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  1. #1
    Guido Keller
    Ospite

    Predefinito Poesia di un Combattente

    Monologo tratto da radiografia di uno sfacelo...

    NOI ERAVAMO QUELLI CHE…

    Le tue lacrime, Jean, le berremo fino in fondo...
    Quelli che: “Alain Escoffier, Alain Escoffier, Alain Escoffier...”
    Quelli che: se devi morì, fallo ‘n piedi...
    Quelli che: se quarcuno ce manda ar cimitero, s’accenne ‘n cero e nun ce se pensa più...
    Quelli che: “Camerati caduti:” “PRESENTE!!!”
    “Son morto nel Katanga / Venivo da Lucera / Avevo 40 anni / E la camicia nera...”

    Quelli che:
    Il nucleare? Mai...
    Sto con Settembre Nero...
    Un brindisi alla vittoria del popolo vietnamita...
    Per un socialismo europeo...
    A Valle Giulia ce stavo pur’io. E non ero né communista né pulizziotto...
    E Lama, dall’Universtià, l’hanno buttato fuori l’indiani metropoliani e i fasci: uniti nella lotta...

    Noi eravamo quelli che:
    La vita senza musica è soltanto un errore...
    Guccini, De Andrè e Gaber bisogna sentilli bene...
    Il jazz è più fascista di Wagner...
    Voglio una vita spericolata, come Vasco...
    “In un mondo che non ci vuole più...”

    Noi, che:
    Ma è proprio vero che ‘sti pariolini so’ fascisti?
    I comunisti rivoluzionari so’ camerati che sbajano...
    La socializzazione prima di tutto...
    Er vero delinquente è chi fonda le banche, no chi le rapina...
    Ha hatto bene Cristo a prendeli a mazzati i mercanti der tempio...
    Viva el “Che”: un rivoluzionario, come noi...
    “Contro Giuda e contro l’oro, sarà il sangue a far la storia...”

    Noi che:
    Porto i ray-ban, e allora?
    C’ho a certica, ‘mbeh?
    Nice che dice? Boh!
    Nero è bello
    Al cuore, Ramon...
    Occidente, Goodbye
    Mohammad Alì è dei nostri...
    A me me sa che Carmelo Bene era fascista...
    Ho visto cose che voi umani non potete neanche immaginare
    Me ne frego se c’hanno l’aquila imperiale: C’è solo l’A.S. Roma...
    “Piazza del popolo, noi cantavamo / ed eravamo una sola cosa...”

    Eppoi, c’erano pure quelli che:
    A scuola dallo stregone...
    Frammenti di un insegnamento sconosciuto...
    Vado per la via della mano sinistra...
    Cavalcare la tigre...
    La magia quale scienza dell’io...
    La metafisica del sesso
    E la metafisica del... sasso...
    “Cerco un centro di gravità permanente...”

    Noi, quelli che:
    La rivoluzione è come il vento...
    Noi, a mani nude o col martello...
    Noi, escursioni sotto la pioggia...
    Noi, al freddo e senza viveri...
    Fa sì che quello contro cui nulla puoi, nulla possa su di te...
    Si, noi: Terza Posizione...

    Noi, che:
    “Avevamo quindici anni / correvamo sui cavalli / BANG BANG /di colpo, poi / BANG BANG...”
    Boia chi molla è il grido di battaglia...
    Ma, pure: camerata camerata, fregatura assicurata...
    E, quindi: “Me ne frego della svolta. / La rivolta del ’70, / non l’ho fatta mica a Fiuggi: / stavo a Reggio a non mollar...”

    Inoltre, c’erano quelli che:
    La nostra esperienza c’è servita a misurare il senso, è vero, delle caratteristiche funzionali e strutturali della destra... MADDECHÉ?
    L’esperienza intellettuale e umana avviata con la composita pattuglia della destra vecchia e nuova era avviata, è vero, a proseguire naturalmente... MADDECHÉ?
    Proseguimmo insieme la riflessione di un universo di valori che potesse servire, è vero, da antidoto alla tendenza occidentale a vedere la vita come... MADDECHÉ?
    Ma facce er piacere... E levate de torno!!!

    Noi:
    Siamo tutti RSI
    Siamo tutti RSI

    “Chi non ha il coraggio di rischiare qualcosa per le proprie opinioni o queste non valgono niente, o non vale niente lui
    L’unica cultura che riconosco è quella delle idee che diventano azione...
    Qui l’errore è tutto nel non avere agito. Tutto, nella diffidenza che fece esitare...
    Ma avere agito, in luogo di non avere agito, questa non è vanità...”
    ...

    Eh, sì... Proprio così...
    Noi eravamo quelli...
    NO... Aspetta un attimo
    Me sa che me sto a sbajà’...
    Noi... ERAVAMO?
    NO... Noi SIAMO ancora quelli che:
    “Dove non si può, passiamo.
    Dove non si può, lottiamo.
    Dove non si può, ci siamo.
    Ancora qui: sul Fronte dell’Essere...
    Capito?”

  2. #2
    Guido Keller
    Ospite

    Predefinito


    Diapoesia
    testo per le fotografie di S. Messina

    partii
    e non per via del tempo
    o paesi lontani
    ero e non ero qualcosa che partiva
    forse partii nel pensiero di qualcun altro
    oppure era solo il sogno di partire
    che svelava il cristallino ad altro tipo di sguardo
    fissando il cuneo di luce sulla punta
    in equilibrio sul qui e adesso

    e un poco oltre l'intenzione
    - ora è freccia il cuneo in direzione del mio sguardo-
    unghiai la porta che si aprì sul piano inclinato della storia
    onde posai le molte lenti che il tempo diaframmava fra me e me
    scegliendo infine quelle giuste e fallendo via via le altre

    venezia non si mosse d'un metro venendomi incontro
    fu lì che sfocai l'anima mossa e rimossa di belushi
    che mi salutò restando sulle sue
    avevo chilometri d'immagini da imprimere nell'occhio
    la pietà di antonello da messina
    e il palazzo ducale portico e facciata
    che ignorai...

    ...per uno scorcio dell'anima maldestra di mio padre

    quindi mi sospesi alla rinfusa
    tra un quadro nero sopra il cavalletto
    e la mano distratta sul pennello
    dimenticandomi lì
    con la giacca a vento di rivoluzione
    e il segna libro secondo il capitale

    battendo la testa al tempo di sperate ritmie
    m'inchiodai puntuale a due assi della storia
    cuori e quadri semi rossi
    finchè a metà del fisico contatto tra me e me
    restai di pietra
    ma non mi lascio innamorare da un legume
    sfaldo gli acquiferi materni
    saldo la frattura ai miei trent'anni
    e mentre sguscio dall'involucro di marmo
    sguincio in primo piano il simulacro
    e dissolvo danzante un girotondo
    sicchè

    girando su me stesso pensai
    potrei pure ritornare al punto esatto in cui non-ero
    stavolta essendoci
    pensai
    il difficile semmai sarà nel riconoscersi
    infatti m'ero dato via parecchio
    tutto ciò che non avevo
    tanto da ignorare attuali volto e identità

    e fu per caso una mattina
    che rispecchiandomi in un vetro di murano
    fotografai d'istinto un gatto con la penna
    scrivere il mio nome sul riflesso
    io lo misi in posa
    lui scatto felino fra me e l'obiettivo
    così scambiammo
    versi ed impressioni
    scambiammo immagini e parole

    fu giusto lì che ritornai


  3. #3
    Guido Keller
    Ospite

    Predefinito

    PSALIGRAFIE
    2000

    F.A.F.
    (FERITA D’ARMA DA FUOCO)

    L’uomo è perituro.
    Può darsi.

    Ma periamo
    resistendo.

    E se il nulla
    c’è riservato,

    facciamo in modo
    che sia
    un’ingiustizia.

    E. P. De Sénancour


    Un segno noi siamo,
    che nulla significa.

