, solo
    come sfaccettatura della storia tout court, vista nel suo insieme come
    fenomeno 'criminale': qui traspare il paradigma interpretativo usato,
    proprio di tipo 'moralinistico' cristiano (vale la pena di rileggersi
    Friedrich Nietzsche). In fondo, la stessa Inquisizione non fu altro che un
    tribunale di parte, criminale quanto si vuole ma non di più -anzi, magari
    meno - di tanti altri, tipo quelli che operarono nell'Unione Sovietica sotto
    Trockij e Stalin, in Italia ai tempi della cosiddetta 'liberazione' o a
    Norimberga e a Tokyo nel 1945-1946. Eppure la storia criminale del
    cristianesimo (che va iscritta nell'estrinsecazione di un fenomeno criminale
    ben più vasto, il monoteismo - su di questo più avanti) ha qualcosa di
    particolare - è più criminale del resto perché ha una qualità
    particolarmente scostante. Lo stesso Deschner ogni tanto ha dei momenti di
    particolare lucidità e intravvede il quid della faccenda, salvo poi metterlo
    a tacere e non svilupparlo mai in dettaglio. Il cristianesimo, secondo una
    sua dichiarazione, sarebbe "die klassische Religion der Heuchelei [la
    religione classica dell'ipocrisia]" e si sente sdegnato quando il male viene
    fatto usando la santità come paravento. Qui sta il nocciolo della questione,
    e non solo per quel che riguarda il cristianesimo, ma tutti i monoteismi,
    confessionali (ebraismo, cristianesimo, islam) e laici (marxismo,
    liberalismo, 'democrazia'). I monoteisti, confessionali e laici, detentori
    della 'verità' e inservienti del 'dio padrone' se ne fanno strumenti per
    imporre la 'sua volontà' al mondo, commettendo atrocità e distruzioni
    sconosciute in tempi sanamente politeisti - non a caso le guerre religiose
    furono e sono una tenebrosa novità introdotta dal monoteismo, assieme alla
    teocrazia. Il papa Bonifacio VIII (un pazzo scatenato) affermava che la
    funzione dei governi secolari era esclusivamente quella di fare da braccio
    armato all'autorità ecclesiastica; mentre una delle figure più repellenti di
    tutta la storia conosciuta, il papa Innocenzo IV, fu implicitamente il
    fondatore della triste nozione del cosiddetto 'criminale di guerra' (adesso
    non più semplicemente il perdente), con la corrispondente prassi criminale
    inaugurata con il 'giudizio' di Corradino di Hohenstaufen a Napoli alla fine
    del secolo XIII. Questa prassi ebbe il suo fatto di punta a Norimberga nel
    1945-1946 e imperversa ancora in un mondo putrefatto dall'alito di Geova -
    vedasi il 'processo' che adesso si sta dfacendo all'ex-presidente della
    Serbia, Slobodan Milosevic.


    Eppure gli estremi dell'ipocrisia non furono raggiunti, almeno fino a
    recentemente, dalla chiesa cattolica, ma nel mondo calvinista (mondo ebraico
    con verniciatura cristiana, come lo caratterizzò, fra gli altri, Werner
    Sombart nel suo Der Bourgeois [Il borghese], Duncker und Humblot, Berlin,
    1913). A glorificare il massacro e ogni altro tipo di turpitudini ad majorem
    dei gloriam si incominciò con il cosiddetto Vecchio Testamento
    (istericamente lodato anche da una figura fortemente pagliaccesca, il
    cardinale di Monaco di Baviera Michael Faulhaber, citato dal Nostro) e delle
    direttive puntualmente veterotestamentarie sono seguite in quella 'nuova
    Israele' che è e sempre fu l'America calvinista, i cui abitanti - e in modo
    particolare la sua classe dirigente - si sono sempre visti come una replica
    del cosiddetto 'popolo eletto'. Alessandra Colla (sul mensile "Orion" di
    Milano, gennaio 2002) ne da un'eccellente immagine quando scrive " ... come
    la mano di 'dio' si abbatte sul reprobo per poi salvarlo, così la collera
    terribile del 'popolo eletto' ... si abbatte su criminali e terroristi per
    poi alleviare le miserie da lui stesso inflitte nel nome del 'bene' assoluto
    ... perché sono gli americani a stabilire chi è buono e chi è cattivo." E
    sempre un americano, certo Jonathan Schell (Der Schicksal der Erde [Il
    destino della Terra], Piper, München, 1982), dopo avere descritto con tinte
    vivide e orripilanti le inaudite sofferenze che tiene in serbo la guerra
    atomica - facendo riferimento agli unici dati 'sperimentali' esistenti:
    Hiroshima, Nagasaki, Dresda - si sdilinque a versare lacrime sulle 'vittime
    dell'olocausto' (che, reali o presunte, con l'olocausto nucleare non
    c'entrano) e a lanciare maledizioni contro il nazionalsocialismo (che con
    l'olocausto nucleare di Hiroshima e Nagasaki o con il bombardamento di
    Dresda non ebbe mai niente a che fare): mai un giudizio morale sui veri
    responsabili.


