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  1. #1
    Cavaliere d'oro
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    Predefinito Minacce contro chi critica il fondamentalismo islamico

    A pagina 9 di Libero del 2005-09-06, Barbara Romano - un giornalista firma un articolo dal titolo «Arrivano le fatwe contro i giornalisti - Avvocati a difesa dell'"onore" dei musulmani»

    LIBERO di martedì 6 settembre 2005 pubblica a pagina 9 un articolo di Barbara Romano sulle gravi minacce ricevute dal giornalista dell'OPINIONE Aldo Torchiaro e e ad altri critici del fondamentalismo finiti nel mirino del gruppo Islam Anti-Defamation League.

    Ecco il testo:

    ROMA Spediscono messaggi intimidatori, stilano liste di proscrizione e, quel che è peggio, lanciano la loro fatwa via Internet. Alternando allusioni in stile mafioso a minacce più esplicite, hanno iniziato a intimidire chiunque si azzardi a dare un giudizio politicamente scorretto sull'Islam e i suoi seguaci. Sono i legionari della Iadl: Islamic anti- defamation league. Un'associazione nata in Italia per combattere ogni libera espressione di pensiero contro il terrore messo in atto in nome di Maometto. Obiettivo: stanare e mettere a tacere i nemici del fondamentalismo islamico, in sprezzo ai più elementari diritti di libertà di stampa e di opinione. Come? Passando al setaccio tutti i mezzi d'informazione ( quotidiani, siti web, tv...) e quindi contattando direttamente, accusandolo e minacciandolo, chi si permette di muovere critiche al credo islamico, che finisce nelle " black della Iadl. Già si vantano di aver fatto chiudere uno dei siti pro- Oriana Fallaci: www. thankyouoriana. it. È lei la nemica giurata della " Gestapo" islamica. La Fallaci, assieme a Magdi Allam, la femminista Ayaan Hirsi Ali e molti altri dissidenti, bloggers, scrittori, intellettuali, giornalisti che hanno osato dire la verità sull'Islam. Ultimo in ordine cronologico, Aldo Torchiaro, giornalista dell'Opinione, quotidiano che si è spesso contraddistinto per le sue inchieste- denuncia sulle connivenze tra l'area dell'eversione estremista italiana e il terrorismo islamico. Torchiaro, sul suo blog ( htt p : / / a l d o t o r c h i a r o . i l c a n n o cchiale. it), ha appena ricevuto una " visita" della Iadl. C'è un nome, tale Halima Barre, in calce alla missiva su cui ora sta indagando la Digos. « La esortiamo a continuare nei suoi divertenti elzeviri » , lo sfida Barre, « da oggi può contarci tra i suoi lettori abituali, considerato che siamo sia per la libertà di espressione sia per la politica della lunga corda. Scelga lei quella che preferisce » . Torchiaro è avvisato. « Una minaccia tutt'altro che velata » , commenta il giornalista. Lui un mese fa aveva scritto un articolo su due dissidenti impiccati a Tehran dal regime iraniano e a questo si deve l'allusione alla « politica delle corda » . Ma non sembra stupito: « I sostenitori della resistenza irachena sono da sempre nemici della libertà di stampa e d'opinione, ecco perché nel loro codice anziché replicare con degli argomenti, preferiscono l'intimidazione e la politica della corda » . Quando lo raggiungiamo al telefono, Torchiaro è negli uffici della Digos, che ha riconosciuto la natura intimidatoria della lettera e ha già aperto un'inchiesta sul caso, soprattutto per risalire all'identità del mittente ( Halima Barre potrebbe essere un nome fittizio). Ma soprattutto per capire chi c'è dietro quest'associazione. Indagine che potrebbe aprire squarci inquietanti sulla galassia degli amici nostrani dei mujaheddin. Il sito di Torchiaro non è il solo bersaglio degli intimidatori di Maometto. Anche altri bloggers sono stati colpiti dalla censura islamica targata Iadl. Un altro caso è quello di Stefania Atzori, autrice di un " neocon blog" ( http: / / freethoughts. splinder. com) che a lei piace definire semplicemente « politically incorrect » , già diffamata da un tale chiamato " Sharif" per i suoi interventi contro l'Ucoii che querela Magdi Allam ( « sono straconvinta che ne uscirebbe vincitore » ) , contro « la barbara e vile legge islamica Sharia nei tribunali per immigrati in Canada » , o contro « i fascisti islamici che dichiarano guerra ad una ragazza irachena ( Sarah Mendly, ndr) che parteciperà a Miss Inghilterra » . Nessun odio verso i musulmani, solo la denuncia della discriminazione, in particolar modo femminile, di quel mondo che la Atzori conosce fin troppo bene, avendo avuto una bambina da un egiziano che poi gliel'ha rapita. La donna poi è riuscita a riportare sua figlia in Italia, ma la sua odissea non sembra finita. Come quella di Ayaan Hirsi Ali e di altre coraggiose attiviste antiislamiche contro le quali si moltiplicano le sentenze di morte via internet. In questi ultimi mesi, due membri della Iadl hanno condotto una battaglia a tappeto con lo scopo preciso di inibire il libero pensiero. Un vero e proprio linciaggio psicologico che si fa beffa anche della legge sulla privacy. Chiunque essi siano, questi individui, infatti, non hanno esitato a pubblicare e- mail personali e dati privati delle loro " vittime", dopo averle bersagliare con frasi tipo « l'azione punitiva va portata fino in fondo » . Oppure: « Vi staneremo, perché l'era del musulmano che subisce zitto- zitto è finita » .

    L'articolo "Avvocati a difesa dell'"onore" dei musulmani" spiega che cosa sia in realtà il gruppo in questione.

    Ecco il testo:

    MILANO Un esercito di cinquantatré avvocati, tra i quali 14 cassazionisti e costituzionalisti, dislocati su tutto il territorio nazionale, si preparano a difendere l'onore ferito dei musulmani. Tutti assoldati dall'Islamic Anti- Defamation League Italy, organismo di recentissima fondazione, nato su iniziativa di « un gruppo di intellettuali, lavoratori, lavoratrici, madri, padri, liberi professionisti, studenti, tutti musulmani » che « hanno deciso di dare un stop al dilagare dell'antiislamismo » . Si presentano così, in un comunicato pubblicato dal sito Internet Aljazira. it e sul blog del giornalista del " manifesto" Sherif El Sebaie. Ma nessun nome noto del fondamentalismo nostrano compare tra i protagonisti dell'iniziativa, di cui tale Halima Barre è la portavoce. Promettono di raccogliere, analizzare e disseminare informazioni « sull'attività di propaganda dell'odio e dell'estremismo » . Non è una difesa del genere umano o della libertà religiosa dei singoli individui, si badi bene. Niente a che fare con un Tribunale internazionale contro la persecuzione degli infedeli nei regimi dove vige la legge coranica. E questo non è nemmeno l'ufficio dove si presentano le ragazze con una denuncia per violenze domestiche ai danni del padre che impone loro di indossare il velo. Prima i musulmani, poi gli altri, dunque, come insegna la teoria fondamentalista. Ma finché la battaglia si combatte nelle aule di giustizia, e non con le autobomba, lo " scontro tra civiltà" rimane su livelli accettabili. Senonché, dietro la tutela delle vittime dell'anti- islamismo, si intravede una minaccia culturale. Se negli Stati dove il Corano è la fonte della legge chi propone una lettura critica del testo sacro viene dichiarato apostata, in Occidente la pressione si esercita diversamente. Basterà dire: « Ti mando in Tribunale » .

