TRA TERRA E CIELO
Da cinque secoli il cuore di Torino batte nel Duomo
Dedicata a san Giovanni Battista,testimonianza d'età rinascimentale dentro una città barocca, la cattedrale è tornata all'originario splendore grazie agli interventi promossi dal cardinale Poletto con l'aiuto di enti e associazioniDa Domenico della Rovere, fondatore del Duomo, a Pier Giorgio Frassati,le sepolture ivi ospitate narrano la storia di santità della Chiesa torinese. Dopo l’incendio alla cappella del Guarini,inoltre, qui ha trovato «casa» la Sindone
Da Torino Marco Bonatti
Ha cinquecento anni ma, come si dice, non li dimostra. Anzi: nell'ultimo periodo i cambiamenti sono stati tali e tanti da farlo ringiovanire, riportandolo a una freschezza e una luminosità che non conosceva da decenni. Il Duomo di Torino, mezzo millennio oggi, è l'unico edificio rinascimentale di una capitale barocca. Perché venne pensato e realizzato prima che Torino divenisse capitale, quando il capoluogo piemontese venne eretto ad arcidiocesi sottraendosi alla metropolia di Milano. La costruzione della cattedrale sta all'inizio di quella «crescita» che fece di Torino la capitale del ducato e poi del regno di Savoia e d'Italia, dopo essere stato per quindici secoli solo un castrum romano e un piccolo Comune medievale. La zona del Duomo è nel cuore della città romana, fra le Torri palatine, l'antico teatro, il castello. Nel luogo in cui Meo del Caprina da Settignano costruì la cattedrale in precedenza c'erano tre chiese dei primi secoli cristiani: San Giovanni Battista (al quale anche il Duomo attuale è dedicato) e le basiliche del Salvatore e di Santa Maria «de Dompno». Vennero tutte abbattute per realizzare la chiesa attuale, rialzata rispetto al piano del terreno (anche perché i canonici non volevano che, nei giorni di San Giovanni, i buoi, surrogati dei tori, venissero portati in chiesa, come invece si usava). Proprio i locali sotto il Duomo sono tornati di «attualità» in questi anni perché si trovano al centro del percorso artistico e museale con il quale si vuole collegare la zona romana con quella di Palazzo Reale e piazza Castello. L'incendio nella cappella della Sindone (11 aprile 1997) e la necessità di preparare l'accoglienza per le due ostensioni del 1998 e del 2000 imposero l'avvio non solo di nuovi lavori, ma anche di un ripensamento sulla "funzione" della cattedrale nel tessuto urbano. Iniziarono così i lavori per la sistemazione degli ampi locali sottostanti la chiesa dove lungo i secoli si erano accumulate le tombe dei canonici e di alcuni vescovi di Torino, insieme con vari interventi di «riordino» attuati per fare spazio alle opere della parrocchia di San Giovanni Battista (il Duomo torinese, diversamente da alcune altre cattedrali, continua a essere riferimento per una comunità, ridotta nel numero di abitanti ma certo non «virtuale»). I risultati di quei lavori, che si stanno completando, sono già stati resi noti: l'attuale cripta è oggi uno spazio di grande fascino e pulizia architettonica, ambiente ideale per ospitare quei patrimoni museali (arredi, paramenti, ecc.) che costituiscono la storia stessa del Duomo e della comunità cristiana torinese. Il rinnovamento della cattedrale ha riguardato, però, anche la chiesa vera e propria. La serie di lavori impostati e realizzati dal cardinale Severino Poletto ha portato alla sistemazione definitiva del presbiterio, con una nuova serie di arredi liturgici, e ad un riordino anche della «necropoli» che il Duomo è. Una serie di sepolture è stata riconosciuta, inventariata e ricollocata nella zona absidale della cripta; altre sono state risistemate, con molta visibilità, nella chiesa - in particolare quella del «fondatore» della cattedrale, il cardinale Domenico della Rovere. Negli anni precedenti erano via via state restaurate e sistemate le cappelle laterali, testimonianza del collegamento profondo tra la cattedrale e la vita cittadina perché dedicate ai santi protettori di congregazioni e gilde, o ad alcuni dei «santi sociali» che trasformarono radicalmente la natura della Chiesa torinese nell'Ottocento. Un restauro reso possibile anche dall'impegno di istituzioni ed associazioni cittadine, segno ulteriore del legame tra il Duomo e la città. In una di queste cappelle è ospitata anche la tomba di Pier Giorgio Frassati, beato particolarmente caro a Giovanni Paolo II, che vedeva in lui un modello esplicito, sereno, fecondo di testimonianza nella modernità giovanile di oggi. La particolarità che rende unica la cattedrale di Torino è la presenza della Sindone. Il Te lo venne trasferito da Chambéry a Torino nel 1578, ufficialmente per abbreviare le fatiche del pellegrinaggio a Carlo Borromeo arcivescovo di Milano. In realtà Emanuele Filiberto, trasferendo la Sindone, spostava su Torino e sul Piemonte il baricentro del suo ducato e facendo dei Savoia quella dinastia che italiana non era mai stata. La costruzione del Duomo, ottant'anni prima, sta nella stessa linea: cattedrale e capitale si costruiscono e si giustificano insieme. In più di un senso la Sindone è l'oggetto e il simbolo di questa nuova nascita di Torino - quella vera, e attuale. La sistemazione del Telo finisce per determinare scelte urbane che vanno ben oltre la dimensione religiosa, poiché la Sindone rimarrà, in pratica fino al 1946, una «reliquia di corte» di Casa Savoia. Intorno alla Sindone si realizzerà, un secolo dopo, la Cappella di Guarini, che è «miracolo» per la bellezza e i pregi architettonici e di costruzione; ma anche perché rappresenta, con la sua collocazione tra Duomo e Palazzo, il punto di congiunzione (e di obbligo reciproco) fra trono e altare, come allora si usava e si voleva sottolineare. L'incendio del 1997 ha chiuso definitivamente anche questo capitolo: la Sindone, proprietà della Santa Sede, è ora ospitata all'interno del Duomo, fa parte di esso e del suo «mistero» religioso e non più politico. Quella presenza continua a rendere unico il Duomo di Torino anche perché impone un «uso» della cattedrale diverso da quelli consueti, sia per l'afflusso continuo di turisti e pellegrini sia perché il «sistema-chiesa» del Duomo torinese è pensato e vissuto, ogni giorno, tenendo presenti quei cambiamenti, magari limitati nel tempo ma totali, che sono le ostensioni, e l'insieme delle attività, liturgiche e no, che alla Sindone sono legate.
Avvenire - 22 settembre 2005




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