    Ecco quanto rende la storia del monoteismo - e quindi, come caso
    particolare, quella del cristianesimo - più criminale di qualsiasi altra: il
    suo ammantarsi di una ipocrisia ripugnante della quale furono liberi tutti i
    veramente grandi del passato, che pure guerre ne fecero - ma i veramente
    grandi furono tutti pagani. Questo, Deschner a qunto sembra lo intuisce, sia
    pure a livello subliminale, ma non lo rende mai chiaramente esplicito nella
    sua opera.


    * * *


    Il testo del Deschner va letto, per poter trarne il massimo profitto, in
    parallelo con Der Mythus des XX. Jahrhunderts [Il mito del XX secolo] di
    Alfred Rosenberg, Zentralverlag der NSDAP, München, 1930. E non a caso il
    Rosenberg ebbe per nemico diretto principale quella pagliaccesca figura
    citata anche dal Nostro, il cardinale Michael Faulhaber. Non è forse
    accidentale che i preti (cattolici) abbiano affrontato il Mythus e la
    Kriminalgeschichte con le stesse armi. Nominata in ambedue i casi
    un'agguerrita commissione di esperti armati di lenti d'ingrandimento, si
    sono messi a cercare nel Mythus allora e adesso nella Kriminalgeschichte le
    inesattezze di dettaglio (sul tipo: la tale riferenza bibliografica non fu
    pubblicata nel 1925 ma nel 1924; e piccinerie senza importanza del genere)
    per poi proclamare che i testi esaminati sono senza valore perché carenti di
    'rigore scientifico'. Negli anni Trenta il risultato dello sforzo clericale
    furono quei celebri Hefte [quaderni, opuscoli], pubblicati in Olanda per
    conto della diocesi di Münster, ai quali il Rosenberg rispose con un
    libretto aggressivo e quasi scurrile (An die Dunkelmänner unserer Zeit
    [Risposta agli oscurantisti dei nostri tempi], Hoheneiche, München, 1935)
    che, almeno per quel che riguarda il metodo usato da quei tali, ebbe il
    merito di 'mettere i punti sulle i'. (Non che il Mythus del Rosenberg sia
    un'opera che valga molto, ma non certo per le ragioni addotte dai preti.) -
    Contro Deschner i preti (cattolici) misero in azione un comitato di 22
    esperti che, sicuramente usando delle potenti lenti d'ingrandimento,
    riuscirono a trovare qualche inesattezza di dettaglio nelle sua opera (come
    se quisquilie del genere avessero qualche importanza). I loro risultati sono
    stati pubblicati in una ponderosa e illeggibile opera (Kriminalisierung des
    Christentums? [Criminalizzazione del cristianesimo?], Herder, Freiburg,
    1993), che conclude dicendo che il testo del Deschner non vale niente. C'è
    da credere che, come ai loro tempi i Hefte diretti contro il Rosenberg,
    adesso il Kriminalisierung? verrà citata in ambienti clericali come la
    confutazione definitiva dell'opera del Nostro, anche se probabilmente quasi
    nessuno l'avrà letto.

  4. #4
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    Exclamation Rif: L' Ariele pubblica " La Storia criminale del Cristianesimo"

    Ma ci sono anche degli altri paralleli fra Karlheinz Deschner e Alfred
    Rosenberg. Si tratta in ambedue i casi di elementi dostojevskiani,
    psicologicamente dilacerati. Di Deschner si è già detto che - quasi
    sicuramente senza rendersene pienamente conto egli stesso - egli soggiace al
    clima psicologico malato che imperversa in Europa, e soprattutto in
    Germania, dopo il 1945; e il suo glorificare Cristo e attaccare il
    cristianesimo fattuale e i cristiani è proprio quello che fa Rosenberg - per
    il quale però da condannare sono soltanto i cattolici. Rosenberg, facendo
    finta - e magari credendolo sul serio - di essere un 'pagano', si rivela a
    ogni pie sospinto né più né meno che un protestante (perfino Calvino, a
    sentir lui, che si proclamava un esagitato antisemita, sarebbe stato un
    galantuomo - c'è da schiattare dal ridere). A parte confondere in
    continuazione la Roma classica con la Roma papale in stile prettamente
    protestante (e qui c'è certamente della malafede), egli sorvola a pie pari
    il fatto che con la cosiddetta Riforma se tanti si videro liberati dagli
    avvoltoi indulgenzisti vaticani, essi caddero dopo nel vischio della
    bibliolatria veterotestamentaristica (e anche, con Calvino, talmudica),
    dalla quale scaturirono il moderno capitalismo e quel suo figlio
    assolutamente legittimo che è il marxismo. - E sempre il Rosenberg, dando
    prova di faziosità, tacque una fonte di notizie importante a proposito delle
    indulgenze (fonte che da anche delle tabelle di costo in denaro per tipo di
    peccato, non esclusi l'incesto e l'omicidio, pagabile anche in anticipo per
    assicurarsi la 'grazia'). Egli sicuramente doveva conoscerla, ma la ignora
    perché l'autore era marxista (Eduard Fuchs, Illustrierte Sittengeschichte
    [Storia illustrata dei costumi], Verlag Albert Langen, München, 1909).