    Informazione corretta
    Quando le armi saranno fuorilegge, solo i fuorilegge avranno le armi

  2. #2
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    Forse tanto il sovversivo 'liberale' R Hunter ( è lui che si definisce tale) quanto la feccia sionista di 'Libero' gradirebbero vedere un Islam ridicolizzato, vilipeso come avviene per il cristianesimo nel 'cristiano' occidente. Mi riferisco a decine di spot che utilizzano volgari, blasfemi riferimenti alla fede cattolica per vendere di tutto. Forse gradirebbero un Islam ridotto a 'moralina' privata. Chi 'attacca' deve mettere in conto le 'possibili' conseguenze.

  3. #3
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    Testo originale scritto da LEONIDA
    Forse tanto il sovversivo 'liberale' R Hunter ( è lui che si definisce tale) quanto la feccia sionista di 'Libero' gradirebbero vedere un Islam ridicolizzato, vilipeso come avviene per il cristianesimo nel 'cristiano' occidente. Mi riferisco a decine di spot che utilizzano volgari, blasfemi riferimenti alla fede cattolica per vendere di tutto. Forse gradirebbero un Islam ridotto a 'moralina' privata. Chi 'attacca' deve mettere in conto le 'possibili' conseguenze.

    Io invece non voglio vedere l'Islam attaccato, vilipeso, ridicolizzato... no!
    Io semplicemente non lo voglio vedere in Italia e in Europa dal momento che non appartiene alla nostra identità.
    È chiedere troppo che se ritornino a casa loro?

  4. #4
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    Testo originale scritto da LEONIDA
    Forse tanto il sovversivo 'liberale' R Hunter ( è lui che si definisce tale) quanto la feccia sionista di 'Libero' gradirebbero vedere un Islam ridicolizzato, vilipeso come avviene per il cristianesimo nel 'cristiano' occidente. Mi riferisco a decine di spot che utilizzano volgari, blasfemi riferimenti alla fede cattolica per vendere di tutto. Forse gradirebbero un Islam ridotto a 'moralina' privata. Chi 'attacca' deve mettere in conto le 'possibili' conseguenze.
    No. Semplicemente lo si vorrebbe vedere A-CASA-SUA. Ficcatevelo in quella testa dura una volta per tutte, in Europa NON LO VOGLIAMO.
    Riaffiorano i ricordi degli anni di passione
    ritorna il vecchio sogno per la rivoluzione.
    Racconti senza fine di gente che ha pagato
    non puoi mollare adesso la lotta a questo stato.
    La rivoluzione è come il vento, la rivoluzione è come il vento.

  5. #5
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    Un bell'articolo della Padania che ho trovato sul sito della comunità armena di Roma.



    Turchia, non aprire all'invasione silenziosa. La Padania On-Line 5/12/04

    Con l’immigrazione confluiscono in Europa integralismo, terrorismo e criminalità

    Turchia, non aprire all’invasione silenziosa

    È in atto una politica di penetrazione del continente europeo



    Il Comitato Pro Nativa Europa di Ferrara ha inviato ai vertici dell’Unione Europea un Memorandum in cui sono illustrati i motiviche rendono inaccettabile l’adesione della Turchia all’Ue. Riportiamo di seguito la terza puntata del fascicolo.



    CONQUISTA ISLAMICA IN AZIONE: INVASIONE MIGRATORIA E POLITICA DEL VENTRE



    L’immigrazione islamica non è un evento legato soltanto alla congiuntura europea, ma una scelta politica di penetrazione in Europa perseguita con un preciso disegno dall’insieme islamico (Organizzazione della Conferenza Islamica), che l’ha programmata nella conferenza di Lahore del 1974. La leva demografica è ritenuta la modalità vincente dell’Islam per sommergere gli europei, i quali, al contrario, per il ridotto tasso di natalità tendono a ridursi. Cosicché Ernst Nolte ha acutamente considerato che all’Islam «una conquista di tipo non bellico deve apparire possibile, anzi probabile».


    L’immigrazione, pertanto, è divenuta una questione complessa, da cui dipende il permanere od il soffocamento della civiltà europea. Da un lato l’economia europea ha bisogno di importare mano d’opera, purtroppo non ben regolata dagli Stati e dalla stessa Unione. Dall’altro lato si attua una precisa volontà politica dell’insieme islamico, nel quale confluiscono tanto il fondamentalismo quanto il terrorismo, di conquistare l’Europa con l’immigrazione.


    Sicché le correnti immigratorie islamiche avvengono sotto regia, più o meno occulta, della Turchia, che ne ha accompagnato e ne accompagna tuttora l’afflusso clandestino in partenza dai porti islamici turchi ed africani. Già l’8 gennaio 1998, quindi a fenomeno migratorio intenso già da diversi anni, in una seduta in Roma dei capi delle polizie dei Paesi più interessati agli sbarchi di clandestini, l’accordo era unanime nell’ammettere che tale flusso era diretto da organizzazioni aventi la loro base in Turchia.


    Il punto discriminante per definire l’atteggiamento dell’Europa sull’Islam è quello di stabilire se tale movimento politico-religioso sia totalitario oppure no. Qui non c’è spazio per disamine dottrinali. La via più rapida è storicizzare l’esperienza di oltre tredici secoli di regimi islamici, per capire che essi si traducono in assolutismi politici, da cui non vi è ritorno allo stato laico democratico ed alla libertà sia religiosa sia politica.

    Coloro che ritengono di imporre all’Islam con la forza laicità e democrazia, così come intesi in Occidente, prospettano una soluzione impossibile. L’Islam non condivide e non intende condividere il potere con alcuna forza politica diversa dall’Islam. Per l’Unione Europea è urgente e grave decisione politica prendere provvedimenti rapidi e radicali, fin che ne ha la possibilità.


    L’Europa, che è scampata di recente a due totalitarismi, quello nazi-fascista e quello comunista, ha davanti a sé il problema di salvaguardarsi da un totalitarismo più difficile da contenere e da combattere per le sue ambiguità contenutistiche di tipo religioso.


    Gli immigrati, su posizioni religiose diverse dall’Islam, pur conservando la loro fede si integrano nelle società degli Stati Europei, che hanno dato loro accoglienza. Gli islamici non si integrano, costituiscono in ogni Stato comunità separate a se stanti. I modelli di integrazione seguiti nei diversi Stati europei sono falliti. Una schiera di sociologi e politologi invece di mettere in luce l’irriducibilità volitiva ed ideologica islamica, ne fanno addebito agli Stati europei passando a chiedere nel nome della libertà religiosa, ignorata e calpestata dagli islamici, di piegare alla loro immodificabile ortoprassi strumenti giuridici e princìpi etici. Peraltro, l’impossibile integrazione islamica in Europa è altresì la riprova di quanto sia fallace l’ideologia americana di esportare la democrazia all’interno dei regimi islamici.

