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    SENATORE di POL
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    Predefinito Milano-Italia: Scuola Islamica di via Quaranta

    Scuola islamica di via Quaranta: ignorata la legge

    A pagina 1 del Corriere della Sera del 3 settembre 2005, Magdi Allam firma un articolo dal titolo ...........


    " «Prima la legge»



    La vicenda della scuola islamica di via Quaranta a Milano ci sta offrendo uno spaccato tragicomico del nostro Paese. Se dovessimo valutare la realtà interna italiana da questa storia, dovremmo dire che c'è un generale sbandamento sul piano del riferimento alle leggi dello Stato.
    Si assiste all'emergere di un asse trasversale — che va dal sindaco Albertini e dall'assessore all'Educazione Simini (di Forza Italia) al capo dell'opposizione di centrosinistra Antoniazzi — sostanzialmente favorevole, al di là del funambolismo retorico, alla parificazione della scuola islamica dichiaratamente fuorilegge. Così come se dovessimo valutare la credibilità internazionale dell'Italia dal fatto che 500 studenti stranieri di fede islamica siano in grado di dettare legge facendo leva sulla minaccia di una loro possibile deriva estremista, ebbene ci sarebbe poco da stare tranquilli.
    E poi c'è il teatrino dei paradossi. Mentre da un lato un ampio fronte di italiani di ogni colore s'ingegna per apparire più realista del re, dall'altro un ampio fronte di musulmani dice, senza se e senza ma, di essere contrario alla parificazione della scuola islamica. Tra loro spicca, con un'intervista sulle pagine milanesi di Repubblica che ha il sapore del parricidio, Abdel Hamid Shaari, presidente della moschea di viale Jenner, al cui interno è nata la scuola islamica prima di trasferirsi per esigenze di spazio nella succursale di via Quaranta. Ebbene, ieri Shaari ha così emesso la sentenza capitale nei confronti della sua creatura: «L'esperienza di via Quaranta non ha più senso di esistere. Chi vuole rimanere in Italia deve studiare come qualsiasi altro italiano per potersi inserire nella società, nel mondo del lavoro».
    Mi spiace contraddirla, sindaco Albertini. Ieri sul Corriere, lei da un lato reitera il convincimento che «nessuno ha mai pensato di rendere paritaria la scuola di via Quaranta». Dall'altro, dopo aver premesso che non vi sarebbe alcuna realistica possibilità che i 500 studenti si iscrivano alle scuole pubbliche e che, all'opposto, vi sarebbero «ovvie possibilità che i più intransigenti radicalizzino la loro condizione di clandestinità», si è convenuto con i «musulmani di via Quaranta... che lo strumento più adatto a questo fine è la scuola paritaria». Così come mi spiace contraddire Antoniazzi. La scuola islamica sorta all'ombra delle due moschee più colluse con il terrorismo in Italia, non è fuorilegge solo per l'Italia ma è disconosciuta anche dall'Egitto. L'ambasciatore egiziano a Roma, Helmy Bedeir, mi ha confermato che «l'Egitto non ha nulla a che fare con quella scuola» e che «una commissione ministeriale presso il consolato egiziano a Milano esamina gli studenti a titolo personale».
    Quanto alla supposta pregiudiziale verso la parificazione delle scuole islamiche mentre ci sono le scuole paritarie cattoliche, ebraiche, americane o francesi, il paragone è fuori luogo. Non possiamo prescindere dal fatto che anche l'Italia è in prima linea nella guerra al terrorismo islamico e che questo terrorismo si alimenta grazie a una rete di moschee e scuole coraniche che indottrinano alla «guerra santa» e al «martirio». La scuola islamica è come afferma Mario Mauro, vicepresidente del Parlamento europeo, «una struttura ideologica e catechistica che è la negazione del sapere». Per contro le scuole cattoliche e ebraiche sono parte integrante della storia italiana, mentre le scuole straniere paritarie fanno riferimento a istituzioni accreditate nel mondo. L'ultima parola in questa sconcertante vicenda spetta alla ministra Moratti che, secondo Mauro, «ha assicurato che non rilascerà mai alcuna autorizzazione a parificare la scuola di via Quaranta». Comunque vada a finire l'insegnamento da trarre è che prima ancora di poter risolvere i problemi altrui, gli italiani devono risolvere i propri.
    ".




