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    Predefinito Ucraina sotto scacco, Putin spacca il governo

    Le difficoltà maggiori per lo sviluppo della vita democratica sono costituite dalla presenza di poteri forti, che si sostituiscono al potere politico o tendono, quanto meno, a subordinarlo a se stessi, trasformandolo in una loro variabile dipendente. Essi hanno la capacità di ridimensionare, fino ad annullarla, la libera decisione dei cittadini grazie all’azione di gruppi di pressione sempre più spregiudicati e agguerriti: questi sono una minaccia per la democrazia. E’ il caso dell’Ucraina, ex repubblica dell’Unione Sovietica che solo da 14 anni si misura con l’esercizio di una libertà resa difficile dalla prepotente ingerenza della Russia, che mal vede la crescita democratica delle sue ex Repubbliche satelliti. Lo scontro tra il profondo vuoto etico degli amministratori legati alla vecchia nomenclatura comunista, nell’autunno 2004, con i valori nazionalisti e liberali condivisi da un popolo vessato ma cosciente, ha dato vita ad una delle più civili ed efficaci rivoluzioni di velluto del secolo.

    Tuttavia non poteva finire in modo peggiore l’intesa parsa indissolubile tra i due leader carismatici della “rivoluzione arancione” che avrebbe dovuto condurre l’Ucraina alla rinascita e a un’accelerata integrazione nell’Europa. La coppia Timoshenko - Jushenko si è divisa dopo poco più di sette mesi di governo, mostrando grave immaturità politica, formulando pesanti e reciproche accuse di corruzione: ricatti. In un clima di caccia alle streghe e nel totale dissenso popolare, il presidente Viktor Jushenko ha dissolto il governo guidato da Julia Timoshenko ed ha affidato il nuovo incarico a Yuri Yekhanurov, un tecnocrate fidato, nuovo leader del partito “Nostra Ucraina” formazione politica di riferimento dello stesso capo dello stato. Il nuovo Capo del governo si è insediato il 22 settembre 2005, dopo il voto di fiducia concesso dal Parlamento. Lo stallo allignava da tempo, almeno dal giugno scorso, ma stentava a palesarsi soprattutto a causa del totale dissenso popolare verso una congiuntura di palazzo che fermasse il processo delle riforme ed il lancio dell’economia, desse adito al ritorno al monopolio di Mosca, retaggio di un regime che si riteneva finito. Questa crisi è esplosa sabato 10 settembre con le dimissioni del capo dello staff presidenziale Oleksandr Zinchenko.

    Tutti a casa i ministri, a cominciare da Petro Poroshenko, segretario del Consiglio nazionale della sicurezza e difesa, investito da accuse di corruzione e vera pietra dello scandalo. A fare le spese del repulisti c’è anche il consigliere per la sicurezza Aleksandr Tetriakov e il capo dell’intelligence Alexander Turcinov, fedelissimo della premier destituita, il quale stava completando le indagini sull’assassinio del giornalista internet Gongadze, che sarebbe stato commissionato cinque anni fa ai servizi segreti dall’allora presidente Kuchma, quando Jushenko rivestiva la carica di premier (1999-2001). È nell’arrivo dell’inverno la chiave di lettura più attendibile della crisi ucraina che sta travolgendo Kiev? Il gas, usato per il riscaldamento, era uno dei contenziosi tra Yushenko e Timoshenko: tra il presidente che è stato eletto come filo-occidentale nazionalista moderato, che oggi - sempre più solo - pare dipendere dalle scelte di Mosca, nonostante il parere contrario della maggior parte dei suoi elettori, e la “pasionaria”, testarda, radical-liberale Julia Timoshenko, la quale non ha mai voluto sapere di trasformare in politico l’accordo doganale tra Russia, Ucraina, Bielorussia e Kazakistan, imposto da Mosca.