    F. Hölderlin



    Pio istituto di S. Spirito – Ospedali Riuniti di Roma – Ospedale S. Camillo –

    Pronto soccorso - Radiologia. Ferite multiple d’arma da fuoco. La spalla dx.

    mostra un proiettile non deformato nella fossa infra-claveare. Una rima

    fratturativa longitudinale sale dal terzo superiore della diafisi omerale lungo la testa,

    interessandola pressoché totalmente. Al di sotto del collo omerale e sulla marginale

    esterna si osserva un difetto osseo rotondo. L’anca dx. mostra un altro proiettile,

    sovrapposto al massiccio trocanterico, in cui si osserva un difetto osseo rotondo

    nei pressi del corpo metallico. Il gomito dx. mostra la frattura metafisi superiore

    dell’ulna con rima fratturativa che scende lungo la diafisi. L’esame obiettivo mostra

    il foro d’entrata di un altro proiettile terzo inferiore in parasternale sx. e foro d’uscita

    in regione lombare dx. Probabili lesioni multiple agli organi interni.


    Senza nulla voler togliere al fatto. data per data. il Tardo Egiziano m’aveva avvertito.

    “ Il segno: un piccolo buco su ali di fenice.” Bizzarra città musicale! Maschere. Eclissi.

    Poesia… e non c’è senso d’identità. Il viso nel passamontagna mi dice: “ ’n campana:

    potevo sta’ ar posto tuo.” Dal cilindro dei vinti escono vivi conigli e colombe.

    L’erba voglio condensa danza e dolore. Il dolore persiste… Catacombe…


    Il centro galleggia su un mare d’ossa. Una fossa comune. Un fracaso manifiesto.

    L’era delle razionalità finisce nell’eldorado di una civiltà preincaica.

    Nemici anemici. Anime minime. Epidemie. Un testo di protostoria rivela:

    in quella tastiera c’è l’arpa di re Davide …e i feti danzano nel ventre materno.

    Al di là d’ogni paura. Un pugno di cellule accende sulla roccia circuiti agguerriti.

    Cinquanta fornacelle bruciano agli ardori trasgressivi di Clodoveo, il piccolo re

    che volle farsi cattolico. L’arma totale è l’incrocio dei dati fra stile e black-out.

    Un attacco frontale ai falsi profeti. usando ogni mezzo come guerriglieri.

    l’azione trionfa e torna vangelo. Un angelo, non lo era nemmeno Gesù.

    Dea vita, tu mi calpesti …eppure tu, poeta realista, ami ripetere come un pappagallo:

    “ Io sono del futuro.” "Ehi, voi! catene umane: per resistere non serve tanta gente.

    Il punto di rottura è sempre nell’anello più debole.” La sapienza è una

    terra di riporto ricca di scheletri. Prima dell’inferno. l’ozio creativo ci salverà.

    Noblesse oblige. da giovane facevo a botte con i rossi. Sotto assedio. le dita a pistola.

    a quei tempi, una rivoluzione. Giusto per darvi un’idea. un ostaggio del caso

    e, come sempre, compagno del signor zero. il grande assente. Nietzsche

    mi piovve sulla testa. Tut-ench-amon fu ucciso. Il pensiero nasce senza ragione.

    Nell’erosfera ci sono cose che non si possono spiegare. In due parole:

    "Portateme ‘n pappagallo” .

    "’anacapito. So’ ‘e undici e venti. Se stamo a scojonà. ‘sto ‘nfame se fa aspettà.

    li mortacci sua. C’avemo fame. Se semo fatti ‘na canna e se volemo ‘mbriacà.

    Semo du’ anarchici e cinque brigatisti. Se fa pe’ di’. Se stamo a caca’ sotto dar freddo.

    Semo ‘n quattro s’una milleccento e ‘n tre s’una cinquecento. C’avemo ‘e bajaffe

    a portata de mano. Ce rode er culo. so’ cinque mesi che je stamo appresso

    …e du’ vorte che ce manna ‘n bianco. ‘sto testa de cazzo. Ma tanto ‘stasera je tocca.

    ‘n do’ va? pe’ tetti? Jelo damo noi er fascismo de’ sinistra. Jela famo noi a festa

    de compleanno… Occhio rega’ che ce semo. ‘mbardamose. Aricordate: gnente

    adda’ resta’ ‘mpunito. Pe’ forza de cose. Er pueblo unito giamà sarà venzido.

    Er pue-blo u-ni-do gia-mà sa-rà ven-zi-do…”


    F.A.F. con foro d’entrata al VII spazio parasternale sx. Trapassante
    il fegato (lobo sx.) Con lacerazione della parete gastrica anteriore (antro)…


    Tra i perché dell’anemia, si fece largo nel pensiero la domanda se siamo soli o no

    nell’universo. A zonzo tra i deliri di grandezza dei giornali neoliberali, metto chiodi

    ai rottami della lingua. Ogni punto, un chiodo. Tra modo e modo d’essere. Cavaliere

    delle moschee. superare la logica. dietro le bandiere di Allah. Il tictac degli orologi

    barocchi. è un tocco di noir. E se le lancette pungono più delle parole, usare la clessidra

    non vi sarà d’aiuto. Nel delirio della discordia, esplodono i rifiuti della modernità.

    Non c’è alternativa. lo stile è sempre ostile. Piove… sul mio altare.


    …doppia perforazione dell’angolo dx. del colon sul bordo mesocolico…


    Dopo l’anestesia. un flash scialitico. nel vuoto di coscienza. Nessun tumore.

    Niente farmaci né ossigeno. L’ora della verità sa di cerotto e tamponi. "Brucia

    ma non fa male." Voce senza lingua. m’ispira l’ospite muto. "Non ho filosofia.

    Soltanto nervi." Un coro di cimitero è multiplo al fluido magico d’un funerale

    ‘900 degli orrori …e se t’affacci all’altro capo del tuo nome. implodi nella morula.


    ...Vasto ematoma del mesocolon; lacerazione tangenziale del rene dx..

    Foro di uscita in sede lombare dx. Tre dita trasverse al di sopra del s.i.p.s..


    Solo questo possiamo dire a chi recita il rosario senza spine nel fianco dell’usura

    incisa sulla moneta unica di tutte le guerre: "Noi aspettiamo di conoscere i contenuti".

    Sbagliata l’ora esatta. Sbagliati tutti gli orologi d’Europa. Alla fine, i banchieri

    dovranno rispondere a questa semplice domanda: se la Seconda guerra mondiale

    è scoppiata per difendere la Polonia dai suoi invasori, perché i vostri governi liberali

    fecero guerra alla Germania, alleandosi coi russi che si erano spartiti la Polonia

    coi tedeschi? Perinde ac cadaver. scrivo per gli analfabeti e ho il dono dell’ubiquità.

    Fui io a miniare l’antico manoscritto dell’Haggadah di Sarajevo. Sempre io.

    il bibliotecario di Assurbanipal. Un guerriero ittita nella polvere dell’emergenza

    …e se adesso dico che "lo scontro si fa duro, terrifico ed eterno…" Dio solo sa

    dove comincia a parlare l’eroico Ezzelino. a tu per tu con le metastasi dell’impero

    in crisi. E dove finisco io.


    …Epatorrafia. Gastrorrafia. Colorrafia. Drenaggio sottoepatico dx..

    Alle soglie del mistero. niente di eterno. Orfani della statua astuta.
    non giuriamo più né su dio né sull’uomo. Chi scava alla radice del male,

    la sa lunga ma non la sa raccontare. E tu, maestro di un’etica frenetica.

    pesi e contrappesi. le esperienze dei solisti dell’acquario. Ma l’energia

    è meno utile di quello che pensi… e se la si va a vapore. è il circo dell’assurdo.


    Recentazione e sutura degli orifizi di entrata e uscita.


    Tra gli orrori metropolitani. le sacre immagini degli ebrei sono una sentenza.

