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    Predefinito Chi c'è veramente dietro le stragi in Iraq...

    Giornata di scontri a Bassora, in azione i carri
    armati di Londra
    Battaglia tra inglesi e polizia irachena
    I soldati distruggono una prigione per liberare due
    compagni arrestati

    Britannici da una parte, iracheni dall'altra. Ma non
    ribelli: le truppe di Sua Maestà hanno dato l'assalto
    al carcere di Bassora difeso dalla Guardia nazionale
    irachena. Motivo dell'operazione senza precedenti nel
    "tranquillo" estremo Sud dell'Iraq, a maggioranza
    sciita: l'arresto di due soldati di Londra, accusati
    di aver ucciso altrettanti poliziotti locali. "E'
    stato un brutale atto aggressione", ha dichiarato
    senza mezzi termini Mohammed al-Waili, che ha
    ribadito: un raid "barbaro, selvaggio e
    irresponsabile".

    Il ministero della Difesa di Londra ha smentito ogni
    "uso della forza" per ottenere il rilascio dei propri
    soldati. Protagonisti del colpo di mano, dieci carri
    armati con la Union Jack coadiuvati da elicotteri
    d'assalto. La città ha assistito a una scena che
    sembrava tratta da un film stile Rambo. Gli elicotteri
    volteggiavano sopra il carcere mentre i carri armati
    completavano l'accerchiamento, in una calma surreale
    seguita da un improvviso scoppio di violenza che ha
    coinvolto una folla di civili. I tank hanno prima
    circondato le mura della prigione, poi si sono mossi
    abbattendole come fossero di carta. A quel punto,
    intorno ai mezzi militari si erano radunati centinaia
    di civili che hanno iniziato a tirare pietre e
    bottiglie molotov contro i tank.

    Un soldato di Sua Maestà è stato visto scappare da un
    blindato che aveva la torretta in fiamme. Alla fine,
    quattro tank sono stati abbandonati dai militari.
    L'operazione ha avuto l'esito sperato dal comando
    britannico: ma nella confusione, oltre ai due militari
    inglesi, altri 150 detenuti iracheni sono fuggiti
    dalla prigione. Un deputato di Bagdad, Fattah Al
    Sheikh, ha raccontato alla tv Al Jazira, che i soldati
    britannici arrestati "erano, in abiti civili, alla
    guida di un'auto imbottita di esplosivo per farla
    deflagrare tra la folla". Il ministro della Difesa
    inglese John Reid si è limitato a "confermare che due
    militari sono stati arrestati dalle autorità
    irachene". La ricostruzione dei fatti è lacunosa e
    mancano molti particolari. Sembra però che i due
    militari arrestati fossero davvero in abiti civili e
    che appartenessero alle truppe speciali. Secondo gli
    iracheni indossavano anche un tipico copricapo arabo.
    Quando un poliziotto si è avvicinato, insospettito
    dalla loro presenza, i soldati britannici avrebbero
    aperto il fuoco, per poi essere arrestati e condotti
    in prigione. Sembra che all'origine delle tensioni tra
    iracheni e britannici ci sia il tentativo di arrestare
    un militante sciita accusato di attentati contro i
    soldati Usa. Non è tuttavia un buon momento per il
    contingente di Sua Maestà in Iraq. Il ministero della
    Difesa britannico ha dovuto cancellare il suo piano di
    disimpegno nel timore che il Paese stia scivolando
    verso la guerra civile. Il ministero ha smentito la
    notizia, affermando di non aver mai stabilito un
    calendario per il ritiro degli 8.500 soldati presenti
    in Iraq, e che l'eventuale riduzione del contingente
    dipenderà da come evolve la situazione nel Paese.

    Tuttavia, il ministero ha confermato che un numero non
    specificato di soldati della Settima brigata
    corazzata, meglio nota come "Topi del deserto" (Desert
    Rats) saranno ridispiegati in Iraq prima della fine
    dell'anno, il che significa che probabilmente migliaia
    di soldati resteranno in Medio Oriente anche nel 2006.
    Londra ha sempre detto che le sue truppe sarebbero
    rimaste fino "a lavoro compiuto" ma un documento
    riservato fatto filtrare nel luglio scorso suggeriva
    che il ministero della Difesa sperava di ridurre le
    sue forze a 3.000 unità entro i primi sei mesi del
    2006. I circa 6.000 "Topi del deserto" pronti a
    partire per l'Iraq probabilmente in novembre sono un
    "ridispiegamento imprevisto".

    Paolo Salom
    20 settembre 2005

    http://www.corriere.it/Primo_Piano/E.../bassora.shtml

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  2. #2
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    mi sembra piuttosto affrettato giungere a conclusioni del genere.
    credo che le operazioni delle truppe speciali siano sempre coperte da segreto militare, chiaro che si trattava di Sas. di solito sono depositari di piani segreti ed informazioni riservate. percio` gli inglesi hanno proceduto alla loro immediata liberazione.
    certo usare maniere un po` piu` dolci non sarebbe stato del tutto negativo.

