Ma se Bondi si offre lo Prendiamo?
di Antonio Padellaro
Mettiamo che un giorno, anzi che una notte, Sandro Bondi (sì, Bondi il numero due forzista, l’uomo più devoto a Berlusconi) decida di cambiare vita, di attraversare le linee nemiche e di offrirsi all’Unione per essere candidato alle elezioni del 2006. Che fa l’Unione, lo prende? Chiediamo scusa a Bondi se abusiamo del suo nome per estremizzare (e dunque per rendere più nitido) un problema che non riguarda lui bensì la discussione che anima e divide il centrosinistra sui cosiddetti transfughi del Polo.
Da che mondo è mondo passaggi di campo armi e bagagli e improvvisi mutamenti di casacca partitica ci sono sempre stati. Così come è normale che alla figura del voltagabbana si accompagnino riprovazione e dileggio da parte di chi ha una visione, diciamo così, non mercantile della politica. Il fatto è (come si può leggere qui accanto) che la crisi galoppante della Casa della libertà sta dando al fenomeno del trasformismo
dimensioni inattese, soprattutto a livello locale dove gli esponenti della (ex) maggioranza che hanno saltato il fosso sono almeno una cinquantina.
Pur pensando che ciascuno dovrebbe tenere alla propria reputazione, e a maggior ragione chi ricopre ruoli elettivi, proviamo a osservare la questione esclusivamente sotto l’aspetto pragmatico. Quindi non se sia eticamente giusto o ingiusto ospitare chi viene dal Polo, ma se ciò sia utile alle fortune dell’Unione o invece controproducente. Ebbene, stando
alle regole sul trattamento dei transfughi che i leader unionisti
faticosamente mettono a punto, uno come Bondi, teoricamente, dovrebbe essere accolto a braccia aperte. Non ha detto infatti Prodi, illustrando la sua «dottrina» che occorre distinguere «i transfughi che sono a caccia di un posto e, invece, i cambiamenti dei partiti, dei movimenti, le prese d’atto di una crisi irreversibile del Polo»? Una presa d’atto che un Bondi (sempre con rispetto parlando) o un qualunque altro leader della destra
non farebbe fatica a concedere all’atto del suo ingresso nella sede di Santi Apostoli. Allo stesso modo di quei tanti ex iscritti al Pci che non esitarono a entrare, per esempio, in Forza Italia, spinti a farlo (almeno così dissero) dalla crisi irreversibile del comunismo.
No, se come sostiene l’ulivista Santagata «fare prigionieri» e poi
arruolarli sotto le insegne unioniste è cosa buona e giusta, allora non occorre neppure sottoporli al purificante purgatorio ipotizzato dal Professore: se sono utili alla causa prendiamoli tutti e non se ne parli più. Allora ha ragione da vendere anche Claudio Rinaldi quando invita quelli del centrosinistra a non fare troppo gli schizzinosi. Insomma: se l’obiettivo è la vittoria finale su Berlusconi, a cosa serve «ostentare un’improbabile purezza etnico-culturale?».
Già, ma siamo davvero sicuri che inzeppare le liste dell’Unione di ex deputati e senatori del Polo, saliti sul carro del vincitore all’ultimo minuto porti acqua al mulino della coalizione? E gli elettori? Per caso, qualcuno ha pensato a come la prenderanno i “nostri” elettori? Non ci riferiamo alle ex clientele della destra che gli onorevoli trasformisti cercheranno di riciclare in clientele del centrosinistra. Parliamo delle persone che in questi quasi cinque anni sono stati sempre con l’opposizione; e ne hanno sempre condiviso tutte le battaglie per la pace,
i diritti e la legalità; e per l’opposizione hanno sempre votato
trasformandola nella maggioranza di quasi tutte le regioni e di quasi tutte le città. Donne e uomini che per quasi cinque anni hanno vissuto sulla propria pelle le tante anomalie democratiche generate dal governo Berlusconi: a cominciare dalle indecenti leggi ad personam di cui proprio in queste ore (sentenza All Iberian) la giustizia continua a subire gli effetti nefasti.
Come si pensa reagirebbero questi cittadini qualora vedessero spuntare sulla scheda dell’uninominale, sotto il simbolo dell’Unione, il nome di qualche ex soldatino azzurro o di qualche suo collega leghista o udc o an, sempre allineati e coperti ogni volta si doveva votare le leggi care al premier- proprietario? Certo, al momento della conta elettorale non
esistono voti buoni e voti cattivi, e i voti eventualmente portati in dote dai cosiddetti transfughi valgono esattamente come gli altri. Resta da vedere se sarà possibile sommarli. Quelli che entreranno a quelli che usciranno.
http://www.unita.it/index.asp?SEZION...TOPIC_ID=44846




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