    I musulmani in Europa, sunniti e sciiti, hanno un solo obiettivo politico, sentito fanaticamente come un dovere religioso: divenire maggioranza. Sono di dominio pubblico le esternazioni islamiche, che essi conquisteranno l’Europa con il ventre delle loro donne. Nelle moschee si invitano le donne islamiche a partorire ciascuna almeno cinque figli. La mentalità inculcata agli islamici è di essere fratelli soltanto fra di loro, e di considerare il non islamico non solo un infedele ma un nemico.


    Dunque, l’immigrazione islamica è un’invasione, e come tale è predicata dagli islamici che la sublimano come una nuova egira, dopo quella operata da Maometto, il quale si trasferì con un gruppo di suoi seguaci dalla Mecca a Yathrib (oggi Medina), finendo per assoggettare tutti al suo potere, cacciando ed uccidendo quanti si opponevano.


    Ma l’Europa, che sta sottovalutando la sfida totalitaria dell’Islam, sarà in grado di reagire? In questo momento i politici Europei sono nella medesima condizione mentale dei politici di Bisanzio, i quali disputavano sul sesso degli angeli, mentre l’Islam si affacciava come sempre da nemico alla soglia della loro capitale. Quando Bisanzio avvertì il pericolo era troppo tardi, ragion per cui restò conquistata e distrutta. I politici europei, allorché discutono sul come esportare la democrazia nei regimi islamici e sul come integrare i musulmani in Europa, non percepiscono la realtà distruttiva incombente, ma vivono di astrazioni cullandosi in sogni e perdendosi in utopie.


    Il Consiglio e la Commissione dell’Unione Europea non hanno colto il senso della proposta, da più parti avanzata e riformulata da Giacomo Biffi a Bologna, di distinguere nell’immigrazione tra non islamici integrabili ed islamici inintegrabili. È, infatti, una concezione politicamente suicida l’accoglimento di una minoranza islamica aggressiva e totalitaria, che ha nel suo programma e nei suoi intenti il non rispetto della maggioranza, e che si organizza ed agisce per combatterla e sottometterla. In definitiva. non si tratta in generale di chiudere le Porte all’immigrazione. ma soltanto in generale di bloccare l’immigrazione islamica invasiva.



    BELLIGERANZA SIA IDEOLOGICA SIA ARMATA

    Il Consiglio e la Commissione dell’Unione Europea devono prendere atto che fra le religioni orientali approdate in Europa, solo l’Islam costituisce un gravissimo problema di ordine pubblico permanente.


    E lo sta sempre più divenendo, ormai alla soglia di una guerra non dichiarata. L’Islam si presenta come una religione, quando è piuttosto un movimento ideologico politico-religioso, cioè una forza politica che ha assunto come contenuto ideologico la fede religiosa. Religione e politica (quindi potere, stato e così via) sono inscindibili. In questa sua natura di movimento politico, che considera il sentimento religioso la quintessenza della politica, va rinvenuta la spiegazione della sua differenza dalle altre religioni orientali.


    Questo carattere è così profondo nell’Islam che ne fa un movimento rivoluzionario e nel contempo un movimento sovversivo permanente nel conculcare ogni forma di cultura politica e religiosa, ogni sistema di civiltà diversa dalla identità, che in partenza dal Corano, ha sviluppato. (...).


    Per i europei che considerano il nazi-fascismo come un modello di totalitarismo classico, che sono arrivati tardi a comprendere la natura totalitaria del comunismo, cogliere un totalitarismo atipico rispetto ai totalitarismi europei come quello islamico potrà essere un risultato sofferto, augurabilmente non troppo lontano nel tempo. È opportuno, dunque, che il Consiglio e la Commissione dell’Unione Europea affrontino la questione della natura totalitaria dell’Islam, prima ancora che diventi impossibile una strategia di difesa all’interno della stessa Europa. La prima autodifesa è tanto politica quanto giuridica e dovrebbe trovare nella Costituzione europea una norma di divieto per ogni movimento di ispirazione ideologica totalitaria e di istigazione alla conquista esclusiva del potere.


    Il punto dirimente, sia sulla natura totalitaria dell’Islam come ideologia politico-religiosa sia sul suo obiettivo politico-religioso di islamizzare l’Europa per detenerne il potere assoluto, è dato dalla realtà in atto di forza belligerante, che ha dichiarato guerra all’Europa, anche se il Consiglio e la Commissione dell’Unione Europea fingono di non vedere. E’ sufficiente constatare le forme di ostilità in atto dell’islam in Europa. La prima forma assunta dall’immigrazione islamica è quella ideologica di lotta ai simboli cristiani.


    L’Islam ha innescato una spirale di insofferenza verso le tradizioni ed i simboli della Fede cristiana nella loro manifestazione pubblica. Se ne chiede l’eliminazione, l’epurazione, la scomparsa. Il cristianesimo è parte attiva della cultura europea, e come ogni cultura rinviene una proiezione visibile nei simboli, poiché il simbolo in ogni cultura è ciò che unisce.


    Ovviamente i musulmani, nel clima di rispetto che l’accoglienza occidentale offre loro, non hanno alcuna giustificazione per un’azione continua di avversione alle tradizioni cristiane. La loro intolleranza per i crocifissi, per i presepi, per i canti natalizi ed altro di segno cristiano nelle scuole, in luoghi di lavoro od in altri ambiti pubblici è presentata come una “lotta per raggiungere la pari dignità sociale garantita a tutti i cittadini italiani dalla Costituzione” (Dichiarazione dell’Unione Musulmani d’Italia del dicembre 2001). Così in Italia. Analogamente in altri Stati Europei.


    A fronte delle pretese contro i cristiani avanzate in Europa, nessuna dichiarazione di condanna della condizione giuridica riservata ai cristiani nei regimi islamici sottoposti a pesanti restrizioni nella loro libertà religiosa, costretti al pagamento di un’imposta e non parificati nei diritti politici e civili ai cittadini musulmani.


    Ma nemmeno i Governi europei, ancor meno l’Unione Europea, si sono posti il problema di esigere la reciprocità dai rispettivi Stati islamici, i quali sono assai solerti a sostenere finanziariamente e diplomaticamente le comunità musulmane sia nel proselitismo sia nel mantenimento di posizioni discoste dal contesto europeo.


    Quale il senso di questa guerra ai simboli cristiani? Perché sulla strada della conquista politica dell’Europa (la sua islamizzazione) l’ostacolo maggiore sono i cristiani, non i democratici agnostici e increduli incapaci di cogliere con l’ascesa dell’Islam la fine dello Stato laico e della democrazia politica, nonché illusi di influenzare l’Islam e di riformarlo secondo le loro concezioni secolariste.


    Questa lotta ideologica ai simboli cristiani è guerra di religione, ed è guerra al cristianesimo in preparazione allo scontro con la civiltà europea nell’insieme di tutte le sue componenti. L’integrazione islamica in Europa è un’utopia: chi sta dentro l’Islam è un fratello, chi sta fuori dall’Islam è un nemico. La seconda forma assunta dall’emigrazione islamica è quella violenta di lotta armata, di azioni terroristiche preparatorie della jihad-guerra santa.


