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  1. #1
    Napoléon I
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    Predefinito Commissione di studi sulla monarchia "Umberto II"

    Il partito, nel volere analizzare, nel solco della dottrina e della tradizione del pensiero cattolico, ogni forma di governo cristiano, si propone, fondando la commissione "Umberto II", di iniziare un fecondo periodo di analisi sulla forma di governo monarchica.
    Intitoliamo all'ultimo Re d'Italia la commissione, il quale fu esempio illustre di devozione verso le responsabilità del proprio incarico, nella sottomissione totale e devota alla Chiesa e ai suoi legittimi pastori.

    il Presidente

    Napoléon I

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  2. #2
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    Approvo la nascita della commisione monarchica "Umberto II" e nomino presidente il forumista Dreyer.

    Thomas Aquinas
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  3. #3
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    Umberto II





    La storiografia corrotta è avvezza a chiamare Re Umberto con l’appellativo di Re di Maggio, per il fatto d’aver regnao soltanto un mese, ma dimentica volutamente che Egli fu in realtà Re dal momento in cui accettò la Luogotenenza del Regno. Certo un Re senza Corona, ma con tutti gli obblighi ed incarichi di un Sovrano vero e proprio. Sin dai primi giorni, il Principe ereditario seppe conquistarsi la stima degli alleati e l’amore degli italiani. Neppure Togliatti ebbe il coraggio di criticare quest’uomo tutto d’un pezzo, dall’educazione e onestà disarmanti. La correttezza e l’onestà per Umberto venivano prima di tutto. Ogni suo gesto era figlio di questo modo di vedere le cose, un modo cavalleresco purtroppo perduto oggigiorno e già allora in crisi. Nel poco tempo che ebbe a disposizione seppe ricostruire l’immagine della Monarchia, insozzata dall’incivile campagna denigratoria dei repubblicani i quali, colpevoli, scaricavano tutta la lordura dei loro atti sulla Corona. Ricostruì l’immagine della Monarchia senza campagne elettorali, essendo semplicemente se stesso.
    Grande Signore fino infondo, rispettò anche i nemici più scorretti (vedi Pertini, che osò bersagliarlo col mitra o Romita, che tanta parte ebbe nella caduta della Monarchia ed altri) mantenendosi sempre superpartes. Dopo il referendum istituzionale che vide la Monarchia perdente (SIC!), convinto della invalidità dei risultati, anche in seguito alle numerose e palesi irregolarità accadute ovunque durante le votazioni e gli scrutini, chiese di attendere che la Cassazione si pronunciasse. Nel frattempo, in ogni dove si levarono voci di protesta e soprattutto a Napoli, dove le manifestazioni degli studenti monarchici vennero soffocate nel sangue – che strano: la repubblica si strappa i capelli per le cannonate di Bava Beccarsi, oppure, la sinistra grida vendetta per chi lancia estintori con un passamontagna sulla faccia, ma tace inesorabile della morte di questi innocenti che volevano vedere il Re, armati solo di una bandiera sabauda. Un carrarmato schiacciò Ida Cavalieri, una raffica di mitra ammazzò Carlo Russo, e la repubblica tace. Morti sotto i venti anni sulla strada, sangue che cola dai cuori sui marciapiedi, e la repubblica tace. E si autoincensa il 2 giugno, giornata che divise in due il paese e fu causa diretta di queste morti e di altri dolori.
    Umberto II, non poteva assistere a questo spettacolo senza fare nulla. Troppo amava il suo popolo. Decise perciò di lasciare l’Italia per evitare la guerra civile, ma consegnando un inequivocabile proclama agli italiani che peserà come un macigno sulle coscienze dei cosiddetti costituenti. Dall’esilio di Cascais, il Re continuò a seguire il suo paese, inviando tutti gli anni i suoi messaggi agli italiani. In ogni occasione gioiosa o dolorosa, il giubilo o il conforto della parola regale arrivava puntuale all’interessato. Aiutò sempre i deboli, gli afflitti, nella migliore Tradizione di Casa Savoia. Molti ricorderanno ancora le famose buste gialle che il Ministro della Real Casa soleva consegnare a chi chiedeva aiuto o a chi semplicemente aveva bisogno.
    Stimato a livello mondiale, non lo fu altrettanto dai capi repubblicani che lo osteggiarono, lo canzonarono e lo ingannarono al punto di impedirgli il ritorno sul suolo natio in punto di morte. E’ bene raccontare questa storia. Per l’ errore di un notaio, che scrisse “signore” anziché “presidente” su una busta indirizzata al Presidente della Repubblica, Pertini si stizzì a tal punto da rifiutare al Re morente di rivedere l’Italia. Mentre questo Re soffriva le pene dell’inferno per le metastasi che lo divoravano, col vestito grigio a portata di mano (“voglio rientrare in Italia con il vestito con cui l’ho lasciata”)i parlamentari discutevano, si accapigliavano. Longo proponeva a Fanfani di dare un visto provvisorio al Re; altri deputati proposero di dargli lo status di pellegrino cattolico per rientrare in Vaticano – e intanto il Re moriva e aspettava – Si presentava una legge, e un’altra, i comunisti si opponevano e la trattativa si sfaldava (anche questa morte avranno sulla coscienza!) Mentre un uomo che per trentasette anni aveva rispettato la Repubblica e mai aveva alzato un dito contro le istituzioni vigenti moriva, i politici non trovarono di meglio da fare che sospendere le decisioni in merito fino a data da destinarsi. Ma il Re morì. E la sua storia terrena si conclude con la folla in lacrime alle sue esequie e la sedia vuota del rappresentate della repubblica italiana.