    Shalom

  2. #2
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    dal quotidiano LIBERO di oggi

    " Quell'Islam che chiede tutto e non cede nulla

    di mattias maniero


    Lasciateci passare il facile gioco di parole: storia istruttiva, questa della scuola araba di Milano. Ci insegna come cinquecento ragazzi di fede islamica (e soprattutto i relativi genitori, nonni, zii e parenti vari), pur vivendo stabilmente in Italia e pur pretendendo agevolazioni, sconti, occhi di riguardo e attenzione, non si considerino affatto italiani e come non abbiano alcuna voglia di diventare cittadini di questo Paese. Vivono tra noi, alcuni anche da diversi anni, ma l'ultima cosa alla quale pensano è quella di integrarsi. Se ne infischiano del dialogo, dell'inserimento, delle nostre leggi. E se pensate che la nostra sia solo un'esagerazione frutto di malafede antislamica, siete pregati di seguire la storia. Breve riassunto delle puntate precedenti: a Milano, via Quaranta numero civico 54, periferia della città, c'è un'ex fabbrica trasformata in una scuola. A frequentarla sono ragazzi islamici, molti egiziani, alcuni anche italiani convertiti alla fede di Allah e del suo profeta Maometto. La scuola funziona da sei anni: arabo il maestro, arabo il programma di studio, arabi i libri. Di italiano non c'è nulla o quasi. Magdi Allam, sul Corriere della Sera, è andato oltre. Ha scritto che la scuola è sorta all'ombra delle due moschee più colluse con il terrorismo in Italia, che è fuorilegge per il nostro Paese e non è neppure riconosciuta da quello egiziano, a differenza di quanto i responsabili dell'istituto hanno più volte detto. Ma questa è un'altra storia. Ritorniamo alla nostra. Quest'anno, ai primi di settembre, il Comune di Milano ha deciso di chiudere la scuola per motivi igienico-sanitari. Qualcuno si chiederà: e il Comune scopre solo oggi, dopo anni di attività, i motivi igienici? Come mai? Nessun mistero: li ha scoperti oggi perchè proprio oggi gli islamici hanno fatto richiesta di aprire una scuola straniera, una scuola paritaria, però, non privata. Paritaria significa che i ragazzi possono frequentare quelle aule, essere interrogati dal loro maestro arabo, studiare sui loro libri arabi, imparare la storia araba e prendere una licenza riconosciuta in Italia, dove notoriamente tutti parliamo italiano e tutti studiamo la storia italiana. Per necessità di sintesi, vi risparmiamo gli altri particolari, non meno assurdi, e tutti i passaggi della vicenda. Procediamo. Giunta la richiesta, le autorità competenti hanno effettuato il sopralluogo, steso la relazione e reso note le motivazioni: l'edificio, ad uso industriale, non può ospitare una nuova scuola, e dunque neppure la vecchia scuola islamica. Si deve chiudere. Anzi, non si può aprire. Ovvio, scontato. Per noi. Per loro no. Ed è esploso il caso, con tanto di corollario, rispettabilissimi esponenti del centrosinistra che si dichiarano favorevoli alla parificazione della scuola fuorilegge, altri rispettabilissimi esponenti del centrosinistra che si dicono contrari alla parificazione ma temono che la non parificazione possa spingere gli allievi verso l'estremismo. Assieme ai rispettabilissimi, i genitori dei ragazzi, che ieri hanno trasformato il marciapiede di via Quaranta in un'aula a cielo aperto. Lezione in strada, per rivendicare il diritto, in Italia, ad avere un'istruzione araba riconosciuta dalle leggi