  3. #3
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    Condivido, ma c'è un'esplicita accusa da parte di un parlamentare del governo iracheno, che amministra con il benestare degli USA...non è poco, non credi?

  4. #4
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    Originally posted by Basiji
    Condivido, ma c'è un'esplicita accusa da parte di un parlamentare del governo iracheno, che amministra con il benestare degli USA...non è poco, non credi?
    la situazione irachena e` molto fluida sentivo giorni fa che gli inglesi a bassora volevano arrestare un esponente di spicco sciita e che i poteri locali non erano d`accordo.
    diciamo che la fiducia sciita nelle potenze occidentali e` condizionata e a termine.
    anche il governatore di Nassirya ha detto che gli italiani possono cominciare a ridurre il contingente.
    segno che gli iracheni, o gran parte di loro, comincia a vedere lo striscione del traguardo.

  5. #5
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    Aggiungiamo gli iracheni che scoprono che, dopo aver avuto indietro la macchina da un sequestro delle forze dell'ordine irachene, la trovano imbottita di tritolo.

  6. #6
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  7. #7
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    Originally posted by IlikeUSA
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  8. #8
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    Originally posted by yurj
    Aggiungiamo gli iracheni che scoprono che, dopo aver avuto indietro la macchina da un sequestro delle forze dell'ordine irachene, la trovano imbottita di tritolo.
    Tradotto in italiano?

  9. #9
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    Originally posted by IlikeUSA
    Tradotto in italiano?
    Aggiungiamo gli iracheni che scoprono che, dopo aver avuto indietro la macchina da un sequestro delle forze dell'ordine irachene, la trovano imbottita di tritolo
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  10. #10
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    Domenica 18 settembre due militari delle Special Air Forces britanniche (SAS), quelle che si sono fatte conoscere in giro per il mondo, dall’India allo Yemen, dalla Malaysia all’Irlanda, insomma in tutte le colonie imperiali in lotta per la liberazione, per stragi, desparecidos e provocazioni alla bomba da attribuire a una Resistenza da satanizzare, viaggiano con la loro auto verso un obiettivo imprecisato a Basra. Si muovono sicuramente, dati i dettagli che elencherò, verso una qualche concentrazione di folla, tipo mercato o moschea. Sono vestiti da arabi e, perlopiù, nella foggia che fa riconoscere alla popolazione i militanti dell’esercito del Mehdi, la milizia del leader scita dissidente, Muqtada al Sadr. Un posto di blocco della polizia fantoccio, per quanto collaborazionista, o forse proprio per questo, intima l’alt di prammatica, non si sa mai, potrebbero essere partigiani anti-britannici e anti-fantoccio. Presi di sopresa, i due travestiti sparano sui poliziotti fantoccio, ne uccidono uno e ne feriscono un altro. Ma non riescono a fuggire e vengono bloccati, arrestati e portati in prigione. Allo stupore per la rivelazione della loro identità britannica, con la quale avrebbero tentato di opporsi all’arresto, tra i poliziotti, forse davvero non immuni dalle infiltrazioni di una Resistenza forimidabile per intelligence e appoggio popolare, o, comunque, dotati di un minimo di dignità, si aggiunge lo sbigottimento per quanto viene trovato nella vettura: due fucili M4, due lanciamissili, due razzi anticarro, due mitragliatrici, cesoie da filo spinato, diversi chili di esplosivo ad alto potenziale, un detonatore, parrucche. Coloro che l’hanno esaminata hanno poi constatato che la vettura era stata approntata per saltare in aria a mo’ di autobomba con finto suicida tramite comando a distanza, pure presente nell’arsenale. Aggiungo “finto”, poiché secondo le informazioni di moltissimi osservatori non embedded e le testimonianze di centinaia di civili iracheni, quasi mai gli “attentati suicidi” sono effettuati da kamikaze. Perlopiù si tratta di veicoli fatti esplodere a distanza, in particolare quando si tratta di stragi di civili, in moschee o mercati, tutte rivendicate per la sua “guerra totale dei sunniti contro gli sciti” (tanto cara, guardacaso, agli occupanti e programmata per la spartizione dell’Iraq), da quello strumento delle operazioni sporche israelo-americane che viene etichettato Abu Mussab Al Zarkaui e solo dall’ormai isolatissimo Stefano Chiarini del “Manifesto” definito “fantomatico”. Inutile che analisti, giornalisti, addirittura a volte servizi occidentali, testimoni, famigliari di Zarkaui ripetano che l’ex-galeotto giordano perse una gamba in Afghanistan e fu ucciso, con tanto di cerimonia funebre a casa sua, da un bombardamento USA in Curdistan nel 2003. La minaccia di un terrorista onnipresente e capace di tutto, anche di far fuori una scuola di bambini, come a Beslan, sostituto dell’altrettanto defunto (anche secondo il presidente pachistano) Osama bin Laden, è troppo funzionale alla criminalizzazione di una grande e politicamente cosciente resistenza di popolo e al regime di paura universale che lubrifica il cammino dei nazisionisti di Washington verso lo stato di polizia universale e il furto del pianeta all’umanità.


