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Discussione: decreto Prodi sui rom

  1. #1
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    Predefinito decreto Prodi sui rom

    ZINGARI ROM - DECRETO PRODI

    DECRETO LEGGE 14 GIUGNO 1996, N 319 - DECRETO PRODI

    INTERVENTI URGENTI IN MATERIA SOCIALE E UMANITARIA

    Vengono assegnati 90 miliardi in trea anni, in aggiunta ad altri 90
    gia' utilizzati, all'assistenza di circa 60.000 sfollati dall'ex
    Jugoslavia; di questi 9.800 sono di origine Rom, quindi nomadi
    abituali che stazionano storicamente nel nostro territorio.

    Il mantenimento dei Rom rappresenta la maggiore preoccupazione del
    Governo, infatti lo stesso si rammarica di aver potuto assistere, a
    tutt'oggi ''solo'' 1.100, ma ora vuole accontentarli tutti, cioe'
    anche gli altri 8.700.

    E' inutile sapere che questi sfollati perenni ricevono £ 35.000 al
    giorno pro capite; cio' significa che ad ogni Rom toccano £ 1.050.000
    al mese, per cui una famiglia di quattro persone riceve ogni mese la
    bellezza di £ 4.200,000.

    Non servono commenti, pensiamo solo ai nostri pensionati, a quanti
    contributi hanno pagato per ricevere una pensione.
    WaLd

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  2. #2
    Guido Keller
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    Predefinito

    mettila sul principale....

  3. #3
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    Predefinito

    Testo originale scritto da Guido Keller
    mettila sul principale....
    In riferimento al tuo post "Camerati in Italia: gli ultimi tra gli ultimi", tutto questo è emblematico di come ormai la merda piova copiosa...

  4. #4
    Guido Keller
    Ospite

    Predefinito

    Testo originale scritto da Sothis
    In riferimento al tuo post "Camerati in Italia: gli ultimi tra gli ultimi", tutto questo è emblematico di come ormai la merda piova copiosa...
    e già......

    ma l'importante restano guantanamo, i froci de zapatero, le elezioni tedesche, i francesi che se danno fuoco, etc. etc.

  5. #5
    Alvise
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    Predefinito Re: decreto Prodi sui rom

    Testo originale scritto da waldgaenger76
    ZINGARI ROM - DECRETO PRODI

    circa 60.000 sfollati dall'ex
    Jugoslavia; di questi 9.800 sono di origine Rom, quindi nomadi
    abituali che stazionano storicamente nel nostro territorio.

    Questa non l'ho capita. Se questi 9800 nomadi vengono dalla ex Jugoslavia, che senso ha dire che "stazionano storicamente nel nostro territorio"?

    Quale sarebbe la logica? Che abbiamo già gli zingari "italiani" che stazionano storicamente sul nostro territorio, e quindi possiamo prenderci pure i loro cuginetti?

    Ma siamo usciti di testa?

    P.S. E' già stato scritto ma voglio ripeterlo anche io, questa notizia diviene ancora più disgustosa se la si affianca all'altro topic aperto da Guido Keller sui due signori che vivono in un'auto.

  6. #6
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    Predefinito Re: decreto Prodi sui rom

    Testo originale scritto da waldgaenger76
    ZINGARI ROM - DECRETO PRODI

    DECRETO LEGGE 14 GIUGNO 1996, N 319 - DECRETO PRODI

    INTERVENTI URGENTI IN MATERIA SOCIALE E UMANITARIA

    Vengono assegnati 90 miliardi in trea anni, in aggiunta ad altri 90
    gia' utilizzati, all'assistenza di circa 60.000 sfollati dall'ex
    Jugoslavia; di questi 9.800 sono di origine Rom, quindi nomadi
    abituali che stazionano storicamente nel nostro territorio.

    Il mantenimento dei Rom rappresenta la maggiore preoccupazione del
    Governo, infatti lo stesso si rammarica di aver potuto assistere, a
    tutt'oggi ''solo'' 1.100, ma ora vuole accontentarli tutti, cioe'
    anche gli altri 8.700.

    E' inutile sapere che questi sfollati perenni ricevono £ 35.000 al
    giorno pro capite; cio' significa che ad ogni Rom toccano £ 1.050.000
    al mese, per cui una famiglia di quattro persone riceve ogni mese la
    bellezza di £ 4.200,000.

    Non servono commenti, pensiamo solo ai nostri pensionati, a quanti
    contributi hanno pagato per ricevere una pensione.
    Pazzesco!
    E poi bisogna aggiungere i danni che portano alla societa' in relazione ai furti, spesso commessi da molti di loro.
    Wallace_60

  7. #7
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    Predefinito La Toscana per gli zingari

    LEGGE REGIONALE 12 gennaio 2000, n. 2
    Interventi per i popoli rom e sinti.
    21.1.2000 Bollettino Ufficiale della Regione Toscana - n. 2




    ARTICOLO 1
    (Finalita’)

    1. La presente legge detta norme per la salvaguardia
    dell’identita’ e lo sviluppo culturale e l’identita’ dei rom e
    dei sinti al fine di favorire la comunicazione fra culture,
    garantire il diritto al nomadismo, all’esercizio del culto, alla
    sosta e alla stanzialita’ all’interno del territorio regionale,
    nonche’ per la fruizione e l’accesso ai servizi sociali,
    sanitari, scolastici ed educativi.

