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  1. #1
    "la Rivoluzione è come il vento..."
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    La vittoria di Salamina

    Quando Europa non era una semplice parola


    Salamina: una vittoria nata alle Termopili

    29 settembre 480 a.C. Seconda guerra medica (o persiana): decisiva battaglia navale vinta dai Greci grazie alla strategia di Temistocle. Le navi persiane, più numerose e più grandi, non riescono a manovrare nel braccio di mare fra Atene e l'isola di Salamina, e hanno la peggio contro le navi elleniche, meno numerose ma più piccole e maneggevoli. La grande impresa spartiata delle Termopili ha permesso questa vittoria ellenica.

  2. #2
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    Predefinito

    Quella vittoria non nacque per caso. Sull'incidenza nelle sorti del conflitto delle Termopili, occorre non esagerare. Qulla battaglia, non fece nascere, confermò il "mito di Sparta", la città senza mura, quella dell'eguaglianza, i cui soldati, soli nell'Ellade, si vantavano di potere ricostituire le proprie lineee infrante, combattento a fianco di uno 'sconosciuto'. Sparta visse quella esperienza per noi 'mitica', come 'ordinaria', in ossequio alle leggi spartane, che non prevedevano la possibilità di resa ( nemmeno "economia rivoluzionaria" di tanti sedicenti 'spartiati ) ma solo la vittoria o la morte. Certo era un'altra Europa ; si irradiò fino alla battaglia di Berlino, o meglio anche e sopra tutto nella battaglia di Berlino in particolare, nell'esperienza nazionalsocialista più in generale ( e a Salò ) . Era un'altra Europa.

  3. #3
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    Ora, a parte le celebrazioni che si vuole fare ? Chi rappresenta oggi ciò che era allora l'esercito del Gran Re ? Gli 'allogeni' ?

  4. #4
    Orazio Coclite
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    Ottima segnalazione Caenazzo.



    Quando i greci salvarono l'Europa.

  5. #5
    "la Rivoluzione è come il vento..."
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    Predefinito bello!

    Se oggi parliamo di Europa lo dobbiamo a quegli Uomini, al loro Valore, alla loro Vittoria.


    Il dipinto di chi è?

  6. #6
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    Predefinito

    Ricordo la grande pianura
    la barba imbiancata
    dal vento del nord
    la gente guardare stupita
    la spada di ferro
    e il mio grande destriero
    quando l’Europa nasceva.
    Ricordo Alessandro ferito
    lottare cantando
    col vento dell’est
    e il cielo di Grecia oscurato
    dai dardi lanciati
    da mille guerrieri
    quando l’Europa nasceva.
    quando l’Europa nasceva.

    Le mie ossa affondano
    nelle Termopili
    il mio sangue scorre nel Tevere
    la mia pelle adesso
    è un tamburo che batte
    la danza d’estate a Stonhenge.

    Ricordo la prua del mio
    Drakkar
    solcare veloce la schiuma
    nel vento del sud
    e le bianche colonne
    segnare la riva
    Trinacria inebriava
    di mille profumi
    quando l’Europa cresceva.
    Ricordo la corte felice
    l’amore e la guerra
    cantavo laggiù
    e il sogno imperiale
    spiegava le ali
    del falco di Svevia
    nel sole del sud

    quando l’Europa cresceva.
    quando l’Europa cresceva.




    le mie ossa affondano
    nella Vandea
    il mio sangue scorre nel Piave
    la mia pelle adesso
    è un tamburo che batte
    una marcia di guerra a Verdun.

    Ricordo l’Italia di fiume
    i reduci offesi da fame e terrore
    e il sogno rinascere a ottobre
    gli antichi valori rinascere in me
    quando l’Europa sperava.
    Ricordo la sabbia infuocata
    coprirsi di sangue e di gloria
    giù ad El Alamein
    e il vento dell’Ovest tradire
    nel fango di yalta
    nel fumo a Berlino
    quando l’Europa moriva.
    quando l’Europa moriva.

    Le mie ossa affondano
    al centro di Praga
    il mio sangue scorre a Parigi
    la mia pelle adesso
    è un tamburo che batte
    una marcia da Derry a Belfast.

    Guerriero d’Europa ricordi
    la strada era lunga da qui
    all’aldilà
    ma un urlo di gioia
    esplodeva al tuo arrivo
    fratelli abbracciarvi per l’eternità...

    Le mie ossa affondano
    nelle Termopili
    il mio sangue scorre nel Tevere
    la mia pelle adesso
    è un tamburo che batte
    la danza d’estate a Stonhenge.

  7. #7
    "la Rivoluzione è come il vento..."
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    Predefinito

    Testo originale scritto da VecchioMissino
    Ricordo la grande pianura
    la barba imbiancata
    dal vento del nord
    la gente guardare stupita
    la spada di ferro
    e il mio grande destriero
    quando l’Europa nasceva.
    Ricordo Alessandro ferito
    lottare cantando
    col vento dell’est
    e il cielo di Grecia oscurato
    dai dardi lanciati
    da mille guerrieri
    quando l’Europa nasceva.
    quando l’Europa nasceva.

    Le mie ossa affondano
    nelle Termopili
    il mio sangue scorre nel Tevere
    la mia pelle adesso
    è un tamburo che batte
    la danza d’estate a Stonhenge.