    È dunque ancora una volta nell’atteggiamento da tenere verso Putin, i cui delfini avevano ottenuto in Ucraina la proprietà di 33 aziende statali durante l’insensato processo di privatizzazione posto in essere dal caduto regime (aziende delle quali la Timoshenko stava trattando il ritorno al pubblico), che è da ricercare il bandolo della crisi: il suo successore saprà fare di meglio? Dalla Russia dipendono i rifornimenti energetici per Kiev, incastro del difficile equilibrio che l’Ucraina arancione deve tenere tra Unione Europea, Stati Uniti e paesi dell’ex Unione sovietica: Jushenko sa che le forniture di gas a prezzo politico che Mosca concede agli “amici” sono un’arma nelle sue mani. Tutti questi sono gli elementi di un piano d’azione, pianificato ed assistito fraternamente dall’esterno, ordito e teso a discreditare, spaccandola, la coalizione arancione, che era alla guida dell’Ucraina; creare un nuovo forte antagonista di Jushenko nella figura della Timoshenko a capo dell’opposizione e quindi relegare il presidente nel più grande isolamento. Tutto ciò è iniziato con l’organizzazione di una crisi economica resasi evidente nel giugno scorso con i rincari di benzina e zucchero.

    Ciò che realmente colpisce in questi giorni sono la solitudine del presidente e la delusione del popolo arancione che nel frangente è il solo a mostrare grande maturità. Jushenko è solo, ma il responsabile di questa sua solitudine è egli stesso, perché ha cercato alleati tra i suoi avversari e questa sua situazione è stata usata da altri come mezzo per distruggere la vittoria e la stabilità che erano il patrimonio più importante della coalizione arancione. Lei, Julia, a distanza di mesi mantiene il consenso reale della piazza che, riunitasi nuovamente in Kiev in Largo Maidan come nell’autunno 2004, acclamandola, chiede a Jushenko un impegno più responsabile e concreto per la realizzazione in tempi brevi delle riforme istituzionali ed economiche necessarie al Paese. Nelle mani della Timoshenko si trasformano in boomerang le affermazioni mendaci del presidente. Dopo che con il voto il Parlamento ha dato la fiducia a Yuri Yekhanurov, il nuovo premier governerà sino a marzo prossimo quando sarà il popolo, con il voto politico, a designare il nuovo leader nella coalizione vincitrice e, se ancora vorrà, restituirà la leadership a Julia Timoshenko. Dalla Russia arrivano intanto messaggi rassicuranti: “Non bisogna drammatizzare” dice Putin - alludendo al fatto che con Jushenko si potrebbe raggiungere un’intesa - e anche la Ue confermerebbe la “fiducia” al presidente, anche se si paventa un allontanamento dell’Ucraina dall’Unione Europea innescato dalla crisi. Al momento i grandi assenti in merito alla questione sono gli Stati Uniti, che hanno avuto invece un ruolo determinante nella difesa della democrazia durante le elezioni presidenziali svoltesi in Ucraina nello scorso autunno.





  2. #2
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    Predefinito

    Come volevasi dimostrare, usati e cacciati.

  3. #3
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    Predefinito Re: Ucraina sotto scacco, Putin spacca il governo

    Originally posted by romameeting
    Le difficoltà maggiori per lo sviluppo della vita democratica sono costituite dalla presenza di poteri forti, che si sostituiscono al potere politico o tendono, quanto meno, a subordinarlo a se stessi, trasformandolo in una loro variabile dipendente.
    .....

    È dunque ancora una volta nell’atteggiamento da tenere verso Putin, i cui delfini avevano ottenuto in Ucraina la proprietà di 33 aziende statali durante l’insensato processo di privatizzazione posto in essere dal caduto regime (aziende delle quali la Timoshenko stava trattando il ritorno al pubblico
    vuoi scommettere che questo fine umorista e' un " radicale" di quelli che dicono che "i poteri forti" non esistono qua da noi ( eccetto il vaticano .. of course ) e che in russia putin minaccia "il mercato e la democrazia " facendo la guerra ai " pescecani " che finanziati dalle banche angloamericane si sono impadroniti dei beni del paese con le " privatizzazioni " ? ..
    "dammi i soldi, e al diavolo tutto il resto "
    Marx


    (graucho..:-))

 

 

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