    I musulmani non sono soddisfatti della libertà di cui godono in Europa, potendo conservare la propria fede, le proprie tradizioni, la propria cultura. Essi puntano ad ottenere, come comunità separata, l’autogoverno religioso-politico attraverso il concilio delle moschee. Per una precisa scelta ideologica: «Ritroveremo la libertà soltanto se dichiareremo incompatibili la civiltà dell’Islam e la civiltà dell’ovest. È giunta l’ora per noi di trovare alternative alle vacche sacre del capitalismo, del socialismo e della democrazia» (Kalim Siddiqui, direttore del Muslim Institute for Research and Planning - Londra, luglio 1989). In ogni parte d’Europa è già iniziato un braccio di ferro, più o meno conflittuale, nell’esigere spazi amministrativi e giuridici specifici per l’Islam. Il loro obiettivo, oltre a cimiteri, macellerie e scuole proprie, è di conseguire l’applicabilità per le loro comunità del diritto islamico, iniziando dal diritto di famiglia con tutte le sue norme sul matrimonio, sul divorzio, sull’eredità, e, quindi l’accesso alla poligamia ed a procedure assai sbrigative sempre in materia di matrimonio e di divorzio.


    Queste rivendicazioni giuridiche, in partenza ostili all’integrazione nella società europea e mirate alla formazione di enclave politiche all’interno degli Stati, avvengono nello sfondo di azioni terroristiche sempre più frequenti. Gli atti di disturbo a forte ripercussione psicologica - come l’uccisione di turisti europei in visita a luoghi arabi, come i sequestri di civili europei in missioni umanitarie o di lavoro, come il maxi attacco terroristico a Madrid dell’11 marzo 2004, come i riflessi in Europa delle incursioni megaterroristiche su suolo russo - puntano in tempi accuratamente intervallati a sfibrare politici ed intellettuali.


    L’Islam è prossimo all’ultima fase della sua strategia di conquista: quella, cioè, di considerare l’Europa ormai come territorio di guerra, i cui tempi sono incalcolabili, con tregue intermittenti secondo un’abile strategia, ma da cui si propone di uscirne vincitore.


    L’Europa, ha scritto il giornalista musulmano Magdi Allam in premessa ad una sua indagine al jihad in atto in Italia, è «diventata non soltanto territorio di jihad, di predicazione della guerra santa, ma anche di formazione e addirittura di esportazione dei “shahid” i martiri dell’Islam» (giugno, 2003), dove il termine “shahid” indica i Kamikaze, che si immolano in azioni terroristiche largamente distruttive e seminatrici di panico.


    Il primo obiettivo di questa “guerra santa” è di incutere paura nei popoli europei, così da indurre disorientamenti e smarrimenti, su cui tentare di inserirsi per graduali condizionamenti della vita politica in Europa. Una realtà è certa e consolidata: l’Islam è diventato un problema permanente di ordine pubblico. L’Europa, al presente, considera soltanto il versante terroristico dell’Islam quale problema di polizia. Non si sente ancora oggetto della “guerra santa” islamica, poiché il jihad è attualmente attivo prevalentemente con intimidazioni ed azioni di disturbo. Tra non molto inevitabilmente l’Islam porrà seri problemi di sicurezza militare.


    Il quadro è largamente inquietante: un’emigrazione invasiva, sollecitata a congiungere la prolificità ai flussi migratori sempre continui, onde sopravanzare numericamente i nativi europei, ed accompagnata da una crescente guerra ideologica e terroristica. Quale provvedimento di salvaguardia pensa di adottare l’Unione Europea? L’ingresso della Turchia!Una Turchia, che dietro un’apparente condiscendenza, è irremovibile nel ruolo assegnatole dall’insieme islamico di essere determinante nella conquista dell’Europa: «Nessuno cerchi di esercitare pressioni sulla Turchia con il pretesto dell’Unione Europea» (Primo Ministro Tayy Erdogan - Settembre 2004); «Nessuna condizione speciale per la Turchia è possibile» (Abdullah Gull, vice premier e ministro degli esteri - Ottobre 2004 ). Bertolt Brecht ammoniva: «Quando si marcia contro il nemico, è bene essere sicuri che il nemico non marci alla nostra testa». Chi sta per tradire la Patria Europea? Chi si oppone all’ingresso della Turchia o chi si piega nuovo gauleiter al diktat americano?


    LA TURCHIA, STATO PRESCELTO PER IL COLPO DI GRAZIA ALLA CIVILTÀ EUROPEA


    Gli Stati europei non possono condividere le istituzioni comunitarie con uno Stato islamico, quale è la Turchia. La Turchia è uno Stato a regime islamico, cioè una comunità politica ordinata soltanto per i musulmani, restando dei tollerati tutti gli altri. La dhimmitudine, cioè i provvedimenti restrittivi per i non islamici, è ancora vigente in Turchia. L’ortoprassi islamica prevale sulle norme di adeguamento all’ acquis comunitario, in quanto un insieme di forme di controllo sociale e di procedure interne amministrative convergono nel mantenere lo status quo. Del resto, nel gioco legislativo simulatorio del l’ acquis comunitario, l’attuale governo presieduto da Erdogan respinge ogni profondo cambiamento dell’ordinamento islamico, con l’avallo dei militari. È significativa al riguardo la dichiarazione resa dal Capo dello Stato turco, Ahmet Necdet Sezer, nel discorso inaugurale della Conferenza O.C.I. - Organizzazione della Conferenza Islamica - svoltasi ad Istanbul nel giugno 2004, affermando che le riforme da introdurre «non devono snaturare le tradizioni del mondo islamico».


    Lo Stato turco si mantiene, altresì, rigorosamente sulla linea islamica di attribuire l’esercizio dei diritti politici soltanto agli islamici. I capi dello Stato ed i capi del Governo non possono che essere islamici. È una sfida alla credulità ritenere che a guidare le istituzioni possa essere un ebreo, od un cristiano od un ateo professo. Però, entrando nella Unione Europea, in nome della democrazia, la Turchia pretenderà al vertice dell’Unione l’inserimento di un esponente islamico, senza concedere altre alternative. La Turchia, inoltre, è uno stato basato su un’ideologia razzista. La Turchia associa all’assolutismo politico-religioso islamico un nazionalismo di segno etnico: il turchismo. Questo lato perverso è stato chiaramente enunciato come un requisito costitutivo dello Stato dal primo successore di Ataturk, il presidente Ismet Inon: «solo la nazione turca è legittimata a rivendicare diritti etnici e nazionali in questo paese. Nessun’altra componente ha alcun diritto di questo tipo». Questo nazionalismo etnico ha provocato rapporti ostili verso i kurdi e, unendo il pregiudizio etnico all’identità islamica, la radicale emarginazione dei non musulmani. Con Erdogan l’influenza islamica sull’educazione nazionale è crescente. (...). Ma l’Unione Europea non può ignorare le credenziali che la Turchia deve presentare per l’ingresso in Europa. Si escludono i riferimenti al defunto Impero Ottomano, per attenersi esclusivamente ai comportamenti dell’attuale Turchia anatolica dal suo sorgere ad oggi. Ecco un breve sommario di questi meriti storici:


    a) - Il genocidio armeno. Sotto l’influenza dell’ideale panturco il movimento dei “Giovani Turchi” , costituito prevalentemente da militari, avendo di fatto il controllo del Paese, ha dato avvio alla “soluzione finale” del problema armeno con implacabili operazioni di sterminio dal 1915 al 1916. Gli armeni occupavano parte dell’Anatolia orientale, che era però il loro territorio natio da oltre due millenni e mezzo. Resta un caso clamoroso di radicale pulizia etnica. Il territorio fu completamente svuotato, tra massacri ed esodi forzati, della popolazione armena. Si calcola sul milione e mezzo il numero dei morti durante le stragi, mentre quelli scampati in parte si raccolsero attorno alla capitale Erevan proclamando la “Repubblica Armena” ed in parte si dispersero in molteplici paesi del mondo. Le vittime furono presumibilmente di più, poiché sotto l’imperante ideologia nazionalista, i Turchi eliminarono contemporaneamente minoranze cristiane formate da cattolici, da caldei, da siriaci ortodossi, da nestoriani, da protestanti. (...).


