da "laPadania" di oggi
Tutti i lati oscuri del passaggio a Fondazione portato in giunta dal governatore Formigoni
SANITÀ, LE MANI DI CL SULL’OSPEDALE DI SARONNO
SIMONE GIRARDIN
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Nei giorni scorsi la Lega era stata fin troppo chiara: se in giunta si parla di sanità allora ci deve essere anche Alessandro Cè. Altrimenti «i nostri assessori non partecipano». Detto e fatto. Meno di 48 ore fa gli esponenti del Carroccio hanno abbandonato la prima riunione di giunta al Pirellone, dopo che il governatore Formigoni ha deciso di mettere sul tavolo (e far approvare) un provvedimento sull’istituzione della Fondazione Ospedaliera di Saronno. Una delibera, la 000678, che proprio l’assessore alla Sanità, il leghista Cè (sospeso a fine agosto dalle sue funzioni), aveva congelato perché incompleta. Di fatto ci sarebbe forti squilibri di bilancio nel progetto, presentato il 16 dicembre 2004 alla Direzione generale della sanità della Regione, per rendere autonomo l’ospedale di Saronno tramite la costituzione di una fondazione (per legge il riconoscimento passa dalla Regione). Tradotto: il passaggio da pubblico a privato comporterebbe costi di gestione ben più alti delle entrate prodotte ... dai servizi prestati. Nello specifico il piano di rientro delle perdite di esercizio è fissato in dieci anni. Questo significa che la Regione Lombardia, prima finanziatrice del progetto con 18 miliardi di lire, dovrà farsi carico di ripianare le perdite della nuova Fondazione fino al 2015 (nel solo 2009 è previsto un “rosso” di 20 miliardi). Nel caso, poi, la struttura ospedaliera privatizzata registri ulteriori perdite, non imputabili a cattiva gestione, toccherà sempre al Pirellone e al Comune di Saronno intervenire. Proprio l’Amministrazione comunale del Varesotto risulta essere l’unico socio promotore del progetto. Dunque nessun privato. O meglio si privatizzano i ricavi e si socializzano le perdite. Un caso strano e limitativo - osserva qualcuno - visto che la creazione di una Fondazione di carattere socio-sanitario dovrebbe essere condivisa da più enti locali e associazioni no-profit. Ma non è poi tutto così paradossale se si pensa che a “guidare” la giunta comunale di Saronno c’è Pierluigi Gilli, ex Udc, oggi forzista molto vicino agli ambienti di Cl. Il sindaco, che ha impegnato il Consiglio comunale a versare la “misera” somma di 200 milioni di lire per concorrere al contenimento del disavanzo, è da sempre un entusiasta sostenitore del progetto di trasformazione in Fondazione della struttura ospedaliera locale. Il primo, ma non il solo tra i berluscones . Infatti è dalla fine del 2004 che l’intero gotha provinciale di Forza Italia sta spingendo su più fronti per portare a compimento l’iniziativa. Come l’assessore di Villa Recalcati Rienzo Azzi, il segretario cittadino di Forza Italia a Saronno, Carlo Mazzola («Una missione in cui crediamo fermamente»), il senatore e presidente della commissione sanità Antonio Tomassini, l’allora coordinatore provinciale degli azzurri, Nino Caianiello e non ultimo l’assessore regionale Massimo Buscemi, guarda caso il primo a difendere, 48 ore fa, la scelta di Formigoni di portare in Giunta la delibera “stoppata” da Cè. Ma il più convinto resta il sindaco Gilli tanto che ad inizio agosto chiese e ottenne un lungo faccia a faccia con l’assessore alla Sanità per spingere sull’acceleratore per la creazione della Fondazione.
A quanto è dato sapere dell’incontro, il leghista Cè avrebbe esposto tutte le sue perplessità sul progetto, con Gilli che sarebbe uscito sbattendo la porta dell’ufficio dell’assessore. E i dubbi sull’efficienza della “privatizzazione” dell’azienda ospedaliera di Saronno aumentano se si va a “sbirciare” il preliminare dello statuto. Non solo perché il patrimonio iniziale della Fondazione è costituito solamente da un fondo di 120 milioni di lire (di cui tra l’altro si ignorano i criteri di quantificazione), ma soprattutto per la struttura gerarchica interna. Il governo della Fondazione viene di fatto affidato al Consiglio con una forte partecipazione regionale, creando così un pericoloso conflitto tra organo controllore e controllato. Inoltre è di nomina regionale il direttore generale e il presidente della nuova Fondazione. Che, al di là di chi sceglierà Cl, sono una spesa aggiuntiva il cui impatto non viene nemmeno calcolato nel conto economico.
Così come si fa finta di nulla per i costi direzionali legati agli organi istituzionali di gestione, già previsti dal protocollo, agli uffici, alla direzione sanitaria e amministrativa di cui la Fondazione dovrà dotarsi. A tutto questo bisogna aggiungere che, ancora nello statuto, è scritto a chiare lettere: la Fondazione non è soggetta ad alcun budget, ossia a nessun tetto di spesa. L’opposto di quanto accade nelle aziende ospedaliere pubbliche. L’opposto di qualsiasi gestione responsabile e trasparente. Come dire: il privato spenda come e quando vuole. Poi ci pensa il pubblico, la Regione, ossia i cittadini, a coprire i “buchi”.
Due giorni fa, mentre gli assessori leghisti lasciavano il tavolo della Giunta per via della delibera sulla Fondazione di Saronno, il governatore si era rivolto ai colleghi esortandoli a continuare per «il dovere di governare». La delibera è passata: dal primo gennaio 2006 la gestione dell’Ospedale sarà affidata alla Fondazione. A noi il compito di aprire il portafogli.
Simone Girardin




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