italiane. Attenzione. Può capitare che una scuola straniera presente sul nostro territorio, scuola inglese o americana o svedese che sia, si trovi ad avere locali non conformi con le nostre normative. In questo caso, il preside o chi per lui tenterà di comprare o prendere in affitto locali conformi. Gli islamici, quei locali, li pretendono dall'Italia. In alternativa, pretendono (il verbo "pretendere" ricorre spesso in questa storia) di poter continuare ad insegnare nella scuola fuorilegge. Attenzione di nuovo: in Italia ci sono molte scuole straniere, inglesi o americane o svedesi che siano. Alcune, pochissime, sono anche parificate. Nessuna ha mai preteso di insegnare la storia della dinastia regnante inglese, infischiandosene di Garibaldi e di Mazzini, e di avere pure la possibilità di concedere titoli riconosciuti legalmente in Italia. Loro, gli islamici, vorrebbero questo: noi vi spieghiamo la storia di Maometto, vi parliamo della Mecca, non vi diciamo nulla degli antichi romani e degli etruschi, e voi, una volta presa la licenza, sarete in tutto e per tutto identici ai ragazzi di Milano e di Roma. Magari, in italiano saprete dire solo buongiorno e buonanotte, ma Allah vi proteggerà, e gli italiani, che sono un po' fessi, si inchineranno ad Allah. Attenzione per la terza volta: tutto questo gli islamici, sempre loro, lo ritengono normale. Fa parte dei loro diritti, della loro necessità di integrarsi. Attenzione per la quarta ed ultima volta. Per tentare di risolvere la questione, il direttore scolastico regionale e il provveditore hanno offerto ai genitori dei ragazzi di via Quaranta due possibili soluzioni: l'iscrizione nelle scuole pubbliche con la garanzia di lezioni in arabo oppure la cosiddetta istruzione paterna (cioè a casa e a cura delle famiglie), prevista dalle nostre leggi, con esame di idoneità alla classe successiva. Niente da fare. Said Mahfuz, maestro di arabo presente ieri sul marciapiede di via Quaranta, ha risposto per tutti: «Verremo qui ogni giorno fino a quando questo problema non sarà risolto». Ovviamente, lo ha detto in arabo: lui insegna nella città di Milano a ragazzi che vogliono diventare italiani e trovare un lavoro qui da noi, nel rispetto delle leggi e delle consuetudini locali. L'italiano non gli serve. E' una lingua straniera. E se qualche cronista zoppica in arabo e non capisce al volo, peggio per lui. Che si dia da fare e alla svelta: gli islamici non hanno tempo da perdere in traduzioni e spiegazioni. Loro progettano il futuro dei musulmani in Italia, scuole arabe, macellerie arabe, moschee, centri di cultura. Magari anche qualche istituto italiano parificato, con cinquecento studenti milanesi che, bontà di Allah, potranno iscriversi alle università musulmane di Milano o di Roma e trovare un lavoro in Italia. Storia istruttiva, questa della scuola islamica di via Quaranta. Ci dimenticavamo di dire: gli istituti paritari, in Italia, se hanno un minimo di requisiti richiesti dalla legge, possono ricevere contributi pubblici. Traduzione: soldi nostri. Gli islamici, presumibilmente, vogliono anche questi. Storia istruttiva, sul serio.
    "


    Shalom

  3. #3
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    Ricatti, messinscene, minacce: islamisti all'attacco sulla scuola islamica di via Quaranta

    A pagina 36 diel Corriere della Sera di oggi del 20 settembre 2005, Magdi Allam firma un articolo dal titolo.......


