Risultati da 1 a 4 di 4
  1. #1
    torquemada
    Ospite

    Predefinito Il musicista liturgico stipendiato!!!

    "CHI SERVE L'ALTARE, VIVA DELL'ALTARE"

    (Prima lettera di San Paolo Apostolo ai Corinzi; cap. 9, vers.13)




    Il diritto alla retribuzione per l'organista professionista ministro specializzato al servizio della Sacra Liturgia è sancito dall'Apostolo nel seguente passo tratto dalla prima lettera di Corinzi:


    "Non sapete che coloro che celebrano il culto traggono il vitto dal culto, e coloro che attendono all`altare hanno parte dell`altare?"

    ("Nescitis quoniam, qui sacra operantur, quae de sacrario sunt, edunt; qui altari deserviunt, cum altari participantur?")



    Ciò è confermato dal Codice di Diritto Canonico e specificamente nel Can. 231:

    Can. 230 - §1. I laici di sesso maschile che abbiano l'età e le doti determinate con decreto dalla Conferenza Episcopale, possono essere assunti stabilmente, mediante il rito liturgico stabilito, ai ministeri di lettori e di accoliti; tuttavia tale conferimento non attribuisce loro il diritto al sostentamento o alla rimunerazione da parte della Chiesa.

    §2. I laici possono assolvere per incarico temporaneo la funzione di lettore nelle azioni liturgiche; così pure tutti i laici godono della facoltà di esercitare le funzioni di commentatore, cantore o altre ancora a norma del diritto.

    §3. Ove le necessità della Chiesa lo suggeriscano, in mancanza di ministri, anche i laici, pur senza essere lettori o accoliti, possono supplire alcuni dei loro uffici, cioè esercitare il ministero della parola, presiedere alle preghiere liturgiche, amministrare il battesimo e distribuire la sacra Comunione, secondo le disposizioni del diritto.

    Can. 231 - §1. I laici, designati in modo permanente o temporaneo ad un particolare servizio della Chiesa, sono tenuti all'obbligo di acquisire una adeguata formazione, richiesta per adempiere nel modo dovuto il proprio incarico e per esercitarlo consapevolmente, assiduamente e diligentemente.

    §2. Fermo restando il disposto del can. 230, §1, essi hanno diritto ad una onesta rimunerazione adeguata alla loro condizione, per poter provvedere decorosamente, anche nel rispetto delle disposizioni del diritto civile, alle proprie necessità e a quelle della famiglia; hanno inoltre il diritto che si garantiscano la previdenza sociale, le assicurazioni sociali e l'assistenza sanitaria.

    * * *

    Commento del nostro consulente Avv. Lorenzo Marzona, presidente della Associazione per la Musica Sacra "Vincenzo Colombo" di Pordenone:

    "Per quanto riguarda il Canone 230 esso regola l'assunzione liturgica dei ministeri di lettore e di accolito. Avendo tale assunzione appunto solo valore liturgico, è ovvio che non possa avere effetti economici e civilistici.
    Il fatto che non sia citato il ministero del musicista, ma solo quello del cantore, conferma ulteriormente che esso, per la sua natura, ha caratteristiche specifiche non assimilabili a quelle del lettore, dell'accolito e del semplice cantore."






    Il Codice di Diritto Canonico al n.231 interessa particolarmente il servizio professionale dell’organista di chiesa e del direttore di coro, e dimostra in realtà come, ufficialmente, la Chiesa Cattolica Italiana sia attenta al riconoscimento dei singoli carismi:


    “I laici che si dedicano in modo permanente o temporaneo ad un particolare servizio della Chiesa, hanno l’obbligo di acquisire un’adeguata formazione, necessaria per adempiere debitamente la loro funzione e per esercitarla consapevolmente, assiduamente e diligentemente. Essi hanno diritto ad una onesta remunerazione adeguata alla loro condizione mediante la quale possono decorosamente provvedere alle loro necessità ed a quelle della loro famiglia, rispettando anche le disposizioni del codice civile; hanno inoltre diritto che si provveda debitamente alla loro previdenza e assicurazione sociale ed alla cosiddetta assistenza sanitaria”.