  4. #4
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    S.M. UMBERTO II DI SAVOIA

  5. #5
    Napoléon I
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  6. #6
    Leoni in guerra e agnelli pieni di dolcezza nelle nostre case
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    Originally posted by Thomas Aquinas
    Approvo la nascita della commisione monarchica "Umberto II" e nomino presidente il forumista Dreyer.

    Thomas Aquinas
    Segretario
    Thomas iniziativa veramente lodevole. Ottima l'idea istituire una commissione di studi sulla figura di Sua Maestà Umberto II di Savoia. Posterò più tardi dei documenti anch'io
    www.interamala.it - Visitatelo che ci tengo

  7. #7
    Napoléon I
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    Post La politica

    La Politica

    Tradizionalmente al termine politica si da il significato "arte di governare lo stato". Esso è vero, ma limitato alla pratica applicazione di alcuni principi e di alcune dottrine, che fungono da linee guida, nell' "arte di governare lo stato". In filosofia la politica, è generalmente ricompresa all'interno della più ampia branca della filosofia morale o pratica, ed essa è specificamente ed essa è specificamente la scienza che studia l'agire dell'uomo come essere sociale.
    Poichè infatti è proprio dell'uomo essere calato all'interno di una società, e di vivere rapportandosi ad essa, ne consegue che la politica è una cosa che riguarda tutti quanti, anche coloro i quali si ritengono "incompetenti". Molti non si sentono "politici" semplicemente perchè poco fiduciosi dell'operato della classe dirigente, o perchè poco avvezzi alle norme tecniche che regolano i lavori del proprio governo. Tutti infatti esprimono concetti di ordine politico: nell'approvare una norma di comportamento sociale o nel criticarla, nel simpatizzare per questo o quell'esponente, financo nel criticare le tasse. Ciò accade perchè il pensiero politico, è parte essenziale del pensiero pratico dell'uomo, assieme al pensiero etico. E poichè la morale, essendo razionale appartiene a tutti gli uomini, ben possiamo affermare che tutti gli uomini, sono politici.
    Cionondimeno, non si può non compiere delle opportune precisazioni. Se tutti gli uomini sono politici, in quanto hanno un pensiero politico, è possibile che vi siano miliardi di differenti "politiche", o forse più propriamente si può affermare che vi sia un comune denominatore, che sta alla base del concetto politico, e da cui in seguito, potranno dipanarsi le eventuali differenze in ordine pratico?
    Ebbene, questo denominatore comune esiste, ed è la legge morale naturale, che è la base di ogni virtù morale, e dunque anche della politica.