    2. La Regione promuove, nell’ambito della programmazione
    regionale, idonee iniziative di orientamento, di formazione
    professionale e di aiuto all’occupazione, nonche’ iniziative sul
    piano scolastico volte al mantenimento sia della lingua che delle
    tradizioni dei diversi gruppi rom e sinti.

    3. Ai fini della presente legge per rom e sinti sono intesi tutti
    i gruppi comunemente denominati "zingari".

    TITOLO I
    INTERVENTI PER LA RESIDENZIALITA’ E PER IL TRANSITO

    ARTICOLO 2
    (Le soluzioni abitative)

    1. Gli interventi per la residenza e l’inserimento abitativo
    previsti dalla presente legge sono:

    a) aree attrezzate per la residenza con i requisiti indicati agli
    artt. 3 e 4;
    b) interventi di recupero abitativo di edifici pubblici e privati
    previsti dall’art. 5;
    c) l’utilizzo degli alloggi sociali come previsti dalla Legge 6
    marzo 1998, n. 40 "Disciplina dell’Immigrazione e norme sulla
    condizione dello straniero";
    d) il sostegno per la messa a norma e/o la manutenzione
    straordinaria di strutture abitative autonomamente reperite o
    realizzate da rom e sinti;
    e) la realizzazione di spazi di servizion ad attivita’ lavorative
    di carattere artigianale.

    2. Gli interventi di cui al comma 1 sono predisposti nel rispetto
    della struttura sociale e degli stili di vita dei gruppi,
    attraverso forme di partecipazione e coinvolgimento delle
    famiglie interessate.

    ARTICOLO 3
    (Aree attrezzate per la residenza)

    1. Le aree attrezzate per la residenza sono destinate ad
    accogliere le famiglie rom e sinti che gia’ risiedono o intendono
    stabilirsi nel territorio comunale. Le aree attrezzate sono
    destinate ad accogliere preferibilmente famiglie allargate o piu’
    nuclei familiari legati da vincoli di parentela, di affinita’ o
    di mutualita’.

    2. Le aree attrezzate per la residenza sono dimensionate e
    localizzate secondo i seguenti criteri:

    a) rispondenza ad una capacita’ ricettiva preferibilmente non
    superiore alle sessanta persone;
    b) collocazione delle aree attrezzate, preferibilmente su terreni
    di proprieta’ comunale o di altri enti pubblici, al fine di
    contenere i costi e accelerare la realizzazione delle opere;
    c) la localizzazione deve garantire l’inserimento in contesti di
    vita attiva dotati degli elementi essenziali per rendere
    l’esistenza quotidiana degli abitanti organizzata e
    interrelata con il tessuto abitativo e sociale circostante,
    con l’organizzazione dei servizi socio-sanitari di zona e con
    la rete degli istituti scolastici.

    3. Le aree attrezzate per la residenza, in ragione delle famiglie
    destinatarie, del loro stile di vita, delle risorse disponibili,
    del contesto urbano, possono essere composte da strutture
    abitative integrate in uno spazio comune o da attrezzature fisse
    di servizio a roulotte, case mobili o strutture prefabbricate.

    4. Le aree attrezzate sono realizzate su progetto secondo le
    indicazioni ed i requisiti previsti all’art. 4.

    5. Le aree attrezzate per la residenza sono definite dal piano
    regolatore generale comunale e possono essere classificate, a
    seconda del prevalente carattere, come zone residenziali B oppure
    C, ovvero come zona F, ai sensi del decreto ministeriale 2 aprile
    1968, n. 1444.

    6. Le aree attrezzate per la residenza possono essere ricomprese
    nei piani di zona per l’edilizia economica popolare di cui alla
    legge 18 aprile 1962, n. 167 "Disposizioni per favorire
    l’acquisizione di aree fabbricabili per l’edilizia economica e
    popolare". In tal caso i finanziamenti previsti dalla presente
    legge possono essere ricompresi, fatte salve le finalita’ della
    loro specifica destinazione, nel piano finanziario del programma
    di edilizia economica popolare convenzionata o sovvenzionata. In
    questa eventualita’, la popolazione da accogliere in dette aree
    e’ ricompresa nella determinazione del fabbisogno insediativo
    residenziale comunale.

    ARTICOLO 4
    (Requisiti delle aree residenziali attrezzate)

    1. Le caratteristiche tecniche dei singoli interventi, fermi
    restando i requisiti di igienicita’ e salubrita’, sono di volta
    in volta fissati dal Comune e recepiti nel progetto, predisposto
    in base ad una attenta analisi socio-abitativa del gruppo
    destinatario e con la sua attiva partecipazione ed in base a
    criteri di integrazione urbana e ambientale.

    2. In rapporto alle diverse situazioni, l’area attrezzata per la
    residenza puo’ consistere:

    a) nella realizzazione di un nucleo essenziale minimo di servizi
    consistente in un blocco di cucina-soggiorno e servizi
    igienici per ciascuna famiglia con parcheggio e terreno di
    pertinenza, di supporto ad abitazioni mobili;
    b) nella realizzazione di una unita’ abitativa minima, camera,
    cucina-soggiorno, servizi igienici, spazio di pertinenza,
    integrata in uno spazio comune, aggregata ad altre o autonoma.

