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  1. #1
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    la scienza è in crisi e...si affida a Buddha??

    VENEZIA
    Un convegno alla Fondazione Cini riunisce scienziati e religiosi di varie fedi dopo le recenti «aperture» di Umberto Veronesi al confronto con la Chiesa: è dialogo vero o soltanto apparente?

    La scienza è in crisi e s'affida a Buddha

    Molti ricercatori strizzano volentieri l’occhio alle morali più relativiste: ovvero quelle che non mettono «paletti
    etici» né limiti alle possibilità della biotecnologiaSanchez Sorondo: «Parlarci va bene, ma se un tempo il progresso era un mito, adesso negli Usa i giovani non ci credono più»

    Da Venezia Francesco Dal Mas

    E se la scienza fosse così in crisi da aver bisogno della religione?

    «È proprio per questo che ci hanno invitato - risponde monsignor Marcelo Sanchez Sorondo, cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze - alla prima conferenza sul futuro della scienza. E noi ci siamo per cercare di aprire almeno una finestra nella mentalità scientista».

    Il vescovo non ha dubbi: «Oggi la scienza è in crisi. In America i giovani non la vogliono più studiare, perché non ci credono. È interessante che il professor Umberto Veronesi senta il bisogno di aprirsi ai temi della religione».

    È infatti la Fondazione Veronesi, insieme alla Fondazione Silvio Tronchetti Provera e alla Fondazione Cini, che firma la tre-giorni da cui uscirà la «Carta di Venezia».

    La prima giornata è stata dedicata ieri a scienza e religioni: un confronto per tanti aspetti a senso unico, con lo scientismo a prevalere. L'apertura di Umberto Veronesi è apparente e contraddittoria. Però è già un segno, tende a credere monsignor Sorondo: «È opportuno cercare un dialogo, perché la scienza deve espandersi senza peraltro invadere aree né recare oltraggio alla sensibilità religiosa delle persone. Vogliamo aprire delle strade, non con la forza ma col pensiero».

    Apertura apparente, si diceva, quella di Veronesi; e strumentale.

    Infatti il professore aggiungeva: «Non possiamo espanderci molto nel mondo scientifico quando abbiamo delle barriere, non solo concettuali ma anche pratiche, quotidiane, da una parte di una forza così imponente come il mondo della religione».

    Per la verità, al summit di Venezia c'è chi - come Giulio Giorello - va oltre: «Ogni religione vive in modo diverso il rapporto con la scienza - osserva il filosofo -. Alcune insistono su una dimensione di equità e benevolenza universale. Io sono d'accordo e con questo atteggiamento si trova in sintonia chi è abituato alla pratica scientifica. Che non ha dogmi, non dà nulla per scontato, mette continuamente in discussione le credenze stabilite. Lo fa, a volte, con forti contrasti, ma anche una controversia scientifica è un'occasione per andare avanti. Come si vede nel dibattito sull'evoluzione».

    La verità per il vescovo Sorondo è invece un'altra. «Gli scienziati non possono limitarsi a dire che la religione non ha senso. Perché ci chiamano, allora? Evidentemente si rendono ben conto che la scienza si è screditata. Hanno predetto cose che poi non sono avvenute, o altre che molte volte hanno avuto applicazioni contro l'uomo. Prima la scienza era un mito, ora la gente comincia a non crederci».

    Nella Sala degli Arazzi della Fondazione Cini, all'isola di San Giorgio sede dei lavori, si è strizzato l'occhio da parte di molti relatori alle religioni più relativiste, il buddhismo in particolare. «Eppure l'unica religione - sottolinea il rappresentante della Pontificia Accademia delle Scienze - che ha una dottrina chiara sulla scienza è quella cattolica, che considera la creazione un dono di Dio all'uomo. La spinta più forte al progresso scientifico è arrivata dalla Chiesa, si pensi a Galileo e a Mendel».

    Nell'islam, invece, «manca un magistero, un'autorità suprema religiosa, e questo - rileva Riush Atighetchi dell'università di Napoli - si riflette anche sull'etica». Per la quale non esistono regole precise. Per quanto riguarda la clonazione, ad esempio, la posizione maggioritaria la rifiuta, ma vi è anche una minoranza di musulmani secondo la quale essa «è la prova della resurrezione».