    " «Dialogare con le singole famiglie per evitare minacce e ricatti»




    Possibile che uno Stato sovrano non sia in grado di dialogare con ogni singola famiglia sull' offerta dell'inserimento del proprio figlio nella scuola statale? Proprio perché si tratta di assicurare individualmente il diritto-dovere alla scuola dell'obbligo, proprio perché siamo uno Stato di diritto dove la responsabilità è soggettiva, l'approccio formalmente corretto e sostanzialmente produttivo è l'incontro e l'accordo con ciascuna famiglia. Che singolarmente deve assumersi le proprie responsabilità nei confronti dei propri figli e dello Stato, di cui è tenuta al rispetto delle leggi e alla condivisione dei valori fondanti dell'identità nazionale. Per contro la via, finora perseguita, di una soluzione unica e complessiva per l'insieme dei circa 500 studenti della scuola islamica di via Quaranta è formalmente sbagliata e sostanzialmente fallimentare.
    Perché accomunandoli accredita la tesi che sarebbero un blocco monolitico, una sorta di setta che in virtù di una supposta specificità identitaria avrebbe il diritto di trattare con lo Stato come corpo giuridico a sé stante. Così facendo si legittimano i burattinai di questa impostura, coloro che per circa 14 anni hanno violato impunemente le leggi dello Stato, elevandoli a interlocutori immacolati delle istituzioni. Guarda caso si tratta degli stessi predicatori d'odio che dalla moschea di viale Jenner, la più inquisita e collusa con il terrorismo, indottrinano i fedeli a un modello di comunità integralista islamica in rotta di collisione con la civiltà occidentale. E si finisce per autorizzarli a condizionare l'orientamento dell'insieme delle famiglie e a ipotecare il futuro dei loro ragazzi, mentre nei confronti dello Stato li si mette nella possibilità di lanciare moniti e insinuare minacce.
    Diciamo pure che è stato uno spettacolo indecoroso e avvilente il mercanteggiamento sulle leggi dello Stato a cui si è assistito domenica scorsa nell'aula magna del liceo Einstein di Milano. Quale errore acconsentire alla presenza e alla recita dell'imam Abu Imad della moschea di viale Jenner, tuttora inquisito, facendolo passare per moderato perché con un imbroglio verbale ha invitato le famiglie ad aderire alla proposta di iscrivere i figli nella scuola statale a condizione che, si badi bene, vi si impartisca «un programma arabo-egiziano completo». Vale a dire che sia una scuola straniera parificata, che va al di là di una scuola italiana parificata e dove all'insegnamento curriculare italiano si aggiungerebbero solo alcune ore di lingua araba e di cultura islamica.
    Che è sostanzialmente la proposta ufficialmente avanzata dal direttore scolastico regionale Mario Dutto e dal provveditore di Milano Antonio Zenga. Respinta in blocco dai rappresentanti di circa 200 famiglie presenti con un'alzata di mano orchestrata ad arte. Perché di fatto mette fuori gioco i burattinai della moschea di viale Jenner. A cui ha fatto seguito l'ignobile messinscena, sfruttando l'ingenuità e la sottomissione dei figli, del presidio di fronte alla scuola di via Quaranta legittimamente chiusa, non tanto per la motivazione ufficiale dell'inagibilità dei locali, ma perché fuorilegge. Sarebbe ora che la Procura della Repubblica, a cui già due anni fa arrivarono le denunce del Comune di Milano, e il Tribunale dei minori intervenissero per far rispettare la legge e tutelare il diritto-dovere dei ragazzi di integrarsi nelle scuole pubbliche.
    Finiamola con la demagogia sulla presunta discriminazione nei confronti dei musulmani o degli arabi. La scuola di via Quaranta non è il paradigma di una scuola islamica, bensì di un centro di indottrinamento ideologico illegale che si è tentato, con la complicità di politici, accademici e religiosi italiani accecati dal multiculturalismo, di riscattare alla legalità. Così come ci sono già delle scuole arabe in Italia anche se con scarso seguito e di dubbia efficienza. E finiamola con la minaccia di trasferire i ragazzi in Egitto. Si tratta di un inaccettabile ricatto nei confronti dell'Italia e di una valutazione offensiva nei confronti dell'Egitto, sottintendendo il passaggio dalla padella alla brace. Chi vuole vivere in Italia nel rispetto della legge è il benvenuto. Chi invece spera, confidando nella manifesta ambiguità delle istituzioni, di perpetuare la violazione della legge, ebbene che se ne vada in Egitto.
    "