    E come capita molto spesso a personaggi dilacerati, sia il Deschner che il
    Rosenberg cadono nel moralismo - ma sarebbe meglio parlare del nietzscheano
    'moralinismo'. Sia l'uno che l'altro conoscono Nietzsche e se ne dichiarano
    apprezzatori, quindi avrebbero dovuto capire che egli era tutt'altro che un
    'bacchettone'. Qui, per via subliminale, si rintracciano delle influenze
    monoteiste - cristiane, se vogliamo - ancora più conturbanti nel Rosenberg
    (che si dichiarava pagano) che nel Deschner, il quale, pure anticristiano, è
    in fondo un uomo dei nostri tempi - i tempi più falsi e abbietti di cui ci
    sia ricordo storico.


    (A scopo di completezza sia qui menzionato un libretto che circolò in
    Germania negli anni Sessanta - Dietrich Bronder, Christentum in
    Selbstauflösung [Il cristianesimo in autodissoluzione], Pfeiffer, Hannover,
    1959 - che è un documento classico di come ci si lanci contro qualcosa
    partendo esattamente dai suoi medesimi presupposti e usando in toto il
    paradigma concettuale dell''avversario'. Anche i panegirici che il Bronder
    fa di Lutero sembrano tolti di peso dal Mythus. La lettura del Bronder aiuta
    a capire Deschner e Rosenberg.)


    * * *


    A questo punto diviene doveroso tirare le somme per arrivare alle ultime
    conseguenze: chi rifiuta l'ordine contemporaneo deve - se è del tutto
    conseguente e se ne ha il coraggio - rigettare l'assioma religioso che lo
    fonda (la frase è di Gianantonio Valli, cfr. la rivista "L'Uomo Libero" di
    Milano, N. 52, novembre 2001). Quindi niente mezze misure: bisogna
    denunciare anche la figura di Gesù Cristo come qualcosa di mostruoso e di
    distruttivo, esattamente come lo furono quelle di tutti i fondatori e
    propalatori di qualsiasi forma di monoteismo - quindi non soltanto Gesù
    Cristo, ma Mosé e Maometto; i papi e i riformatori; Adam Smith e Karl
    Marx. - Quanto alla persona di Gesù Cristo, non è il caso di affermare
    niente perché su di lui non si sa quasi niente: certuni affermano che non
    sia mai esistito (cfr. Wilhelm Kammerer, Die Fälschung der Geschichte des
    Urchristentums [La falsificazione della storia del primo cristianesimo],
    Verlag für ganzheitliche Forschung und Kultur, Wobbenbüll, 1981; anche
    Silvano Lorenzoni, Origine del monoteismo, cit.). È il caso perciò di farla
    finita con l'anticlericalismo che, in fondo, sottintende che i preti
    predicherebbero anche bene ma razzolano male. Chi invece rifiuta il
    monoteismo (cristiano o non cristiano) in blocco, sa che i preti razzolano
    male e predicano peggio - e ha il coraggio di dare l'ultimo passo: essi
    vanno attaccati non perché 'stravolgono' la dottrina di Cristo, ma proprio
    perché la propagano.


    Vicino all'ultimo passo arrivò, ai tempi suoi, Friedrich Nietzsche - e fu un
    isolato. Egli asseriva che nella figura di Cristo bisognava percepire un
    pazzo, il quale, in quanto tale, era essenzialmente incomprensibile. Quindi
    Nietzsche preferiva ignorarla per concentrarsi sull'analisi dello spaventoso
    fenomeno storico del cristianesimo. Ma fra i tanti estimatori e ammiratori
    di Nietzsche non c'è stato, fino a tempi recentissimi, nessuno che abbia
    avuto il coraggio di dare il passo ultimo e definitivo.


    Nell'augurare a Karlheinz Deschner un ottimo proseguimento del suo pregevole
    lavoro, vorremmo sperare che qualche altro autore, ugualmente capace, arrivi
    a sorpassarlo. A quando una Storia criminale del monoteismo?




    Se un uomo non è disposto a rischiare qualcosa per le sue idee,

    o le sue idee non valgono molto o non vale molto lui

    (Ezra Pound)

  5. #5
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    Arrow Rif: L' Ariele pubblica " La Storia criminale del Cristianesimo"


  6. #6
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    Cool Rif: L' Ariele pubblica " La Storia criminale del Cristianesimo"

    UP

  7. #7
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    Predefinito Rif: L' Ariele pubblica " La Storia criminale del Cristianesimo"

    Qualcuno ha letto tutta l'Enciclopedia o almeno i primi volumi?:mmm:

 

 

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