    «Nella tradizione ebraica si parla più di cosa fare - esemplifica Amos Luzzatto, presidente delle Comunità ebraiche italiane - che di cosa credere. E in linea morale ciò si riassume in una parola piccolissima, tov, che vuol dire "buono e bene", cioè comportarsi bene e fare del bene».

    Il lama Paljiu Tulku invoca un'alleanza tra le religioni e la scienza, partendo dal fatto - puntualizza - che «il buddhismo non ha dogmi, al punto che è disponibile a rivedere le proprie credenze fondamentali se la scienza scopre una verità diversa» .

    Ma fin dove può spingersi la ricerca? Non ci deve proprio essere nessun paletto? Risponde Giovanni Bazoli, presidente della Fondazione Cini: divieti no, precisa, ma la ricerca va indirizzata.
    «Il problema, semmai, è come. I maggiori scienziati si sono sempre posti il problema del limite. Chi stabilisce gli indirizzi e quali sono gli obiettivi da raggiungere? È il potere politico, il potere economico o la stessa comunità scientifica?».

    Domande aperte. Ma attenzione: «Proprio perché credente - puntualizza Bazoli - sono convinto che non ci sia nulla da temere da un confronto apertissimo. Solo chi non ha credenze sicure può diventare timoroso e preoccupato di confrontarsi con le opinioni altrui e in modo particolare con la scienza, da cui dipende il destino del mondo e dell'uomo».

    Guarda caso Marco Tronchetti Provera, presidente dell'omonima Fondazione, sostiene che ai giovani «bisogna garantire non solo una formazione adeguata, ma anche un insieme integrato di valori e conoscenze scientifiche per affrontare in modo consapevole gli interrogativi etici del terzo millennio».

    Si tratta di vedere chi e come mette a disposizione queste conoscenze.

    www.avvenire.it
    Fraternamente Caterina
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  2. #2
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    Originally posted by antonio
    mah..ma in cosa consisterebbe la "crisi della scienza"?

    secondo me per la sua credibilità che in definitiva è venuta meno..perchè da quando si è imposta in questi ultimi 50 anni, senza portare prove........non ha fatto altro che far emergere di avere bisogno, essa stessa...DI CHI L'HA CREATA....
    Fraternamente Caterina
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  3. #3
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    Originally posted by Caterina63
    secondo me per la sua credibilità che in definitiva è venuta meno..perchè da quando si è imposta in questi ultimi 50 anni, senza portare prove........non ha fatto altro che far emergere di avere bisogno, essa stessa...DI CHI L'HA CREATA....
    Non sono d'accordo, il motivo per cui la scienza all'università non attrae, nè negli usa nè in europa e ancor meno in Italia, è molto più terra terra, ovvero i corsi di laurea scientifici, specialmente quelli a base di matematica, sono nettamente più impegnativi degli altri (e oltretutto c'è una pregressa impreparazione scientifica delle superiori): quante volte mi son sentito dire 'ma chi te l'ha fatto fare' oppure 'ma siete stupidi a scegliere la via più difficile, tanto poi guadagni poco lo stesso', etc. etc.

    Eppure Dio si manifesta nella scienza ancor più limpidamente che nella filosofia, nella letteratura, ... anzi, ti dirò di più, tra la maggior parte dei miei amici 'umanisti' l'ateismo è molto più diffuso, ed a volte è proprio con la scienza che metti in crisi le loro convinzioni.

    Per esempio, la maggiorparte dei non credenti ti porta come esempio la teoria del big bang vs. il creazionismo... ma il big bang non è affatto in contrasto con la creazione! E questo ce lo dice la famosissima relazione tra massa e energia di Einstein, per cui nell'universo materiale nulla si crea e nulla si distrugge, ma si trasforma tra materia e energia: questo significa che l'universo (che sia solo un puntino infinitesimale di energia condensata come era al big bang, o che sia come adesso) è o sempre esistito, o è stato creato! E delle 2 ipotesi, la prima è ben più impensabile, tanto che persino Margherita Hack dice che lei crede fermamente che si riuscirà a dimostrare che dal nulla si può formare energia (ovvero che la legge di Einstein non è più valida!)