    Per esempio. "Testimone" ha un’origine biblica. rimanda a un atto preciso:

    prendere in mano i testicoli del giudice provando così l’onesta e la verità

    delle proprie affermazioni. Problema. può il piacere dell’onestà trasformare

    corpo e bugie. in simulacri di legge e psicologia? "Se tossisco mi fa male la ferita.”

    Da un altro punto di vista. Giuliano l’apostata e Francesco d’Assisi. Meccanica

    quantistica e scuola ilozoista. Internet e televisione. Nicola Bombacci e il "Che".

    Un coupé de dés ed e = mc2, contraria nella polisemia epocale, sunt complementa

    nell’unità ottica del mozzo…e siccome il paese è stato invaso da migliaia di banche,

    tassiamo le banche invece delle case.


    F.A.F. regione ipogastrica con foro di entrata subito sopra il pene
    e ritenzione del proiettile in corrispondenza del gran trocantere

    con lesione della vena femorale superficiale. Sutura laterale.



    La coscienza dell’io m’inchioda all’asse della sua vanità. Illusione del corpo elettrico.

    Nirvana della bella vita. Al minimo vuoto anche lo stilita sfila come una statuina

    sul tapis roulant della storia. La commedia dell’arte non c’entra niente …e in eclisse di verità

    vi dico: "Attenti: il viaggio di ritorno non sarà il solito giretto intorno all’isolato

    ruolo degli intellettuali. Ma una partita a scacchi senza regole. Il terzo appuntamento

    con le ossessioni di Wall Street. Un ritmo celtico. Un pizzico di ragtime.

    Il più antico fossile d’uccello canta in un cielo digitale.

    Il tempo futuro delle lingue coniuga l’enigma di Ebla

    e Tell Khuera …e il Fondo Monetario chiede che si rinunci al piacere dei contenuti".

    Tutti i nervi della mia città guardano oltre il complesso fenomeno del sonno.

    Ma non sia della storia la strage delle testuggini. E tutti sposi per la prima volta.


    F.A.F. spalla dx. con ritenzione del proiettile sulla parete costale.


    "Il secolo testé descritto. sfila carnale. il segreto che ci fa tutti romani.

    Perfettamente attaccati al suolo. l’Apocalisse ha una via di scampo.

    Perché l’idea prima del Duemila. era già stata fissata con lo scotch.

    al Labirinto. In questo senso. Qohélet è un libro aperto. Il golpe d’Algeria,

    una vittoria delle forze democratiche e demolire moschee un’aperta accusa

    a Islamabad. Controluce. Sempre più soli. I Taliban resistono all’Occidente.

    Come possono…


    F.A.F. trapassante 1/3 superiore avambraccio dx. Con frattura ulna dx.
    Presenti polsi radiale e femorale dx..



    Un bel giorno. Il genio allo stato nascente si finse poeta e filosofo. banana e pesciolino.

    In barba all’originalità. più solenne che petit. magica ma non troppo, era iniziata l’era

    dei vetri soffiati nell’occhio del ciclone. Dal mal di specchio, emersero così ottiche punitive.

    Finché, al secolo dei lumi i puri e duri del sacrario a Eros rifiutarono l’aut-aut: "Né sclerotici

    come voi né erotici come conigli. Saremo eroici. Comunque vada".…e dalla preistoria

    delle nostre parole. sale la stella della castità sui giardini del Terzo millennio.


    Incisione verticale anca dx.. Non si riesce a repertare il proiettile. Prognosi riservata.


    La mia seconda vita è una prova di forza contro le metafisiche plateali. Io,

    l’untore del ’57. ultimo dei fuggiaschi. catturato come selvaggina e fatto a pezzi.

    tumulato all’insaputa del parroco e invaso dai vermi. voglio il miracol mostrare

    della rivita. Agnostici e credenti, ortodossi ed eretici. l’essenziale è il distacco da sé.

    fino in fondo. Dai misteri di Eleusi alla scuola di Gurdjeeff. I cinque cerchi

    della memoria sono estroversi. alla mosca che. autoincarna l’ultimo Avatara.

    Per un errore di ortografia. l’uomo tecnocefalo avvertì il bisogno di d’io.

    e Sade, ante Freud, stabilì la psicoequazione anagrammatica: madre = merda.

    Dalle sculacciate alle stanze s/m. il nesso causale dell’esperienza. è la fatalità

    del dolore. Ironia della storia. era proprio l’ora del. "Come te movi, te furmino".

    Ma il pericolo liberale non esiste. credetemi. sono solo voci. voci

    in capitolo di bilancio. Tra i monti in bilico. sul campo delle acrobazie.

    senza parole. scrivo in punta di forbici. merletti di carta. nodi delle lettere.

    Entro fuori. dai luoghi comuni. Esco dentro. al paradosso dei koan.


    Lucido. Vigile. Orientato. Il colloquio è incentrato sulle sue problematiche
    vissute con distonia e compartecipazione emotiva. Non disturbi dissociativi

    e dispercettivi in atto. Ideazione coordinata sugli atti pregressi. Umore

    distimico. Turbe nevrotiche. Allarme, con possibili acting-out.



    Al calar della sera. dalle tasche del morto si levò il canto dei. nati senza mamma

    …e il pirata di se stesso. accettò la sfida. Un giro nell’outback , un salto sulla barriera

    corallina e. fra astrologi e sestanti. beccò dio sul fatto. Là dove finisce la storia.

    e una radio a galena trasmette. esatti esatti. i dieci decimi. della modernità. siamo stati

    noi a marciare, fucile in spalla, dalla via sacra alle officine storiche …e se l’anima

    ha qualcosa a che fare con il multiego e la memoria. ai prigionieri del deserto la clessidra

    non serve a niente. Quindi, i casi sono due: o l’Apocalisse è anche un punto di partenza

    o la salvezza è nella Legge del Tarabaralla. Passo avanti e dietro front. Uno cade a terra

    ferito. l’altro rifiuta l’azione suicida. Per un effetto di rifrazione dell’immagine,

    l’occhio testimone vede nero. Gli Dei tacciono. Chi li capisce è bravo.



    Manchi per niente e te ne esci come i dolori,

    così naturale che il tempo omicida ti crede il mandante.

    Ci sai fare a meraviglia e, come per magia,

    cavi un ragno da ogni buco, da ogni uno tre.

    Se ti mettono a nudo al troppo sole della ragione, tu

    o apri l’ombrello del dubbio o ti eclissi in un lampo.

    Stai nel libro che ogni lettera muta

    il tuo nome cognome e indirizzo. Cioè,

    non dici mai le cose come stanno: pane al pane vino al vino.

    Al limite, le predici e, comunque, resti dell’idea in sé per sé:

    asse costante d’un cavatappi a elica. Dici: "io"

    e intendi "tutti". Così, salvo è ognuno dal misero "me".

    …e c’hai pure il coraggio di farti negare.

    Ma se cadi cadi coi piedi per terra, ci fai una croce

    e stabilisci che quella è la fine del mondo.

    Contrario per principio a ogni buon fine,

    ti butti a corpo morto ovunque il secolo rovina.

    Un’alba nera fa leva al sentimento del prossimo evo.

    Tremi al pensiero

  4. #4
    Guido Keller
    Ospite

    Predefinito

    U.E.M.

    (UNIONE EUROPEA MONETARIA)


    "Con la moneta unica perdiamo una sovranità che avevamo già perso…"

    Ministero del Tesoro, del Bilancio e della Programmazione Economica – Comitato Euro. 1998



    Ipse dixit. ipso facto. L’Europa scomparirà nel bagno acido di Maastricht.

    Nessun banchiere è stato mai eletto dal popolo. Il cambio, taglierà i costi

    d’interesse sul debito pubblico. Ma lo stato cede sovranità alla Nuova Banca

    Centrale Europea. Dichiarazione di guerra al dollaro. Euroforia. Liquidazione

    dello stato sociale e. oro alla patria. per non averne più. Pil: + 2,7%. Posti lavoro:

    400.000 = disoccupazione senza crisi produttiva. La tigre asiatica, chiede

    prestiti al F.M.I.. Sta nascendo un partito che dispone di 50.000 miliardi

    senza vincoli e controlli. Rifondazione Bancaria.