    3. E’ prevedibile in progetto l’ulteriore sviluppo del nucleo di
    servizi o l’ampliamento dell’unita’ abitativa, anche con risorse
    proprie dei gruppi familiari e attraverso procedure di
    costruzione facilitata o di autocostruzione guidata.

    4. Nella organizzazione delle aree e’ promossa la partecipazione
    dei gruppi dei rom e dei sinti destinatari degli interventi e
    delle associazioni di volontariato.

    5. Per le aree attrezzate e le unita’ abitative o di servizio
    realizzate ai sensi della presente legge al fine di
    decongestionare gli insediamenti esistenti e di superare le
    condizioni di grave precarieta’ abitative esistenti possono
    essere applicati i criteri di cui all’art. 40 del decreto
    legislativo 25 luglio 1998, n. 286 "Testo Unico delle
    disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme
    sulla condizione dello straniero" in materia di alloggio sociale.

    ARTICOLO 5
    (Il recupero abitativo di edifici pubblici e privati)

    1. Il recupero ad uso abitativo riguarda il patrimonio edilizio
    pubblico o privato e prevede:

    a) forme di recupero leggero con costi adeguati ai benefici
    raggiunti;
    b) vincolo di utilizzo sociale dell’immobile per un tempo
    adeguato all’investimento effettuato.

    2. Le caratteristiche tecniche delle abitazioni recuperate ai
    sensi del presente articolo sono fissate secondo quanto previsto
    dall’art. 4, comma 2.

    ARTICOLO 6
    (Requisiti delle aree attrezzate alla sosta breve)

    1. Nei Comuni interessati dalla sosta temporanea di famiglie di
    rom e di sinti e indicati dagli atti della programmazione
    regionale, sono predisposte aree attrezzate alla sosta breve.

    2. A tal fine possono essere utilizzate le aree multifunzionali
    di interesse generale indicate con deliberazione della Giunta
    regionale ai sensi dell’art. 18 del decreto legislativo 30 aprile
    1992 n. 285 "Nuovo Codice della Strada" e successive modifiche.

    3. L’area attrezzata per la sosta breve deve essere fornita di
    impianto di fornitura di energia elettrica, di erogazione idrica,
    di servizi igienici, di lavatoi e vasche, di smaltimento rifiuti
    ed essere possibilmente ombreggiata. Le caratteristiche tecniche
    e urbanistiche delle aree attrezzate alla sosta breve sono
    determinate ai sensi del comma 2 con deliberazione della Giunta
    regionale.

    4. La regolamentazione delle modalita’ e dei tempi della sosta
    nelle suddette aree sono definite dal Comune che provvede anche
    al funzionamento e alla manutenzione delle aree medesime.

    ARTICOLO 7
    (Organizzazione e gestione delle aree residenziali attrezzate)

    1. Il Comune con proprio regolamento disciplina:

    a) le condizioni per l’ammissione e per la permanenza nell’area;
    b) le modalita’ di utilizzo dell’area;
    c) le modalita’ di utilizzo dei servizi presenti.

    2. Il regolamento di cui al comma 1 individua altresi’ le
    tipologie delle attivita’ lavorative che possono essere svolte
    nelle aree e le modalita’ per la loro autorizzazione. Il
    regolamento disciplina ogni altro aspetto concernente le regole
    di convivenza e prevede la costituzione di un comitato per la
    gestione dell’area medesima con la presenza dei rappresentanti
    dei rom e sinti presenti o di loro associazioni.

    3. Il Comune, tramite il personale del distretto socio-sanitario
    nel cui territorio e’ ubicata l’area residenziale, provvede ad
    acquisire le informazioni utili ad attuare gli adempimenti
    igienico-sanitari di obbligo, a promuovere le prestazioni di
    natura sanitaria, ove necessario, ed a consentire l’inserimento
    scolastico dei minori.

    TITOLO II
    ATTIVITA’ PER L’INTEGRAZIONE SOCIALE

    ARTICOLO 8
    (Attivita’ formative e lavorative)

    1. I Comuni e le Comunita’ montane autonomamente ed in attuazione
    della programmazione regionale attuano idonee iniziative
    metodologicamente adeguate all’utenza rom e sinti per favorire il
    loro inserimento nelle attivita’ di orientamento al lavoro,
    formazione professionale e di aiuto all’occupazione.

    2. Fatto salvo quanto previsto dalle norme comunitarie, statali e
    regionali per gli interventi di aiuto all’occupazione ed in
    particolare quanto contenuto nella LR 26 aprile 1993 n. 27
    "Agevolazioni per la creazione di nuove imprese a sostegno
    dell’imprenditoria giovanile", nella LR 12 aprile 1994 n. 29
    "Interventi straordinari a favore delle imprese toscane" gli
    inserimenti lavorativi sono attuati secondo quanto previsto dagli
    artt. 32 e 51 della LR 3 ottobre 1997, n. 72 "Organizzazione e
    promozione di un sistema di diritti di cittadinanza e di pari
    opportunita’: riordino dei servizi socio-assistenziali e socio-
    sanitari integrati" e successive modificazioni ed integrazioni.

    ARTICOLO 9
    (Assistenza sanitaria)

    1. Ai rom e ai sinti le prestazioni sanitarie sono fornite dalla
    Azienda unita’ sanitaria locale, di seguito denominata Azienda
    USL, competente per territorio e quelle assistenziali dal Comune
    nel cui territorio essi hanno abituale dimora.