  4. #4
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    Originally posted by bianconero
    Eppure Dio si manifesta nella scienza ancor più limpidamente che nella filosofia,
    Questo mi pare un po' esagerato... .

  5. #5
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    il cervello è sempre una parte, particolare, di un ente, la metafisica mette a tema l'ente in quanto tale, in universale.

  6. #6
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    Originally posted by antonio
    mah..portare "prove"..di che?
    del fatto che, come credi tu, eva e' nata da una costola di adamo?

    ma per favore..caterina...
    di chi e' la crisi di credibilita'?
    ma per favore..un po' di serieta', via..

    lo scopo della scienza è di descrivere e spiegare il mondo in cui viviamo, è quella ....scienza....che tenta di spiegare all'uomo i tanti "perchè"........

    "La scienza fa che i cuori battano più a lungo - ma li ha avviliti. Paghiamola, senza ringraziarla" (Ceronetti Guido)

    La scienza può solo accertare ciò che è, ma non ciò che dovrebbe essere, ed al di fuori del suo ambito restano necessari i giudizi di valore di ogni genere.
    La scienza non può stabilire dei fini e tanto meno inculcarli negli esseri umani; la scienza, al più, può fornire i mezzi con i quali raggiungere certi fini. Ma i fini stessi sono concepiti da persone con alti ideali etici.
    Einstein, Albert Pensieri degli anni difficili, Boringhieri, Torino, 1965, p. 134/p. 226.
    Fraternamente Caterina
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  7. #7
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    Originally posted by antonio
    e infatti la scienza non si sottrae affatto alle spiegazioni del mondo per come e'...e rimuove certi residui di pensiero magico costringendo altri ad adeguarsi a quanto essa stabilisce...
    Non ti offendi vero se ho più fiducia in quello che diceva Einstein anzichè di quello che dici tu che è l'opposto?

    La scienza non può stabilire dei fini e tanto meno inculcarli negli esseri umani; la scienza, al più, può fornire i mezzi con i quali raggiungere certi fini. Ma i fini stessi sono concepiti da persone con alti ideali etici.
    Fraternamente Caterina
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  8. #8
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    Cara Caterina, la scienza non deve andare alla ricerca di perchè più o meno lontani, il suo compito, invece, è studiare il mondo fisico comprenderne le leggi e verificarle e, se possibile, sfruttare queste scoperte per migliorare la vita nel mondo dove viviamo. La ricerca delle cause ultime la lasciamo alla filosofia che può dimostrare tutto ed il suo contrario. Se ti può consolare vi fu una famosa discussione tra Einstein e Heisemberg dove il primo ripeteva continuamente "Dio non gioca a dadi". I problemi nascono quando le religioni ,che hanno tutte una componente filosofica, pretendono di mettere limiti e paletti alla ricerca scientifica con la scusa di regole "etiche" ed è per questo che spesso gli scienziati strizzano l'occhio alle religioni "meno" dogmatiche. D'altra parte per un buddista anche la vita di una formica è importante quindi...
    Un saluto affettuoso

  9. #9
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    DIALOGHI
    Un biologo e un teologo, che intervengono a BergamoScienza, riflettono sui presupposti e sulle conseguenze dello sviluppo tecnologico

    Scienza, i diritti e i doveri



    Di Luigi Dell'Aglio

    Boncinelli: «La ricerca sia libera Il dibattito verta sulla tecnica»
    «Nessun blocco all'origine, ma dialogo dove le scoperte coinvolgono ogni cittadino»