    Fonte: www.organisti.it

  2. #2
    torquemada
    Ospite

    Predefinito

    A OGNI CHIESA IL SUO MAESTRO DI CAPPELLA


    (da Vita Pastorale, n.4 - aprile 2001)


    di Antonio Parisi




    La musica sacra fa discutere, fa problema, crea partiti contrapposti. Si innescano polemiche ottuse e inestricabili che non rendono un buon servizio a nessuno: né alla liturgia, né alla musica, né tantomeno ai musicisti. Accuse reciproche di incompetenza, schierano tradizionalisti contro innovatori, diplomati contro dilettanti, organo contro chitarra, coro e assemblea in perenne conflitto, gregoriano e polifonia perdenti nei confronti della musica popolare, musica "ritmica giovanile" contro musica tradizionale e via di questo passo.


    Molti interventi di illustri musicisti e musicologhi, hanno finora affrontato e parlato con competenza solo di un aspetto del problema: l’aspetto esclusivamente musicale, le così dette ragioni della musica. A fronte di queste indagini, manca invece l’attenzione all’aspetto più importante, le ragioni della liturgia, che dicono quanto la musica sacra, e quindi il musicista, s’inserisca e sia a servizio della celebrazione, svolgendovi un compito ministeriale.
    È proprio qui il problema dei problemi: non partire dalla musica e fermarsi alla musica; ma partire dalla liturgia, dalla celebrazione e inserirvi il canto e la musica.


    Alcune precisazioni e convincimenti:


    La riforma del Vaticano II ci ha donato un nuovo messale e un nuovo rito, alla luce dei quali vanno reinterpretati i ruoli dei musicisti impegnati nella liturgia. In particolare:


    * va ridefinito il nuovo modo di pensare la "vera solennità" liturgica,

    * va riscoperta la vera partecipazione attiva alla celebrazione dei misteri,

    * va approfondito il compito ministeriale svolto dall’organista come da tutti gli operatori musicali impegnati nella celebrazione,

    * va ristudiato il rapporto tra la funzione dei riti e il tipo di forme musicali adeguate,

    * vanno ridisegnati i ruoli e le competenze dei vari "attori" del canto e della musica.

    * è necessario ampliare ad altri strumenti questo servizio di sostegno musicale.


    Si comprende bene allora che non basta porsi la domanda: si può o non si può, è lecito o è proibito? si deve o non si deve fare?


    Alcuni musicisti sarebbero indotti a interpretare le prospettive ispirate dalla riforma liturgica del Vaticano II, come una diminutio del loro ruolo, come realtà troppo subalterna, come una rinuncia all’arte. Tali interpretazioni nascono a partire da una mistica dell’organo, dal mito che enfatizza un "sacerdozio" del musicista, da una esaltazione romantica di un ruolo. "Siamo nel cantiere aperto di una riforma, che è obbedienza ai moti dello Spirito del Signore e non strategia vaticana o clericale" (F. Rainoldi).


    Non si riforma nulla, senza una presa di coscienza del senso e delle componenti di un rinnovato o almeno ‘aggiornato’ tipo di ministerialità; il musicista è stato scelto per servire il popolo di Dio e non può invece servirsi della Chiesa. E l’aggiornamento è tra l’altro, componente insostituibile di una autentica professionalità. La riforma è certamente anche nelle cose (organi, repertori, contratto…), ma è soprattutto nelle persone.


    Don Guido Genero, così scriveva fin dal 1994 "…gli organisti (e in genere i musicisti) si impegnino per una vera formazione liturgica, basata sulla comprensione specialistica dell’azione celebrativa cattolica e delle sue ragioni. E’ evidente che senza una esplicita condivisione della fede cristiana e dei suoi contenuti, o almeno, senza un chiaro riferimento al sentire tipicamente ecclesiale intorno alla liturgia come esperienza religiosa, non sia possibile un esercizio credibile di questo ruolo musicale…".


    Questioni sul tappeto:


    Prima di proseguire, vorrei, per quanto è possibile, fotografare brevemente la situazione attuale dei musicisti di chiesa in Italia.
    La realtà è tra le più variegate e complesse, ma in movimento su tutti i fronti. Si va da situazioni in cui non esiste la benché minima competenza necessaria a svolgere con correttezza e dignità il proprio compito, fino ad arrivare a musicisti preparati e convinti del proprio ruolo ministeriale.
    Quindi, da un lato, dilettanti che per tanto tempo hanno reso un servizio prezioso alle proprie piccole comunità; dall’altro, cattedrali e santuari che si sono accontentati di volontari, senza mai vagliare le competenze specifiche di un organista o di un direttore di coro.
    Oggi in Italia non è possibile dare un "volto" liturgico, culturale, giuridico, economico ben definito alle persone che svolgono tale incarico.