    Apolide e piratesco. più potente degli stati nazione e delle multinazionali,

    dei parlamenti e dei consigli d’amministrazione. il capitale finanziario

    sacrifica l’interesse non calcolato sul calcolo degli interessi all’unico dio

    del tornaconto. La banca svizzera fornicò coi nazisti per puro profitto.

    Denaro convertibile in panzer. Gli svizzeri, nani ariani, riciclano marchi.

    "visto si ratifica" - il liberalissimo governo del cucù. Senza di loro,

    la II guerra mondiale finiva prima. Senza l’Haute Finance,

    nemmeno cominciava. Il mito della sua neutralità se l’è fabbricato

    con l’oro nazista e i conti che non tornano agli ebrei …idem

    il Principato di Monaco. Complice: Luigi II dalle Tasche Bucate.

    "Ne ho fatto la filiale segreta del Reichsbank." F.to Johannes Charles.

    Sottoscrive Mandel Szkolnikoff, ebreo di origine russa, addetto

    servizi finanziari delle S.S., coofondatore della Charles et C.ie Bank.

    Nessuna epurazione. La guerra è sempre l’ottimo affare di chi non la fa.

    "Si dice che io abbia inventato una specie di socialismo di stato. E’ falso.

    Mi sembrava giusto che un operaio menomato da una macchina o un minatore

    mutilato da un’esplosione dovesse essere strappato alla fame. Così mi sono

    battuto per creare un fondo a favore degli operai, gestito da corporazioni

    autonome, per stimolare uno spirito solidale e d’iniziativa." Parola di Bismarck

    …e ora che il catorcio dello stato sociale sarà finalmente rottamato,

    vivremo liberal e felici. sette giorni su sette. alla: "Chi vo’ dio se lo prega".

    Black ‘47 (Milleottocento). Muffetta bianca mangia foglie di patata. Phitophora

    infestans. In una notte marciscono le tuberose di tutta la pianura. Pus e infezione

    sul cuore d’Irlanda. Cinque anni di carestia. Un milione di morti. Due di emigranti.

    E mentre in uno solo giorno salpano dal porto di Cork navi cariche di 147 casse

    di pancetta, 120 barili e 135 botti di maiale, 5 botti di prosciutto, 1996 sacchi e 950

    botti d’orzo, 300 sacchi di farina, 300 capi di bestiame, 239 pecore, 9398 barilotti

    di burro, 542 scatole di uova, per sfamare i ben pasciuti inglesi, la cricca liberale

    di Manchester detta la sua miserabile ricetta: "Neanche un pasto gratis a chi muore

    di fame, se non si vuole creare un popolo di mendicanti vittime dell’assistenza."

    …e ricordiamo la campagna della casa a cavallo tra i ’70 e gli ’80 (Millennovecento).

    L’equo canone blocca il mercato degli affitti. La prassi parallela degli sfratti poliziotti

    induce il bisogno diffuso di case in proprietà. Alle famiglie senza risorse per il salone

    due camere e doppi servizi, le banche offrono "mutui agevolati". Raddoppia d’interessi

    il prezzo originario. Nel ’97, il 75% delle famiglie possiede quattromura ma la soglia

    di povertà è sotto il reddito di quattro milioni al mese. (CENSIS) …e un operaio

    ne guadagna al massimo due. Così, alla scadenza della rata, o la banca ti rinnova il prestito

    o ti dà l’indirizzo della finanziaria affiliata. Come se non bastasse, su queste case, di fatto

    e fino all’ultima rata in comproprietà bancaria, lo stato impone il balzello dell’I.C.I.. Paga

    il residente: unico proprietario virtuale. Banca esente. "Vix Pervenit. Ipsius ratione mutui"

    Sull’interesse della moneta non risparmia nessuno.

    Il 125% del Pil impone al debito pubblico italiano interessi annui per 200.000 miliardi (£).

    Senza scalfire il capitale debitorio. Va peggio al Marocco, 22.512 miliardi (di dollari. rata annua 3 miliardi $ ).

    Algeria 29.898 (r.a. 5$ ).

    Costa D’Avorio, 18.452 (r.a. 1,2$ ). Nigeria, 28. 479 (r.a. 2$ ). Congo ex Zaire, 12.366

    (ignota la r.a.) Egitto 33.358 (r.a.comoda: 2$ ). Sudan, 17.710 (quasi tre volte il prodotto

    interno lordo). il Congo-Brazzaville dovrebbe spendere il 454% del Pil. Mozambico, debito

    pari al 450 % del Pil, però a servire il debito va "solo" il 23% delle esportazioni. Fonte:

    The Economist, marzo ’98 (Millenovecento,) …e non c’è un cane di Catilina che chieda

    Tabulae Novae. Almeno sugl’interessi. Ora, se un usuraio ti strozza, per lui c’è la galera

    e per il debito la moratoria (dovrebbe, in teoria).

    Se lo fanno il Fondo Monetario, la Banca Mondiale o gli ingegneri privati dell’Haute Finance non parte nemmeno la querela.

    Al nocciolo della cipolla: riforma finché vuoi lo stato-nazione ma, federale o del presidente,

    se non azzeri il debito pubblico resti un parìa, pure se rifondi l’Impero Romano

    (e se cedi sovranità, hai già chiuso per fallimento).

    Un popolo incravattato non si sdebita mia. E alla fine s’impicca. E’ storia vecchia.

    Per fermare Giovanni Cantacuzeno, Anna di Bisanzio prese a strozzo 30.000 ducati

    dalla banca della Repubblica Veneta. Pegno: i gioielli della Corona. I sovrani Paleologhi

    non riuscirono mai a saldare quel debito. Citato al rinnovo d’ogni trattato mercantile,

    via via ingrassato dalla prassi usuraia dei dogi, quando cadde l’Impero, la Serenissima

    vantava un credito di "17.000 hyperpyra" (e il tesoro della Corona è ancora a S. Marco…).

    Se il tempo è denaro, il denaro sottratto al denaro è tempo sottratto alla vita.

    Legge dell’usura. Nel Medio evo, la Chiesa inventò il purgatorio per spedirci

    i banchieri. Prima, gli usurai finivano al rogo. E subito dopo all’inferno.

    E oggi, non c’è mano lesta che si scotti le dita …e anziché banconote,

    certificati prescrivibili del lavoro compiuto. La moneta che sa di morire

    non si fa murare viva in una banca. Finisce il mito della moneta immortale.

    Ma finisce pure il potere di creare denaro dal nulla. L’intuì Steiner e fu bollato

    alchimista. Li emise Gesell, Baviera Sovietica, e fu processato: alto tradimento.

    Keynes ne ammise le ragioni ma era il custode dell’ortodossia e voleva restarlo.

    Li mise in versi Pound e si beccò 12 anni di manicomio criminale così, tanto

    per riordinare le idee. Li contemplò metafisici Villella, e chi lo conosce?

    Lo ripeto io e non so nemmeno a chi. Certificati prescrivibili, simbolo

    della merce prodotta. Si destina a morte la moneta con l’affrancatura mensile

    di una marca da bollo. Pena il decorso del suo valore. La marca costa 1/100

    del valore stampato su carta moneta. Unica tassa. In cento mesi la cara moneta

    si estingue. I certificati sono costretti a circolare senza soste forzate ai depositi

    bancari. In parole povere: se Zio Paperone s’accorge che il livello del suo forziere

    scende di 1/100 al mese, o la pianta coi tuffi di salute nella piscina monetaria

    o nel giro di 8 anni si rompe l’osso del collo…

  5. #5
    Guido Keller
    Ospite

    Predefinito

    I.T.N.

    (ISTITUTO TECNICO NAUTICO)


    Compagno di scuola, compagno di niente,

    ti sei salvato dal fumo delle barricate?

