Conti correnti, in Italia i più costosi McCreevy: oltre il doppio della media
L'Abi replica: siamo stupiti, tenendo conto delle pecularietà locali, il prezzo medio da noi non è superiore a 65 euro.
• da Repubblica.it del 21 settembre 2005
di Barbara Ardù e Andrea Greco
Aprirlo è facile. Il problema è mantenerlo. Per fare le più semplici operazioni bancarie in Italia si spendono 252 euro l'anno. Nessuno al mondo spende più degli italiani per staccare un assegno o farsi accreditare lo stipendio. Siamo i primi nella classifica, escluso il Giappone, ma solo perché il Paese del Sol Levante non è preso in considerazione nell'Edizione del Word Retail banking realizzato da Capgemini, l'associazione Efma e la banca olandese Ing, su un campione di 130 istituti di credito.
Lo avevamo intuito. Le associazioni dei consumatori ce lo ricordano più volte l'anno. E l'Abi a ogni uscita ridimensiona le cifre. Ma questa volta è Charlie McCreevy, commissario europeo al Mercato interno, a snocciolare i dati che certificano il caro-conto corrente. Diciannove i Paesi presi in considerazione dallo studio citato dal commissario Ue. Fatta una media, ogni abitante spende 108 euro. Ed è attorno a questa cifra che si aggira il costo pagato dai cittadini nella maggior parte dei 19 Paesi. Solo Italia, Svizzera, Germania e Stati Uniti vanno oltre i 108 euro. Se svizzeri e italiani sono i più tartassati, già per i tedeschi la tenuta di un conto corrente scende a 159 euro. I più fortunati sono gli olandesi che se la cavano con 34 euro. Pur essendo le meno virtuose le banche italiane non hanno rinunciato a aumentare i costi, cresciuti in un anno del 2%, in linea con l'inflazione.
C'è da dire però che quei 252 euro l'anno che gli italiani pagano per le commissioni bancarie scendono a 113 euro se si prendono in considerazione alcune caratteristiche e abitudini economiche. Lo studio di Capgemini è stato infatti arricchito nell'edizione 2005 del Local profile price, che ha fatto scendere l'Italia dal primo al terzo posto. L'Abi, l'associazione delle banche italiane ha fatto di più. Ha commissionato uno studio alla Mercer Oliveer & Wyman, che ha calcolato un prezzo medio di 65 euro l'anno al netto delle tasse.
Una cifra che tiene conto di un'abitudine tutta italiana, quella della cointestazione del conto corrente (tra marito e moglie, per esempio) e dell'uso di remunerare i depositi, cosa che non avviene in tutti i Paesi. Dunque, replica Maurizio Sella, presidente dell'Abi "siamo in linea con i 68 euro della Germania e più convenienti degli 86 della Spagna e dei 94 della Francia". Il presidente dell'Abi, che ha consegnato personalmente l'indagine al commissario Ue, si è detto "stupito" che McCreevy "basi le sue considerazioni su dati che sono frutto di ricerche che non prendono in considerazione le peculiarità della realtà italiana rispetto a altri Paesi".
La preoccupazione di McCreevy è comunque tagliare i costi e far circolare beni e servizi senza dover pagare cifre esorbitanti. Cifre così elevate da rosicchiare, spiega il commissario Ue, circa il 2-3% del Prodotto interno lordo dell'Unione. McCreevy individua nella grande "frammentazione" del settore una delle cause e soprattutto sembra risoluto a mettere mano al problema. L'obiettivo è eliminare le differenze tecnico-giuridiche tra gli Stati membri, che attualmente impediscono di creare un'area efficace di pagamenti nel mercato interno.
Una direttiva Ue è in arrivo a breve. Ma gli stati europei stanno già lavorando alla creazione di un mercato comune dei pagamenti. "È il maggior progetto mai affrontato dall'industria bancaria europea", si legge nello studio che Cap Gemini, l'associazione Efma e la banca olandese Abn Amro, presenteranno il 12 ottobre. Con l'integrazione le banche dovranno ridurre i costi legati a queste voci fino al 50%, se vogliono restare nel mercato.
E secondo lo studio, eccettuata l'Olanda, in tutti i Paesi dell'euro diminuiranno sensibilmente le commissioni, in parallelo con la diffusione massiccia dei più moderni mezzi di pagamento. "L'Italia è indietro sui bonifici, mentre costa meno di altri Paesi sulle domiciliazioni che sono gratuite e le debit card", spiega Livio Palomba, responsabile servizi finanziari di Cap Gemini.




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