Uno dei danni più devastanti dei regimi è quello di peggiorare le persone, anche le migliori. Prendete il cardinal Ruini. Già prima non era un granchè. Ma nel novembre 1991, già alla guida della Cei, anticipò di qualche mese lo scandalo di Tangentopoli con la nota pastorale «Educare alla legalità». Occorre - scrivevano i vescovi italiani - «evitare che siano solo i deboli e gli onesti ad adeguarsi alle regole, mentre i forti e i furbi le disattendono». Denunciavano lo straripare delle mafie, ma soprattutto «la nuova criminalità dei colletti bianchi che impone tangenti a chi chiede anche ciò che è dovuto» e la «frequente impunità dei trasgressori». Chi paga tangenti «non sempre subisce una concussione, ma spesso trova comoda la corruzione per ottenere ciò che altrimenti non potrebbe avere… Si cerca più il favore che il diritto… Anche la classe politica, col suo frequente ricorso alle amnistie e ai condoni, annulla reati e sanzioni e favorisce nei cittadini l'opinione che si possa disobbedire alle leggi dello Stato, che la furbizia viene sempre premiata, che il fai da te contro le regole può esser considerato pienamente legittimo». Alla fine Ruini e gli altri vescovi sottolineavano la «stretta connessione tra moralità e legalità» e si appellavano ai «cristiani impegnati in politica in quanto sono tra i primi responsabili della crescita o del declino del senso di legalità», ma anche alla «società civile» perchè «si riappropri della funzione politica troppo spesso delegata esclusivamente ai professionisti». Perché «si fa politica non solo nei partiti, ma anche al di fuori di essi, contribuendo a uno sviluppo globale della democrazia con l'assunzione di responsabilità di controllo e stimolo». Parole che potrebbero, anzi dovrebbero, essere scritte oggi. Invece, nell'era dei condoni e delle leggi illegali, nel giorno del salvapreviti, Ruini non solo s'oppone legittimamente alle nozze gay (e illegittimamente ai Pacs). Ma s’ingegna a difendere il pio Fazio dall'«abuso della pubblicazione di intercettazioni». Ecco, l'unico abuso che intravede nello spaventoso scandalo di Bankitalia è quello di chi l'ha scoperto e denunciato. E non sa che non è un abuso: lo sarebbe se le intercettazioni non fossero state depositate. Come nel caso di Masotti, nel leggendario «Punto a capo» contro i no global. Ma quella volta Ruini non protestò.

Poi c'è Er Cicoria, al secolo Rutelli, che con Ruini dà vita alla più pittoresca coppia di fatto mai vista. È lo stesso che nell'88, militante radicale, distribuiva preservativi davanti alle scuole di Roma contro «l'incapacità e irresponsabilità del ministro Donat-Cattin, dovuta anche a freni e condizionamenti attribuibili a una certa cultura cattolica». Nel '90, nei Verdi, s'impegnava con l'Arci Gay a «far eleggere un omosessuale». Nel '93 Franco Grillini invitava a votarlo sindaco di Roma perché «accoglierà la piattaforma del movimento gay», compreso «il Registro delle unioni civili». Lui, una volta eletto, nominò «con grande slancio e partecipazione» il leader gay Vanni Piccolo «consigliere del sindaco per i diritti civili dei gay», promettendo «strade nuove ed innovative» per le unioni civili. Il che gli valse l'immediato attacco del Vicariato di Roma. Poi, avvicinandosi il Giubileo, s'avvicinò al Vaticano. Nel '95 sposò Barbara in chiesa. E nel 2000, dopo aver concesso il patrocinio del Comune al Gay Pride, s'accorse all'improvviso che cadeva nell'anno giubilare, e lo ritirò. Il 15 gennaio 2003, eurodeputato della Margherita, ebbe un richiamo della foresta e votò la risoluzione che invitava i governi Ue a riconoscere le relazione extramatrimoniali anche fra persone dello stesso sesso «e a connettervi gli stessi diritti riconosciuti al matrimonio», equiparando i diritti delle coppie di fatto a quelli delle coppie sposate e impegnando l'Ue «a iscrivere nell'agenda il reciproco riconoscimento delle relazioni non matrimoniali, nonchè del matrimonio fra persone dello stesso sesso». Ancora un anno fa, sul Foglio, diceva sì «a un riconoscimento pieno dei diritti di cittadinanza e di una serie di implicazioni amministrative della convivenza tra omosessuali». Tutto dimenticato. Massimo Consoli, leader storico dei gay, ricorda ancora quel giorno della campagna del '93 trascorso con lui a «Paese sera». «Telefonò una lettrice sfrattata da una casa di proprietà del Vaticano. Rutelli commentò: “Ti rendi conto che il Vaticano possiede il 60% di Roma? Se divento sindaco, glielo faccio vedere io al Vaticano!”…». Infatti.