    LA legge naturale

    Non occorre avere fatto studi giuridici, ne tantomeno avere studiato quel particolare movimento di pensiero che tra la fine del 700 e gli inizi dell' 800 si impone col nome di giusnaturalismo, per avere una idea precisa e sana della legge naturale. Anche l'ultimo degli sprovveduti sa che esistono dei comportamenti che la propria ragione riconosce immediatamente come leciti ed altri come illeciti. Ciò indipendentemente dalla cultura, dall'estrazione sociale o dalla provenienza geografica. Ogni uomo sa, ad esempio, senza che nessuno lo istruisca con nozioni penalistiche, che uccidere è un atto sbagliato. Allo stesso modo, ogni uomo percepisce come sbagliato, rubare. Proseguendo, ognuno comprende che non corrisponde a giustizia mancare di rispetto verso i superiori legittimi, tradire il coniuge, e così discorrendo. Proprio questo costituisce la legge naturale, una luce dell'intelligenza, grazie alla quale conosciamo ciò che si deve compiere e ciò che si deve evitare. Tale luce, è donata da Dio, ed infusa a tutti gli uomini nella creazione. Essa è la prova che l'uomo è un essere morale, e che la usa ragione è in grado di guidare l'uomo verso il bene umano, personale e sociale.
    La legge naturale, tuttavia non è sufficiente (benchè indispensabile) a guidare l'uomo verso il bene, in questo caso sociale. La corruzione portata dal peccato, le capacità umane limitate, l'errore, sono tutte cause che indeboliscono l'esplicarsi della legge naturale, e ne limitano la portata. Se tutti gli uomini infatti si lasciassero guidare correttamente dalla ragione retta, non avrebbero bisogno di altra guida al di fuori di essa. Non è così sfortunatamente. Ma Dio, nella sua infinita misericordia ha provveduto affinchè la nostra ragione avesse una guida sicura. Ci ha donato la Rivelazione, ossia un messaggio salvifico, che infallibilmente ci guida nelle corrette scelte morali. Questo Verbo mandato da Cielo alla Terra, è il Cristo. La rivelazione pertanto è un compimento ed una esplicazione perfetta della legge naturale, che in nulla la muta, e in tutto la perfezione e la rende chiara ed accessibile a tutti.
    Nel piano salvifico divino, come rivela la Scrittura, piacque a Dio che l'uomo fosse organizzato socialmente con strutture politiche. E volle che tali strutture politiche servissero all'uomo per seguire la propria ragione retta in ambito morale, permettendogli di aiutarlo a compiere il giusto. Le strutture politiche (i governi), pertanto sono volute da Dio, affinche esse si rendano fedeli applicatrici della corretta morale, come rivelata infallibilmente da Cristo nella Rivelazione. In questo senso si può dire che il fine di un governo (ciò che lo rende buono) è la sequela della regalità sociale di Cristo. E' infatti Cristo stesso che regna, attraverso la pratica della legge naturale, e mette in pratica la legge eterna che è il piano salvifico del Creatore, negli stati e nelle nazioni i cui governi la rispettano.
    La legge civile, pertanto è lo strumento con la quale i governi, guidano il popolo al bene comune, che è la sequela del diritto naturale: uno strumento voluto da Dio, per la comodità d'uso del popolo.

