Letture forzate di un intervento di Ciampi
Le superflue cannonate su Porta Pia già sbrecciata
Umberto Folena
Noi non siamo proprio capaci, al contrario di colleghi di ben altra tempra, di leggere nel pensiero del presidente Ciampi. O forse siamo solo troppo timidi. O opportunamente rispettosi.
Ma non ci stupiremmo se ieri mattina, leggendo sulla prima pagina di un quotidiano nazionale il titolo: "Da Ciampi un messaggio a Ruini: in Italia lo Stato laico non si tocca", il presidente avesse aggrottato il sopracciglio: "Chi, io?".
Il titolo è dell'Unità ed è il più esplicito di una serie di aperture con lo stampino: "Ciampi difende lo Stato laico" (Corriere della sera), "Ciampi difende la laicità dello Stato" (La Repubblica). Un coro interpretativo talmente unanime da indurti a crederci, sì, Ciampi tira le orecchie all'episcopato italiano facendo sue le allergie, se non le sindromi, di tanti laicisti in redazione circa le "indebite ingerenze" della Chiesa italiana che si permette di esprimere valutazioni e offrirle al libero dibattito; ovvero, nel generale pattume ha delle idee e pure la sfacciataggine di dichiararle.
Ma che cos'ha detto per davvero Carlo Azeglio Ciampi? Intanto ieri l'altro era il 20 settembre, anniversario di Porta Pia, dove il presidente ha fatto pervenire doverosa corona di fiori (i suoi predecessori appena potevano andavano a portarla di persona).
Poi, trovandosi a parlare agli studenti in occasione del nuovo anno scolastico al Vittoriano, che ricorda Vittorio Emanuele II, gli era impossibile non menzionare il re della presa di Roma. La frase su cui le agenzie di stampa prima e i quotidiani poi costruiscono i titoloni e le interpretazioni è fatta di due righe di 25 parole, appena un inciso in un discorso di 84 righe e 1.076 parole.
Sono così poche che si possono citare integralmente:
"Mentre cantavamo, tutti insieme, l'Inno di Mameli, il mio pensiero è corso alla data di oggi: 20 settembre, 20/9/1870, Roma capitale dell'Italia unita, il compimento del sogno risorgimentale".
Fine.
Tutto qui? Tutto qui.
Ma per l'inviato telepatico basta e avanza. Giorgi o Battistini della Repubblica, ad esempio, intuisce che il 20 settembre è appena un "pretesto", e che "il laico e cattolico Carlo Azeglio Ciampi dedica poche parole che assomigliano tanto a un freddo memorandum di rimprovero. Quasi un gelido appunto di calendario. Per mandare un segnale con garbo a chi, chiamato ad amministrare le cose dello spirito, si occupa ora anche della costituzionalità di future leggi italiane". Per Battistini il ricordo di Porta Pia il 20 settembre è "inusuale". E quando sarebbe usuale? Per il Corriere della sera sono "parole pesanti, perché allora veniva sancita la laicità dello Stato italiano".
Per farla breve e calandoci nei panni del professor Xavier, il capo telepate degli X-Men, potrebbe essere andata così: Ciampi parla, il cronista coglie il frammento, batte un lancio di agenzia, l'esca è ghiotta, parte il tam tam ed ecco confezionato il coretto. D'altronde, se tutti la spariamo identica in prima, chi oserà contraddirci?
Infatti neanche ci proviamo. Ciampi non ha alcun bisogno di difendere uno Stato laico che nessuno ha attaccato. Se sentisse il bisogno di mandare messaggi a Ruini, osiamo pensare che lo chiamerebbe al telefono.
E a Porta Pia la breccia è stata aperta 135 anni fa, quindi è del tutto inutile che qualcuno continui a cannoneggiare. Palle sprecate.
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