    Compagno di scuola, compagno per niente,

    ti sei salvato o sei entrato in banca pure tu?

    Antonello Venditti


    Non ho utopie da realizzare.

    Non dico più d’esser poeta.

    Stare a letto il giorno dopo

    è forse l’unica mia meta.

    Francesco Guccini



    Muhammad ibn Ah mad Muh ammad ibn Rushd negò, è vero, la città di ’Ad.

    e a Palermo fu astrologo di Federico II. Ma la teoria della doppia verità

    è uno scherzetto scolastico. Ai commenti degli Ulema, solo pochi ritocchi.

    Arcana imperii. Non mi fido della critica. a ragion veduta. Chiuso il sipario.

    quello che si può fare è. radiografia d’uno sfacelo …e qualche similitudine.



    A caccia di neuroni. tra fonti d’annichilazione e nuvole d’antimateria. sulla scia

    ipnotica del dis-astro. come un giacobita. ribelle all’incognita durata del suo viaggio.

    La memoria pascola nell’ippocampo. pecore e pecore. Io sono quello che mi ricordo.

    La mia maestrina mordicchia la sua bic a scatto. Una voce esce dal collo della bottiglia.

    "A quattro anni, sapevi già leggere." C’infilo l’occhio a cannocchiale. e metto a fuoco.

    "Guarda guarda: è mio padre." Un sorso e la butto in mare. Mayday Mayday Mayday.

    La mia ancora sta arando. "Venite in pace, dove dico: io. Il posto è a meno di un no

    lungo chilometri. dalla Cappella del Dialogo". "Tuo figlio ha bisogno di iooodiooo."

    Salto sulla nave scuola. Lunetta tattica alla mano. misuro l’angolo di bolina. Sulla rotta

    a variata del cervello. ho fatto l’autostop. al mio pensiero. "Nun ce vedo proprio gnente

    de male." "Terra." Non altro. Qui la vita è surrogata e non costa un cavolo. Tra opera

    morta e opera viva. Se fossi un dio, mi farei clonare.



    Nel suono della pressa esecutiva dell’ultimo Nono. Al tempo d’un magam iracheno.

    Do’ lo munno se regira. e offre il culo alla lingua del poeta. ho lasciato la mia firma.

    sul muro dell’Istituto Nautico. "Non é che l’inizio combatteremo ancora. La lotta

    iconoclasta è cominciata ora." Tra un atto vandalico e veleni di tipografia.

    solo una falsa partenza salva l’uomo dall’obbligo di arrivare. La biografia è mia

    …e il finale, un monologo. Mi asterrei se. non t’estasiassi ai plagi del Grande Editore.

    "Pe’ tutta ‘a vita, ho fatto finta d’esse’ ‘n poeta e n’ c’ha creduto nessuno."

    Ma un’infermiera dannunziana spegne fuochi futuristi con le mani. Quando dice:

    "’n ’te move" sa quello che fa. "Venghino, signori, venghino." nel mio piccolo.

    so ricambiare il bacio a tradimento con labbro leporino …e sono più intelligente

    del mio inconscio. Parlano i fatti. Solo io nel nido nicture. concepivo prodezze

    anselmiche. "All’uscita di scuola i ragazzi vendevano i libri./ Io restavo a guardarli

    cercando il coraggio per imitarli" " I libri, e non le suggestioni della vita reale,

    mi spinsero all’eroismo." Credo al sacrificio in sé. Vivo e vegeto. a forza di pensare.

    "Primo: non t’agitare e mira bene: stai per uccidere un uomo." "Secondo: non rimandare

    a ieri quello che non avresti dovuto fare mai". Tra macerie e killers con le treccine.

    if the single women wants a promise keepers. ciò che resta di me. mastica amaro.

    "Ma chi ha fatto sette volte de seguito er giro de Peppe ‘ntorno ar Reale n’ se fa ’ncula’

    sur rettifilo della storia". Il laccio emostatico è uno stato d’animo. Intifada. o metafisica

    del sasso. caso, probabilità e statistica. o io o un altro era lo stesso.



    Più in là che Abruzzi. E’ accaduto. Tre giorni dopo. A Oriente. Il suo insegnante dice:

    "E’ un figlio" ma lo critica: "Vive sotto falso nome." "…e a forza de dà retta a certe voci,

    se crede ’n padreterno." "Me so’ rotto l’osso sacro." Fosse capitato tra Titano e Terminillo,

    capirei …ma così, quasi da fermo… "Nun so’ fatto pe’ ’e salite" …e vengo dritto dritto

    dalla Civiltà del Vulcano che Vacilla. "Le barricate in piazza le fai per conto della borghesia."

    In termini tecnici: extra anti-shock active use memory. "Stronzo, fotografa ’sto cazzo."

    (A El Ocote. erano ammesse tutte le parole). L’ultimo giorno di scuola. il mio maestro sputò

    un osso d’oliva nel piccolo pugno. lo passò nel mio, e disse: "Se la vita va da qualche parte,

    seguila pure. Ma fuori orario e… a mano armata". "Up Patriots to arms./ Engagez-Vous…".

    "Nessun maestro mi ha meritato come suo allievo e nessun allievo, come suo maestro."

    Il tarlo familiare profuma di tabacco. Mirtillo per la couperose …e mistic rose meditation.



    Il guardiano del genoma è. il fantasma del corpo che vive come creatura senza valore.

    Patetico nell’abortire chi s’annienterà nella dittatura dell’apparenza. Ma non basta dire

    chiaro e tondo: "Ecco, vedi, (…) parlo un po’ da fascista di sinistra" a sputtanare P.P.P..

    "Piazza del Popolo,/ noi cantavamo/ ed eravamo una sola cosa./ Poi, tutt’a un tratto…"

    finimmo di cantare la nostra giovinezza sulle scale della Questura di Latina. Ma il guanto

    di paraffina ci scagionò tutti. Ce ne andammo tra fischi pacifisti e molecole invecchiate

    per traumi transgenetici. Il cervello è plasmato da caso e esperienza. "Ma se neghi d’esse’

    uno dei nostri, sei ’n rifardito." Come dicono gli astrologi delle stelle. Il gene predispone,

    non determina. Le macromolecole non svolgono il destino biostorico. A scuola, urlavamo:

    "’a polizia spara". come se niente fosse. vent’anni dopo. siamo tutti poliziotti. La violenza

    è un simulatore d’esistenza …e l’impresa del tutto è perduto. un clic… sulla dopovita.



    Negli archeobatteri. Nel DNA della mosca e del topo. Nell’Ayurveda e nel Libro

    Sufi delle Guarigioni. Nella creatività dei vuoti. Nell’inquieto d’universi fai-da-te.

    Seguendo il filo della trama affascinata da detriti e slogature sintattiche. Dentro

    a’ Buca de Portuense. in una storia di svenimenti e stupori ideopatici. Tra crolli

    vertebrali. Sindromi di Rokytansky. Verità e severità …e sulla deriva erresseista.

    Quando Togliatti arruolò i "fratelli in camicia nera." E Bertold Brecht scriveva:

    "La prego, mi dia il nulla osta. Sogno un cesso in casa. Non credo sia necessario

    difendere l’assenza di toilette. In breve, come contropartita a certi versi su una vita

    migliore, mi costruisca un wc nell’appartamento…" Il pretesto fu quel no fatale.

    sputato in faccia. a mezzo secolo fresco d’America. e alle purghe del chegebé.

    Ho strappato tessera e lettera di scuse. Bomba chimica o samba nucleare.

    lascio i miei tumori a Mamma Natura. Sono nato qui. e qui, voglio crepare.

    come un dio. per amore del caos …e per niente al mondo.



    In quest’epoca stampata. più d’un’etichetta. vedessi un’etica… "Io so’ stato molto chiaro.

    ’J ho detto: nun se stamo a pija’ per culo… sete accavallati? Sì…l’indirizzo cell’avete?