    Il buon governo

    Secondo la dottrina politica tradizionale, tramandataci ad esempio da Platone ed Aristotele, e fatta propria da san Tommaso d'Aquino, sono molteplici le forme con cui una società decide di organizzarsi politicamente, per meglio condurre la vita comunitaria.
    Ad esempio esiste la monarchia, (dal gr. Monos -archè= governo di un solo), quando il potere di governo, è concentrato nelle mani di una sola persona, il quale a nome di tutto il popolo esercita il proprio potere, eventualmente coadiuvato da altri, ma che gli sono necessariamente in posizione subordinata. E' bene precisare che frequentemente al termine monarchia, viene attribuito un significato che non necessariamente le è proprio: quello di un regime politico in cui il capo dello stato ha il titolo di Re, come ad esempio in Spagna o in Inghilterra, e come fino al 1946 in Italia. Nulla di più erroneo: la monarchia è tale, in senso proprio, solo se in forma pratica, il potere risiede nelle mani di una sola persona, sia essa un Re, oppure un semplice "presidente". La sovranità è del monarca. Ad esempio Francisco Franco, era un monarca, pur senza essere un Re, poichè deteneva egli soltanto il potere di governo, mentre per fare un altro esempio, il Papa è attualmente l'unico esempio di Re che è anche monarca. Negli esempi precedenti, ci troviamo di fronte a degli evidenti esempi di democrazia, poichè in nessuno dei due (o tre) casi, il Re ha un effettivo potere di governo, ma unicamente di rappresentanza, essendo quello unicamente affidato a camere rappresentative della volontà popolare, le cui decisioni non sono impugnabili dal Re (qualora lo fossero state, sarebbe potuta essere una monarchia, in cui il Re-monarca, demanda sì i propri poteri ad altri organi, ma è sempre in grado di poterli esercitare personalmente come guida effettiva, e non solo morale o simbolica della nazione).
    Altro esempio classico di forma di governo, è l'aristocrazia (aristos - kratos = Ottimo, migliore, valido; governo dei migliori), in cui i poteri di governo, sono tenuti da una classe dirigente formata da persone distinte o per la propria virtù personale oppure per nascita, in quanto nobili. Essa può essere molto buona ed utile per la società, poichè i cittadini migliori possono dare il proprio contributo umano e sociale, alla reggenza della cosa pubblica, impedendo che la volontà di un singolo possa impedire il corretto svolgimento della vita sociale. Esempio di tale forma di governo può essere la Roma Repubblicana. O lo Stato della Chiesa durante la Sede Vacante. La sovranità è del collegio dei migliori.
    Infine vi è il governo del popolo, o democrazia. In esso la sovranità è esercitata dal popolo, sia direttamente, attraverso gli strumenti di sovranità diretta (voto, referendum, ecc.), sia indirettamente, attraverso l'attività politica di rappresentanti popolari, scelti in base all'ideologia partitica, oppure in base ad organizzazioni professionali, sociali, ecc. (corporativismo). Ne è un esempio l'attuale ordinamento repubblicano Italiano, gli esempi addotti al capo sulla monarchia, e la stragrande maggiornaza degli ordinamenti nazionali esistenti.
    Occorre dunque fare un discorso su come queste tre forme di governo, risultano buone, ma prima è necessario specificare un concetto fondamentale, per chi si accinge a capire la politica. Secondo la dottrina tradizionale, e secondo la dottrina sociale della Chiesa, un governo ha senso ed è buono e legittimo, se raggiunge il proprio fine. Il fine del governo è quello di rispettare la regalità di Cristo nell'ordinamento civile, ovvero di regolare la vita sociale del popolo che governa, secondo le norme della legge morale naturale, e questo, come si è visto, giacchè la conoscienza della legge naturale non è soggetta alla virtù di religione, ma è connaturata alla retta ragione umana sic et simpliciter, indipendentemente da qualunque considerazione religiosa di fondo. E' utile sottolineare che non esiste una gerarchia di preferenza, limitatamente alla forma di governo, se esso compie il proprio dovere: vale a dire che se un governo rispetta la regalità di Cristo (ossia governa secondo la retta ragione, secondo la legge naturale, e tutti i sinonimi che abbiamo evidenziato...), non ha importanza se esso sia formato da una persona, più o tutto il popolo. Esso è buono in sè. Allo stesso modo tra più governi sani, aventi forme differenti, non esistono preminenze: la democrazia non ha più dignità della monarchia ne viceversa. Soltanto può esservi maggiore o minore oppurtunità, a seconda dei contesti culturali, economici e storici, affinchè si palesi una forma pittuosto che un'altra.
    E' normale che ognuno abbia delle personali opinioni che lo portino ad effettuare delle scelte di preferenza di ordine politico. Una coscienza politica corretta, sa tuttavia che al di là delle private simpatie, c'è un fine comune, che è esso stesso il vero obiettivo da perseguire: la sequela della legge naturale, come autentica norma di condotta politica. Il mezzo è sindacabile, il fine no.
    Altro punto da specificare è inerente alla responsabilità politica. Essa è attribuità al soggetto che esercita la sovranità. Nella monarchia, pertanto tutta la responsabilità è concentrata nelle mani del monarca, mentre il popolo, è esonerato ad un tempo, sia dalla conduzione della cosa pubblica, che della responsabilità inerente. Conseguentemente in aristocrazia la responsabilità spetta al collegio dei migliori, mentre in democrazia spetta a tutto il popolo.
    E' interessante fare un appunto conclusivo a proposito della responsabilità politica in una democrazia. Poichè la sovranità appartiene a tutti i cittadini, a maggior ragione ogni singolo deve avere come massimo interesse politico che il proprio governo segua la legge naturale, e deve altresì fare tutto ciò che è in suo potere, affinchè le scelte politiche imputabili direttamente o indirettamente, siano secondo il diritto naturale. E' pertanto moralmente inconcepibile che vi siano persone che si astengano dalla vita politica, o si rifiutino di esercitare la propria sovranità col voto. Così facendo abdicano alla propria funzione di sovrani, nel modo peggiore, tradendo. La non partecipazione alla politica, in democrazia, è moralmente illecita.

    Le degenerazioni

    Ciò che chiamiamo buon governo nel caso in cui sia fautore della sequela del diritto naturale, conosce una degenerazione. In caso di violazione della legge naturale, il governo diventa una tirannide.
    Riguardo alle tre forme classiche di buon governo, conosciamo anche i nomi delle rispettive tirannidi. Nel caso di monarchia degenerata, abbiamo la dittatura, che è dunque il malgoverno di un solo uomo. Ad esempio Hitler, Stalin, Ceauçescu, Pol Pot.
    Qualora invece una aristocrazia degeneri, siamo di fronte certamente ad una oligarchia, quale ad esempio il direttorio della rivoluzione francese. Se è la democrazia a degenerare, come purtroppo spesso accade, siamo di fronte ad una demagogia.
    Il modo in cui un governo degenera in tirannide, s'è detto, è la violazione del diritto naturale. Ma vi è in questo caso, una gerarchia nella gravità della responsabilità, che determina anche una risposta di comportamento da parte del popolo.
    La violazione del diritto naturale può derivare da un atto o da un fatto giuridico ingiusto, oppure da un atto o un fatto iniquo (esemplificando, parlerò di "legge", ma ricordo che essa è un atto, mentre nel nostro caso può essere un atto o un fatto, anche non necessariamente una legge).
    Si ha una legge ingiusta, quando la norma, violando il diritto naturale, permette al popolo di porre in atto comportamenti gravemente lesivi della legge morale, ma pienamente leciti dal punto di vista della legge civile, la quale, così si dimostra scorretta moralmente. Un esempio è la legislazione sul divorzio o sull'aborto.
    Diverso è invece il caso della legge iniqua, quella legge che obbliga i cittadini a tenere un comportamento contrario al diritto naturale. Esempi di leggi inique sono quelli ad esempio che impediscono ai cittadini di professare una religione che non contrasti con l'ordinamento civile ed il buon costume, come l'esempio dei cristiani in Arabia Saudita.
    Come si evince, la gravità maggiore spetta al governo che impone leggi inique: mentre nel primo caso, il cittadino può sempre scegliere il comportamento moralmente corretto, perdendo però la legge quella sua funzione di guida sicura della legge naturale, divenendo più incerta, nel secondo caso il cittadino è impossibilitato a praticare la virtù morale ed obbligato e seguire il vizio.
    E' logica la conseguenza sul piano pratico. Una tirannide che imponga leggi ingiuste, è detta di governo, poichè sebbene sia degenerata, ancora mantiene la sua funzione sociale di guida del popolo, il quale è tenuto ad obbedire alla sua autorità, che mantiene, sebbene in modo imperfetto, in tutte le materie che seguono il diritto naturale, e ad agire secondo retta coscienza in quelle materie in cui la legge viola il diritto naturale.
    La tirannide invece che è foriera di leggi inique, è detta di usurpazione, ha perso del tutto d'autorità, e il cittadino è moralmente tenuto a disubbidire a tali leggi. A seconda della gravità dell'iniquità, il popolo può essere anche autorizzato alla ribellione, anche violenta, per imporre un nuovo governo. L'unico caso in cui tale facoltà non è lecita, è se in forza del colpo di stato, possa instaurarsi una tirannide peggiore della prima (ad esempio, se a un regime nazista, succedesse un regime comunista).

  8. #8
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    Predefinito Re: La politica

    Originally posted by Napoléon I
    La Politica

    Tradizionalmente al termine politica si da il significato "arte di governare lo stato". Esso è vero, ma limitato alla pratica applicazione di alcuni principi e di alcune dottrine, che fungono da linee guida, nell' "arte di governare lo stato". In filosofia la politica, è generalmente ricompresa all'interno della più ampia branca della filosofia morale o pratica, ed essa è specificamente ed essa è specificamente la scienza che studia l'agire dell'uomo come essere sociale.
    Poichè infatti è proprio dell'uomo essere calato all'interno di una società, e di vivere rapportandosi ad essa, ne consegue che la politica è una cosa che riguarda tutti quanti, anche coloro i quali si ritengono "incompetenti". Molti non si sentono "politici" semplicemente perchè poco fiduciosi dell'operato della classe dirigente, o perchè poco avvezzi alle norme tecniche che regolano i lavori del proprio governo. Tutti infatti esprimono concetti di ordine politico: nell'approvare una norma di comportamento sociale o nel criticarla, nel simpatizzare per questo o quell'esponente, financo nel criticare le tasse. Ciò accade perchè il pensiero politico, è parte essenziale del pensiero pratico dell'uomo, assieme al pensiero etico. E poichè la morale, essendo razionale appartiene a tutti gli uomini, ben possiamo affermare che tutti gli uomini, sono politici.
    Cionondimeno, non si può non compiere delle opportune precisazioni. Se tutti gli uomini sono politici, in quanto hanno un pensiero politico, è possibile che vi siano miliardi di differenti "politiche", o forse più propriamente si può affermare che vi sia un comune denominatore, che sta alla base del concetto politico, e da cui in seguito, potranno dipanarsi le eventuali differenze in ordine pratico?
    Ebbene, questo denominatore comune esiste, ed è la legge morale naturale, che è la base di ogni virtù morale, e dunque anche della politica.

