Da Repubblica.it:

La Ue e l'Fmi preoccupate
"L'Italia mantenga gli impegni"
Le agenzie di rating non declassano ma l'Italia è osservato speciale


Joaquin Almunia
ROMA - La Commissione europea, il Fondo monetario internazionale, le agenzie di rating: tutto il mondo economico, finanziario e le istituzioni comunitarie gurdano all'Italia con preoccupazione. Dopo il caso Fazio, le dimissioni del ministro dell'Economia Domenico Siniscalco, che di quel caso sono l'ultima conseguenza, hanno aperto una "questione Italia". Da Bruxelles prima il richiamo del commissario Joaquin Almunia al rispetto degli impegni dall'Italia sulla riduzione del deficit, poi da varie fonti filtrano i timori della Commissione. Da Washington l'Fmi chiede di arrivare a soluzioni rapide della crisi mentre le agenzie internazionali ancora non hanno declassato le valutazioni, ma tengono la situazione sotto stretto controllo.

A Bruxelles fonti comunitarie faticano a nascondere un senso di "preoccupazione" per gli sviluppi che potrebbe prendere il dibattito sulla Finanziaria 2006. Alla Commissione ci si chiede se il nuovo ministro avrà la forza e la volontà politica di rispettare quanto chiesto dall'Europa all'Italia sul fronte del risanamento dei conti pubblici.

Siniscalco e Almunia erano stati gli artefici dell'accordo tra il governo e l'esecutivo europeo sul percorso di rientro del deficit pubblico italiano, formalizzato all'Ecofin dello scorso luglio. In quell'occasione, il consiglio dei ministri delle Finanze dell'Ue aveva fatto propria la raccomandazione della Commissione che chiedeva all'Italia di ridurre il disavanzo dell'1,6% entro il 2007, con l'obiettivo di riportarlo sotto il tetto del 3% del Pil.

All'Italia, tuttavia, erano stati posti paletti ben precisi: la riduzione dovrà essere di natura strutturale, quindi non potrà ricorrere a misure temporanee, peraltro non più ammesse dal nuovo Patto di stabilità; almeno la metà della correzione, cioè lo 0,8%, dovrà avvenire già nel 2006; la Finanziaria del 2005 dovrà essere attuata in maniera "rigorosa".

Per questo il richiamo di Almunia della mattina: "Ci si aspetta che il governo italiano prosegua nell'adozione delle raccomandazioni adottate dal Consiglio Ue di luglio relative alla correzione del deficit di bilancio".

Anche l'Fmi si fa sentire. "Le crisi politiche accadono in molti Paesi, mi dispiace per le dimissioni di Siniscalco. Lo conosco da molto tempo e ho molta stima di lui", dice il direttore generale Rodrigo Rato aggiungendo che "comunque ci sono in Italia persone di alta qualità, ma io non posso dare un giudizio politico". Comunque Rato auspica "una soluzione rapida della crisi aperta dalle dimissioni" perché è "di fondamentale importanza per la politica macroeconomica e per la credibilità delle istituzioni" in Italia.

Standard & Poor's, Moody's e Fitch confermano invece per il momento le loro analisi, ma tutte e tre si riservano lo spazio per un'ulteriore valutazione in vista della prossima Finanziaria. Un impatto immediato delle dimissioni, spiega S&P, non si è fatto per il momento sentire. L'agenzia internazionale non esclude tuttavia che il rating italiano (rivisto al ribasso ad Aa- in base ai criteri di S&P lo scorso agosto) "possa essere messo sotto pressione" se l'uscita di Siniscalco sarà "un segnale di indebolimento della politica fiscale" o segnerà "l'avvio di un periodo di prolungata incertezza politica". Le conseguenze della decisione di Siniscalco vengono quindi "monitorate attentamente".

Il rating sull'Italia non è in discussione neanche per Moody's. Il giudizio, spiega, "non può dipendere dalle dimissioni del ministro delle Finanze". Confermato quindi l'Aa2 con outlook stabile. Anche per Fitch, infine, la possibile revisione del rating italiano (oggi a Aa con outlook negativo) dipenderà dall'evoluzione della situazione dei conti pubblici in un "momento delicato" in vista delle elezioni 2006.


Cosa significa tutto ciò in concreto?
Significa nuovi tagli alla sanità, all'assistenza dei soggetti meno abbienti, ulteriore liberalizzazione del mercato del lavoro, ulteriori flussi immigratori tollerati se non addirittura incentivati, ulteriore taglio alle pensioni ed introduzione di nuove forme di lavoro "flessibile".
Loro comandano e gli schiavetti al governo obbediscono