di Maurizio Blondet

IRAQ - Sono meno di tremila i musulmani «stranieri» che operano in Iraq in nome dell'Islam radicale: ma il resto dei 30 mila insorti sono iracheni, che resistono all'occupazione americana.
Lo afferma uno studio del CSIS (Centre for Strategic and International Studies), un think tank collegabile alla CIA, che ha fornito i dati basandosi sugli interrogatori dei guerriglieri catturati.



La maggior parte dei jihadisti non sono sauditi, contrariamente a quanto si è spesso ripetuto: pare siano solo il 12 % dei guerriglieri «stranieri».
La maggior parte (20 %) sono algerini, seguiti da siriani (18%), yemeniti (17%), sudanesi (15%) ed egiziani (13%).
Ci sarebbero anche circa 300 musulmani cittadini britannici.



I sauditi sono giovani tra i 17 e i 25 anni e sono in genere della classe media, con un lavoro, anche se appartengono per lo più alle tribù beduine più integraliste.
«Questi militanti sono per lo più motivati», dice il rapporto del CSIS, «dall'indignazione all'idea che una terra araba sia occupata da una nazione non-araba. I loro sentimenti di rivolta sono stati resi più intensi dalle immagini dell'occupazione che vedono in TV e su internet. La causa scatenante per la loro militanza che citano più spesso [negli interrogatori] è Abu Ghraib».

Maurizio Blondet