    LA legge naturale

    Non occorre avere fatto studi giuridici, ne tantomeno avere studiato quel particolare movimento di pensiero che tra la fine del 700 e gli inizi dell' 800 si impone col nome di giusnaturalismo, per avere una idea precisa e sana della legge naturale. Anche l'ultimo degli sprovveduti sa che esistono dei comportamenti che la propria ragione riconosce immediatamente come leciti ed altri come illeciti. Ciò indipendentemente dalla cultura, dall'estrazione sociale o dalla provenienza geografica. Ogni uomo sa, ad esempio, senza che nessuno lo istruisca con nozioni penalistiche, che uccidere è un atto sbagliato. Allo stesso modo, ogni uomo percepisce come sbagliato, rubare. Proseguendo, ognuno comprende che non corrisponde a giustizia mancare di rispetto verso i superiori legittimi, tradire il coniuge, e così discorrendo. Proprio questo costituisce la legge naturale, una luce dell'intelligenza, grazie alla quale conosciamo ciò che si deve compiere e ciò che si deve evitare. Tale luce, è donata da Dio, ed infusa a tutti gli uomini nella creazione. Essa è la prova che l'uomo è un essere morale, e che la usa ragione è in grado di guidare l'uomo verso il bene umano, personale e sociale.
    La legge naturale, tuttavia non è sufficiente (benchè indispensabile) a guidare l'uomo verso il bene, in questo caso sociale. La corruzione portata dal peccato, le capacità umane limitate, l'errore, sono tutte cause che indeboliscono l'esplicarsi della legge naturale, e ne limitano la portata. Se tutti gli uomini infatti si lasciassero guidare correttamente dalla ragione retta, non avrebbero bisogno di altra guida al di fuori di essa. Non è così sfortunatamente. Ma Dio, nella sua infinita misericordia ha provveduto affinchè la nostra ragione avesse una guida sicura. Ci ha donato la Rivelazione, ossia un messaggio salvifico, che infallibilmente ci guida nelle corrette scelte morali. Questo Verbo mandato da Cielo alla Terra, è il Cristo. La rivelazione pertanto è un compimento ed una esplicazione perfetta della legge naturale, che in nulla la muta, e in tutto la perfezione e la rende chiara ed accessibile a tutti.
    Nel piano salvifico divino, come rivela la Scrittura, piacque a Dio che l'uomo fosse organizzato socialmente con strutture politiche. E volle che tali strutture politiche servissero all'uomo per seguire la propria ragione retta in ambito morale, permettendogli di aiutarlo a compiere il giusto. Le strutture politiche (i governi), pertanto sono volute da Dio, affinche esse si rendano fedeli applicatrici della corretta morale, come rivelata infallibilmente da Cristo nella Rivelazione. In questo senso si può dire che il fine di un governo (ciò che lo rende buono) è la sequela della regalità sociale di Cristo. E' infatti Cristo stesso che regna, attraverso la pratica della legge naturale, e mette in pratica la legge eterna che è il piano salvifico del Creatore, negli stati e nelle nazioni i cui governi la rispettano.
    La legge civile, pertanto è lo strumento con la quale i governi, guidano il popolo al bene comune, che è la sequela del diritto naturale: uno strumento voluto da Dio, per la comodità d'uso del popolo.