    2. L’Azienda USL provvede a rilasciare il documento per
    l’assistenza sanitaria secondo la normativa statale e regionale
    vigente.

    3. Ai rom e sinti non iscritti al servizio sanitario nazionale si
    applicano, ove ricorrono, le disposizioni di cui all’art. 43,
    comma 4, del DPR 31 agosto 1999, n. 394.

    4. Nei casi di accertata condizione di indigenza i Comuni possono
    utilizzare quote del fondo sociale di cui all’art. 16 della LR
    72/97 e successive modificazioni e integrazioni attribuito a
    parametro, per prestazioni di assistenza sanitaria eventualmente
    erogate attraverso le associazioni di volontariato operanti nel
    settore sanitario.

    ARTICOLO 10
    (Scolarizzazione e istruzione)

    1. Allo scopo di promuovere l’assolvimento dell’obbligo
    scolastico secondo le vigenti leggi da parte dei rom e dei sinti
    in eta’ scolare:

    a) i servizi sociali competenti per territorio provvedono a
    verificare che l’obbligo scolastico sia regolarmente assolto e
    si adoperano, in collaborazione con i servizi sanitari del
    distretto socio-sanitario e con l’istituzione scolastica, per
    rimuovere gli ostacoli che impediscono una normale frequenza
    dei minori a scuola;
    b) i Comuni accertano tramite i propri operatori, gli operatori
    distrettuali delle Aziende UUSSLL ed eventualmente anche
    tramite la collaborazione di volontari singoli o delle
    associazioni di volontariato, il reale inserimento dei rom e
    dei sinti in eta’ scolare nelle classi, in collaborazione con
    le competenti autorita’ scolastiche e possono attivare
    progetti integrati di sostegno ai sensi dell’art. 28 della LR
    n. 72/97 e successive modificazioni e integrazioni, anche
    comprensivi di azioni mirate all’ambientamento scolastico,
    funzionali alla socializzazione e promozione linguistica.

    2. I Comuni assicurano ai minori rom e sinti in eta’ scolare gli
    interventi ordinari di diritto allo studio secondo le modalita’
    previste dalla LR 19 giugno 1981 n. 53 "Interventi per il diritto
    allo studio".

    3. I Comuni individuano nell’ambito dei progetti di area di cui
    agli artt. 9 e 10 della LR n. 53/81 le forme e le modalita’ atte
    ad assicurare lo sviluppo dei progetti integrati di sostegno di
    cui al comma 1 ed a promuovere l’adempimento dell’obbligo
    scolastico.

    ARTICOLO 11
    (Educazione permanente e interscambio culturale)

    1. Al fine di preservare il patrimonio culturale dei rom e sinti
    possono essere attivati nell’ambito delle politiche sociali
    integrate di cui al Titolo IV della LR n. 72/97 e successive
    modificazioni e integrazioni progetti finalizzati a:

    a) conservare la lingua, la storia, i costumi anche attraverso la
    istituzione di corsi in lingua "romane’";
    b) salvaguardare le manifestazioni tradizionali;
    c) valorizzare la produzione artigianale favorendo la
    partecipazione a mostre e mercati.

    TITOLO III
    PROGRAMMAZIONE

    ARTICOLO 12
    (Atti di programmazione)

    1. Gli atti della programmazione regionale individuano, sentite
    le articolazioni zonali delle conferenze dei sindaci, di cui
    all’art. 12 della LR 72/97 e successive modificazioni e
    integrazioni, territorialmente interessate, i Comuni sedi di
    accoglienza di rom e sinti, nonche’ determinano le iniziative
    dirette, le modalita’ e le misure di sostegno alla programmazione
    locale, le procedure di attuazione e di verifica ai fini
    dell’efficace realizzazione degli interventi e delle attivita’ di
    cui ai precedenti titoli.

    2. L’individuazione dei Comuni sedi di accoglienza con
    riferimento agli interventi di cui all’art. 2, comma 1, lett. a),
    b), ed e) costituisce, ove non gia’ prevista, integrazione del
    piano regionale di indirizzo territoriale con efficacia
    prescrittiva, secondo le disposizioni di cui all’art. 10, comma
    5, della LR 11 agosto 1999, n. 49 "Norme in materia di
    programmazione regionale" e della LR 16 gennaio 1995, n. 5 "Norme
    per il governo del territorio".

    ARTICOLO 13
    (Indirizzi della programmazione)

    1. Al fine di utilizzare in maniera efficace le risorse
    disponibili, per gli interventi di cui al Titolo I sono
    privilegiati i progetti che prevedono:

    a) l’integrazione del contributo regionale con altre risorse
    pubbliche o private;
    b) la promozione di opportunita’ di formazione professionale e di
    occupazione nella realizzazione degli interventi;
    c) la ricerca di forme di partecipazione diretta dei destinatari
    degli interventi, come l’autocostruzione guidata e
    l’autorecupero;
    d) l’adozione di tipologie, procedure e modalita’ realizzative
    che consentono economie di scala.

    2. Il contributo della Regione all’attuazione dei programmi
    locali determinato in relazione alla disponibilita’ di bilancio
    dagli atti della programmazione regionale non puo’ in alcun caso
    eccedere l’80% della spesa ammissibile ed e’ liquidato con le
    modalita’ fissate nei medesimi atti di programmazione.

