CULTURA E RELIGIONE


E Papa Wojtyla ridisegnò l'etica

Navarro Valls
Alla Fondazione Liberal il portavoce della Sala stampa vaticana ha ricordato il ruolo storico di Giovanni Paolo II


Dal Nostro Inviato A Siena Paolo Lambruschi



Visto con gli occhi di un uomo di comunicazione, il pontificato di Giovanni Paolo ha intrapreso una missione particolare: ricostruire un linguaggio comune sui valori, scomparso in un'epoca dominata dai parametri scientifici e positivisti e da quelli ludici.
Ieri a Siena Joaquin Navarro Valls, direttore della Sala stampa vaticana, invitato a parlare alla seconda edizione delle giornate internazionali del pensiero storico organizzate dalla fondazione Liberal, ha ricordato un aspetto particolare dell'avventura di un Papa nella modernità, quella di un uomo di Dio che ha cercato un linguaggio nuovo per parlare efficacemente al mondo.
«Nella nostra epoca è scomparso un sistema comune di riferimenti che si era trovato nel corso dei secoli. Quando si parlava nell'Occidente cristiano di Dio, famiglia, natura umana, amore e vita eterna si sapeva di cosa si stava parlando». Nell'era della globalizzazione e del multiculturalismo convivono invece in una comunità diversi significati attribuiti a tali valori fondamentali. Per Navarro è toccato al mondo tecnologico-scientifico e all'industria della comunicazione e dell'intrattenimento farsi carico della rielaborazione di un modello dominante per la comprensione e la gestione del mondo e per interpretare l'intricato ambito umano.
Così «tutto in definitiva diventa opinione».
A Karol Wojtyla tutto questo fu chiaro nel 1960, quando il futuro Papa scrisse Amore e responsabilità. Egli stesso ha rivelato a Navarro di aver capito in quel momento le difficoltà per la mentalità moderna di comprendere alcuni concetti morali in mancanza di un'idea adeguata della persona umana. Ecco allora la missione che si diede Karol Wojtyla il comunicatore: ricostruire un vocabolario condiviso di valori per mettere l'uomo nella condizione di capire, poi accettare e praticare il Vangelo. «Nei documenti del suo Magistero questa stessa volontà di ricostruzione appare ancora più evidente». Un primo esempio è l'enciclica «Fides et Ratio», in cui Giovanni Paolo si confronta con uno dei temi chiave della contemporaneità. «In concreto, l'interrogativo religioso e la sua risposta nella fede sarebbero destinati a rinchiudersi nell'ambito mitologico e del sentimento razionale. In questo panorama concettuale Giovanni Paolo II sostiene invece la capacità della ragione umana di raggiungere - in accordo con la natura limitata dell'uomo - le verità fondamentali dell'esistenza». Fu quello per Navarro il motivo del successo che il documento seppe riscuotere ben al di là delle frontiere del cattolicesimo: «Rispondere razionalmente alla questioni ultime davanti alle quali la conoscenza scientifico sperimentale rimane muta».
Un'altra «sfera semantica» cui Giovanni Paolo dedicò i maggiori sforzi di chiarificazione è il rapporto amoroso tra persone, e quindi la famiglia, il matrimonio e la sessualità.
«Giovanni Paolo II ha dedicato un'ampia serie di udienze alla spiegazione dettagliata dei fondamenti antropologici, filosofici e scritturali dell'amore. I risultato è stato un'opera monumentale «Uomo e donna li creò». È questo sforzo di rinnovamento concettuale che fa sì che il suo insegnamento non sia la ripetizione di una serie di postulati dogmatici. Il messaggio che comunica nel campo della morale non affatica l'uomo con doveri che non comprende, ma lo aiuta a capire che l'accettazione di determinate responsabilità morali è l'unico modo per arrivare ad essere una persona umana» .
Anche sul tema dei diritti umani Giovanni Paolo II ha scelto di imprimere una sterzata comunicativa. Il ragionamento di fondo era questo. «Se nel 1948 la Dichiarazione universale li esprimeva con chiarezza perché appartenevano a un sistema di valori e a una concezione antropologica condivisa, oggi se tali diritti non si definiscono in modo razionale e chiaro, se non hanno validità universale e se possono essere cambiati attraverso il compromesso politico, ci incamminiamo verso l'anarchia etica». Navarro ha ricordato come esempio la conf erenza dell'Onu sulla donna a Pechino nel 1995, quando la rappresentante dell'Ue volle togliere dal documento finale il termine «dignità» riferito alla donna «Il pensiero di Giovanni Paolo è che i diritti umani trovano il loro ambito proprio nell'ordine naturale perché rispondono alle esigenze naturali fondamentali dell'essere uomo. I diritti della dichiarazione universale rappresentavano per lui quello che è dovuto all'uomo».
Il Papa comunicatore volle anche sfidare la soggettivizzazione del fatto religioso con il suo continuo «ostinato» viaggiare. «I suoi viaggi - commenta il suo portavoce - non solo hanno permesso una diffusione globale di valori, ma, stimolando costantemente l'interesse dei media soprattutto elettronici, hanno finito col porre il tema religioso al centro dell'attenzione della nostra epoca».
Ma forse per Navarro la sua ultima grande missione di comunicatore di un sistema comune di riferimenti, Giovanni Paolo l'ha realizzata con la vecchiaia e la malattia, nonché con la sua morte. «Credo che egli - ha concluso il direttore della Sala stampa - ci abbia detto nitidamente la verità che la vita umana conduce alla morte, che è la sua fine, ma non il significato ultimo. Inoltre la vulnerabilità fisica e i limiti che essa implica rivelano la struttura dell'essere umano. Questa rivelazione getta nuova luce sul senso della responsabilità della propria vita. Ignorarla significa vivere a un livello inferiore all'umano».


Avvenire - 23 settembre 2005