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Ue. Financial Times: ecco i trucchi dell'Italia per entrare nell'euro
Artifici contabili costruiti sul mercato dei derivati. Ultimo di una preoccupante serie di articoli molto critici nei confronti dell'Italia, un servizio del prestigioso Financial Times oggi accusa: il governo di un Paese dell'Unione, presumibilmente quello italiano, ha mascherato con operazioni di cosmesi contabile le dimensioni del proprio deficit pubblico per essere ammesso nell'area della moneta unica europea.
L'Italia entrò nell'euro con astuzie contabili, accusa il FT
Londra, 05-11-2001
Artifici contabili costruiti sul mercato dei derivati. Ultimo di una preoccupante serie di articoli molto critici nei confronti dell'Italia, un servizio del prestigioso Financial Times oggi accusa: il governo di un Paese dell'Unione, presumibilmente quello italiano, ha mascherato con operazioni di cosmesi contabile le dimensioni del proprio deficit pubblico per essere ammesso nell'area della moneta unica europea.
Firma italiana per il rapporto Isma
La tesi è contenuta nel rapporto dell'International Securities Market Association (Isma), firmato da un italiano, Gustavo Piga: ci sono tracce di ricorso a strumenti (contratti swaps) che nel '97 consentirono al governo di centrare l'obiettivo dell'ingresso in Eurolandia. Trucchi che potrebbero essere impiegati ancora, tanto che l'Isma ha invitato i governi ad una maggiore trasparenza sulle operazioni sui derivati.
I trucchi italiani
Il rapporto dell'Isma non cita mai esplicitamente l'Italia. Ma fa riferimento ad operazioni swap sulle valute nel 1997 per dare ai conti pubblici numeri più rassicuranti, riducendo temporaneamente il peso del debito pubblico, il cui contenimento era una condizioni ineludibili per entrare nell'euro, stabilite a Maastricht.
Il documento dell'Isma riporta indietro di oltre quattro anni, alle polemiche in Italia e alle perplessità in Europa suscitate dall'ammissione nell'area euro di un Paese che ancora nel '96 aveva un debito pubblico pari al 6,5% del PIL, oltre il doppio di quel 3% indicato dai criteri di Maastricht. Nel 1999, anno del varo del sistema dell'euro, il rapporto era sceso a meno del 2% e l'obiettivo del governo Berlusconi ora è portarlo all'1,1% nel 2002.
Swap: strumento complesso
Il contratto a cui allude il rapporto dell'Isma è un classico derivato: un intermediario finanziario, ad esempio una banca, intasca una commissione e gestisce uno scambio di titoli garantendo le controparti dal reciproco rischio d’insolvenza. Nel caso in questione, il governo italiano avrebbe fatto ricorso a currency swap per generare flussi di pagamento che avrebbero consentito di "anticipare al presente" voci attive future.
Con un currency swap, in generale, due controparti si impegnano a scambiarsi flussi di pagamento in due diverse valute, relativamente al capitale e al pagamento degli interessi, secondo modalità che variano da contratto a contratto. Ad uno scambio a pronti di una data quantità di una valuta, in cambio di un’altra valuta, segue uno scambio di segno opposto al termine del contratto; naturalmente, l'operazione è accompagnata dal pagamento di interessi da parte di entrambe le controparti, per tutta la durata del contratto.
Il governo italiano avrebbe fatto ricorso agli swap con un'emissione fatta nel 1995 "su cui fu utilizzato uno swap valutario nel 1997 per ridurre temporaneamente la portata del deficit del paese e andare incontro ai criteri di Maastricht", secondo quanto si legge nel rapporto Isma. Un'analoga operazione, dice il quotidiano, era avvenuta con "un bond da 200 miliardi di yen emesso dall'Italia nel 1995".
WSJ: bravi, però...
Se il governo italiano ha davvero fatto ricorso a questi strumenti, scrive il Wall Street Journal, è da ammirare per la conoscenza delle potenzialità di questi derivati, qualcosa che "sospettiamo resti un mistero in molti ministeri del Tesoro. Ma forse la manipolazione segreta del denaro pubblico in questo modo - scrive ancora il WSJ oggi - è troppo. Certo, se l'Italia, addolcì i suoi libri contabili grazie ad un uso illegente dei derivati, rendere pubblica l'operazione avrebbe attenuato suoi i vantaggi: e proprio questo è il punto. Negli ultimi anni nel mondo si è assistito ad una forte spinta verso una maggiore trasparenza nel riscorso ai derivati, ma questo movimento non si è esteso al settore pubblico". Come dire che l'astuzia italiana potrebbe fare scuola.




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iaociao:
