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  1. #1
    Virtus Fortunae Victrix
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    Predefinito E' morto Alberto Sordi

    da Giornale.it


    E’ morto questa mattina a Roma, all’età di 82 anni, Alberto Sordi. Nato il 15 giugno 1920 a Trastevere era uno dei massimi interpreti della cinematografia italiana.
    Il suo esordio nel cinemaavvenne nel 1937 come comparsa nel film “Scipione l’Africano” di Carmine Gallone.
    Grazie alla vittoria del concorso della Metro Goldwyn Mayer come doppiatore di Oliver Hardy, ottiene il suo primo lavoro nell'avanspettacolo. Nel 1942 diventò, per un vero colpo di fortuna, il protagonista de I tre aquilotti, di Mario Mattoli, a fianco di Leonardo Cortese. Affermatosi definitivamente nel mondo, allora fulgido, del teatro leggero proprio nei duri anni della guerra, intrattenne serrati rapporti con il cinema, ma ancora poveri di soddisfazioni. Nel 1947 esordì alla radio, dove in soli tre anni si impose all'interesse entusiastico degli ascoltatori; i personaggi-guida delle sue trasmissioni (dal Signor Dice a Mario Pio, dal Compagnuccio della parrocchietta al Conte Claro), delinearono il primo abbozzo di quello che rimarrà per anni un marchio di fabbrica: un giovanotto petulante, catastrofico, ingenuo nella sostanza, ma involontariamente maligno nella forma, che da un lato recupera i toni lunari di un certo giornalismo umoristico, e dall'altro esercita un'acutissima capacità di percezione deformante sulla realtà romanesco-italiota che lo circonda. Il suo primo film da vero protagonista fu diretto da Roberto Savarese con il titolo Mamma mia, che impressione!, e fu accolto freddamente (alla sua uscita, nel 1951) dalla critica e dal pubblico. Nello stesso anno, però, Fellini -che lo conosceva da tempo e ne aveva intuito le straordinarie potenzialità-, lo scelse per la parte del gaglioffo divo di fotoromanzi de Lo sceicco bianco. Nel 1953 uscirono altri due film destinati a esercitare un influsso importantissimo nella carriera dell'attore: I vitelloni, di Fellini, e Un giorno in pretura di Steno, il cui personaggio Moriconi Fernando, detto l"americano", segnò una svolta decisiva nel cinema italiano di costume. A metà del decennio, Sordi divenne un mattatore del box-office e la critica iniziò a occuparsi della dimensione insieme tragica e ridicola della sua maschera. Dal 1954, inoltre, Rodolfo Sonego divenne suo sceneggiatore di fiducia: un sodalizio di incredibile affiatamento, che continuerà a funzionare negli oltre 100 film segnati dalla presenza di Albertone, tutt'ora capofila (insieme a Gassmann e prima di Tognazzi e Manfredi) dei cosiddetti Mostri della commedia all'italiana. Un genere che conobbe il suo apogeo nella metà degli anni '60, quando inventiva degli sceneggiatori, tempestività e "occhio" dei registi e versatilità scatenata -appunto- dei divi comici, produssero un repertorio di eroi piccolo-borghesi di emblematica negatività, e una serie di congegni caricaturali d'inimitabile forza satirica. Sordi firmò con il suo professionismo addirittura pedante (oltre che col travolgente carisma fisiognomico) quasi tutti gli esiti più graffianti e grotteschi di quella stagione: da La Grande guerra (1959) a Tutti a casa (1960), da Il vigile (1960) a Una vita difficile (1961), da Mafioso (1962) a I complessi (1965), da Detenuto in attesa di giudizio (1971) a Lo scopone scientifico (1972). Nel 1966 licenziò il suo primo film da regista, l'ottimo Fumo di Londra, in cui riusciva a limare l'esuberanza del proprio personaggio e a "circoscriverla" in un alone di inedito struggimento esistenzial-generazionale. Negli altri film successivamente -e abbastanza regolarmente- diretti, non è invece riuscito a rinnovare il macchiettismo del clichè e ad andare al di là di un umorismo di routine. Un problema che si è riproposto più spesso negli ultimi anni della sua più che trionfale carriera (punteggiata, tra l'alòtro, da un'infinità di riconoscimenti nazionali e internazionali), dai Nuovi mostri (1977) in poi: sin troppo padrone di uno smisurato talento, Sordi ha perso via via le rappresentative "doti" di fondo -la vigliaccheria e il cinismo, il provincialismo e l'utopismo, la cialtroneria e il patetismo-, per rifugiarsi in un equivoco, e poco divertente, pedagogismo benpensante. Considerazione doverosa che oscura solo marginalmente la figura più colossale di un'epoca d'oro del nostro cinema. Come ha ampiamente riaffermato Storia di un italiano, realizzato da Sordi per la RAI a partire dal 1980, il collage di sequenze tratte dai film da lui interpretati, che ricostituisce un'ideale storia dei valori e dei costumi dell'italiano medio dall'inizio del Novecento ad oggi.

    25 Feb 2003

  2. #2
    Garibaldi
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    era un grande !!!!!
    Ciao ALBERTONE, non ti dimenticheremo ?!!?!?!'

  3. #3
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    Predefinito Sordi

    Comandante - Comandante - ma cosa stà succedendo - qui sembra che i tedeschi si siano alleati con gli americani - ci stanno sparando addosso - tatatatatata...............

  4. #4
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    Ma che fa, barone !! ... "spinge" ?

  5. #5
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    Ma ando' vai ... se la banana nun ce l'hai ?

  6. #6
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    ...maccarone ... tu me provochi ... io te distruggo !

  7. #7

  8. #8
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    Piergiovanni Permoli, Una rosa per la signora Miniver, Firenze, Pietro Chegai Editore, 2002, pp. 45, euro 6,00

    Con questo agile, piccolo (per dimensioni) libro Piergiovanni Permoli conferma pienamente la sua competenza nel settore cinematografico unendola, in una singolare sinergia, con le sue, riconosciute, qualità di storico. Permoli, infatti, prendendo lo spunto dal film di William Wyler, La signora Miniver, uscito nel 1942, all’indomani, dunque, del tragico dicembre 1941 di Pearl Harbor, propone un suggestivo percorso da cui si possono individuare “incroci” davvero “speciali” fra il cinema americano, quello italiano e francese. E se il cinema, come ha recentemente dimostrato la straordinaria partecipazione popolare alle esequie di Alberto Sordi, può essere considerato un formidabile strumento di partecipazione, capace di coinvolgere, sovrapporre e perfino mescolare diverse generazioni, può anche essere visto come formidabile mezzo di analisi sociale: una cartina di tornasole capace di informarci su movimenti culturali, costumi, gusti, tendenze di intere epoche.
    Il periodo analizzato in questa occasione, tra fine anni Trenta e anni Quaranta, indica un filo conduttore che diventa una autentica proposta culturale di lettura prospettica. Ben oltre, dunque il semplice ricordo di giovanili pomeriggi trascorsi nel buio di accoglienti e affascinanti sale cinematografiche. Si intravede un ponte fra le due sponde dell’Atlantico, dove perfino Hollywood sembra partecipare alla ricostruzione della vecchia Europa ridotta in macerie, ma dove pure persistono distanze culturali e perfino un “pacifismo”, come quello che fa da sottofondo al film del regista francese Claude Autant Lara, Le diable au corps, che allora poteva apparire anacronistico, ma che forse anticipava di parecchio la rivendicazione di una via europea “autonoma”.


  10. #10
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    Predefinito Cittadino onorario, di Davide Giacalone

    Cittadino onorario

    Il conformismo mi dà l'orticaria, l'osanna corale è un esercizio per leccapiedi professionali e, detto con franchezza, la cerimonia in Campidoglio, con relativa consegna al Presidente della Repubblica della cittadinanza onoraria, l'ho trovata di un raro cattivo gusto. Il Presidente della Repubblica rappresenta l'unità della nazione e tutti gli italiani. E', in un certo senso, il primo cittadino d'Italia. Che senso ha volerlo cittadino onorario di Roma o di Pancole? S'aggiunge qualche cosa al rispetto che gli si deve per la sua funzione? Direi proprio di no.



    Alla fine l'intera faccenda si risolve in uno spottone per lo scaltro sindaco, quel Valter Veltroni che ci tiene a personalmente dimostrare quanto inappagabile sia il desiderio d'apparire e di piacere che è una delle conseguenze meno eleganti dell'essere uomini pubblici.
    Troppo forte la tentazione, per l'ambizioso sindaco, non pago di non avere avversari e non assopito dall'aver navigato tutti i mari del luogocomunismo, troppo succoso il frutto entro il quale si nascondono apparizioni in tutti i telegiornali e prime pagine su tutti i quotidiani, perch'egli non ceda ed organizzi la cerimonia con annessi pizzardoni e concessioni linguistiche.
    Povero mondo, poi, quello in cui l'anziano livornese (son d'origini labroniche anch'io) che s'industria a spiccicar romanesco trova appiglio letterario non nel Belli od in Trilussa o in Pascarella, ma in un albertosordismo che dell'Albertone nazionale non ha più né patos né grandezza.

    Ora ci dicano, i cerimonieri del Quirinale, come risponderanno se i mille e mille sindaci d'Italia si ridestassero e scoprissero che il loro collega capitolino ha avuto un sacco di pubblicità gratis, facendo una cosa che solo un matto come me può aver voglia di criticare? Prenderanno tutti l'iniziativa, ed all'unanimità, da Barcis a Marsala, inviteranno il Presidente a ritirare l'onoraria cittadinanza. Non gli resterebbe tempo per le ultime vacanze natalizie del settennato, ed anche il messaggio di fine anno dovrebbe inviarlo da San Severo di Puglia.

    Davide Giacalone
    www.davidegiacalone.it

    28 settembre 2005

    ......................................
    tratto da "Il Portale di Nuvola Rossa"
    http://www.nuvolarossa.org/modules/n...p?storyid=1511
    [mid]http://pinoulivi.com/midi/bugiardo.mid[/mid]

 

 

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