    Sì… ‘mbeh, mo’ me so’ rotto li cojoni. Mo’, voi ‘sta pratica ’a chiudete, perché se voi

    n’ ’a chiudete..." 50 anni di memoria laica saranno purgati nella ristampa anastatica

    dell’Encyclopédie. Mezz’ora fa, mi volevo iscrivere al Circolo della Storia. Ma i dati

    anagrafici erano illeggibili. Durchfuhrungsideologie. "Io c’ho ‘a coscienza a posto.

    Ho fatto quello che dovevo fa’. Mo’: basta". non si resta all’infinito nel nido di memorie.

    Oltre il corpo. troppi fattori oscuri. Nebbie gelate. Soli sotto zero. "…famola finita."



    La mia carta sono i pensieri. La lettera ispirata, risucchia in sé tutte le parole che...

    scrivo, mentre schiere di me ombra riscrivono le stesse cose. Qualcuno, forse meglio.

    Qualcun altro è sceso a prendere un caffè. muore per la seconda volta e se ne vanta.

    Ma qualunque sia il tuo profilo. l’automatico chicchirichì dell’io. deve finire qui.

    Non è cosa da poco chiedersi "chi sei?". se il doppio è un morso profondo e scheletrico.

    e le carie del cosmo. l’ortopanorama. Ma: "Scordasse ‘n segreto è peggio che spifferallo".

    Un bonzo laico, con berretto di lana e stomaco a cascata dice: "’a verità è ‘na cipolla:

    svela svela, tra le mani resta er nulla…". Apriti, cielo… "Penso spesso al Paradiso."

    …e all’ora "S", se l’è fatta addosso. L’hanno pulita con una spugna prima di legarla.

    Cinque addetti alla squadra cinghie …e ora canta il Nome del Signore. come un aquilone.

    sollevato da un vento morto. Non parlate di fatalità. Non passate sotto le sue funi. "Una foto

    di Angela Davis muore lentamente sul muro/ e a me di lei non me n’è fregato niente mai."

  6. #6
    Guido Keller
    Ospite

    Predefinito

    A.D.R.

    (A DOMANDA RISPONDE)


    Alle dieci et demie war ich in templo. Posteà chés le signore Von Mayrn, post prandium la sigra Chaterine chés uns. wir habemus joués colle carte de Tarok. à septe heur siamo andati in spatzieren in den horto aulico. faceva le plus pulchra tempestas von der Welt.

    W. Amadeus Mozart



    "Dica: lo giuro."

    A.D.R. Dove torna l’incubo della fenice lì. osa la Tradizione. Oscurato dalla luce.

    discuto. i cosiddetti numeri primi. Ma il DNA è una molecola mortalmente noiosa.

    non fa che ripetersi. nel linguaggio devastante della Divina Nichilità. Per cui.

    al terzo grado di giudizio. assolvo tutti i nati da queste nozze tra verità e follia.

    Quanto alle stragi ghibelline. i papisti di otto etnie non sono stati da meno. E mentre.

    cento miliardi di necrologie illustrano. vezzi di dolci vite. all’orizzonte di Hermes.

    lo svolazzo del poema declina in picchiata su. temi astemi. Ovvero: l’esistenza

    in un gioco di scatole cinesi. Mimetizzato ma libero. avevo detto: "Tenetevi forte

    sulla mia bara. Quindici giorni e sarete tutti con me: angeli digitali." Ma è bastato

    l’effetto delle prime venti righe della Persuasione. a farmi cambiare idea.

    "E’ più facile salire le scale che portano all’inferno." Ora. a parte la rivoluzione

    mancata. e a parte che uno su tre si brucia le idee migliori. nel buiolo del diavolo.

    comune mortale. è chi s’azzarda a negare che. la Gestalt di questa vita sia positiva.



    Fisso il soffitto e... guardo la Cosa. ma la Cosa non mi riguarda. Preciso. Cosa è il nome

    di dio. "Chi mi sta interrogando?" Misteri del caso. Vertiginose visioni analogiche.

    Voci fuori sincrono. Sbadato. nella spessa nube della non conoscenza. chiudo

    l’incidente probatorio …e pronuncio frasette elisabettiane. del tipo: "I’m sorry"

    e "It’s not possible". Nel dizionario della lingua parlata. tutto collima. Del resto.

    il mio è un libro scomodo. Alla distanza. userò parole più facili e felici. come:

    "Artico di bronzo" e "Allez la France" …ma se ora, chiusa una ferita se ne aprono due.

    la mia ricetta è. agitarsi bene prima dell’uso …e me ne esco col termometro ascellare.

    un inchino e uno starnuto. Mi dichiaro raffreddato. L’operazione è sospetta. Lo so.

    La matematica non è un’opinione. Assalito dal Male. mi comporterò da verme. C.V.D..



    A.D.R. Potevo sfilare dietro l’armadio della sacrestia e come salvacondotto mostrare.

    i segreti del. Decalogo. Ma chi ha fatto il sogno americano non s’è più risvegliato.

    e chi ha problemi d’idee. deve accendere falò di pensierini. bruciandoci dentro.

    il secolo psicanalitico. Dovete capirmi. Una vita ridotta al proprio nome. o il frou-frou

    lezio-mafioso. del presuntuoso svelamento di sé. non fanno al caso mio. Poco tempo.

    ancora. e nessun panorama avrà cielo abbastanza per spaesarsi. "T’ ‘a sei cantata?"

    "E che faccio er muezzinne, io." Confermo tutto. Non sono mai stato. in rianimazione.

    cabine telefoniche o cessi d’autogrill. Sangue e urina mi scagioneranno. Ma levati

    dalla mente. quella mummia di Amleto. A tempo scaduto. la pallavvelenata d’una coscienza

    luccicante. s’infilò in rete deviata. da uno stinco di santo. Risultato finale: I-0 per loro

    …e pensare che li avevo inchiodati sul nulla di fatto. "Alééé Alé Alé Alééé. Alééé Alé."



    Alma scopre con gioia d’essere incinta. Si mette in casa la maschera mortuaria di Mahler.

    Oskar le fa una scenata. Alma decide d’abortire. "Vorrei liberarmi di quest’uomo". Lui

    le regala un ventaglio: pelle di cigno. Un affresco medievale. pieno di figure. Due corpi

    su traiettorie di divinità opposte. Oskar che cade in ardore tra le braccia di Alma. La mano

    calma del Vesuvio. Poi, scoppia la guerra. Teschi tedeschi. Oskar va in cavalleria. E’ ferito.

    Alma non va in ospedale. Lui torna al fronte. E’ dato per morto. Lei sposa un altro. Oskar

    si rifà vivo. Appuntamento a Venezia. Caffè Florian. Non ci va nessuno dei due. Lui parte

    per Dresda. Si fa fare una bambola di pezza a immagine di Alma. la silenziosa. L’impalma.

    la porta a cena. a teatro. a letto. Nell’orgia, la decapita. Calza la maschera di Mahler

    sulla testa mozza. S’addormenta ubriaco d’etere e sogna l’Alma Mater. Il giorno dopo.

    la Regia Guardia Imperiale arresta Oskar per l’omicidio di Alma. La salma è lì.



    A.D.R. Senza metodo. la maestra con chador. non sopporta più i sedativi. le rese dei giornali.

    i tagli alla coreana. e la pasta fatta in casa. I miei non sono rifiuti. ma certe sentenze suonano.

    come sinfonie a misura d’uomo. Dovete credermi sulla parola. nomen est homen. segni

    particolari: nessuno. Purtroppo. l’autopsia smentì. la versione letterale del Post Scriptum.