    b) - La cacciata dei cristiani greco-ortodossi. Kemal Ataturk, armato dalla Russia bolscevica, uscì vincitore dallo scontro con l’esercito greco nella guerra combattuta nel biennio 1921-1922. Entro la fine del 1922 circa un milione e mezzo di greci, tra fuggitivi e scacciati, avevano lasciato la Turchia. Ma non mancò il bagno di sangue alla turca. Quando l’esercito turco raggiunse Smirne incendiò i quartieri, escluso quello musulmano, procedendo a massacrare i cristiani. La brutalità turca adottava, ancora una volta, lo sterminio come mezzo per risolvere definitivamente il problema delle minoranze cristiane. (...)


    c) - Pulizia etnica e terra bruciata a Cipro Nord. La Turchia non ha alcuna giustificazione né di ordine politico né di ordine militare quando nel 1974 le sue truppe, equipaggiate di armamenti americani, occupando in pochi giorni il 37% dell’isola di Cipro, hanno dato il via ad una operazione di pulizia etnica a spese della popolazione greca: 180.000 greco-ciprioti espulsi, 112.000 greco-ciprioti desaparecidos. La cieca violenza dell’esercito turco ha colpito pure i ciprioti di religione islamica contrari all’occupazione: 50-60 mila sono emigrati in Europa e 500 circa risultano desaparecidos. (...)


    d) - Le stragi Kurde. La questione Kurda è sorta con la fondazione nel 1923 della Repubblica Turca. Mustafà Kemal Ataturk ottenne l’abrogazione del Trattato di Sèvres (10 agosto 1920), che aveva riconosciuta l’autonomia locale ai Kurdi. Esso fu sostituito dal Trattato di Losanna (24 luglio 1923), che includeva qualche articolo riguardante in generale il rispetto delle minoranze senza nominarne alcuna. Così fu facile a Kemal Ataturk dare il via a provvedimenti repressivi. Nel 1924 un decreto ufficiale bandì tutte le scuole, le pubblicazioni e le organizzazioni Kurde. Successivamente una legge del 1934 approvò un programma di assimilazione dei Kurdi spostandoli in area a prevalente etnia turca, affiancato da un piano per turcizzare le zone kurde. A completamento i governi turchi hanno tenuto bloccato lo sviluppo economico e sociale, così da provocare più facilmente l’abbandono kurdo delle loro terre per migrare altrove.

  6. #6
    legio_taurinensis
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    bella roba...

  7. #7
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    Testo originale scritto da enea08
    Un bell'articolo della Padania che ho trovato sul sito della comunità armena di Roma.



    Turchia, non aprire all'invasione silenziosa. La Padania On-Line 5/12/04

    Con l’immigrazione confluiscono in Europa integralismo, terrorismo e criminalità

    Turchia, non aprire all’invasione silenziosa

    È in atto una politica di penetrazione del continente europeo



    Il Comitato Pro Nativa Europa di Ferrara ha inviato ai vertici dell’Unione Europea un Memorandum in cui sono illustrati i motiviche rendono inaccettabile l’adesione della Turchia all’Ue. Riportiamo di seguito la terza puntata del fascicolo.



    CONQUISTA ISLAMICA IN AZIONE: INVASIONE MIGRATORIA E POLITICA DEL VENTRE



    L’immigrazione islamica non è un evento legato soltanto alla congiuntura europea, ma una scelta politica di penetrazione in Europa perseguita con un preciso disegno dall’insieme islamico (Organizzazione della Conferenza Islamica), che l’ha programmata nella conferenza di Lahore del 1974. La leva demografica è ritenuta la modalità vincente dell’Islam per sommergere gli europei, i quali, al contrario, per il ridotto tasso di natalità tendono a ridursi. Cosicché Ernst Nolte ha acutamente considerato che all’Islam «una conquista di tipo non bellico deve apparire possibile, anzi probabile».


    L’immigrazione, pertanto, è divenuta una questione complessa, da cui dipende il permanere od il soffocamento della civiltà europea. Da un lato l’economia europea ha bisogno di importare mano d’opera, purtroppo non ben regolata dagli Stati e dalla stessa Unione. Dall’altro lato si attua una precisa volontà politica dell’insieme islamico, nel quale confluiscono tanto il fondamentalismo quanto il terrorismo, di conquistare l’Europa con l’immigrazione.


    Sicché le correnti immigratorie islamiche avvengono sotto regia, più o meno occulta, della Turchia, che ne ha accompagnato e ne accompagna tuttora l’afflusso clandestino in partenza dai porti islamici turchi ed africani. Già l’8 gennaio 1998, quindi a fenomeno migratorio intenso già da diversi anni, in una seduta in Roma dei capi delle polizie dei Paesi più interessati agli sbarchi di clandestini, l’accordo era unanime nell’ammettere che tale flusso era diretto da organizzazioni aventi la loro base in Turchia.


    Il punto discriminante per definire l’atteggiamento dell’Europa sull’Islam è quello di stabilire se tale movimento politico-religioso sia totalitario oppure no. Qui non c’è spazio per disamine dottrinali. La via più rapida è storicizzare l’esperienza di oltre tredici secoli di regimi islamici, per capire che essi si traducono in assolutismi politici, da cui non vi è ritorno allo stato laico democratico ed alla libertà sia religiosa sia politica.

    Coloro che ritengono di imporre all’Islam con la forza laicità e democrazia, così come intesi in Occidente, prospettano una soluzione impossibile. L’Islam non condivide e non intende condividere il potere con alcuna forza politica diversa dall’Islam. Per l’Unione Europea è urgente e grave decisione politica prendere provvedimenti rapidi e radicali, fin che ne ha la possibilità.


    L’Europa, che è scampata di recente a due totalitarismi, quello nazi-fascista e quello comunista, ha davanti a sé il problema di salvaguardarsi da un totalitarismo più difficile da contenere e da combattere per le sue ambiguità contenutistiche di tipo religioso.