    Quali i motivi di una situazione non più accettabile?


    Da una parte si è pensato che con la riforma liturgica del Vaticano II, con la introduzione della lingua italiana, con nuove pubblicazioni di musiche moderne, la chiesa non richiedesse più una seria preparazione liturgica, musicale, spirituale. Dalla parte dei musicisti diplomati si è ritenuto, a torto, che la riforma avesse bandito dalle chiese, gli organi, i cori, la polifonia, il gregoriano. Sono sotto i nostri occhi le polemiche e i partiti contrapposti che hanno fatto perdere tempo, ritardando un approfondimento ed un’applicazione esatta del dettato dei Padri conciliari.


    Ora siamo ad una svolta: il clima si è alquanto rasserenato, la produzione di canti per la liturgia è più attenta alla celebrazione e alle persone. Si comprende meglio cosa voglia dire partecipazione attiva, piena e consapevole; si riscopre il gusto del silenzio e dell’ascolto; si esige da parte degli animatori musicali più preparazione; si moltiplicano corsi estivi, incontri per gli operatori musicali; la pubblicistica ha al suo attivo, libri e sussidi che aiutano ed orientano una seria preparazione sia liturgica che musicale.


    Il clero, finalmente comprende che al primo posto della propria attività pastorale è la liturgia, "fonte e culmine" della vita della chiesa e che pertanto deve dedicarsi con più attenzione e interesse pastorale alla formazione liturgica e tecnica dei propri animatori liturgici e musicali. Non è più tempo di abdicare ad un gruppo di giovani di buona volontà tutto il settore della liturgia, senza seguirli, orientarli, prepararli.


    Cosa sta progettando la chiesa in Italia attraverso l’Ufficio Liturgico Nazionale?


    Dal 1994 è stato attivato a livello nazionale, sotto la responsabilità della sezione Musica Sacra dell’Ufficio, un Corso di perfezionamento Liturgico-Musicale (Co.Per.Li.M.), indirizzato ai musicisti diplomati presso i Conservatori di musica e ai diplomati presso le scuole e istituti diocesani di musica sacra. Tale corso è destinato a formare i responsabili diocesani, gli incaricati di musica liturgica delle comunità religiose e aggregazioni ecclesiali, i docenti delle scuole e istituti diocesani di musica sacra.
    Il Corso, diviso in tre aree, comprende:
    riflessioni fondamentali di liturgia e musicologia liturgica,
    impegni progettuali: pastorale della musica, didattica e pedagogia della musica,
    tecniche pratiche: vocalità -coralità, animazione e regia sonora.
    In 6 anni si sono diplomati 50 allievi e circa la metà ricopre un incarico a livello diocesano.


    Un altro progetto in fase di elaborazione, riguarda una proposta relativa alla istituzione di un corso accademico nei Conservatori italiani di "Musica per la liturgia e per le attività musicali e culturali in ambito ecclesiale", in vista dell’organizzazione autonoma dei piani di studio accademici di primo e secondo livello nell’ambito della riforma degli studi musicali in Italia. (ex Legge 21.12.1999 n. 508). Senza entrare in questioni prettamente tecniche, crediamo che un tale corso, ove attivato, diventerebbe una fucina dove preparare i musicisti di chiesa. Si desidera che ci sia un efficace coinvolgimento di musicisti professionisti che si dedichino con competenza e professionalità all’animazione musicale delle chiese in Italia, sia sotto l’aspetto liturgico che culturale. Insomma si vorrebbe ripristinare la figura del maestro di cappella, responsabile del settore musicale della propria comunità, un musicista capace e preparato in possesso di abilità liturgiche e tecniche, in grado di coordinare l’ambito corale, strumentale e concertistico di una diocesi, di una cattedrale, di un santuario, di una grande parrocchia. È una sfida impegnativa e di alto profilo, ma è l’unica strada che creerebbe le condizioni di una vera rivoluzione musicale e culturale all’interno delle nostre comunità.


