Trattasi di un cortometraggio idiota, degno del peggior cinema americanofilo. Ma a prescindere dal giudizio estetico è quello morale a censurare l'ennesimo buco nell'acqua di Laurent Cantet. Quest'ultimo, regista ormai all'ultima spiaggia ha pensato bene di dare una svolta alla sua carriera fallimentare buttandosi nel genere di successo per eccellenza, ovvero quello apologetico-multirazziale.
Qualsiasi regista, pur incapace che fosse, è stato sempre e ovunque oggetto di approvazione collettiva qualora la sua opera si facesse portatrice del dogma dell'occidente liberal-golbalizzato: la gioia della promiscuità, del mescolazionismo inter-razziale.
Ecco allora Cantet raffigurare lo squallido turismo sessuale di tre donne diverse, icone viventi della qualunquista femmina occidental-globalizzata: ricca e affermata alla ricerca di amore e tenerezza, in fuga dal grigiore della propria vita e del proprio matrimonio consunto dal consumismo massificatore.
Quale sarà l'ancora di salvezza di queste fragili individualità ormai sull'orlo della cinquantina? La risposta di laurence Cantet è in riva alla spiaggia caraibica, tra capanne e alberi da cocco, in forma del solito selvaggio omone africano.
Questa la profondità del cinema di Laurent Cantet.
Giudizio finale: boicottare




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