«Voli sicuri, la lista nera non basta Diamo la pagella alle compagnie»
Bisignani (direttore Iata): esiste un sistema che valuta gli standard di efficienza
«La pubblicazione della black-list non basta a garantire la sicurezza dei cieli: ogni vettore deve avere la sua pagella». Per la prima volta dopo i cinque incidenti mortali (quasi 500 le vittime) che hanno fatto di quella appena passata l’estate nera dell’aviazione civile, le compagnie aeree dicono la loro. E per tutti interviene Giovanni Bisignani, direttore generale e ad di Iata, l’associazione del trasporto aereo internazionale che raggruppa 270 vettori.
Direttore, l’iter per la pubblicazione di una lista nera Ue delle compagnie fuori norma sta per partire.
«E per noi è motivo di profonda preoccupazione».
Paura di essere messi alla gogna?
«Per niente. E’ che il sistema ha bisogno di integrazioni per garantire un sufficiente livello di affidabilità. Oggi la sicurezza è affidata innanzitutto alle aviazioni civili. Ma ci sono molte deficienze in diversi Paesi per mancanza di uomini e risorse».
Serve quindi una supervisione?
«C’è l’Icao: la massima autorità internazionale certifica il livello di affidabilità degli Stati nel garantire la sicurezza dei cieli. Ma sotto esame è il sistema regolamentare, non la compagnia. L’altro strumento Ue è il sistema Safa: ispezioni spot dell’aviazione civile su un apparecchio straniero. Anche in questo caso la fotografia del singolo aereo non certifica l’affidabilità della compagnia».
E’ sulla base di questi controlli spot però che vengono compilate le liste nere.
«Sia chiaro: non ci opponiamo alla lista nera, purché sia compilata con standard internazionali e criteri di trasparenza. Ma così com’è serve solo a dare una risposta all’opinione pubblica (più che alla sicurezza) in un momento di emergenza. La nostra proposta - già presentata a Bruxelles e a tutti i Paesi Ue - è di integrare la black-list con il nostro sistema Iosa (Iata operational safety audit)».
Di che cosa si tratta?
«E’ stato introdotto nel 2003 per aumentare il livello di sicurezza delle nostre compagnie del 25% tra 2004 e 2006. Ci sono sei società di audit, i tecnici per settimane passano in rassegna tutti gli aspetti legati alla sicurezza di una compagnia: ruolo del capo azienda, addestramento del personale, manutenzione (e pezzi di ricambio!), storia degli incidenti registrati. Alla fine dell’ispezione ci trasmettono un rapporto, consideriamo le eventuali carenze e le segnaliamo alla compagnia. Se dopo alcuni mesi tutto è stato risolto il vettore è iscritto nel registro Iosa, diversamente no».
Ma così il controllato diventa controllore.
«No, perché il sistema è stato elaborato da Iata con le massime autorità in materia di sicurezza del trasporto aereo: Icao, Faa, Jaa e le aviazioni civili di Canada e Australia».
Quante sono le compagnie oggi inserite?
«Settanta: contiamo di arrivare a fine anno con 140 vettori controllati».
Una bella accelerata dettata dall’agosto nero?
«Molte compagnie dovevano fare solo aggiustamenti: la verifica dura dai quattro mesi all’anno. Altrettante hanno capito che se vogliono lavorare in code-share devono sottoporsi a questo controllo. Nel registro sono iscritte 20 compagnie non Iata, altre si preparano a farlo: l’Egitto vorrebbe che le sue charter (40, alcune in black-list) si sottoponessero a Iosa».
Non serve dunque dare vita a un’apposita agenzia di rating?
«Icao certifica le aviazioni civili, Iosa le compagnie. Non resta che pubblicare i risultati: l’elenco delle prime 55 compagnie promosse è già sul nostro sito Internet».
Ma sono solo 55 su 270 Iata. Nel mondo ne volano più di mille...
«Nel 2004, su 103 incidenti, le compagnie Iata sono state coinvolte solo nel 39% dei casi pur rappresentando il 94% del traffico internazionale. Il nostro livello di sicurezza è sicuramente diverso. Quello generale è comunque elevato: 0,7 incidenti (con l’aereo distrutto) per milione di voli. Ma è vero, la situazione cambia molto da Paese a Paese. In Africa il tasso è quasi sei volte più alto. E lì ci concentreremo per certificare almeno una ventina di compagnie».
Uno dei sei vettori coinvolti negli incidenti della scorsa estate è un vostro associato.
«La Helios di Cipro, ma non è iscritta nel registro Iosa. Il vero problema è rappresentato dalle compagnie che operano marginalmente, in estate e a Capodanno. Hanno una struttura che non risponde ai requisiti di sicurezza: dall’addestramento alla manutenzione».
Troppi tagli dopo la crisi dei cieli?
«Non direi: gli Usa, i più interessati dalla crisi, non hanno mai avuto un livello di sicurezza così alto. E chi è carente lo sarebbe stato in ogni caso».
Allora troppi aerei?
«Tanti: un miliardo e 800 milioni di passeggeri nel 2004, due miliardi nel 2005. Con un incremento del 6% annuo di viaggiatori, aumentano anche i voli. E gli investimenti nella sicurezza devono essere sempre maggiori».
Una crescita che ha portato alla nascita di compagnie piccole, charter o low cost.
«Certo, ma charter o low cost non è sinonimo di insicurezza: in Europa ce ne sono tante eppure il livello di sicurezza è elevato. E anche la dimensione della compagnia o il costo del biglietto non rappresenta più una discriminante nell’affidabilità. Ribadisco: la differenza sta nell’organizzazione della compagnia. E solo una pagella può certificarne l’affidabilità».
Alessandra Mangiarotti
Corriere della Sera




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