    Shalom

  4. #4
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    Inutile dire che sono favorevolissimo alla chiusura della "scuola". Anzi, mi sembra che il vero problema stia a monte... ossia nel fatto che da anni questo luogo di aggregazione sia stato tollerato mentre stava distruggendo il diritto all'istruzione di tanti minori che vivono in Italia.

    Delle famiglie di tali minori non mi importa un fico secco. Uno Stato serio (e laico) li avrebbe cacciati a calci nel sedere se si fosse accorto che per via della loro "cultura" o, direi io, del loro analfabetismo sociale, stavano distruggendo il futuro dei loro figli.

    La scuola pubblica deve essere il mattone fondante dell'integrazione degli immigrati, per fare in modo che la seconda generazione possa, attraverso l'integrazione, superare i problemi ed i limiti che inevitabilmente affliggono la prima generazione.
    Per questo l'approccio dello scribano di Libero è, come al solito, controproducente. La prima generazione di immigrati ottiene, ed è la storia che lo dice, molto meno di quanto dà. Questa situazione di frustrazione può degenerare in tensioni di vario tipo, ma attraverso l'integrazione delle nuove generazioni si ottiene il risultato (positivo) inverso.

    La scuola è fondamentale, perchè insegna a questi bambini che esiste un mondo, spesso bello ed interessante, al di fuori della cerchia famigliare e degli "amici immigrati" che come sempre accade, in pochi anni diventano una "macchietta delle proprie tradizioni" buona più per turisti e razzisti di basso livello (fate un salto a Little Italy o a Chinatown) che non come "cassaforte dei valori e delle tradizioni della società di appartenenza".

    Saluti.

  5. #5
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    I terroristi di Londra erano "integrati", diplomati alla scuola pubblica, laureati in "laicissime" università del Regno.
    Sarebbe inoltre ora che gli scribacchini della sinistruzza prendessero atto che le loro astrazioni ideologiche sono astrazioni ideologiche, e che la realtà sociale è la realtà sociale con le sue marxiane "insormontabili contraddizioni", e che controproducente è inseguire utopie e miti facendo i siniSTRUZZI di fronte ai dati di fatto: molti signori di estrazione islamica NON vogliono affatto "integrarsi" (o megliono vogliono tutti i diritti e nessun dovere...rispetto allo Stato che li ospita), ne' che i loro figli si integrino. Una volta compreso appieno questo, con le implicazioni del caso, allora forse sarà possibile discutere seriamente delle possibili soluzioni.

    Saluti liberali

  6. #6
    Ridendo castigo mores
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    bensvegliati .. ma e' gia' notte ..

    4.5 anni di finto-governo-di-destra sono scorsi inutilmente per questo problema . Sara' tra 6 mesi sostituito da un vero-governo-di-sinistra che dara' a questa gente tutto quello che vogliono .. compreso il voto di scambio con cui la sinistra si stabilzzera' al potere per sempre .. .

    ..e bye bye furbetto ceto medio italiota , avrai meritatamente il tuo ..
    "dammi i soldi, e al diavolo tutto il resto "
    Marx


    (graucho..:-))

  7. #7
    Veneta sempre itagliana mai
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    un documento fotografico su questa incredibile vicenda, dove un paese SERIO ripeto SERIO, non avrebbe aspettato 10 anni prima di cercare di risolverlo...e badate bene che di queste situazioni, di scuole islamiche clandestine in questo paese ce ne sono un'infinità...