    In tale prospettiva va considerato anche il problema della questione economica dei musicisti di chiesa. È maturato il tempo per affrontare con serenità, con giustizia, con equità tale problema. Certo, anche in questa sede ribadiremo il concetto di esercitare prima di tutto il coraggio della gratuità, in pieno anticonformismo rispetto alla mentalità corrente, per la quale vale ciò che si paga, e tutto va regolato da accordi legali.


    La ministerialità liturgica è un dono che si riceve e si esercita come onore immeritato e un ministero ecclesiale è ben più di un semplice lavoro, perché difficilmente si articola solo come prestazione d’opera e diritto alla retribuzione. Ma, affermato quanto sopra, va anche praticata la massima del Vangelo: "mangiate quello che vi sarà posto innanzi" e "chi serve all’altare viva dell’altare".


    Al riguardo, posso comunicare che è in dirittura d’arrivo, un accordo economico collettivo per i musicisti di chiesa in Italia. Tale accordo intende regolamentare la prestazione dei musicisti di chiesa la cui attività viene qualificata come lavoro autonomo, trattandosi di prestazione rientrante nell’ambito delle arti.
    Vorrei subito aggiungere che tale accordo è un primo passo e non risolverà di colpo le variegate e complesse situazioni esistenti in Italia (diversità di parrocchie per numero di fedeli e di estensione territoriale, presenza di strumenti musicali adeguati, di disponibilità di risorse finanziarie). Occorre dialogo, pazienza, rispetto, giustizia e carità per cambiare una prassi consolidata. Atteggiamenti arroganti o rivendicativi sarebbero, totalmente fuori luogo; l’obiettivo primario a cui puntare non è una sistemazione economica, praticabile del resto in un numero limitato di casi.
    Ritengo che le Diocesi dovrebbero attrezzarsi preparando un elenco di musicisti preparati e competenti sia liturgicamente, sia musicalmente.


    Quali i sogni e gli ideali per il futuro?


    Sogno una schiera di maestri di cappella, organisti e vari strumentisti che si preparano o presso i Conservatori di musica nel ramo della musica per la liturgia, o presso le scuole diocesane e istituti di musica sacra, acquisendo professionalità e seria preparazione, in modo da essere inseriti in un elenco diocesano secondo una graduatoria motivata. Sogno che vengano nominati maestri di cappella, organisti, direttori di coro presso le varie cattedrali, santuari, parrocchie, con un accordo economico dignitoso. Si potrebbero anche bandire concorsi pubblici con esami e titoli per le chiese più importanti.
    Naturalmente bisognerebbe curare, come avviene per altri ministeri all’interno della chiesa, una formazione permanente sul piano spirituale, liturgico, musicale e pastorale.


    Un traguardo immediato potrebbe essere la figura del maestro di cappella nelle cattedrali, basiliche e santuari; un musicista che coordina i vari interventi strumentali, corali e assembleari, che sceglie i canti per i vari tempi liturgici e per i vari sacramenti che si celebrano, che affida gli incarichi per le messe domenicali, che segue e prepara le riunioni del gruppo liturgico, che programma alcuni concerti durante l’anno pastorale evidenziando le festività più importanti, che cura la manutenzione degli strumenti musicali e che verifica con gli altri operatori la bontà delle scelte operate.
    Fuori dal sogno, suggerirei per l’immediato futuro un traguardo possibile: una maggiore attenzione da parte dei parroci nella scelta degli organisti con una preparazione liturgica e musicale accettabile e per i quali venga previsto un compenso secondo le norme in vigore.


    Vorrei però, che il sogno non svanisse, ma diventasse nel tempo una realtà della chiesa italiana. Il Concilio ha creato nuove situazioni che esigono ripensamenti, dialogo proficuo, confronto e conversione da parte di tutti. Per la musica di chiesa e per i musicisti non è l’ora del funerale, ma è piuttosto il tempo di un’attesa di Pasqua, di cambiamento e di passaggio.



    don Antonio Parisi,

    Responsabile nazionale per la Musica Sacra presso l'Ufficio Liturgico Nazionale della Conferenza Episcopale Italiana


    Bari, 22 febbraio 2001

  3. #3
    torquemada
    Ospite

    Predefinito

    PROGETTO Promosso dalla Cei
    Musica liturgica: si riaprono le porte dei Conservatori.