    …e se la rise l’Estremo Difensore. sulla lapide senza foto. seriale come linee geometriche

    d’una Manhattan immacolata. Critico sull’assenza del doppio fine. scendo in picchiata.

    sull’ampia schiarita della morte cerebrale. Inevitabile l’urto. Poi. solletico all’ortica.

    flute de champagne. e molotov. Fra topi, porcospini e zanzare. l’arte di scandire il tempo.

    ritualizza l’autentico nella messinscena dell’apparenza. Pianto baracca e burattini.

    il dio sintetico trasumana dall’extasy alla trance. Lungi da me l’idea. che il firmamento

    sia riducibile al Tetrabiblos di Tolomeo. Ma se dio è una circonferenza col centro ovunque

    e il perimetro in nessun posto. non basta ridurre i tassi. per salvarsi l’anima. Nottetempo.

    nei parchi scientifici. gl’innamorati. danzano su echi d’equivoci vocìi. Pluribus unum.



    Vero eversore. alluvionato da eterna solitudine. distributore ambulante. di soli

    a tradimento. tra divampar di flash inauditi. e Stockausen divinati. dalla fossa

    psico anale. feci. un’assoluta promessa di guerra …e in un bel girotondo etrusco.

    saltarono in aria. i mozzi delle rotelle. "Come la sementa, così lo frutto mena."

    "Copula cum muliere bis in hemdomada." …e alla sposa infedele, una pallottola

    in dote. Nonostante l’ipertrofia dei corpi speciali. i figli di puttana. di piccoli buddha.

    lasciano aperto uno spiraglio …e alla sveglia planetaria. scatta il pensiero. Come dire:

    "Che accadrebbe se la guerra coi Persiani si fosse svolta tra le turbine dell’Ansaldo?".

    I riti non s’applaudono. Eschilo sarà pure un pappagallo …ma l’arte del sangue alla tv.

    è succo di pomodoro. bello e buono. So perfettamente che finirò in rosa anemico. ma

    l’antico salto della quaglia. non è né etico né poetico …e anche se sui tassi d’interesse.

    la pensassi in modo diverso. sulla tosura della moneta. direi la verità. "Usura - ho detto - ,

    non: una Sura." Mica parlo arabo.



    Nell’anno del Grande Ritmo. in un modo quasi fisico di far musica. aprì le virgolette.

    "Hupsasa Hupsasa". e richiuse le virgolette. Così parlò Mozartzarathustra. L’equivalente

    di colui che segue lo zen e odia incidere dischi. Per la cronaca. gli ultimi ritocchi. al verbale.

    li apportò il giudice a latere Del Fiume. Una mezza specie d’inquilino. gotico. nel sottotetto

    di dio. che condannò. il numero chiuso. e in exhibition. i sigilli dell’ultima ora. O qualcuno

    che avevo visto 27 volte di seguito. a banca senza frontiere. "Con quel po’ po’ di mal di testa

    non riuscivo a darmi pensiero." Così mi sfuggì detto. l’appunto sulla vecchia teoresi delle.

    ideologie irreali. Figuratevi voi. il primo pianeta di un sole che dura di più. e, di ciclo

    in ciclo. esce dalla penna. come. onda d’urto. o curva frazionaria a invarianza di scala.

    duplicazione del cubo. trisezione dell’angolo. quadratura del cerchio. "Nun so se me spiego."



    A.D.R. "Fateme pensa’." Dallo specchietto retrovisore del pullman. sgangherato. della storia.

    ho visto il triangolo efficace. dello scisma. subire gli enigmi amorosi e taglienti delle. scimitarre.

    Dai Catari a Hus il Veridico. i 400 eretici di Carcassone. fanno troppo comodo alle penne d’oca.

    intinte nell’inchiostro cupra della Bella Epoque. Per cui, di questi gesti criminali non parlerò.

    Nella galleria delle stimmate. la guerra reale. piena di cambiali e pagherò. fa la conseguenza

    della storia …e se le scimmie sanno contare fino a nove. mi cambio al volo. e arrivo al dunque.

    Basta fare quattro conti. sul freddo banco di prova. del mio corpo. perché dai giochini. sangue

    e sapone. risulti piatto. un bel: "non so nulla." Vista a posteriori. la vita. è una favola fascista.

    Ma il concetto d’identità fluttuante. combina. cicli gaelici e grandi miti celtici. natiche fanatiche.

    e dolci funerali. Giuro. a otto punto sei. cambio versione. Il pensiero fossile. scoppia

    nel cervello. vuoto stroboilluminato. Ora, a parte il caso di un linguaggio finito. e a parte il fatto

    che le grammatiche non generative. sono eremi. estremi. fra mania e magia. le maschere rituali

    dei pacifici Jomon. giocano a memoria. i limiti dell’imitazione. Figura antropomorfa o pupattola

    sciamanica. la mente alveare. ha lasciato un’impronta digitale sul revolver. biologico del ciclo perenne.

    Ma se nel fumo di Londra. oscurano il Mercoledì delle Ceneri. l’accusa si alza e dice: "Sei circondato.

    Arrenditi". "Venite a prendeme: io nun esco a mani arzate." L’arringa. allora. s’esilia esile. in un mollusco

    edule lamellibranco. Alla voce poesia. sento un’eco strabica. "Le menti non hanno elementi di prova."

    e qualcuno mal pensa suo malgrado. a una fuga tattica. uno zig-zag fra gli zombi. Lo so: "E’ sempre mejo

    un brutto processo che ‘n ber funerale." Galera od ospedale,/ gli anarchici li han sempre bastonati/

    e il libertario è sempre controllato/ dal clero dallo stato..." Ma se le macchine cerebri pensano

    come gli insetti. sotto l’ala della solita fenice. Paganini non ripete. La storia, invece, qualche volta sì.



    Violata la tomba di Dio. il corpo del Creato. è un reato senza prove a carico dell’imputato.

    …ma occhio alla testa. testi dei miei stivali. ho ritrovato il bastone animato di mio nonno.

    "Volevo solo fa’ quattro passi da Donna Olimpia alla Garbante. fischiettando immotivati

    motivetti." dice ‘r kamikazze dell’urtimo tumurto. che gioca a ruba bandiera. coi ragazzi

    della Via Paal …e con il cuore in mano, dice. "Semo stati obbligati a reaggì’." Senza poesia.

    due vite. bastano al tum-tum cardiocircolatorio. "Chi perde, va sotto." Ovvio. La prova

    dello stub non dimostra un cazzo di niente. "Potrei pure esse’ stato io. Però nun me venisse

    addà’ avvisi de garanzia chi…" "Prima faceva er ladro eppoi ‘a spia, mo’ fa ‘r commissario

    de polizzia." …e un’altra soffiata. gonfia la vela. verso il calvario. dell’ascesa gianicolense.

    al dolce stil novo. Fuori forma. volteggio sui vortici. tra un girar di tacchi e siparietti futuristi.

    "…e vabbè’ confesso: ero io er pipistrello biondo sott’ar ponte dei cani sciorti. Volevo ballà’

    er tippe tappe. tra muerte e muse del piacere. Perché, vaffanculo, nun riuscivo a trova’ posto

    ner parcheggio de li mortacci mia, manco a pagallo oro." Cosa vuoi che mi passi per la testa?

    Un 7,65 che mi misura il diametro del cervello da tempia a tempia …e non voglio ritornare

    sulla Cosa. "C’ho le palle piene delle inversioni a U dentr’a ‘sto vicolo du’ vorte ceco…"


    A.D.R. Non ho altro da aggiungere.

    21 Luglio 1542 a. D.

  7. #7
    Guido Keller
    Ospite

    Predefinito

    R.E.M.

    (RAPID EYES MOUVEMENT)



    "Una volta, Tchouang-Tseu sognò d’essere una gioiosa farfalla. Svolazzava secondo il suo estro senza sapere di essere Tseu. Improvvisamente si risvegliò di soprassalto e si ritrovò Tseu, ma non sapeva se era Tseu che aveva sognato di essere una farfalla o se era la farfalla ad aver sognato di essere Tseu."