    «Il mio punto di vista è che, nel momento del farsi, cioè della scoperta, la scienza non dovrebbe avere limiti. Sarebbe come mettere brutalmente briglie e morso a un purosangue». Edoardo Boncinelli, docente di Biologia all'università San Raffaele di Milano, è netto: un conto è fare scoperte, un conto è portare la scienza tra la gente.
    C'è il mito dello scienziato. Ma quanto interessa alla gente il lavoro che lui compie nel laboratorio?
    «Non molto. Alla gente interessa ciò che accade quando siamo usciti dal laboratorio, e la scienza si fa tecnologia, e una certa scoperta diventa applicabile alla popolazione… Ma è proprio allora che la scienza deve parlare con la società, con la politica, con l'economia e anche con la sensibilità delle varie religioni, perché le convinzioni religiose fanno parte del comune sentire di molte persone. Su questo non esistono dubbi».
    Quando sorgono le divergenze?
    «Quando qualcuno sostiene che la scienza debba essere bloccata sul nascere. Si deve dibattere, ragionare serenamente e stringere alleanze perché la scienza scenda fra i cittadini e ad essi si appelli. Ma sia chiaro: la scienza non si può bloccare all'origine. E su questo non c'è un consenso generale».
    Dice un vecchio aneddoto: un'équipe di scienziati fa una grande scoperta ma poi nell'euforia, il capo del gruppo sussurra: «Brindiamo pure, e speriamo che della nostra scoperta non si accorga nessuno!» Che cosa vuol dire? Che, se la scienza impara a fare una cosa, prima o poi la fa?
    «A meno che non si tratti di scoperte molto teoriche come quelle cosmologiche, ormai tutti se ne accorgono. Però non dimentichiamo quale è lo spirito che anima lo scienziato: ha una forte curiosità, ce la mette tutta, scopre qualcosa; poi, per lui, tutto finisce lì».
    Lo scienziato do vrebbe preoccuparsi di tutte le possibili applicazioni della sua scoperta?
    «Credo che esuli dalle sue capacità oltre che dalla sua coscienza deontologica; certe applicazioni nessuno è in grado di prevederle. Pensiamo alla risonanza magnetica. Chi avrebbe mai immaginato che quella scoperta sarebbe finita in tutti gli ospedali? Sottoponendo certi materiali a un campo magnetico oscillante, si notò che i nuclei emettevano una radiazione non prevista dalla teoria. Sembrava una scoperta di scienza pura che non avrebbe suscitato l'interesse di nessuno. Venti anni dopo, la risonanza magnetica è diventata utile sia nei laboratori per studiare la struttura della materia, sia negli ospedali per guardare nel corpo ottenendo una specie di radiografia profonda di tutti gli organi. Ma è anche accaduto che scoperte eccezionali - destinate, secondo gli autori, ad essere applicate con straordinario successo - siano rimaste nel cassetto perché subito dopo è uscito un metodo ugualmente intelligente che ha ottenuto gli stessi risultati in modo più semplice e meno costoso, ed ha vinto».
    Un esempio?
    «Il modo di determinare la sequenza del Dna. Quando Walter Gilbert lo trovò prese il Nobel, ma subito arrivò il metodo di Frederick Sanger, enormemente più semplice. E e oggi nessuno fa più gli esperimenti con il metodo Gilbert».
    La politica ha un misto di timore reverenziale e di sospetto nei confronti della scienza.
    «Qualche storico osserva che non per caso le grandi università sono sorte a Pavia e non a Milano, a Pisa e non a Firenze. Era bene tenere lontani dai centri del potere questi pericolosi intellettuali».
    Un corretto rapporto scienza-politica come va impostato?
    «Come si realizza nelle grandi democrazie. Oggi la vera democrazia e la vera scienza abitano prevalentemente nei paesi anglosassoni, dove il rapporto è favorito da un certo pragmatismo. Mi riferisco soprattutto a Usa e Gran Bretagna, ma vale anche per Australia e Giappone. Fio risce soprattutto nei Paesi giovani. Francia e Germania non brillano in questo campo».