    Al via nuovi corsi per formare direttori di coro e organisti Parisi: coniugare «ministerialità» e professionalità. Busani: non basta la buona volontà



    Roma. Nel conservatorio di Bologna è già una realtà da due anni. In altri cinque - Bari, Matera, Avellino, Potenza e Benevento - potrebbe diventarlo presto (c'è già l'approvazione del collegio dei docenti, si aspetta la ratifica del ministero competente, quello dell'Università). Ma l'obiettivo vero è raggiungere prima o poi tutte le istituzioni musicali della Penisola, per riallacciare i rapporti tra Conservatori e grande musica liturgica, interrotti da quasi un secolo. Per questo si punta ora alla formazione specifica di organisti e direttori di coro. E il progetto di un corso di Musica per la liturgia e per le attività musicali e culturali in ambito ecclesiale verrà inviato a tutti i Conservatori d'Italia. Intanto l'idea si fa strada tra gli addetti ai lavori, riscuotendo sostanziale apprezzamento. Ieri se n'è parlato in una riunione promossa dall'Ufficio liturgico nazionale, alla presenza del segretario generale della Cei, monsignor Giuseppe Betori, del direttore dello stesso ufficio, don Giuseppe Busani, e del consulente per la musica liturgica, don Antonio Parisi, che è anche il principale ideatore dell'iniziativa. «In pratica - ha ricordato Parisi - il progetto elaborato riguarda la preparazione di due profili di musicisti: l'organista liturgico e il direttore di coro, cioè figure da inserire in un contesto ecclesiale molto chiaro, le celebrazioni che si svolgono nelle chiese di tutta Italia. È ormai un fatto acquisito che una seria professionalità va coniugata con la ministerialità. Quindi un buon organista e un buon direttore di coro devono essere incamminati a diventare anche buoni cristiani. Ne consegue, perciò, che la liturgia sarà materia fondamentale del corso». Su questo punto ha messo l'accento anche il direttore dell'Ufficio liturgico nazionale. «Sta maturando nelle nostre comunità - ha fatto notare don Busani - una insoddisfazione crescente verso il pressapochismo musicale che per diversi anni, nel post-concilio, ha visto all'opera soggetti impreparati o musicisti anche professionisti ma totalmente a digiuno delle esigenze liturgiche. Questo corso tende ad unire i due tipi di preparazione, proprio per ovviare a simili inconvenienti». Naturalmente l'iniziativa si affiancherà - senza sostituirle - ad altre occasioni formative come il Coperlim (Corso di perfezionamento liturgico-musicale) e le scuole diocesane di musica sacra. Ma un rinnovato dialogo tra la Chiesa e le istituzioni musicali più prestigiose del Paese, si fa notare, non potrà che giovare sia dal punto di vista culturale sia sotto il profilo degli sbocchi occupazionali dei musicisti (è ormai quasi in dirittura d'arrivo un progetto di contratto nazionale dei musicisti ecclesiali, tra la Faci e l'associazione italiana organisti di chiesa, del quale potranno avvalersi gli enti ecclesiastici, scegliendo tra diverse opzioni: prestazione occasionale, collaborazione coordinata, vera e propria assunzione). Ma l'esigenza primaria è per tutti quella della formazione. Perciò il corso proposto ai Conservatori si configura come una specializzazione riservata ai già diplomati. E comprende discipline come liturgia, musicologia liturgica, organo, direzione di coro, elementi di composizione per la liturgia, ma anche prove pratiche come vocalità-coralità, improvvisazione organistica, elementi di canto gregoriano e repertori di canto in italiano. C'è pure uno spazio per l'organizzazione e gestione di eventi culturali e per i rapporti sempre più stretti tra musica e computer. I due indirizzi del corso hanno precise finalità. Quello per gli organisti deve permettere loro di «svolgere bene il proprio ruolo e quindi di improvvisare interludiando, accompagnando e sostenendo l'assemblea, il coro, i solisti, e di introdurre e concludere con brani d'autore adatti, le varie celebrazioni», sottolinea Parisi. Quello per i direttori di coro deve tendere a far emergere «non scholae cantorum alla maniera classica che gestiscono la celebrazione senza alcuna attenzione al rito, ma cori che fanno parte dell'assemblea, pur svolgendo un ministero particolare».