    Aneddoto Zen



    Riassuntino veloce delle cose. Il primo. l’originale. non capì granché.

    il menù sacro. Armando il tossico e Vanni l’edile. all’esile offerta.

    del latte al metadone. risposero. con il canto dei cardellini accecati:

    "Se non c’è di meglio, va bene pure quello." Per la sede e i poteri

    che mi derivano. "Restate ai margini". La storia del fratello coltello

    non mi convince …e i santi anti calamità. benedicono chi s’affaccia

    alla finestra per sentire. gli squarci diffusi del sole. " Se me lo chiede.

    farò la mossa. di uno zar al tramonto. o la controfigura di chi. persa

    la bussola. vive blindato. in un simbolo. sensor satellitare." Tuttavia,

    cucire. ossa neoclassiche. su abiti etici. è un trucco turco. Nell’alveare

    di ghiaccio. mi affido al Tantra. per rintracciare la vita. sulla porta

    basculante. della storia che. vuole solo farsi bella. Ma il bello deve

    ancora venire. Negli ossari marini. e nella fissità funzionale delle cose.

    la distanza non si copre con mezze misure. melodie tzigane. o terze vie.



    Mezzo asfissiato. vado per cime rarefatte. verso i misteri dell’Everest.

    e grattando tra le rovine. dello stato di ebbrezza. resto a lungo sul fatto.

    "Se becchi la vena madre fai fortuna. A buon intenditor poche parole."

    Io non ci credo. e sulla scommessa. "deviens ce que tu es". non punto

    un Hegel. Sempre a questo proposito. un tizio si spia con telecamera

    a circuito chiuso. Qualcuno l’avverta. i fatti non esistono, esistono

    solo le informazioni. Piuttosto che andare in girotondo. setacciando

    il ruscello del giardino segreto. si goda il TG della sera. Ho l’anti età

    dalla mia. e sul ciglio vermiglio, tramonto. perdo la vista di un occhio.

    ma mi consolo: "sarà più facile prendere la mira". e premo il grilletto.



    Molto crudelmente. resuscitò i genitori morti. con il nome di Mr. e Mrs.

    Ramset. liberandosi dai fantasmi. Via il nero. Tra le aiuole del pensiero

    lampante. a cavallo di un fiore a pedali. pendeva sul lato delle cose. dove

    marciscono montagne di pesce. farmaci e icone. Quasi per gioco. si puntò

    in faccia una pistola ad acqua. e schizzò. un pupazzo di cera. in mezzo

    al campo ossuto. delle parole. Sul mio tavolo. ci sono ancora gli occhiali.

    ma sotto la cenere. il sogno arde. la brace del sesso in catene. Chi usa

    centrifughe nel cervello invece del salvagente. fa scena muta nel Walhalla.

    di tutti. gli indovinelli del sogno. Chiuso nell’anello, ripeto: "Non tornerò

    mai quello di prima". Sono un caso. caucasico. senza piume. senza più me.

    scatenato nella rissa. col branco delle mie metameri. "Vedrai che le cose

    si metteranno a posto. Uno scambio di ostaggi, e tutto si sistema." Faceva

    un freddo cane. Ma lei sul tanga maculato. indossò maglia con oblò

    e scarpe con la streep. Sulla sedia a rotelle. portava specchi. erbari.

    fotografie. e il luppolo in fiore. Per fortuna, non diceva niente di nuovo.

    l’amai d’amplesso. sul fiato sospeso. del riso radente. il muro del tempo.



    Mi butto avanti per non cadere indietro. "Santo Cielo. Qui nessuno mi crede."

    L’invito non si spedisce per posta. Non metterò il mio destino nelle mani.

    di un cassiere che a mezzanotte del 31 dicembre. chiude battenti e batterie.

    Se l’ancòra della salvezza. è uno spergiuro. giuro: m’incollo un francobollo.

    sulla fronte. e mi spedisco all’altro mondo via aerea. Davanti, una fessa

    anoressica. compila il bollettino di conto corrente. "Vorrei un’informazione."

    "Non vede che sto ripassando il dizionario di tedesco antico?" Volk, il popolo.

    Il miope finge di leggere il vademecum del perfetto utente. ma è solo una scusa.

    per non fare. lemme lemme. la fila. dell’elefantino. Nel post. tribolo ancora

    la sfida tra. pretori e retori. Fossi in voi. mi liquiderei. con una battuta. felice.

    di farmi da parte. Gefolgschaft, la comunità dei seguaci. Nella circolare del tempo

    scaduto. è scritto. "prendere il numeretto è una questione di civiltà". Bodenstandigkeit,

    il radicamento alla terra. Ho l’impressione che foto vidimata e firma leggibile

    sul libretto al portatore. non bastano a farmi riconoscere. Erbe, l’eredità.



    Nella trashendenza epocale. i trapassati al non plus ultra. vanno

    in cerca di terre. senza promessa. Uno annota sul diario di bordo:

    "Si va a passo d’uomo." E il cavaliere a pelo. solerte. annuncia:

    "Scalare discese è roba da somari." Io ci metto il carico da undici:

    "Non ci siamo mai mossi. Siamo esattamente al punto di prima".

    Necessità. vuole che aggiunga: " Venimo dar niente e semo duri

    a morì’". Un retore chiede l’origine dei miei avvitamenti. E io,

    seccato: "Si rivolga ai miei genitori". "Ai tiempe ‘e ‘na vota. potevo

    parla’ da ‘na chiesa di periferia." Ma ora che la chiave del mistero

    è dentro la rete. un telegramma di condoglianze. basta e avanza.

    Vado a nascondermi. nella taverna di Plat One. "Così - penso -

    mi lasceranno dormire." Macché. Tra i punti oscuri. si fa luce.

    l’orca idea. del mondo perduto. Disegno divino. o polluzione

    notturna. mi sveglio svogliato. e chiedo l’interprete. Se devo

    essere sincero fino in fondo. mi sono inchiodato da solo alla croce.

    dell’atroce dubbio: culla o nulla? Nel torrente del crollo. vado

    a guinzaglio dei miei ragionamenti. Ma ne uscirò. Oh! se ne uscirò.

    Metteteci tutti la mano sul fuoco. Evola (o Scevola) insegna.



    Non sono io che scrivo parole, sono le parole che scrivono me.

    Un giorno sono io. Un giorno. chiunque altro. Gioco a nascondino.

    con le mie metameri. Il ricordo di me fa capolino nell’ippocampo.

    Faccio per fare "tana". Ma lui mi precede. e grida: "liberi tutti".

    Conto fino a cento. e faccio mosca cieca. Passo la mano. sul foglio

    di un quaderno a quadretti. Ma ho paura che qui sia tutto riciclato.

    Non solo la carta e non solo i quadretti. Chiamo l’ultimo giro. Punto.

    una virgola. e faccio. esclamativo: "Mamma mi chiama." Mica vero.



    Sono ambientalista. Sono vegetariano. Che c’entro io con Nietzsche?

    Il dado di Montesquieu fa salti di prestigio. Caso vuole. che l’ultimo

    sia il primo. Mi sembra strano. Ma tutti giurano che è vero. Così va

    il mondo. Il dardo si ficca nel vuoto. Respiro. e sprofondo. nel cubo.

    E’ un incubo. Mi faccio un nodo al fazzoletto. per ricordarmi che sono.

    in pizzo al materazzo. "Nun serve a’n cazzo." Lo so. ma provar non nuoce.

    Non vorrei svegliarmi. lumaca saltellante. tra spalle. e dita rattrappite.

    Ho vent’anni meno di lei. E i vecchi del paese sono bimbi di scena.

    Nell’attesa di un polmone donerò le cornee. Sono allergico alle mimose.

    Così tra noi e gli angeli. collocai. una coccola apocalittica. Ieri è già.

    condanna e assoluzione. Oggi diventammo. un domani stellare.

    Mi rimetto in anticipo. Nessuno è immune. al suono della sveglia.

  8. #8
    Guido Keller
    Ospite

    Predefinito

    Tutto il resto nel libro appena uscito.

    Miro Renzaglia - A Spese Mie - Ed. Barbarossa

 

 

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