….ragioniamoci sopra
Che cosa significa cadere in piedi? Per Piero Fassino, intervistato alla radio da Barbara Palombelli, Berlusconi è un combattente stimabile, uno che non molla, uno che dovrebbe liberarsi con un gesto di stizza dei nani che lo vogliono dissellare, magari con delle primarie risibili, e fronteggiare la gioiosa macchina da guerra del centrosinistra in prima persona, cadendo in piedi com’è nel suo stile.
Bello, romantico, ma anche ironico.
Ironico nel senso che c’è un sottotesto da leggere e da decifrare, un piccolo innocente nascondimento da indagare.
Che Berlusconi sia un uomo estremamente coraggioso va da sé per noi che stimiamo la sua avventura di imprenditore capace di rompere il più antico e feroce monopolio italiano, quello della tv di Stato; per noi che consideriamo una benedizione della storia il suo arrivo in politica, osteggiato dai suoi avversari non meno che dai suoi consiglieri, magari per ragioni opposte, e da lui perseguito con il grande talento che sappiamo e il grande dono di un Ego prorompente, narcisista ma anche molto vivace, versatile e generoso.
Gianni De Michelis una volta definì il Cav. con parole appropriate per chi ne conosca il carattere, le passioni, il modo di lavorare, la semplicità ferrigna del ritmo di vita, le doti di ironia e autoironia strette strette al motore umano della sua megalomania: un uomo-laser. E così è.
Tuttavia nel conto eroico-ironico di Fassino, fatto in tasca al suo avversario, qualcosa per noi non torna.
Cadere in piedi significa aver compiuto una missione, e aprire un altro capitolo esistenziale ipotecando il futuro, meritando il blasone di ogni anima bennata e cioè la derrota, quella sconfitta senza la quale nessun uomo è un uomo.
Costringere un cavaliere che ha combattuto vittoriosamente contro i mulini a vento, che ha preso legnate per oltre dieci anni ma sempre imponendo la sua presenza, le sue idee, i suoi sentimenti, la sua persona ad avversari immeschiniti nella battaglia, costringerlo a durare oltre il limite della sua missione, a diventare altro da sé e a dare una battaglia senza esercito, tutto questo significa esigere da un Napoleone Bonaparte un comportamento da generale Custer.
Che sia un avversario come Fassino a consigliare questa strada, per quanto leale come avversario egli si presenti o sia, è comprensibile.
Che i palafrenieri del cavaliere gli consiglino invece prudenza e sicurezza di sé, che lo stimolino a raccogliersi nella vittoria strategica già ottenuta per la storia di questo paese, salvaguardando la possibilità che la storia della destra continui e abbia un senso oltre l’ordalia elettorale, dovrebbe essere addirittura ovvio.
C’è un solo modo di cadere in piedi, per un condottiero politico: scendere da cavallo al momento giusto.
Ferrara su il Foglio
saluti
Anche Prodi ha qualcosa da ridire: è incazzato di brutto per via delle interviste televisive, secondo lui troppo schierate.
Che sia un pochino nervoso lo dimostra che quel che dice è vero, troppo schierate si, ma a sinistra.
Non gli piace l'attivismo di Fassino.




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