    Il buon governo

    Secondo la dottrina politica tradizionale, tramandataci ad esempio da Platone ed Aristotele, e fatta propria da san Tommaso d'Aquino, sono molteplici le forme con cui una società decide di organizzarsi politicamente, per meglio condurre la vita comunitaria.
    Ad esempio esiste la monarchia, (dal gr. Monos -archè= governo di un solo), quando il potere di governo, è concentrato nelle mani di una sola persona, il quale a nome di tutto il popolo esercita il proprio potere, eventualmente coadiuvato da altri, ma che gli sono necessariamente in posizione subordinata. E' bene precisare che frequentemente al termine monarchia, viene attribuito un significato che non necessariamente le è proprio: quello di un regime politico in cui il capo dello stato ha il titolo di Re, come ad esempio in Spagna o in Inghilterra, e come fino al 1946 in Italia. Nulla di più erroneo: la monarchia è tale, in senso proprio, solo se in forma pratica, il potere risiede nelle mani di una sola persona, sia essa un Re, oppure un semplice "presidente". La sovranità è del monarca. Ad esempio Francisco Franco, era un monarca, pur senza essere un Re, poichè deteneva egli soltanto il potere di governo, mentre per fare un altro esempio, il Papa è attualmente l'unico esempio di Re che è anche monarca. Negli esempi precedenti, ci troviamo di fronte a degli evidenti esempi di democrazia, poichè in nessuno dei due (o tre) casi, il Re ha un effettivo potere di governo, ma unicamente di rappresentanza, essendo quello unicamente affidato a camere rappresentative della volontà popolare, le cui decisioni non sono impugnabili dal Re (qualora lo fossero state, sarebbe potuta essere una monarchia, in cui il Re-monarca, demanda sì i propri poteri ad altri organi, ma è sempre in grado di poterli esercitare personalmente come guida effettiva, e non solo morale o simbolica della nazione).
    Altro esempio classico di forma di governo, è l'aristocrazia (aristos - kratos = Ottimo, migliore, valido; governo dei migliori), in cui i poteri di governo, sono tenuti da una classe dirigente formata da persone distinte o per la propria virtù personale oppure per nascita, in quanto nobili. Essa può essere molto buona ed utile per la società, poichè i cittadini migliori possono dare il proprio contributo umano e sociale, alla reggenza della cosa pubblica, impedendo che la volontà di un singolo possa impedire il corretto svolgimento della vita sociale. Esempio di tale forma di governo può essere la Roma Repubblicana. O lo Stato della Chiesa durante la Sede Vacante. La sovranità è del collegio dei migliori.
    Infine vi è il governo del popolo, o democrazia. In esso la sovranità è esercitata dal popolo, sia direttamente, attraverso gli strumenti di sovranità diretta (voto, referendum, ecc.), sia indirettamente, attraverso l'attività politica di rappresentanti popolari, scelti in base all'ideologia partitica, oppure in base ad organizzazioni professionali, sociali, ecc. (corporativismo). Ne è un esempio l'attuale ordinamento repubblicano Italiano, gli esempi addotti al capo sulla monarchia, e la stragrande maggiornaza degli ordinamenti nazionali esistenti.
    Occorre dunque fare un discorso su come queste tre forme di governo, risultano buone, ma prima è necessario specificare un concetto fondamentale, per chi si accinge a capire la politica. Secondo la dottrina tradizionale, e secondo la dottrina sociale della Chiesa, un governo ha senso ed è buono e legittimo, se raggiunge il proprio fine. Il fine del governo è quello di rispettare la regalità di Cristo nell'ordinamento civile, ovvero di regolare la vita sociale del popolo che governa, secondo le norme della legge morale naturale, e questo, come si è visto, giacchè la conoscienza della legge naturale non è soggetta alla virtù di religione, ma è connaturata alla retta ragione umana sic et simpliciter, indipendentemente da qualunque considerazione religiosa di fondo. E' utile sottolineare che non esiste una gerarchia di preferenza, limitatamente alla forma di governo, se esso compie il proprio dovere: vale a dire che se un governo rispetta la regalità di Cristo (ossia governa secondo la retta ragione, secondo la legge naturale, e tutti i sinonimi che abbiamo evidenziato...), non ha importanza se esso sia formato da una persona, più o tutto il popolo. Esso è buono in sè. Allo stesso modo tra più governi sani, aventi forme differenti, non esistono preminenze: la democrazia non ha più dignità della monarchia ne viceversa. Soltanto può esservi maggiore o minore oppurtunità, a seconda dei contesti culturali, economici e storici, affinchè si palesi una forma pittuosto che un'altra.
    E' normale che ognuno abbia delle personali opinioni che lo portino ad effettuare delle scelte di preferenza di ordine politico. Una coscienza politica corretta, sa tuttavia che al di là delle private simpatie, c'è un fine comune, che è esso stesso il vero obiettivo da perseguire: la sequela della legge naturale, come autentica norma di condotta politica. Il mezzo è sindacabile, il fine no.
    Altro punto da specificare è inerente alla responsabilità politica. Essa è attribuità al soggetto che esercita la sovranità. Nella monarchia, pertanto tutta la responsabilità è concentrata nelle mani del monarca, mentre il popolo, è esonerato ad un tempo, sia dalla conduzione della cosa pubblica, che della responsabilità inerente. Conseguentemente in aristocrazia la responsabilità spetta al collegio dei migliori, mentre in democrazia spetta a tutto il popolo.
    E' interessante fare un appunto conclusivo a proposito della responsabilità politica in una democrazia. Poichè la sovranità appartiene a tutti i cittadini, a maggior ragione ogni singolo deve avere come massimo interesse politico che il proprio governo segua la legge naturale, e deve altresì fare tutto ciò che è in suo potere, affinchè le scelte politiche imputabili direttamente o indirettamente, siano secondo il diritto naturale. E' pertanto moralmente inconcepibile che vi siano persone che si astengano dalla vita politica, o si rifiutino di esercitare la propria sovranità col voto. Così facendo abdicano alla propria funzione di sovrani, nel modo peggiore, tradendo. La non partecipazione alla politica, in democrazia, è moralmente illecita.

