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    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    Unhappy Donazioni e promesse non mantenute?



    ANGOLA Il Pam denuncia l'incuria internazionale

    Lo spettro della fame
    su migliaia di bambini


    LUANDA, 20.
    I donatori che esitano a inviare aiuti alimentari all'Angola, tre anni dopo la fine della guerra civile, rischiano di condannare una nuova generazione di bambini alla fame, alle malattie e all'analfabetismo. Un rapporto diffuso ieri dal Pam, il Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite, denuncia un rallentamento - purtroppo non insolito nelle grandi crisi mondiali - dell'azione di solidarietà nei confronti della popolazione dell'Angola, dove non sono certo sanate le ferite delle guerre civili che in diverse fasi hanno lacerato il Paese per oltre un quarto di secolo, prima di concludersi con gli accordi di pace del 2002. Il rapporto, firmato da Rick Corsino, direttore dell'ufficio del Pam in Angola, sottolinea come nella parte più sofferente del Paese oltre il 52 per cento dei bambini sotto i cinque anni abbiano a che fare permanentemente con la carenza di cibo e denuncia che a fronte di una tale drammatica situazione, la distribuzione di generi alimentari sta calando.

    "Molti donatori internazionali pensano che la crisi in Angola è finita - ammonisce il responsabile del Pam -, ma lo scenario che sta emergendo è altrettanto distruttivo per i bambini che la guerra stessa". I magazzini alimentari sono vuoti in un Paese dove l'agricoltura è stata praticamente distrutta, le difficoltà nei trasporti rendono problematiche le distribuzioni e le mine anti uomo rendono i campi insicuri. Molti bambini contraggono gravi malattie come la tubercolosi perché la denutrizione li lascia troppo deboli per contrastare le infezioni. Il Pam sostiene che sarebbero necessari almeno trenta milioni di dollari per nutrire 700.000 persone in Angola, ma le donazioni promesse dai Paesi ricchi non sono arrivate.

    (©L'Osservatore Romano - 21 Settembre 2005)
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

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  2. #2
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    I MALI D'AFRICA
    www.avvenire.it

    Il dramma del Burkina: una «normale» carestia

    I prezzi dei beni di prima necessità sono alle stelle
    Nei mercati molto offerta, alla maggioranza mancano però le risorse per fare qualunque acquisto

    Dal Nostro Inviato A Ouagadougou Claudio Monici

    La terra, tenga in lingua locale, è considerata una divinità essenziale. La «madre» che protegge i campi e i raccolti. Dispensatrice del bene e della ricchezza, quando è tempo di semina e in occasione del raccolto le si dedicano offerte propiziatorie. Bagnandola con la birra di sorgo rosso. Nei villaggi più lontani, ancora oggi, se qualcuno commette un illecito, un'offesa grave, un omicidio, si crede che tenga rifiuterà di assorbire la pioggia e farà seccare i raccolti. A meno che non vengano fatte cerimonie di espiazione.

    La terra comprende gli alberi, il più tipico è il goffo e panciuto baobab, quasi un feticcio. Ugualmente molti animali, dai serpenti agli istrici, sono ritenuti sacri, perché utili a tenga, dato che «le tane stanno sottoterra». Il burkinabé, conosciuto come il «popolo senza egoismi» - gruppi etnici per un buon 55 per cento animisti, seguiti da musulmani e cristiani -, è fortemente legato alla terra. Come tutti gli africani, ha un senso molto sviluppato della famiglia; ma nel caso della nascita di due gemelli, un segno nefasto - si dice che il secondo ha inviato il primo per «vedere se il mondo è buono» -, la madre sarà costretta sulla strada a mendicare. Quando a causa del clima, fattore dominante sulla natura, la terra comincia a patire, e dalla rigogliosa unica stagione della pioggia (quella attuale) - precipitazioni che non sono più giornaliere come una volta - si passa al clima secco, il ciclo vegetativo si arresta. Se il raccolto è stato cattivo e le scorte non sono sufficienti a sfamare il villaggio (così è stato lo scorso anno), ecco che anche il Burkina Faso rientra tra le vittime del nuovo allarme alimentare.