    3. I Comuni individuati dagli atti di programmazione regionale
    predispongono in forma singola o associata e approvano i progetti
    per gli interventi di cui agli artt. 2 e 6 nei tempi previsti dal
    piano integrato sociale regionale di cui alla LR n. 72/97 e
    successive modificazioni e integrazioni.

    4. I progetti, redatti secondo i criteri della presente legge,
    esecutivi ai sensi dell’art. 16 della legge 11 febbraio 1994, n.
    109 "Legge quadro in materia di lavori pubblici" e successive
    modificazioni ed integrazioni sono trasmessi al presidente
    dell’articolazione zonale della conferenza dei sindaci e inseriti
    nel piano zonale di assistenza sociale.

    5. I progetti possono essere elaborati dai Comuni singoli o
    associati. I Comuni provvedono direttamente alla realizzazione
    degli interventi o, in relazione alla tipologia degli interventi
    stessi possono avvalersi dei soggetti indicati all’art. 7, comma
    8, della LR n. 72/97 e successive modificazioni e integrazioni.

    TITOLO IV
    NORME FINALI

    ARTICOLO 14

    Norma finanziaria
    1. Agli oneri di spesa derivanti dall’applicazione della presente
    legge si fa fronte con il fondo istituito ai sensi dell’art. 68
    della LR n. 72/97 e successive modificazioni ed integrazioni e
    con gli altri stanziamenti a tal fine previsti nel bilancio
    regionale.

    2. Il programma finanziario di cui all’art. 9, comma 4, della LR
    n. 72/97 e successive modificazioni ed integrazioni determina la
    quota di risorse da ripartire ai Comuni riservate ai progetti
    recanti interventi per l’abitazione e per l’allestimento di aree
    attrezzate per la residenza e la sosta.


    -------------------------------------------------------------

    Da leggere attentamente per gustare alcune autentiche "perle"

  8. #8
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    Predefinito Re: La Toscana per gli zingari

    Testo originale scritto da VecchioMissino
    LEGGE REGIONALE 12 gennaio 2000, n. 2
    Interventi per i popoli rom e sinti.
    21.1.2000 Bollettino Ufficiale della Regione Toscana - n. 2




    ARTICOLO 1
    (Finalita’)

    1. La presente legge detta norme per la salvaguardia
    dell’identita’ e lo sviluppo culturale e l’identita’ dei rom e
    dei sinti al fine di favorire la comunicazione fra culture,
    garantire il diritto al nomadismo, all’esercizio del culto, alla
    sosta e alla stanzialita’ all’interno del territorio regionale,
    nonche’ per la fruizione e l’accesso ai servizi sociali,
    sanitari, scolastici ed educativi.

    2. La Regione promuove, nell’ambito della programmazione
    regionale, idonee iniziative di orientamento, di formazione
    professionale e di aiuto all’occupazione, nonche’ iniziative sul
    piano scolastico volte al mantenimento sia della lingua che delle
    tradizioni dei diversi gruppi rom e sinti.

    3. Ai fini della presente legge per rom e sinti sono intesi tutti
    i gruppi comunemente denominati "zingari".

    TITOLO I
    INTERVENTI PER LA RESIDENZIALITA’ E PER IL TRANSITO

    ARTICOLO 2
    (Le soluzioni abitative)

    1. Gli interventi per la residenza e l’inserimento abitativo
    previsti dalla presente legge sono:

    a) aree attrezzate per la residenza con i requisiti indicati agli
    artt. 3 e 4;
    b) interventi di recupero abitativo di edifici pubblici e privati
    previsti dall’art. 5;
    c) l’utilizzo degli alloggi sociali come previsti dalla Legge 6
    marzo 1998, n. 40 "Disciplina dell’Immigrazione e norme sulla
    condizione dello straniero";
    d) il sostegno per la messa a norma e/o la manutenzione
    straordinaria di strutture abitative autonomamente reperite o
    realizzate da rom e sinti;
    e) la realizzazione di spazi di servizion ad attivita’ lavorative
    di carattere artigianale.

    2. Gli interventi di cui al comma 1 sono predisposti nel rispetto
    della struttura sociale e degli stili di vita dei gruppi,
    attraverso forme di partecipazione e coinvolgimento delle
    famiglie interessate.

    ARTICOLO 3
    (Aree attrezzate per la residenza)

    1. Le aree attrezzate per la residenza sono destinate ad
    accogliere le famiglie rom e sinti che gia’ risiedono o intendono
    stabilirsi nel territorio comunale. Le aree attrezzate sono
    destinate ad accogliere preferibilmente famiglie allargate o piu’
    nuclei familiari legati da vincoli di parentela, di affinita’ o
    di mutualita’.

    2. Le aree attrezzate per la residenza sono dimensionate e
    localizzate secondo i seguenti criteri:

    a) rispondenza ad una capacita’ ricettiva preferibilmente non
    superiore alle sessanta persone;
    b) collocazione delle aree attrezzate, preferibilmente su terreni
    di proprieta’ comunale o di altri enti pubblici, al fine di
    contenere i costi e accelerare la realizzazione delle opere;
    c) la localizzazione deve garantire l’inserimento in contesti di
    vita attiva dotati degli elementi essenziali per rendere
    l’esistenza quotidiana degli abitanti organizzata e
    interrelata con il tessuto abitativo e sociale circostante,
    con l’organizzazione dei servizi socio-sanitari di zona e con
    la rete degli istituti scolastici.