    VERGOGNA

  8. #8
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    Paragonare i bambini di Milano ai terroristi di Londra è "da Mantide" più che "da PFB". Anche i brigatisti rossi e neri uscivano (spesso con ottime medie) dalle scuole pubbliche o parificate ed anche i peggiori criminali spesso hanno un'educazione ed una cultura che li rende più pericolosi. Così come Osama stesso ha frequentato scuole ed amicizie americane prima di scagliarvisi contro, ed anche i giovinastri che di tanto in tanto irrompono in alcune scuole col fucile di papà e seccano gli ignari compagni sono "prodotti" della scuola stessa.

    Vogliamo quindi chiudere le scuole e mandare tutti a catechismo?

    Suvvia siamo seri, che i genitori di tali bambini "non vogliano integrarsi" (cosa comunque non vera in generale) è un problema loro e si risolve con peggiori condizioni di vita per il "non integrato". Ma lo Stato deve prendersi cura anche dei figli dei reietti.
    Anche allontanando i figli da famiglie che ne impediscano la crescita culturale e sociale.
    I bambini di Via Quaranta sono le vere vittime di questa situazione che solo una società superficiale come la nostra (e sono daccordo, almeno in questo, con Pensiero), poteva permettere che avvenisse.
    Il fatto poi che sia avvenuta a Milano, fiore all'occhiello della destra, anche leghista, dimostra come l'essere struzzi (furbi) di fronte a queste situazioni è un male comune alla società italiana, spaventata da un lato da un'informazione scatologica e spesso razzista e dall'altro dalla paura di venir accusati degli stessi peccati se si condannano situazioni intollerabili come quella di cui discutiamo.

    Ci vogliono le regole, e le persone che le fanno rispettare. Come in tutto. Come sempre. Come mai in questa nazione di ladri ignoranti.

  9. #9
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    In origine postato da Aeroplanino
    Paragonare i bambini di Milano ai terroristi di Londra è "da Mantide" più che "da PFB". Anche i brigatisti rossi e neri uscivano (spesso con ottime medie) dalle scuole pubbliche o parificate ed anche i peggiori criminali spesso hanno un'educazione ed una cultura che li rende più pericolosi. Così come Osama stesso ha frequentato scuole ed amicizie americane prima di scagliarvisi contro, ed anche i giovinastri che di tanto in tanto irrompono in alcune scuole col fucile di papà e seccano gli ignari compagni sono "prodotti" della scuola stessa.

    Vogliamo quindi chiudere le scuole e mandare tutti a catechismo?

    Suvvia siamo seri, che i genitori di tali bambini "non vogliano integrarsi" (cosa comunque non vera in generale) è un problema loro e si risolve con peggiori condizioni di vita per il "non integrato". Ma lo Stato deve prendersi cura anche dei figli dei reietti.
    Anche allontanando i figli da famiglie che ne impediscano la crescita culturale e sociale.
    I bambini di Via Quaranta sono le vere vittime di questa situazione che solo una società superficiale come la nostra (e sono daccordo, almeno in questo, con Pensiero), poteva permettere che avvenisse.
    Il fatto poi che sia avvenuta a Milano, fiore all'occhiello della destra, anche leghista, dimostra come l'essere struzzi (furbi) di fronte a queste situazioni è un male comune alla società italiana, spaventata da un lato da un'informazione scatologica e spesso razzista e dall'altro dalla paura di venir accusati degli stessi peccati se si condannano situazioni intollerabili come quella di cui discutiamo.

    Ci vogliono le regole, e le persone che le fanno rispettare. Come in tutto. Come sempre. Come mai in questa nazione di ladri ignoranti.
    --------------------------------

    Probabilmente anche tuo padre o tuo nonno erano le vere vittime della situazione politica che i loro padri avevano creato in Italia, come i padri e i nonni di qualche cinquantenne tedesco lo furono al tempo del nazismo.
    E questo vale, nel bene e nel male, per i bambini di tutto il mondo.
    Non fossero arrivati "gli americani" tutti noi saremmo ancora i figli delle vittime...etc.