    Crisi tornata a colpire l'area dei Paesi della fascia saheliana. Ma ci penserà anche l'uomo a infierire, approfittandosene. Aumentando i prezzi dei generi alimentare. Trasformandoli in beni di lusso, fuori della portata di molti. E quel «molti», in Africa, in genere significa colpire più dei tre quarti della gente che vive in un Con tinente sempre in bilico. Dove una statistica sembra non dovere mutare mai. Quel «dollaro al giorno» su cui contare. I granai svuotati, ma anche l'assoluta mancanza di una monetina di nichel di pochi centesimi di franco Cfa in tasca, si riflettono negli sguardi, purtroppo come sempre, dei bambini di strada. Lo strato più fragile della popolazione africana. Sotto il braccio un piccolo recipiente senza manico, in legno o plastica, qualche volta contenente i rimasugli del pasto della sera, queste figure si avvicinano timorose e pronunciano una sola cantilenante frase: «Mon patron, donner moi petit cadeau». Dall'altra parte della strada, lo stesso fanno i vecchi, loro però se ne restano muti. Sono i «rami secchi», con addosso ciò che rimane di una veste di stracci senza più età.

    Persone che nell'animo sembrano avere perso l'orientamento, ma che forse non hanno mai avuto percezione del loro mondo. Men che meno testimonianza del nostro. Una mancanza di coscienza dello stato di inferiorità e di miseria nel quale le circostanze della vita li hanno fatti nascere o precipitare. Vite marginali, per le quali è difficile intravedere una «coscienza del non contare nulla»; e non può essere altrimenti quando la prima esigenza è quella di nutrirsi. Un vivere che è sempre stato così, anche quando, forse, avevano qualcosa di loro. Un pezzo di terra, ad esempio, e una zappa che nulla però poteva contro siccità, cavallette e prezzi del mercato troppo cari per chi vive senza disporre di denaro. Adesso che si sono fatti vecchi, questi emarginati, più poveri dei poveri, sono ancora più soli di fronte alla fame.

    Quando si decide di visitare un mercato, è imbarazzante incontrarli e non poter aiutarli, bambini emaciati e vecchi con le facce e il corpo che per le mille rughe sembrano pezzi di vetro pronti ad andare in pezzi. Un mercato è qualsiasi luogo, di villaggio o della capitale, dove si vende e si acquista. Dove si è sommersi da una quantità di beni, dalle verdure alla frutta, dalla car ne fresca al pesce secco, che sorprende. Ma dai prezzi irraggiungibili, per loro, gli ultimi. La terra è dura e faticosa da coltivare, quando è troppo lontana dal fiume. Non appena c'è traccia di un corso d'acqua gli agricoltori dissodano per piantare arachidi e miglio, sorgo e mais. Ed è un fatto che, in piena stagione, le mamme se non vogliono rischiare di perdere i loro fanciulli nelle vastità delle coltivazioni di miglio bianco, alto e fitto, quasi senza interruzione di villaggio in villaggio, legheranno loro un campanellino alla caviglia.

    Viaggiare nel Burkina centrale significa stare immersi nel verde, comunque sempre punteggiato da povertà. Man mano che si raggiunge la capitale, si comprende che anche qui l'Africa sta cambiando. Nel modo di comunicare, con l'invasione dei telefonini: fa niente se poi, esaurita la scheda, non ci sono soldi per comprare di che vivere. Nelle campagne si continua a viaggiare spostandosi a piedi, al più su un carretto trainato da buoi. I cittadini aiutati dal salario mensile, dopo avere provato le pesanti biciclette cinesi, ora si si possono permettere i ciclomotori giapponesi. A Ouagadougou, soffocata da un parco automobilistico più adatto alla rottamazione che alla circolazione, i motorini spadroneggiano in un arcobaleno di colori, molto più che a Roma o Milano nelle ore del traffico di punta.

    Al di là di questa patina di benessere che avanza, anche i salariati hanno i loro problemi, si deve andare a scrutare la quotidianità. La situazione nel Paese viene descritta come identica a quella che negli anni Settanta ha preceduto la carestia devastante per il Sahel. Nelle aree coltivate del Paese, quelle da sempre considerate «il granaio», il prezzo dei cereali ha subìto impennate vertiginose. Se la natura ha le sue responsabilità, l'uomo non è meno duro della terra. Un dito viene puntato contro amministratori e politici: «Alla priorità di una denuncia dell'emergenza annunciata, hanno preferito anteporre l'orgoglio di non dover condi videre una imbarazzante situazione che sta affliggendo gli Stati del Sahel.