    3. Le aree attrezzate per la residenza, in ragione delle famiglie
    destinatarie, del loro stile di vita, delle risorse disponibili,
    del contesto urbano, possono essere composte da strutture
    abitative integrate in uno spazio comune o da attrezzature fisse
    di servizio a roulotte, case mobili o strutture prefabbricate.

    4. Le aree attrezzate sono realizzate su progetto secondo le
    indicazioni ed i requisiti previsti all’art. 4.

    5. Le aree attrezzate per la residenza sono definite dal piano
    regolatore generale comunale e possono essere classificate, a
    seconda del prevalente carattere, come zone residenziali B oppure
    C, ovvero come zona F, ai sensi del decreto ministeriale 2 aprile
    1968, n. 1444.

    6. Le aree attrezzate per la residenza possono essere ricomprese
    nei piani di zona per l’edilizia economica popolare di cui alla
    legge 18 aprile 1962, n. 167 "Disposizioni per favorire
    l’acquisizione di aree fabbricabili per l’edilizia economica e
    popolare". In tal caso i finanziamenti previsti dalla presente
    legge possono essere ricompresi, fatte salve le finalita’ della
    loro specifica destinazione, nel piano finanziario del programma
    di edilizia economica popolare convenzionata o sovvenzionata. In
    questa eventualita’, la popolazione da accogliere in dette aree
    e’ ricompresa nella determinazione del fabbisogno insediativo
    residenziale comunale.

    ARTICOLO 4
    (Requisiti delle aree residenziali attrezzate)

    1. Le caratteristiche tecniche dei singoli interventi, fermi
    restando i requisiti di igienicita’ e salubrita’, sono di volta
    in volta fissati dal Comune e recepiti nel progetto, predisposto
    in base ad una attenta analisi socio-abitativa del gruppo
    destinatario e con la sua attiva partecipazione ed in base a
    criteri di integrazione urbana e ambientale.

    2. In rapporto alle diverse situazioni, l’area attrezzata per la
    residenza puo’ consistere:

    a) nella realizzazione di un nucleo essenziale minimo di servizi
    consistente in un blocco di cucina-soggiorno e servizi
    igienici per ciascuna famiglia con parcheggio e terreno di
    pertinenza, di supporto ad abitazioni mobili;
    b) nella realizzazione di una unita’ abitativa minima, camera,
    cucina-soggiorno, servizi igienici, spazio di pertinenza,
    integrata in uno spazio comune, aggregata ad altre o autonoma.

    3. E’ prevedibile in progetto l’ulteriore sviluppo del nucleo di
    servizi o l’ampliamento dell’unita’ abitativa, anche con risorse
    proprie dei gruppi familiari e attraverso procedure di
    costruzione facilitata o di autocostruzione guidata.

    4. Nella organizzazione delle aree e’ promossa la partecipazione
    dei gruppi dei rom e dei sinti destinatari degli interventi e
    delle associazioni di volontariato.

    5. Per le aree attrezzate e le unita’ abitative o di servizio
    realizzate ai sensi della presente legge al fine di
    decongestionare gli insediamenti esistenti e di superare le
    condizioni di grave precarieta’ abitative esistenti possono
    essere applicati i criteri di cui all’art. 40 del decreto
    legislativo 25 luglio 1998, n. 286 "Testo Unico delle
    disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme
    sulla condizione dello straniero" in materia di alloggio sociale.

    ARTICOLO 5
    (Il recupero abitativo di edifici pubblici e privati)

    1. Il recupero ad uso abitativo riguarda il patrimonio edilizio
    pubblico o privato e prevede:

    a) forme di recupero leggero con costi adeguati ai benefici
    raggiunti;
    b) vincolo di utilizzo sociale dell’immobile per un tempo
    adeguato all’investimento effettuato.

    2. Le caratteristiche tecniche delle abitazioni recuperate ai
    sensi del presente articolo sono fissate secondo quanto previsto
    dall’art. 4, comma 2.

    ARTICOLO 6
    (Requisiti delle aree attrezzate alla sosta breve)

    1. Nei Comuni interessati dalla sosta temporanea di famiglie di
    rom e di sinti e indicati dagli atti della programmazione
    regionale, sono predisposte aree attrezzate alla sosta breve.

    2. A tal fine possono essere utilizzate le aree multifunzionali
    di interesse generale indicate con deliberazione della Giunta
    regionale ai sensi dell’art. 18 del decreto legislativo 30 aprile
    1992 n. 285 "Nuovo Codice della Strada" e successive modifiche.

    3. L’area attrezzata per la sosta breve deve essere fornita di
    impianto di fornitura di energia elettrica, di erogazione idrica,
    di servizi igienici, di lavatoi e vasche, di smaltimento rifiuti
    ed essere possibilmente ombreggiata. Le caratteristiche tecniche
    e urbanistiche delle aree attrezzate alla sosta breve sono
    determinate ai sensi del comma 2 con deliberazione della Giunta
    regionale.

    4. La regolamentazione delle modalita’ e dei tempi della sosta
    nelle suddette aree sono definite dal Comune che provvede anche
    al funzionamento e alla manutenzione delle aree medesime.

    ARTICOLO 7
    (Organizzazione e gestione delle aree residenziali attrezzate)

    1. Il Comune con proprio regolamento disciplina:

    a) le condizioni per l’ammissione e per la permanenza nell’area;
    b) le modalita’ di utilizzo dell’area;
    c) le modalita’ di utilizzo dei servizi presenti.

