dal quotidiano il
Corriere della sera
del 27 settembre 2005
In Russia, la “Literaturnaja gazeta” pubblica un articolo dal titolo “A noi serve un nuovo zar come lui”
Il ritorno di Ivan non è più terribile
Cade il paragone con Stalin. Formazioni giovanili lo rivalutano


di VITTORIO STRADA





Torna Ivan il Terribile. In Russia, naturalmente. E anche chi conosca la situazione interna attuale di quel Paese, la cui democrazia post-sovietica è definita dagli stessi ideologi del potere "guidata” (dall'alto) e da altri semplicemente "simulata", la cosa desta una certa sorpresa. Anche perché questo sovrano russo (1530-1584), che fu indubbiamente di grande rilievo (estese territorialmente il dominio-verso Oriente con la conquista di Kazan e Astrachan, sottomettendo i tatari del Volga, e fu il vero fondatore dello Stato centralizzato, di cui potenziò l'assolutezza in una lotta senza quartiere contro i boiari), è stato al centro della riflessione storica russa, suscitando in molti una ferma condanna morale per la crudeltà dei suoi atti contro i nemici interni.



Fu una personalità assai complessa sia psicologicamente, come appare dalla crisi religiosa in lui provocata dai suoi delitti, sia culturalmente, come dimostrano le lettere, ricche di dottrina, da lui scritte in un carteggio con uno dei suoi più stretti collaboratori, il principe Kurbskij, che poi lo abbandonò, passando nel campo polacco. La sua figura è viva nell'immaginario politico occidenta-le come rappresentante estremo de] potere autocratico russo grazie soprattutto al celebre film di Sergej Eisenstein, opera splendida che fu commissionata al grande regista da Stalin, al quale però non piacque come, nella seconda parte de film (da lui proibita), era rappresentata la figura del sovrano, nella quale egli vedeva una sorta di “modello” per se stesso, spietato nella lotta contro i “boiari” comunisti e contro il “suo” Kurbskij, il “traditore” Trotskij.



Per Stalin, ai cui occhi Ivan il Terribile fu “un go vernante grande e saggio che seppe proteggere il paese dalia penetrazione dell'influsso occidentale e mirò ad unificare la Russia”, l'immagine che Eisenstein aveva dato dello zar era quella di un “debole” in quanto, nel film, egli non stermina tutte le famiglie dei boiari sospetti e, come il 2 febbraio 1947 Stalin disse nel corso di una udienza concessa al regista (e all'attore Nikolai Cerkasov che aveva impersonato lo zar), “Ivan il Terribile liquida una famiglia di feudali, una stirpe di biari e poi per un anno intero si pente e prega perdono per il “peccato” commesso, mentre avrebbe dovuto agire con maggior risolutezza”.



Un altro fondamentale aspetto della politica di Ivan il Terribile era cara a Stalin, che vi vedeva quasi un’anticipazione della polizia politica sovietica: l’opricnina, cioè una sorta di potente guardia del corpo personale (in antico russo “opricnyj”, significa “particolare, speciale”) che godeva di esclusivi privilegi su una parte del territorio russo e dava la caccia ai nemici dello zar (aristocrazia boiara e rappresentanti della Chiesa) con torture e massacri: una vera e propria organizzazione terroristica, il cui capo, Maljuta Skuratov, servile e sadico esecutore del volere dello zar, è passato alla storia come una odiosa figura di boia, mentre per Stalin era un “grande comandante militare russo”.