    Le degenerazioni

    Ciò che chiamiamo buon governo nel caso in cui sia fautore della sequela del diritto naturale, conosce una degenerazione. In caso di violazione della legge naturale, il governo diventa una tirannide.
    Riguardo alle tre forme classiche di buon governo, conosciamo anche i nomi delle rispettive tirannidi. Nel caso di monarchia degenerata, abbiamo la dittatura, che è dunque il malgoverno di un solo uomo. Ad esempio Hitler, Stalin, Ceauçescu, Pol Pot.
    Qualora invece una aristocrazia degeneri, siamo di fronte certamente ad una oligarchia, quale ad esempio il direttorio della rivoluzione francese. Se è la democrazia a degenerare, come purtroppo spesso accade, siamo di fronte ad una demagogia.
    Il modo in cui un governo degenera in tirannide, s'è detto, è la violazione del diritto naturale. Ma vi è in questo caso, una gerarchia nella gravità della responsabilità, che determina anche una risposta di comportamento da parte del popolo.
    La violazione del diritto naturale può derivare da un atto o da un fatto giuridico ingiusto, oppure da un atto o un fatto iniquo (esemplificando, parlerò di "legge", ma ricordo che essa è un atto, mentre nel nostro caso può essere un atto o un fatto, anche non necessariamente una legge).
    Si ha una legge ingiusta, quando la norma, violando il diritto naturale, permette al popolo di porre in atto comportamenti gravemente lesivi della legge morale, ma pienamente leciti dal punto di vista della legge civile, la quale, così si dimostra scorretta moralmente. Un esempio è la legislazione sul divorzio o sull'aborto.
    Diverso è invece il caso della legge iniqua, quella legge che obbliga i cittadini a tenere un comportamento contrario al diritto naturale. Esempi di leggi inique sono quelli ad esempio che impediscono ai cittadini di professare una religione che non contrasti con l'ordinamento civile ed il buon costume, come l'esempio dei cristiani in Arabia Saudita.
    Come si evince, la gravità maggiore spetta al governo che impone leggi inique: mentre nel primo caso, il cittadino può sempre scegliere il comportamento moralmente corretto, perdendo però la legge quella sua funzione di guida sicura della legge naturale, divenendo più incerta, nel secondo caso il cittadino è impossibilitato a praticare la virtù morale ed obbligato e seguire il vizio.
    E' logica la conseguenza sul piano pratico. Una tirannide che imponga leggi ingiuste, è detta di governo, poichè sebbene sia degenerata, ancora mantiene la sua funzione sociale di guida del popolo, il quale è tenuto ad obbedire alla sua autorità, che mantiene, sebbene in modo imperfetto, in tutte le materie che seguono il diritto naturale, e ad agire secondo retta coscienza in quelle materie in cui la legge viola il diritto naturale.
    La tirannide invece che è foriera di leggi inique, è detta di usurpazione, ha perso del tutto d'autorità, e il cittadino è moralmente tenuto a disubbidire a tali leggi. A seconda della gravità dell'iniquità, il popolo può essere anche autorizzato alla ribellione, anche violenta, per imporre un nuovo governo. L'unico caso in cui tale facoltà non è lecita, è se in forza del colpo di stato, possa instaurarsi una tirannide peggiore della prima (ad esempio, se a un regime nazista, succedesse un regime comunista).
    Bè diciamo (relativamente all'ultima frase) che dalla padella si passerebbe alla brace.
    Concordo fondamentalmente sulla tua analisi. Letteralmente parlando la Monarchia pura finì con la concessione delle carte costituzionali e la nascita delle rappresentanze parlamentari. A quel punto i Sovrani furono sempre più splogliati dei loro poteri, e al governo di un solo uomo si sostituì il governo della moltitudine.
    Il Re si trasformò in una sorta di figura meramente rappresentativa e la Monarchia perse i suoi caratteri basilari.
    www.interamala.it - Visitatelo che ci tengo

  9. #9
    Napoléon I
    Ospite

    Predefinito

    Ovviamente.

    Una precisazione ulteriore sulla corretta concezione monarchica, deve necessariamente esaminare anche l'assolutismo.

    Spesso infatti si contrappone alla "monarchia" parlamentare (che è invece una democrazia con un uomo al vertice, privo di poteri, convenzionalmente chiamato re), la monarchia assoluta. Certamente essa incarna lo spirito monarchico, in quando solo il re è il sovrano (e ricordo, che a determinare il tipo di forma di governo, è chi detiene la sovranità, non il titolo del capo dello Stato).
    Tuttavia non può essere annoverata tra le forme di buon governo, in senso cristiano, poichè il monarca assolutista, si pone, come indica il termine stesso, ab solutus, sciolto da ogni legge e vincolo, superiore ad ogni concezione.
    Invece, occorre tenere ben presente, che la vera monarchia cattolica, vede il re come un servo, colui che si fa carico della massima responsabilità, per la guida ed il bene di tutto un popolo. Un onere, non un onore. E nel compimento di tale diaconia, il vero monarca, è SUDDITO del diritto naturale, ad esso egli deve essere sottoposto, altro che "sciolto".

    Purtroppo vediamo come esempi europei (Spagna, Regno Unito, Olanda, Belgio, ecc.) ribadiscano da un lato l'inconsistenza dell'elemento monarchico in tali regimi parlamentari, e dall'altro come l'abbandono del diritto naturale sia causa di sfacelo sociale.

  10. #10
    Napoléon I
    Ospite

    Predefinito L'evoluzione della specie

    Vediamo qui Juan Carlos I di Borbone, in compagnia del Caudillo Francisco Franco, all'epoca in cui il principe venne scelto dal generalissimo per guidare la Spagna. All'epoca (anni '70), il principe era convinto franchista e difensore del diritto naturale.

    Ruolo cui abdica poco dopo la morte del Caudillo, concedendo la costituzione che toglie senso al suo essere Re, e togliendo la religone cattolica come religione di Stato, approvando il divorzio e l'aborto.

    Infine ecco lo stesso Juan Carlos I di Borbone, in compagnia di Zapatero, del quale ha tranquillamente firmato la legge schifosa e innaturale che regolarizza i "matrimoni" tra omosessuali.

    Curiosità, nella foto Zapatero giura mettendo la mano sulla costituzione ma non sul Vangelo.... che ipocrisia.


    Ecco un esempio di monarchia fallita.

 

 
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