Un'idea che viene da lontano, molto lontano... e ci appartiene
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Era il 282° anno dalla fondazione sul Palatino, e nella città eterna le Tribus riunite nel Comitia Tributa, applicavano quella conosciuta come Lex Publia. Per la prima volta l’assemblea del popolo Romano eleggeva i Tribuni Plebis. I rappresentanti della Plebe, istituiti dopo la secessione a Monte Sacro, che nel tempo si trasformarono in difensori di tutti i cittadini. Erano dieci, due per ogni classe, in carica per un anno.
Anno 1989 dell’era volgare; in una città brasiliana, Porto Alegre, l’istituzione municipale si trova davanti ad una situazione a dir poco disastrosa, sia in termini finanziari che di credibilità istituzionale. A soluzione vara un processo di riforma in senso partecipativo; istituisce l’Orcamento Partecipativo. Per ogni regione nel qual è stato suddiviso il territorio amministrato, sono organizzate delle assemblee nelle quali i cittadini indicano linee ed indirizzi delle “spese di capitale”, ovvero di quei fondi annualmente destinati ad investimenti e strutture in ambito cittadino. Sono inoltre eletti i delegati che dovranno presentare le istanze proposte alle autorità istituzionali. Sono 42, due per ogni regione, in carica per un anno.
Un passo lungo 2460 anni, dalle sponde del Tevere ai margini della Foresta Amazzonica. Altra terra, altri uomini, azioni simili. Una Soluzione; Partecipazione, Socializzazione. Sì, proprio quella bomba sociale seminata sessant’anni fa mentre tutto crollava, l’Europa finiva e le speranze svanivano. Ma le idee restano e si ripropongono inaspettatamente. Anche dall’altra parte del mondo e da parte di chi non ci si immagina. Duemila anni or sono ci volle l’egualitarismo ancora imperante a distruggere un mondo d’ordine e diritto; sessant’anni fa, in epoca materialista, fu utilizzato qualcosa di appunto più materialistico: si coprì tutto sotto una pioggia di bombe. Oggi le tecniche si sono raffinate; basta un “cappello”. Come? Semplice. I lor signori di sempre sono astuti ed intelligenti, e una cosa che potenzialmente potrebbe ledere i loro interessi, sanno ben riconoscerla. Inoltre conoscono benissimo il vecchio proverbio che pressappoco recita: “un nemico, quando non lo puoi battere, fattelo amico”. Ecco allora il “cappello”; la Banca Mondiale ha giudicato l’esperienza di Porto Alegre significatività come esempio di trasparenza, ed efficacia nella gestione finanziaria della città; l’ONU l’ha inserita tra le 42 Pratiche eccellenti mondiali di gestione urbana; tutti gli pseudo alternativi del mondo, con il potere ben saldo nelle mani, si riuniscono nella cittadina brasiliana al grido di “un altro mondo è possibile”. Ancora non è dato sapere a quale altro pianeta si riferivano, in quanto tornati nelle loro lussuose dimore, se ne sono ben guardati dal portarsi dietro l’esperienza dell’Orcamento Partecipativo “così com’era nata”. In terra Italica, nasce il Bilancio Partecipativo, sbocciano associazioni, i programmi delle false sinistre si riempiono di riferimenti all’esperienza brasiliana. Fiumi d’inchiostro e tanto blablabla. Risultato: le amministrazioni municipali che hanno applicato una qualche forma di gestione perlomeno paragonabile a quella di Porto Alegre, sono 3 (TRE!). Una circoscrizione romana e due comuni di non più di 15.000 abitanti. Insomma, si prende la “proposta” e la si monopolizza per controllarla, addormentarla, annullarla. La vera “proposta”; parte di quell’Idea di ben più larga portata nella quale tanta gente ha creduto, alla quale tanti altri hanno donato la vita, sulla quale tanti hanno costruito le loro fortune politiche per poi rinnegarla. L’Idea del popolo, nata dal popolo, al servizio del popolo. La più mediterranea delle Idee.
Roma, Maggio 2005. Nasce il coordinamento per la “Partecipazione Sociale al Bilancio”. Un primo embrione per quel che vuol essere un laboratorio nel quale prendere l’esperienza brasiliana ed elaborarla per farne una proposta fattibile da applicare al tessuto amministrativo nostrano. Una proposta concreta articolata in due direttrici: la prima consistente nella partecipazione attiva alle esperienze già in atto sul territorio; la seconda nel sollecitare le amministrazioni che possano dare orecchio da ascolto, proponendogli un modello di “Partecipazione Sociale al Bilancio”. Una proposta, che proprio per la sua genesi si presenta come trasversale, aperta a tutte le esperienze e senza steccati ideologici; non dovrebbe e potrebbe essere altrimenti per qualsiasi cosa che vada nella chiara direzione del bene comune. L’embrione è ancora piccolo, ma crescerà; qui le questioni scentisto-religiose c’entrano poco: più genitori si riusciranno a dare al nascituro, meglio sarà. Amministratori locali, aspiranti tali, associazioni, sindacalisti veri, cittadini stanchi della mala gestione. Chiunque può e deve sentirsi parte del progetto. Una nuova Lex Publia può tornare a prender forma, per dar voce a quelli che a tutti gli effetti sono i nuovi plebei: noi, tutti, l’intero popolo Italiano. Lo si deve a chi ha dato tanto nel passato; lo si deve a chi, allo stato attuale, non avrà niente dal futuro: i nostri figli.
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