    Angelini: «Il sapere non ha confini. Ma deve avere limiti»
    «Ignorando le domande sul senso ultimo delle cose diventa
    facile dispensare benessere»

    «La scienza regna su di noi e neppure un analfabeta si salva dal suo dominio». Il cronista registra la carica critica in questa battuta di monsignor Giuseppe Angelini, preside della Facoltà teologica dell'Italia settentrionale, e insiste:
    Ma allora, professore, quali sono questi confini della scienza?
    «Il sapere scientifico afferma come propria prerogativa il fatto di non avere "confini". Alla scienza effettivamente nessun confine può essere imposto. Invece si può, e anzi si deve, parlare di "limiti" della scienza. Il progetto della scienza prescinde da qualsiasi interrogativo sul senso delle cose: una posizione che garantisce alla scienza un'"obiettività" che non ha nessun altro sapere: né a quello della filosofia, né a quello della teologia, né - soprattutto - a quello della coscienza. Questa circostanza aiuta ad intendere la crescente invadenza della scienza sulla vita sociale contemporanea, e in particolare sulle forme del confronto pubblico. La vita personale continua invece ad affidarsi a un altro genere di sapere, quello della coscienza appunto, che cerca il senso di tutte le cose. Ma viviamo in una stagione civile nella quale l'uomo appare ostinatamente minacciato dal non-senso della propria vita. La scienza e la tecnica, sua figlia, riescono in molti modi a procurare rimedi al bisogno e al disagio; non sanno in alcun modo provvedere alla mancanza del bene, che è altra cosa dal benessere e solo potrebbe autorizzare il consenso all'avventura del vivere».
    La scienza è ricognizione che accresce la conoscenza. Qual è la ricerca di senso dalla quale la scienza si è distaccata?
    «La scienza moderna sospende il riferimento al sapere originario che solo consente di intraprende re il cammino della vita; quel sapere è reso possibile dalla esperienza sorprendente della prossimità delle cose e degli altri alla nostra vita. La scienza sospende anche gli interrogativi che quel primo sapere obiettivamente propone. Ricomincia da altrove, dall'esperimento mirato alla scoperta di ciò che è possibile in senso tecnico. Non postula alcun legame originario del soggetto umano. Ha soltanto dogmi di carattere metodologico: il primo è quello del dubbio quale via privilegiata per giungere ad un incremento del sapere, e del potere. Il sapere a proposito del senso, invece, impegna, interpella la libertà e provoca alla decisione; appunto questo genere di sapere è pregiudizialmente escluso dalla scienza. In questa esclusione consiste la sua costitutiva "superficialità", efficacemente descritta in una pagina de L'uomo senza qualità di Musil».
    Gli scienziati si sentiranno offesi.
    «Non credo, sono consapevoli della modestia di intenti del loro sapere. Offesi sono semmai i mass media fautori di un'anacronistica apologia dei poteri di redenzione attribuiti alla scienza. Il giudizio di Musil è chiaramente iperbolico e provocatorio: "Dal XVI secolo in poi non ci si è più sforzati di penetrare i segreti della natura (come s'era fatto nel corso di due millenni di speculazione religiosa e filosofica) e ci si accontenta di esplorare la superficie della natura, in un modo che non si può fare a meno di chiamare superficiale"».
    Se questo è lo scenario, sul dialogo tra scienza da un lato e filosofia e religione dall'altro scende di nuovo una barriera di incomunicabilità.
    «Il confronto non può essere, propriamente, tra scienza e filosofia, o tra scienza e fede; deve essere invece tra tutti gli uomini e deve riguardare il senso della scienza. La scienza, che pure non si cura di questioni di senso, incide in misura macroscopica sulla percezione dei significati, attraverso i suoi prodotti, attraverso quella tecnica mediante la quale regna su di noi. Il confronto quindi non è tanto sulla scienza, quanto sulla mentalità dell'homo faber, da essa obiettivamente alimentata I rapporti tra scienza e fede non possono essere trattati nella forma della astratta discussione di carattere epistemologico».
    Se la scienza viene meno al suo compito, come può partire il dibattito che anche lei auspica?
    Come ripeteva Heidegger, il senso della scienza non è un problema scientifico. Gli scienziati non sono affatto esclusi dal confronto critico a proposito del senso della scienza; è invece da augurarsi che accettino di misurarsi su tale questione. Il confronto chiede loro di uscire dalla prospettiva del sapere specialistico, per riflettere sul divenire della coscienza umana sotto la pressione della tecnica, e sui pericoli insiti nella fiducia feticistica nei suoi confronti».

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