    2. Il regolamento di cui al comma 1 individua altresi’ le
    tipologie delle attivita’ lavorative che possono essere svolte
    nelle aree e le modalita’ per la loro autorizzazione. Il
    regolamento disciplina ogni altro aspetto concernente le regole
    di convivenza e prevede la costituzione di un comitato per la
    gestione dell’area medesima con la presenza dei rappresentanti
    dei rom e sinti presenti o di loro associazioni.

    3. Il Comune, tramite il personale del distretto socio-sanitario
    nel cui territorio e’ ubicata l’area residenziale, provvede ad
    acquisire le informazioni utili ad attuare gli adempimenti
    igienico-sanitari di obbligo, a promuovere le prestazioni di
    natura sanitaria, ove necessario, ed a consentire l’inserimento
    scolastico dei minori.

    TITOLO II
    ATTIVITA’ PER L’INTEGRAZIONE SOCIALE

    ARTICOLO 8
    (Attivita’ formative e lavorative)

    1. I Comuni e le Comunita’ montane autonomamente ed in attuazione
    della programmazione regionale attuano idonee iniziative
    metodologicamente adeguate all’utenza rom e sinti per favorire il
    loro inserimento nelle attivita’ di orientamento al lavoro,
    formazione professionale e di aiuto all’occupazione.

    2. Fatto salvo quanto previsto dalle norme comunitarie, statali e
    regionali per gli interventi di aiuto all’occupazione ed in
    particolare quanto contenuto nella LR 26 aprile 1993 n. 27
    "Agevolazioni per la creazione di nuove imprese a sostegno
    dell’imprenditoria giovanile", nella LR 12 aprile 1994 n. 29
    "Interventi straordinari a favore delle imprese toscane" gli
    inserimenti lavorativi sono attuati secondo quanto previsto dagli
    artt. 32 e 51 della LR 3 ottobre 1997, n. 72 "Organizzazione e
    promozione di un sistema di diritti di cittadinanza e di pari
    opportunita’: riordino dei servizi socio-assistenziali e socio-
    sanitari integrati" e successive modificazioni ed integrazioni.

    ARTICOLO 9
    (Assistenza sanitaria)

    1. Ai rom e ai sinti le prestazioni sanitarie sono fornite dalla
    Azienda unita’ sanitaria locale, di seguito denominata Azienda
    USL, competente per territorio e quelle assistenziali dal Comune
    nel cui territorio essi hanno abituale dimora.

    2. L’Azienda USL provvede a rilasciare il documento per
    l’assistenza sanitaria secondo la normativa statale e regionale
    vigente.

    3. Ai rom e sinti non iscritti al servizio sanitario nazionale si
    applicano, ove ricorrono, le disposizioni di cui all’art. 43,
    comma 4, del DPR 31 agosto 1999, n. 394.

    4. Nei casi di accertata condizione di indigenza i Comuni possono
    utilizzare quote del fondo sociale di cui all’art. 16 della LR
    72/97 e successive modificazioni e integrazioni attribuito a
    parametro, per prestazioni di assistenza sanitaria eventualmente
    erogate attraverso le associazioni di volontariato operanti nel
    settore sanitario.

    ARTICOLO 10
    (Scolarizzazione e istruzione)

    1. Allo scopo di promuovere l’assolvimento dell’obbligo
    scolastico secondo le vigenti leggi da parte dei rom e dei sinti
    in eta’ scolare:

    a) i servizi sociali competenti per territorio provvedono a
    verificare che l’obbligo scolastico sia regolarmente assolto e
    si adoperano, in collaborazione con i servizi sanitari del
    distretto socio-sanitario e con l’istituzione scolastica, per
    rimuovere gli ostacoli che impediscono una normale frequenza
    dei minori a scuola;
    b) i Comuni accertano tramite i propri operatori, gli operatori
    distrettuali delle Aziende UUSSLL ed eventualmente anche
    tramite la collaborazione di volontari singoli o delle
    associazioni di volontariato, il reale inserimento dei rom e
    dei sinti in eta’ scolare nelle classi, in collaborazione con
    le competenti autorita’ scolastiche e possono attivare
    progetti integrati di sostegno ai sensi dell’art. 28 della LR
    n. 72/97 e successive modificazioni e integrazioni, anche
    comprensivi di azioni mirate all’ambientamento scolastico,
    funzionali alla socializzazione e promozione linguistica.

    2. I Comuni assicurano ai minori rom e sinti in eta’ scolare gli
    interventi ordinari di diritto allo studio secondo le modalita’
    previste dalla LR 19 giugno 1981 n. 53 "Interventi per il diritto
    allo studio".

    3. I Comuni individuano nell’ambito dei progetti di area di cui
    agli artt. 9 e 10 della LR n. 53/81 le forme e le modalita’ atte
    ad assicurare lo sviluppo dei progetti integrati di sostegno di
    cui al comma 1 ed a promuovere l’adempimento dell’obbligo
    scolastico.