    Gli immigrati, su posizioni religiose diverse dall’Islam, pur conservando la loro fede si integrano nelle società degli Stati Europei, che hanno dato loro accoglienza. Gli islamici non si integrano, costituiscono in ogni Stato comunità separate a se stanti. I modelli di integrazione seguiti nei diversi Stati europei sono falliti. Una schiera di sociologi e politologi invece di mettere in luce l’irriducibilità volitiva ed ideologica islamica, ne fanno addebito agli Stati europei passando a chiedere nel nome della libertà religiosa, ignorata e calpestata dagli islamici, di piegare alla loro immodificabile ortoprassi strumenti giuridici e princìpi etici. Peraltro, l’impossibile integrazione islamica in Europa è altresì la riprova di quanto sia fallace l’ideologia americana di esportare la democrazia all’interno dei regimi islamici.

    I musulmani in Europa, sunniti e sciiti, hanno un solo obiettivo politico, sentito fanaticamente come un dovere religioso: divenire maggioranza. Sono di dominio pubblico le esternazioni islamiche, che essi conquisteranno l’Europa con il ventre delle loro donne. Nelle moschee si invitano le donne islamiche a partorire ciascuna almeno cinque figli. La mentalità inculcata agli islamici è di essere fratelli soltanto fra di loro, e di considerare il non islamico non solo un infedele ma un nemico.


    Dunque, l’immigrazione islamica è un’invasione, e come tale è predicata dagli islamici che la sublimano come una nuova egira, dopo quella operata da Maometto, il quale si trasferì con un gruppo di suoi seguaci dalla Mecca a Yathrib (oggi Medina), finendo per assoggettare tutti al suo potere, cacciando ed uccidendo quanti si opponevano.


    Ma l’Europa, che sta sottovalutando la sfida totalitaria dell’Islam, sarà in grado di reagire? In questo momento i politici Europei sono nella medesima condizione mentale dei politici di Bisanzio, i quali disputavano sul sesso degli angeli, mentre l’Islam si affacciava come sempre da nemico alla soglia della loro capitale. Quando Bisanzio avvertì il pericolo era troppo tardi, ragion per cui restò conquistata e distrutta. I politici europei, allorché discutono sul come esportare la democrazia nei regimi islamici e sul come integrare i musulmani in Europa, non percepiscono la realtà distruttiva incombente, ma vivono di astrazioni cullandosi in sogni e perdendosi in utopie.


    Il Consiglio e la Commissione dell’Unione Europea non hanno colto il senso della proposta, da più parti avanzata e riformulata da Giacomo Biffi a Bologna, di distinguere nell’immigrazione tra non islamici integrabili ed islamici inintegrabili. È, infatti, una concezione politicamente suicida l’accoglimento di una minoranza islamica aggressiva e totalitaria, che ha nel suo programma e nei suoi intenti il non rispetto della maggioranza, e che si organizza ed agisce per combatterla e sottometterla. In definitiva. non si tratta in generale di chiudere le Porte all’immigrazione. ma soltanto in generale di bloccare l’immigrazione islamica invasiva.



    BELLIGERANZA SIA IDEOLOGICA SIA ARMATA

    Il Consiglio e la Commissione dell’Unione Europea devono prendere atto che fra le religioni orientali approdate in Europa, solo l’Islam costituisce un gravissimo problema di ordine pubblico permanente.


    E lo sta sempre più divenendo, ormai alla soglia di una guerra non dichiarata. L’Islam si presenta come una religione, quando è piuttosto un movimento ideologico politico-religioso, cioè una forza politica che ha assunto come contenuto ideologico la fede religiosa. Religione e politica (quindi potere, stato e così via) sono inscindibili. In questa sua natura di movimento politico, che considera il sentimento religioso la quintessenza della politica, va rinvenuta la spiegazione della sua differenza dalle altre religioni orientali.


    Questo carattere è così profondo nell’Islam che ne fa un movimento rivoluzionario e nel contempo un movimento sovversivo permanente nel conculcare ogni forma di cultura politica e religiosa, ogni sistema di civiltà diversa dalla identità, che in partenza dal Corano, ha sviluppato. (...).


    Per i europei che considerano il nazi-fascismo come un modello di totalitarismo classico, che sono arrivati tardi a comprendere la natura totalitaria del comunismo, cogliere un totalitarismo atipico rispetto ai totalitarismi europei come quello islamico potrà essere un risultato sofferto, augurabilmente non troppo lontano nel tempo. È opportuno, dunque, che il Consiglio e la Commissione dell’Unione Europea affrontino la questione della natura totalitaria dell’Islam, prima ancora che diventi impossibile una strategia di difesa all’interno della stessa Europa. La prima autodifesa è tanto politica quanto giuridica e dovrebbe trovare nella Costituzione europea una norma di divieto per ogni movimento di ispirazione ideologica totalitaria e di istigazione alla conquista esclusiva del potere.


    Il punto dirimente, sia sulla natura totalitaria dell’Islam come ideologia politico-religiosa sia sul suo obiettivo politico-religioso di islamizzare l’Europa per detenerne il potere assoluto, è dato dalla realtà in atto di forza belligerante, che ha dichiarato guerra all’Europa, anche se il Consiglio e la Commissione dell’Unione Europea fingono di non vedere. E’ sufficiente constatare le forme di ostilità in atto dell’islam in Europa. La prima forma assunta dall’immigrazione islamica è quella ideologica di lotta ai simboli cristiani.


    L’Islam ha innescato una spirale di insofferenza verso le tradizioni ed i simboli della Fede cristiana nella loro manifestazione pubblica. Se ne chiede l’eliminazione, l’epurazione, la scomparsa. Il cristianesimo è parte attiva della cultura europea, e come ogni cultura rinviene una proiezione visibile nei simboli, poiché il simbolo in ogni cultura è ciò che unisce.


    Ovviamente i musulmani, nel clima di rispetto che l’accoglienza occidentale offre loro, non hanno alcuna giustificazione per un’azione continua di avversione alle tradizioni cristiane. La loro intolleranza per i crocifissi, per i presepi, per i canti natalizi ed altro di segno cristiano nelle scuole, in luoghi di lavoro od in altri ambiti pubblici è presentata come una “lotta per raggiungere la pari dignità sociale garantita a tutti i cittadini italiani dalla Costituzione” (Dichiarazione dell’Unione Musulmani d’Italia del dicembre 2001). Così in Italia. Analogamente in altri Stati Europei.


    A fronte delle pretese contro i cristiani avanzate in Europa, nessuna dichiarazione di condanna della condizione giuridica riservata ai cristiani nei regimi islamici sottoposti a pesanti restrizioni nella loro libertà religiosa, costretti al pagamento di un’imposta e non parificati nei diritti politici e civili ai cittadini musulmani.


    Ma nemmeno i Governi europei, ancor meno l’Unione Europea, si sono posti il problema di esigere la reciprocità dai rispettivi Stati islamici, i quali sono assai solerti a sostenere finanziariamente e diplomaticamente le comunità musulmane sia nel proselitismo sia nel mantenimento di posizioni discoste dal contesto europeo.


    Quale il senso di questa guerra ai simboli cristiani? Perché sulla strada della conquista politica dell’Europa (la sua islamizzazione) l’ostacolo maggiore sono i cristiani, non i democratici agnostici e increduli incapaci di cogliere con l’ascesa dell’Islam la fine dello Stato laico e della democrazia politica, nonché illusi di influenzare l’Islam e di riformarlo secondo le loro concezioni secolariste.