    Torniamo ai due sgherri inglesi di Basra, diretti a far saltare per aria, nell’onorata tradizione del loro corpo, travestiti da terroristi islamici e kamikaze, un bel numero di donne, bambini, civili, da caricare sulle spalle dello spettro Al Zarkaui e da utilizzare come pretesto per la non-riduzione e il non-ritiro delle forze d’occupazione e rapina, visti gli imperanti “sangue, violenza e caos” dell’astuta litografia governista. Incidentalmente, cosa immaginate che succederebbe se due arabi, islamici, magari iracheni, venissero scoperti in giro per New York o Londra, mentre sparacchiano alla polizia in difesa della loro autobomba bell’e pronta a fare un bagno di sangue a Manhattan o nella London Underground? L’atomica su Damasco? Tsahal, l’esercito israeliano, che arriva a Mosul completando il sogno sionista “dal Nilo all’Eufrate”? La RAF che bombarda Tehran? Pisanu che concentra un milione di islamici a Ventotene? Magdi Allam che chiede al suo dio copto di far piovere acido solforico su tutte le moschee d’Italia? Quei due di Basra, quante altre operazioni del genere avevano già compiute con successo? E se queste operazioni le fanno, come le fanno da decenni, loro, gli inglesi, potete immaginarvi quali e quante ne fanno gli sponsor statunitensi, pratici di terrorismo da quando seminavano colera e raffiche tra i nativi d’America, o da quando si autoincendiavano o si facevano bombardare, o fingevano di essere bombardati (l’incrociatore “Maine”, o la flotta di Pearl Harbour e del Tonchino) per fare guerra alla Spagna, al Giappone, al Vietnam e a unaltro centinaio di paesi.

    L’assalto al carcere collaborazionista con i carri armati, sinceramente a rischio di sputtanamento universale e perciò disperato – seppure giustificato poi con la facezia dei prigionieri consegnati alle milizie scite – sfondando muri e lasciando scappare metà dei detenuti, per quanto anche “terroristi”, e facendo imbestialire una città che fin lì si era limitata a farsi ridurre da civile e illuminata sotto Saddam in buco nero dell’oscurantismo islamico, era con ogni evidenza la misura inevitabile per prevenire che i due criminali con la croce di Sant’Andrea potessero finire con il raccontare le loro imprese e rivelare i mandanti della Spectra più orrenda mai apparsa sulla faccia della terra, nel nome di Cristo. Meglio scatenare la sollevazione di una città, magari di una regione, rafforzare quella di un intero paese (sediovuole), che rischiare di far apparire il filo nero che collega probabilmente tutte le stragi terroristiche degli ultimi cinque anni e che, se srotolato, ci mostrerebbe facce che più frequenti e onorate dalle telecamere e dalla carta stampata non si può. Una volta rivelato il metodo – compiere attentati stragisti e attribuirli a un nemico inventato – il gioco è finito. Per noi contemporanei avrebbe dovuto essere perso già tempo fa. La memoria corre a quell’aereo Cia della Southern Air Transport del famigerato Oliver North (Iran-Contras) che nel 1986 precipitò in Nicaragua mentre trasportava armi, esplosivi e fondi per i banditi della Contras, specialisti di massacri nei villaggi da attribuire ai sandinisti.

    Il fattaccio di Basra non è nuovo. Ignorato come questo sono numerosi altri, documentati da testimoni iracheni, conducenti di veicoli privati, tassisti che a qualche posto di blocco statunitense a Baghdad si sono visti sequestrare la vettura per motivi ignoti. Poi gli fu detto di recarsi al tale ufficio per farsela restituire e, riottenutala, cammin facendo e guardando per caso nel bagagliaio o sotto il fondale, vi hanno scoperto una cifra di esplosivo con tanto di innesco da far detonare a distanza, magari quando l’ignaro autista (ecco il “kamikaze!”) si fosse trovato in mezzo a tanta gente, magari scita (ai sunniti, specie se sono esponenti del pensiero, della scienza, della cultura e della religione, ci pensano gli squadroni della morte allestiti dell’ex-ambasciatore John Negroponte (già terrorista e serial killer in Salvador negli anni ’80) e, a quanto riferiscono gli iracheni, guidati dagli esperti israeliani.

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