    ARTICOLO 11
    (Educazione permanente e interscambio culturale)

    1. Al fine di preservare il patrimonio culturale dei rom e sinti
    possono essere attivati nell’ambito delle politiche sociali
    integrate di cui al Titolo IV della LR n. 72/97 e successive
    modificazioni e integrazioni progetti finalizzati a:

    a) conservare la lingua, la storia, i costumi anche attraverso la
    istituzione di corsi in lingua "romane’";
    b) salvaguardare le manifestazioni tradizionali;
    c) valorizzare la produzione artigianale favorendo la
    partecipazione a mostre e mercati.

    TITOLO III
    PROGRAMMAZIONE

    ARTICOLO 12
    (Atti di programmazione)

    1. Gli atti della programmazione regionale individuano, sentite
    le articolazioni zonali delle conferenze dei sindaci, di cui
    all’art. 12 della LR 72/97 e successive modificazioni e
    integrazioni, territorialmente interessate, i Comuni sedi di
    accoglienza di rom e sinti, nonche’ determinano le iniziative
    dirette, le modalita’ e le misure di sostegno alla programmazione
    locale, le procedure di attuazione e di verifica ai fini
    dell’efficace realizzazione degli interventi e delle attivita’ di
    cui ai precedenti titoli.

    2. L’individuazione dei Comuni sedi di accoglienza con
    riferimento agli interventi di cui all’art. 2, comma 1, lett. a),
    b), ed e) costituisce, ove non gia’ prevista, integrazione del
    piano regionale di indirizzo territoriale con efficacia
    prescrittiva, secondo le disposizioni di cui all’art. 10, comma
    5, della LR 11 agosto 1999, n. 49 "Norme in materia di
    programmazione regionale" e della LR 16 gennaio 1995, n. 5 "Norme
    per il governo del territorio".

    ARTICOLO 13
    (Indirizzi della programmazione)

    1. Al fine di utilizzare in maniera efficace le risorse
    disponibili, per gli interventi di cui al Titolo I sono
    privilegiati i progetti che prevedono:

    a) l’integrazione del contributo regionale con altre risorse
    pubbliche o private;
    b) la promozione di opportunita’ di formazione professionale e di
    occupazione nella realizzazione degli interventi;
    c) la ricerca di forme di partecipazione diretta dei destinatari
    degli interventi, come l’autocostruzione guidata e
    l’autorecupero;
    d) l’adozione di tipologie, procedure e modalita’ realizzative
    che consentono economie di scala.

    2. Il contributo della Regione all’attuazione dei programmi
    locali determinato in relazione alla disponibilita’ di bilancio
    dagli atti della programmazione regionale non puo’ in alcun caso
    eccedere l’80% della spesa ammissibile ed e’ liquidato con le
    modalita’ fissate nei medesimi atti di programmazione.

    3. I Comuni individuati dagli atti di programmazione regionale
    predispongono in forma singola o associata e approvano i progetti
    per gli interventi di cui agli artt. 2 e 6 nei tempi previsti dal
    piano integrato sociale regionale di cui alla LR n. 72/97 e
    successive modificazioni e integrazioni.

    4. I progetti, redatti secondo i criteri della presente legge,
    esecutivi ai sensi dell’art. 16 della legge 11 febbraio 1994, n.
    109 "Legge quadro in materia di lavori pubblici" e successive
    modificazioni ed integrazioni sono trasmessi al presidente
    dell’articolazione zonale della conferenza dei sindaci e inseriti
    nel piano zonale di assistenza sociale.

    5. I progetti possono essere elaborati dai Comuni singoli o
    associati. I Comuni provvedono direttamente alla realizzazione
    degli interventi o, in relazione alla tipologia degli interventi
    stessi possono avvalersi dei soggetti indicati all’art. 7, comma
    8, della LR n. 72/97 e successive modificazioni e integrazioni.

    TITOLO IV
    NORME FINALI

    ARTICOLO 14

    Norma finanziaria
    1. Agli oneri di spesa derivanti dall’applicazione della presente
    legge si fa fronte con il fondo istituito ai sensi dell’art. 68
    della LR n. 72/97 e successive modificazioni ed integrazioni e
    con gli altri stanziamenti a tal fine previsti nel bilancio
    regionale.

    2. Il programma finanziario di cui all’art. 9, comma 4, della LR
    n. 72/97 e successive modificazioni ed integrazioni determina la
    quota di risorse da ripartire ai Comuni riservate ai progetti
    recanti interventi per l’abitazione e per l’allestimento di aree
    attrezzate per la residenza e la sosta.


    -------------------------------------------------------------

    Da leggere attentamente per gustare alcune autentiche "perle"
    Il "patrimonio culturale rom" ossia furti, rapine, accattonaggio di minori...un grande contributo alla cultura umana...

  9. #9
    TORINO E' GRANATA
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    BOUGIA NEN autentico, cioè come per l'Esercito Piemontese, io NON ARRETRO MAI !!
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    Predefinito Re: Re: La Toscana per gli zingari

    Testo originale scritto da Sothis
    Il "patrimonio culturale rom" ossia furti, rapine, accattonaggio di minori...un grande contributo alla cultura umana...
    E DI CHE CI STUPIAMO.....
    SE NON BERLUSCONI ARRIVA PRODI A DIRE LA STRONZATA DEL GIORNO !!

  10. #10
    l'è na val che se brusa
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    Sanctum Johannem ad lupum totum
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    Predefinito

    Mi è sempre sembrato evidente che questi continui aiuti agli zingari non rappresentano altro che un patetico tentativo per riuscire a far diminuire i furti e i loschi commerci di rom e sinti.

 

 
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