    La stessa cosa è accaduta per i bambini nati in Iraq.
    Anche là sono arrivati "gli infedeli", gli americani.
    E come per noi, molti di loro sono morti e tuttora muoiono ammazzati.

    Questo per dire che è facile raccontare della scuola islamica di Milano, parlare del Sindaco e sparlare del governo.
    Bastano un paio di cammionette dei carabinieri e il problema sarebbe risolto.
    Quello che mi stupisce è che un Paese - che ha tanti cittadini, sostenuti da tanti giornali e intellettuali contrari a scuole tipo quella di Milano ma che ha, d'altra parte, riempito e seguita a riempire piazze d'Italia manifestando contro l'intervento in Iraq - abbia avuto un Governo che ha trovato il coraggio di mandare i suoi giovani assieme agli americani in Medio oriente.
    Ammetterete che questo è un problema molto più grande della scuola islamica di Milano.

    Il "cancro" che cresce silenzioso e mortale nelle "nostre città" è frutto dei troppi anni di "consociativismo" tra i due maggiori partiti italiani.
    Erano tanto assorbiti a mangiarsi tutto che non hanno avuto il tempo di accorgersi che stavano per essere mangiati, silenziosamente ed inesorabilmente rosicchiati.

    E noi, mannaggia, assieme a loro.

    E ancora molti, troppi, vogliono votarli.

  10. #10
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    In origine postato da Aeroplanino
    Paragonare i bambini di Milano ai terroristi di Londra è "da Mantide" più che "da PFB". Anche i brigatisti rossi e neri uscivano (spesso con ottime medie) dalle scuole pubbliche o parificate ed anche i peggiori criminali spesso hanno un'educazione ed una cultura che li rende più pericolosi. Così come Osama stesso ha frequentato scuole ed amicizie americane prima di scagliarvisi contro, ed anche i giovinastri che di tanto in tanto irrompono in alcune scuole col fucile di papà e seccano gli ignari compagni sono "prodotti" della scuola stessa.

    Vogliamo quindi chiudere le scuole e mandare tutti a catechismo?

    Suvvia siamo seri, che i genitori di tali bambini "non vogliano integrarsi" (cosa comunque non vera in generale) è un problema loro e si risolve con peggiori condizioni di vita per il "non integrato". Ma lo Stato deve prendersi cura anche dei figli dei reietti.
    Anche allontanando i figli da famiglie che ne impediscano la crescita culturale e sociale.
    I bambini di Via Quaranta sono le vere vittime di questa situazione che solo una società superficiale come la nostra (e sono daccordo, almeno in questo, con Pensiero), poteva permettere che avvenisse.
    Il fatto poi che sia avvenuta a Milano, fiore all'occhiello della destra, anche leghista, dimostra come l'essere struzzi (furbi) di fronte a queste situazioni è un male comune alla società italiana, spaventata da un lato da un'informazione scatologica e spesso razzista e dall'altro dalla paura di venir accusati degli stessi peccati se si condannano situazioni intollerabili come quella di cui discutiamo.

    Ci vogliono le regole, e le persone che le fanno rispettare. Come in tutto. Come sempre. Come mai in questa nazione di ladri ignoranti.
    A parte un uso....... leggermente più appropriato della lingua italica, questa è una risposta alla........ Yuri. Quanto alla superficialità.....bhe..........tu rispondi con banalità buoniste che non aiutano nessuno, anzi.....

    Shalom


    P.S. = i paragoni con i terroristi, in quanto ....paragoni..... li fai tu, non io. Circa le amicizie americane di Osama...........lasciamo perdere, che questa battuta Yuri la sa dire molto meglio.

 

 
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