    Una questione che riguarda l'Africa e che non è mai stata affrontata con uno sviluppo equo per tutto il continente sfruttato», osserva un'analista locale che chiede di restare anonimo. «In Burkina, le autorità hanno cominciato a distribuire cereali gratuitamente. Si tratta di un espediente politico per tenere il Paese per lo stomaco - aggiunge la fonte -. Quei sacchi di farina sono il debito che la popolazione dovrà ripagare a breve. In occasione delle elezioni presidenziali di novembre e di quelle municipali del prossimo anno. Sempre sperando che per la prossima stagione d'autunno, si prospetti un buon raccolto».
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  3. #3
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    Progetto Africa della Caritas Italiana:

    L’Africa rappresenta solo l’1% del commercio mondiale. Eppure le ricchezze naturali continuano ad essere causa di conflitti o di sfruttamento della popolazione.
    Gli africani sono portatori di culture, storie, abilità e tradizioni ricchissime. Sono persone che riescono ad inventarsi quotidianamente un lavoro o un modo per sopravvivere.

    Solo aprendoci all’incontro possiamo vincere gli stereotipi, superare le semplificazioni e non correre il rischio di abituarci alla sofferenza e ad un’elemosina automatica.
    Nonostante le immagini di morte, l'Africa è luogo di vita e di riscatto emblematico e profetico per tutta l'umanità: è la sfida della liberazione e della resurrezione.

    In questo cammino le Chiese - soprattutto quella cattolica - sono diventate punto di riferimento spirituale, morale, politico, sociale e culturale per le popolazioni. La Chiesa africana, con i suoi organismi pastorali (Caritas, commissioni Giustizia e Pace), prosegue in una riflessione ed un rinnovamento da cui le Chiese più antiche possono cogliere profetici spunti pastorali.

    Caritas Italiana sta camminando a fianco di questa Chiesa sorella, in un percorso di accompagnamento e di crescita reciproca. Per curare le piaghe e condividere le speranze. La collaborazione e lo scambio con le Caritas locali ci portano ad intervenire in favore delle persone più vulnerabili: malati, disabili, detenuti (leggi la scheda del volume "Prima della libertà. Carceri in Africa"
    http://www.db.caritas.glauco.it/cari...a/Africa.html#

    ), donne, minori, rifugiati. All’assistenza nelle urgenze si affianca l’accompagnamento morale delle famiglie ed il sostegno alla ricostruzione materiale, attraverso la promozione socio-economica: sviluppo agro-pastorale, accesso all’acqua potabile, microcredito…

    Nella Regione Africa, secondo la suddivisione di Caritas Internationalis, sono compresi 45 dei 54 Stati africani (i paesi del Nord Africa, Somalia e Gibuti, sono nella Regione Medio Oriente e Nord Africa). Caritas Italiana collabora attivamente con le Caritas nazionali e diocesane di molti paesi.

    Africa occidentale: Sierra Leone, Liberia, Guinea-Conakry e Guinea-Bissau.

    Africa centrale: Angola, Repubblica Democratica del Congo, Rwanda e Burundi.

    Africa orientale: Sudan, Etiopia, Eritrea e Kenya.

    Africa meridionale: Mozambico, Zambia e Sud Africa.

    Operatori di Caritas Italiana sono presenti in Mozambico, Kenya ed Etiopia.
    In Africa i Caschi Bianchi svolgono il servizio civile in Rwanda, Mozambico e Kenya.

    Per ulteriori informazioni
    Ufficio Africa - Area Internazionale Caritas Italiana, tel. 06 54192263, [email protected]

    Come contribuire:
    Chi vuole sostenere gli interventi di Caritas Italiana (causale: "Africa") può versare il proprio contributo tramite:

    conto corrente postale n.347013
    Banca Popolare Etica, Piazzetta Forzaté, 2 Padova -
    Iban: IT23 S050 1812 1000 0000 0011 113 Bic: CCRTIT2T84A
    Banca Intesa, Agenzia Rm P.le Gregorio VII
    Iban: IT20 D030 6905 0320 0001 0080 707 Bic: BCITITMM700

    Cartasì e Diners, telefonando al n. 06 541921, orario d'ufficio
    per il servizio on-line clicca qui:
    https://www.cartasi.it/donazioni/dona.asp?tipo=caritas

    http://www.caritasitaliana.it/
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

 

 

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