    Questa lotta ideologica ai simboli cristiani è guerra di religione, ed è guerra al cristianesimo in preparazione allo scontro con la civiltà europea nell’insieme di tutte le sue componenti. L’integrazione islamica in Europa è un’utopia: chi sta dentro l’Islam è un fratello, chi sta fuori dall’Islam è un nemico. La seconda forma assunta dall’emigrazione islamica è quella violenta di lotta armata, di azioni terroristiche preparatorie della jihad-guerra santa.


    I musulmani non sono soddisfatti della libertà di cui godono in Europa, potendo conservare la propria fede, le proprie tradizioni, la propria cultura. Essi puntano ad ottenere, come comunità separata, l’autogoverno religioso-politico attraverso il concilio delle moschee. Per una precisa scelta ideologica: «Ritroveremo la libertà soltanto se dichiareremo incompatibili la civiltà dell’Islam e la civiltà dell’ovest. È giunta l’ora per noi di trovare alternative alle vacche sacre del capitalismo, del socialismo e della democrazia» (Kalim Siddiqui, direttore del Muslim Institute for Research and Planning - Londra, luglio 1989). In ogni parte d’Europa è già iniziato un braccio di ferro, più o meno conflittuale, nell’esigere spazi amministrativi e giuridici specifici per l’Islam. Il loro obiettivo, oltre a cimiteri, macellerie e scuole proprie, è di conseguire l’applicabilità per le loro comunità del diritto islamico, iniziando dal diritto di famiglia con tutte le sue norme sul matrimonio, sul divorzio, sull’eredità, e, quindi l’accesso alla poligamia ed a procedure assai sbrigative sempre in materia di matrimonio e di divorzio.


    Queste rivendicazioni giuridiche, in partenza ostili all’integrazione nella società europea e mirate alla formazione di enclave politiche all’interno degli Stati, avvengono nello sfondo di azioni terroristiche sempre più frequenti. Gli atti di disturbo a forte ripercussione psicologica - come l’uccisione di turisti europei in visita a luoghi arabi, come i sequestri di civili europei in missioni umanitarie o di lavoro, come il maxi attacco terroristico a Madrid dell’11 marzo 2004, come i riflessi in Europa delle incursioni megaterroristiche su suolo russo - puntano in tempi accuratamente intervallati a sfibrare politici ed intellettuali.


    L’Islam è prossimo all’ultima fase della sua strategia di conquista: quella, cioè, di considerare l’Europa ormai come territorio di guerra, i cui tempi sono incalcolabili, con tregue intermittenti secondo un’abile strategia, ma da cui si propone di uscirne vincitore.


    L’Europa, ha scritto il giornalista musulmano Magdi Allam in premessa ad una sua indagine al jihad in atto in Italia, è «diventata non soltanto territorio di jihad, di predicazione della guerra santa, ma anche di formazione e addirittura di esportazione dei “shahid” i martiri dell’Islam» (giugno, 2003), dove il termine “shahid” indica i Kamikaze, che si immolano in azioni terroristiche largamente distruttive e seminatrici di panico.


    Il primo obiettivo di questa “guerra santa” è di incutere paura nei popoli europei, così da indurre disorientamenti e smarrimenti, su cui tentare di inserirsi per graduali condizionamenti della vita politica in Europa. Una realtà è certa e consolidata: l’Islam è diventato un problema permanente di ordine pubblico. L’Europa, al presente, considera soltanto il versante terroristico dell’Islam quale problema di polizia. Non si sente ancora oggetto della “guerra santa” islamica, poiché il jihad è attualmente attivo prevalentemente con intimidazioni ed azioni di disturbo. Tra non molto inevitabilmente l’Islam porrà seri problemi di sicurezza militare.


    Il quadro è largamente inquietante: un’emigrazione invasiva, sollecitata a congiungere la prolificità ai flussi migratori sempre continui, onde sopravanzare numericamente i nativi europei, ed accompagnata da una crescente guerra ideologica e terroristica. Quale provvedimento di salvaguardia pensa di adottare l’Unione Europea? L’ingresso della Turchia!Una Turchia, che dietro un’apparente condiscendenza, è irremovibile nel ruolo assegnatole dall’insieme islamico di essere determinante nella conquista dell’Europa: «Nessuno cerchi di esercitare pressioni sulla Turchia con il pretesto dell’Unione Europea» (Primo Ministro Tayy Erdogan - Settembre 2004); «Nessuna condizione speciale per la Turchia è possibile» (Abdullah Gull, vice premier e ministro degli esteri - Ottobre 2004 ). Bertolt Brecht ammoniva: «Quando si marcia contro il nemico, è bene essere sicuri che il nemico non marci alla nostra testa». Chi sta per tradire la Patria Europea? Chi si oppone all’ingresso della Turchia o chi si piega nuovo gauleiter al diktat americano?


    LA TURCHIA, STATO PRESCELTO PER IL COLPO DI GRAZIA ALLA CIVILTÀ EUROPEA


    Gli Stati europei non possono condividere le istituzioni comunitarie con uno Stato islamico, quale è la Turchia. La Turchia è uno Stato a regime islamico, cioè una comunità politica ordinata soltanto per i musulmani, restando dei tollerati tutti gli altri. La dhimmitudine, cioè i provvedimenti restrittivi per i non islamici, è ancora vigente in Turchia. L’ortoprassi islamica prevale sulle norme di adeguamento all’ acquis comunitario, in quanto un insieme di forme di controllo sociale e di procedure interne amministrative convergono nel mantenere lo status quo. Del resto, nel gioco legislativo simulatorio del l’ acquis comunitario, l’attuale governo presieduto da Erdogan respinge ogni profondo cambiamento dell’ordinamento islamico, con l’avallo dei militari. È significativa al riguardo la dichiarazione resa dal Capo dello Stato turco, Ahmet Necdet Sezer, nel discorso inaugurale della Conferenza O.C.I. - Organizzazione della Conferenza Islamica - svoltasi ad Istanbul nel giugno 2004, affermando che le riforme da introdurre «non devono snaturare le tradizioni del mondo islamico».


    Lo Stato turco si mantiene, altresì, rigorosamente sulla linea islamica di attribuire l’esercizio dei diritti politici soltanto agli islamici. I capi dello Stato ed i capi del Governo non possono che essere islamici. È una sfida alla credulità ritenere che a guidare le istituzioni possa essere un ebreo, od un cristiano od un ateo professo. Però, entrando nella Unione Europea, in nome della democrazia, la Turchia pretenderà al vertice dell’Unione l’inserimento di un esponente islamico, senza concedere altre alternative. La Turchia, inoltre, è uno stato basato su un’ideologia razzista. La Turchia associa all’assolutismo politico-religioso islamico un nazionalismo di segno etnico: il turchismo. Questo lato perverso è stato chiaramente enunciato come un requisito costitutivo dello Stato dal primo successore di Ataturk, il presidente Ismet Inon: «solo la nazione turca è legittimata a rivendicare diritti etnici e nazionali in questo paese. Nessun’altra componente ha alcun diritto di questo tipo». Questo nazionalismo etnico ha provocato rapporti ostili verso i kurdi e, unendo il pregiudizio etnico all’identità islamica, la radicale emarginazione dei non musulmani. Con Erdogan l’influenza islamica sull’educazione nazionale è crescente. (...). Ma l’Unione Europea non può ignorare le credenziali che la Turchia deve presentare per l’ingresso in Europa. Si escludono i riferimenti al defunto Impero Ottomano, per attenersi esclusivamente ai comportamenti dell’attuale Turchia anatolica dal suo sorgere ad oggi. Ecco un breve sommario di questi meriti storici:


    a) - Il genocidio armeno. Sotto l’influenza dell’ideale panturco il movimento dei “Giovani Turchi” , costituito prevalentemente da militari, avendo di fatto il controllo del Paese, ha dato avvio alla “soluzione finale” del problema armeno con implacabili operazioni di sterminio dal 1915 al 1916. Gli armeni occupavano parte dell’Anatolia orientale, che era però il loro territorio natio da oltre due millenni e mezzo. Resta un caso clamoroso di radicale pulizia etnica. Il territorio fu completamente svuotato, tra massacri ed esodi forzati, della popolazione armena. Si calcola sul milione e mezzo il numero dei morti durante le stragi, mentre quelli scampati in parte si raccolsero attorno alla capitale Erevan proclamando la “Repubblica Armena” ed in parte si dispersero in molteplici paesi del mondo. Le vittime furono presumibilmente di più, poiché sotto l’imperante ideologia nazionalista, i Turchi eliminarono contemporaneamente minoranze cristiane formate da cattolici, da caldei, da siriaci ortodossi, da nestoriani, da protestanti. (...).


    b) - La cacciata dei cristiani greco-ortodossi. Kemal Ataturk, armato dalla Russia bolscevica, uscì vincitore dallo scontro con l’esercito greco nella guerra combattuta nel biennio 1921-1922. Entro la fine del 1922 circa un milione e mezzo di greci, tra fuggitivi e scacciati, avevano lasciato la Turchia. Ma non mancò il bagno di sangue alla turca. Quando l’esercito turco raggiunse Smirne incendiò i quartieri, escluso quello musulmano, procedendo a massacrare i cristiani. La brutalità turca adottava, ancora una volta, lo sterminio come mezzo per risolvere definitivamente il problema delle minoranze cristiane. (...)


    c) - Pulizia etnica e terra bruciata a Cipro Nord. La Turchia non ha alcuna giustificazione né di ordine politico né di ordine militare quando nel 1974 le sue truppe, equipaggiate di armamenti americani, occupando in pochi giorni il 37% dell’isola di Cipro, hanno dato il via ad una operazione di pulizia etnica a spese della popolazione greca: 180.000 greco-ciprioti espulsi, 112.000 greco-ciprioti desaparecidos. La cieca violenza dell’esercito turco ha colpito pure i ciprioti di religione islamica contrari all’occupazione: 50-60 mila sono emigrati in Europa e 500 circa risultano desaparecidos. (...)


    d) - Le stragi Kurde. La questione Kurda è sorta con la fondazione nel 1923 della Repubblica Turca. Mustafà Kemal Ataturk ottenne l’abrogazione del Trattato di Sèvres (10 agosto 1920), che aveva riconosciuta l’autonomia locale ai Kurdi. Esso fu sostituito dal Trattato di Losanna (24 luglio 1923), che includeva qualche articolo riguardante in generale il rispetto delle minoranze senza nominarne alcuna. Così fu facile a Kemal Ataturk dare il via a provvedimenti repressivi. Nel 1924 un decreto ufficiale bandì tutte le scuole, le pubblicazioni e le organizzazioni Kurde. Successivamente una legge del 1934 approvò un programma di assimilazione dei Kurdi spostandoli in area a prevalente etnia turca, affiancato da un piano per turcizzare le zone kurde. A completamento i governi turchi hanno tenuto bloccato lo sviluppo economico e sociale, così da provocare più facilmente l’abbandono kurdo delle loro terre per migrare altrove.
    Ricordiamo che dopo la conferenza di Lahore in cui gli islamici progettarono l'invasione non bellica dell'europa attraverso immigrazione , si levò un coro di proteste soffocato anche dagli ebrei i quali accusavano di razzismo chi accusava gli islamici.
    Ed infatti l'Islamic Antidefamation League è la stessa che pochi giorni fa ha difeso la comunità ebraica come si è parlato in un precedente post su questo forum.

  8. #8
    Arthur I
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    Testo originale scritto da Drieu
    Ricordiamo che dopo la conferenza di Lahore in cui gli islamici progettarono l'invasione non bellica dell'europa attraverso immigrazione , si levò un coro di proteste
    Mi dai qualche dettaglio in più su questo?

  9. #9
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    Testo originale scritto da LEONIDA
    Forse tanto il sovversivo 'liberale' R Hunter ( è lui che si definisce tale) quanto la feccia sionista di 'Libero' gradirebbero vedere un Islam ridicolizzato, vilipeso come avviene per il cristianesimo nel 'cristiano' occidente. Mi riferisco a decine di spot che utilizzano volgari, blasfemi riferimenti alla fede cattolica per vendere di tutto. Forse gradirebbero un Islam ridotto a 'moralina' privata. Chi 'attacca' deve mettere in conto le 'possibili' conseguenze.
    L'islam si ridicolizza da solo con i bambini islamici che nelle nostre città spacciano droga (è recente il caso di un bambino di 10 anni islamico che si è gettato in un fiume per sfuggire all'arresto della polizia) per vandalismo (è recente che in lombardia degli arabi hanno seminato il panico in una tranquilla cittadina distruggendo mezzo bar e ferendo anche anziani e bambini) per stupri (sono al primo posto in europa per questo genere di crimini) per pedofilia (leggi in questo forum l'articolo in francese "pedofilia una perversione marocchina") per ogni genere di crimine e perversione (i cinema porno sono affollati principalmente da islamici), e non solo. Il consumismo non è solo una malattia degli europei ma è un cancro anche nei paesi islamici, vedi la turchia che ha avuto la più alta crescita per vendita di cellulari.
    Come vedi l'islam fa schifo.
    Ora risponderete che non è a questo islam che inneggiata ma ad hamas hezbollah bla bla bla
    Allora perchè non diciamo che anche i Cristiani sono rivoluzionari?
    Anche fra i cristiani ci sono movimenti nazionalrivoluzionari come l'Ira.
    Ciò sarebbe stupido perchè questi movimenti costituiscono una piccolissima parte di chi in europa si dice cristiano, vero?
    E allo stesso modo ciò deve valere per l'islam: gli islamici rivoluzionari sono una piccolissima parte di un universo che è costituito prevalentemente da vandali assassini stupratori drogati e criminali.
    Ci arrivi col cervello?

  10. #10
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    Testo originale scritto da Fenris
    No. Semplicemente lo si vorrebbe vedere A-CASA-SUA. Ficcatevelo in quella testa dura una volta per tutte, in Europa NON LO VOGLIAMO.
    Una esposizione chiara del nostro rapporto con l?Islam è stata messa in rete oggi ( Outis). A questo punto entrano in gioco due fattori contro i quali non possiamo nulla : L'intelligenza ( la capacità di cogliere i 'nessi' - da 'intelligere' ) e la buona fede.

 

 
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