Dati questi precedenti non può non fare impressione leggere in uno degli ultimi numeri della “Literaturnaja gazeta” , giornale aperto alle idee neonazionaliste (o “patriottiche, come si autodefiniscono), un articolo che ha per titolo “A noi serve un nuovo zar terribile”. Queste parole appartengono al personaggio intervistato, Valerij Korovin, capo della nuova opricnina, costituita dall’Unione eurasiatica della gioventù, il cui congresso organizzativo non a caso si è svolto nell’antica città russa di Alekcsandrov, culla della milizia di Ivan il Terribile. Si tratta della più recente tra le organizzazioni politiche giovanili russe, alcune delle quali , di netta tendenza filoputiniana, e ispirate dall’alto, hanno conquistato notorietà per le loro azioni contro le forze democratiche-liberali: dal gruppo “Camminare insieme” al più recente “I nostri”, in russo “Nasci”, detti ironicamente “nascisti”, dove è facile sostituire la “n” iniziale con con una “f” . Si tratta di gruppi galvanizzati dal timore, forse eccessivo, suscitato dalla “rivoluzione arancione” ucraina, della possibilità della ripetizione di una sua variante in Russia, che questi gruppi giovanili si preparano a osteggiare.



La neonata Unione eurasiatica russa è di particolare interesse perché è parte di quella ideologia neoeurasiatica, il cui rappresentante maggiore è un ideologo e politico come Aleksandr Dugin, la cui cultura richiama quella della “nuova destra” europe-occidentale e della nuova sinistra noglobal, nettamente antioccidentale e antiamericana, nostalgica dell’impero eurasiatico sovietico (alla metafisica dell’opricnina” Dughin ha dedicato di recente una conferenza).



Korovin nella sua intervista stabilisce un'analogia tra la situazione in Russia al tempo di Ivan il Terribile e al tempo di Putin: in entrambi i casi il paese è insidiato da nemici esterni ed interni (oggi dalle forze della NATO e dagli “scherani” “arancioni” al servizio dell’Occidente, il che minaccia di disgregare la Russia e impedisce al presidente Putin di svolgere appieno la sua funzione storica di riunificazione dello spazio tradizionalmente russo eurasiatico).



Compito della gioventù “attiva e intelligente” è quello di “salvare la Russia” appoggiando le forze sane di un potere che deve diventare di nuovo “sacrale”, cioè guidato da un’idea forte, e non deve più essere “decomposto e corrotto” come l’attuale: l’”idea” è quella dell’unità eurasiatica e come base organizzativa ha la nuova “opricnina”. Korovin sottolinea anche la differenza tra il suo movimento e quello dei “Nostri”, i nascisti, che sono creature “artificiali” progettate dal Cremino “in sostegno incondizionato dell’attuale regime”, mentre il suo gruppo appoggia l’attuale potere a precise “condizioni”: l’”opricnina è creata alla luce di un progetto Grande Russia. Non della smorta infermità della Russia 1 e non della sua sostituzione “arancione” con una Russia 2 (la Russia della disgregazione), ma della Russia come impero continentale , della Russia 3, nella quale sorga un nuovo Zar Terribile, sacrale signore dell’Eurasia”.



Interessante è la struttura della nuova “opricnina”: una organizzazione non “verticistica”, come nei partiti tradizionali, ma a “rete”, “capace già adesso di mobilitare e portare in strada simultaneamente nella sola Russia da quindicimila a ventimila persone, ma che nel giro di uno o due anni (grazie in particolare all’afflusso degli studenti) si reputa in grado di mobilitare fino a duecentomila giovani.



Il legame organizzativo si basa su internet e sugli altri mezzi di comunicazione di massa, per cui “al momento opportuno” si potrà dare in tempo reale il segnale nei luoghi più lontani, dell’azione.



Questo “ritorno” di Ivan il Terribile nella Russia del terzo millennio, anche se non ne vanno esagerate le possibilità reali immediate, è indubbiamente sintomatico in senso politico-culturale: mette in luce tensioni presenti nella società post-sovietica e certe continuità tra la Russia prerivoluzionaria, l’URSS del “terribile” Stalin e l’attuale realtà “eurasiatica”, quasi la Russia d’oggi non riesca a liberarsi del peso della sua storia, non per ignorarla, naturalmente, ma per padroneggiarla criticamente e cercare nuove vie della propria identità nel mondo.