Netta affermazione del centrodestra
La Polonia gira pagina archiviato il post-comunismo
Marco Olivetti
Di certo per i polacchi le elezioni parlamentari di domenica (e quelle presidenziali, che seguiranno fra due settimane) non resteranno come l'evento dell'anno.
Il loro 2005 rimarrà anzitutto l'anno della perdita di Giovanni Paolo II e del 25° anniversario della rivolta di Solidarnosc, che a Danzica pose le basi per la riunificazione europea. Dopo essere stata il propulsore del cambio radicale della storia europea recente, la Polonia che ha votato ier l'altro appariva un Paese prematuramente scettico sulla democrazia rappresentativa, praticata negli ultimi 15 anni.
Come ben si vede dalla bassa partecipazione al voto, appena il 40 per cento degli aventi diritto (un dato americano più che europeo, eppure ormai abituale in Polonia). Tuttavia vari sono gli spunti per ragionare sul voto di domenica.
In primo luogo, sorprende l'entità della sconfitta dei postcomunisti della Sdl. Partito egemone nelle ultime tre legislature (anche se all'opposizione dal 1997 al 2001), la formazione erede del Partito operaio unificato polacco - divenuta cautamente liberale e sostenitrice dell'impresa irachena al fianco di Bush - ha visto crollare i propri consensi dal 41% delle scorse elezioni all'11 di questa tornata. Penalizzata dalla corruzione e dall'eclissi dei suoi principali leader degli ultimi decenni (Miller, Olesky, Cimoczewicz), con un primo ministro tecnico (Marek Belka) che nell'ultimo anno si è in più occasioni distinto dal partito che lo sosteneva, la Sdl può solo sperare ora di recuperare alla politica parlamentare l'attuale presidente Kwasniewski, che lascerà la carica di capo dello Stato fra un mese, dopo due mandati, e che è l'unico leader post-comunista ancora popolare.
L'altra faccia della sconfitta della Sdl è la prepotente avanzata dei partiti di destra. Le due formazioni principali, la neo-liberale Piattaforma Civica e il conservatore nazionale Partito Legge e Giustizia, hanno sfiorato - assieme - il 60 per cento dei voti, ma, nonostante l'impegno a formare un govern o di coalizione, hanno presentato programmi piuttosto divergenti. Se invece della coalizione fra questi due partiti dovesse alla fine delinearsi un'alleanza - numericamente possibile - fra Legge e Giustizia e due formazioni di destra, la populista Autodifesa e la Lega delle Famiglie Polacche, che hanno conseguito circa il dieci per cento dei voti ciascuna, la Polonia si avvierebbe verso un sistema politico inconsueto a livello europeo. Caratterizzato da due partiti di destra, egemoni sul governo e sull'opposizione.
Uno scenario che ha un termine di paragone solo in Irlanda, dove due partiti di centrodestra si alternano al potere da decenni. Se questo dato si consolidasse, diverrebbe forse vero quanto ha detto domenica sera Jaroslaw Kaczynski, leader di Legge e Giustizia, sostenendo che le elezioni appena celebratesi sarebbero le più importanti dal 1989 (cioè da quelle storiche che - pur "libere" solo per il 35% - segnarono il crollo del comunismo e, aprendo la via alla formazione del governo Mazowiecki, diedero la spallata finale alle "democrazie popolari" dell'Europa orientale nella seconda metà del "fantastico '89").
Se così fosse, in Polonia sarebbe finito, dopo il comunismo, anche il post-comunismo. Tuttavia queste conclusioni suonano, almeno per il momento, premature. Vi è un altro dato, infatti, che accomuna le consultazioni di domenica alle cinque elezioni parlamentari svoltesi prima di esse dal 1989 ad oggi, vale a dire la grande volatilità elettorale. Quasi ad ogni turno l'esecutivo e la maggioranza parlamentare uscenti sono stati travolti: accadde già nel 1990-91 a Mazowiecki e nel 1993 al partito centrista Unione Liberale e poi di nuovo, nel 2001, all'Azione elettorale Solidarnosc.
In questi casi siamo davanti a qualcosa di più della sindrome del pendolo, che caratterizza, anche nell'Europa occidentale, il comportamento dell'elettore post-moderno: chi perde le elezioni, in Polonia, non viene solo allontanato dal potere, ma travolto. Attendiamo ora l'esit o, fra 15 giorni, delle presidenziali: si potrà tracciare allora un quadro più completo.
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........ok...ok....in silenzio dietro la lavagna