    Mimmo Muolo

    (articolo tratto dal quotidiano "Avvenire" nella rubrica "Catholica" - Mercoledì 5 Dicembre 2001)

  4. #4
    torquemada
    Ospite

    Predefinito

    é e Ti chiedi: perch ?
    A Messa, Domenica, erano alcuni ragazzi e un assemblea numerosa; al momento del canto
    comunitario si sentono alcuni accordi ritmati da tre chitarre seguiti da un canto identico alle canzonette,
    pochi ragazzi cantano, o meglio, gridano, vocali aperte, respiri a singhiozzo, assemblea balbetta
    tentativi di partecipazione corale, ne risulta una ” non preghiera nel disordine di incertezze melodiche
    e ritmi imprecisi; non musica sacra.
    é e Ti chiedi: perch ?
    La sostituzione di questi canti al repertorio tradizionale `degna musica da eseguire in liturgia?
    Queste canzonette sono musica sacra ù sacro ministero? Veramente si pensa che possono sostituire i
    numerosi secoli di musica liturgica? Perch forse Adoro Te devote non `pi logico per pregare?, il
    latino? fornisci la sua traduzione ed `risolto il problema della comprensione ed `fatto; un fatto cos
    importante che forse oggi non se ne coglie pi il significato, ma perch ? perch i Sacerdoti non sono
    stati formati o informati del valore che pu avere la vera musica sacra, non la hanno vissuta e quindi
    non la propongono; il canto gregoriano e il canto ambrosiano, hanno contenuti di spiritualit e
    coinvolgimento alla partecipazione e alla preghiera insostituibili ed insuperabili; il canto di un Attende
    Domine o della Missa De Angelis non sono un freno alla partecipazione assemblea, chi scrive, vive in
    prima persona entusiasmo e la partecipazione del ” Popolo di Dio riunito in preghiera non di gente
    nostalgica ma di persone che si riconoscono, che si ritrovano uniti nella logica bellezza che deriva dalla
    pratica del vero canto sacro, il canto della chiesa cattolica, della sua tradizione che ha formato e ancora
    oggi pu formare ” assemblee oranti …, con il canto Ubi caritas o del Parce Domine `possibile
    trasformare assemblea partecipe fino ad udire un suono cos ampio come il rumore del mare.
    é e Ti chiedi: perch ?
    Non ascolti il Papa quando ti dice ” basta con i canti sciatti …
    é e Ti chiedi: perch ?
    I Sacerdoti, Parroci, Vescovi, permettono tante brutture musicali che mettono a disagio i Fedeli, alcuni
    dei quali si irritano e abbandonano la celebrazione; quando senti alla Messa: 3 chitarre e il basso
    acustico , sax, batteria e chitarra , ecc .
    Perch i ragazzi cantano solo con la chitarra? Perch ?, non sottovalutiamoli, chi scrive, ha fatto
    conoscere e cantare a numerosi ragazzi il canto gregoriano, e loro: affascinati, e loro: commossi, con
    quale risultato di bellezza, quella ” bellezza che salver il mondo che Ti convincerai di essere parte
    della Chiesa di sempre e che sar sempre ” a riempire con il suo Spirito, la faccia della terra di gioia
    infinita; Ti far sentire vivo in quella Chiesa dove trovi insegnamento tramandato dai suoi Apostoli,
    Dottori, Confessori, una Fede per la quale i Martiri hanno donato la loro vita.
    Se pensiamo quanto sia importante la Fede, se pensiamo alle architetture dei luoghi di culto, all “arte che
    `stata realizzata per lodare Dio, non ci ridurremmo mai a banalizzare le liturgie con canti che non sono
    logici per la preghiera e la lode Altissimo.
    E qui `logico e doveroso (ri) chiamare attenzione i Vescovi che sono garanti della
    divulgazione e testimonianza del Vangelo, nelle liturgie sar bene proporre canti pi degni delle
    canzonette ritmate, stimolare i fedeli in genere, ma in particolare i giovani, a prepararsi all “animazione
    liturgica con canti presi dalla tradizione musicale vissuta da molti anni, da generazioni numerose di
    fedeli; non vaghi tentativi di esperimenti musicali, ma sulla sicurezza funzionale della ” Musica del
    passato che pu divenire nel presente bellezza infinita.
    Giovanni Vianini
    SCHOLA GREGORIANA MEDIOLANENSIS
    Milano, Settembre 2003

 

 

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