    Ricordo la prua del mio
    Drakkar
    solcare veloce la schiuma
    nel vento del sud
    e le bianche colonne
    segnare la riva
    Trinacria inebriava
    di mille profumi
    quando l’Europa cresceva.
    Ricordo la corte felice
    l’amore e la guerra
    cantavo laggiù
    e il sogno imperiale
    spiegava le ali
    del falco di Svevia
    nel sole del sud

    quando l’Europa cresceva.
    quando l’Europa cresceva.




    le mie ossa affondano
    nella Vandea
    il mio sangue scorre nel Piave
    la mia pelle adesso
    è un tamburo che batte
    una marcia di guerra a Verdun.

    Ricordo l’Italia di fiume
    i reduci offesi da fame e terrore
    e il sogno rinascere a ottobre
    gli antichi valori rinascere in me
    quando l’Europa sperava.
    Ricordo la sabbia infuocata
    coprirsi di sangue e di gloria
    giù ad El Alamein
    e il vento dell’Ovest tradire
    nel fango di yalta
    nel fumo a Berlino
    quando l’Europa moriva.
    quando l’Europa moriva.

    Le mie ossa affondano
    al centro di Praga
    il mio sangue scorre a Parigi
    la mia pelle adesso
    è un tamburo che batte
    una marcia da Derry a Belfast.

    Guerriero d’Europa ricordi
    la strada era lunga da qui
    all’aldilà
    ma un urlo di gioia
    esplodeva al tuo arrivo
    fratelli abbracciarvi per l’eternità...

    Le mie ossa affondano
    nelle Termopili
    il mio sangue scorre nel Tevere
    la mia pelle adesso
    è un tamburo che batte
    la danza d’estate a Stonhenge.


    Ricordi

    G. Marconi

  8. #8
    Orazio Coclite
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    Predefinito Re: bello!

    Testo originale scritto da "Caenazzo"
    Il dipinto di chi è?
    Non saprei. L'ho reperito cercando in rete.

  9. #9
    TORINO E' GRANATA
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    BOUGIA NEN autentico, cioè come per l'Esercito Piemontese, io NON ARRETRO MAI !!
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    Predefinito

    Testo originale scritto da LEONIDA
    Quella vittoria non nacque per caso. Sull'incidenza nelle sorti del conflitto delle Termopili, occorre non esagerare. Qulla battaglia, non fece nascere, confermò il "mito di Sparta", la città senza mura, quella dell'eguaglianza, i cui soldati, soli nell'Ellade, si vantavano di potere ricostituire le proprie lineee infrante, combattento a fianco di uno 'sconosciuto'. Sparta visse quella esperienza per noi 'mitica', come 'ordinaria', in ossequio alle leggi spartane, che non prevedevano la possibilità di resa ( nemmeno "economia rivoluzionaria" di tanti sedicenti 'spartiati ) ma solo la vittoria o la morte. Certo era un'altra Europa ; si irradiò fino alla battaglia di Berlino, o meglio anche e sopra tutto nella battaglia di Berlino in particolare, nell'esperienza nazionalsocialista più in generale ( e a Salò ) . Era un'altra Europa.
    un altra Europa.....bah....
    l'Europa....spesso è caduta nella su millenaria storia nella melma...per poi RISALIRE....ed elevarsi....

  10. #10
    email non funzionante
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    Predefinito

    Gli storici indicano genralmente nella vittoria di Salamina il momento decisivo per la sconfitta dell'invasione persiana dell'Ellade.
    La quale però proseguì per oltre un anno dopo Salamina - sino alla plateale vittoria in Platea, in cui 140.000 greci (70.000 dei quali opliti) sconfissero mezzo milione di persiani, uccidendone un numero enorme (certamente superiore a 100.000) al prezzo di meno di 2.000 caduti tra le loro fila.

    Ciò dimostra che Salamina non impedì a Serse dio conservare un esercito enorme in Attica (lui però se ne andò via dopo la battaglia navale). E che forse la salvezza dell'Ellade poteva aversi solo vincendo sulla terraferma : come gli spartani chiedevano già nel - 480 EV (274 AUC) .

    Temistocle pretese la battaglia navale , riferendo che l'Oracolo delfico aveva previsto che la salvezza delle città greche sarebbe giunta "dalle alte mura di legno" (le fiancate delle triremi, ovviamente).

    In effetti non è certo che Salamina salvo l'Ellade ; mentre è certo che salvò Atene. Serse aveva già occupato l'inter5a Attica : l'alternativa per i greci era : fermarlo sul mare (Salamina) , ove pure aveva solo 350 Triremi contro 1.000, oppure ritirarsi sull'istmo e difendere il Peloponneso.

    Ovviamente , gli ateniesi (Temistocle in primis) caldeggiavano la prima ipotesi ; gli Spartani, altrettanto ovviamente , la seconda. In tal caso infatto la sconfitta dei Persiani non sarebbe stat6a una vittoria ateniese, ma una vittoria sostanzialmente spartana, quando Atene era stata già occupata e messa fuori partita.

    In tal caso : non avremmo avuto la Democrazia (meglio così , forse) ; non avremmo avuto la Lega di Delo, il mercantilismo , la moneta coniata ed il signoraggio (molto meglio, direi) ; no ci sarebbe stata la lunga e logorante guerra del Peloponneso, che isterilì la cultura e la politica ellenica. La odierna capitale della Grecia non sarebbe Atene (come non lo è Tebe, del resto) ; probabilmente sarebbe Sparta. Non io, ma Platone nelle "Leggi", affermò che la vittoria di Salamina "rese i Greci peggiori come popolo".

    A chi interessa, comunque, segnalo una eccellente ucronia di Victor davis Hansono, dal titolo The other greeks , pubblicata in Italia dalla BUR nella raccolta "La Storia fatta co i se" , curata da R. Cowley. Una ipotesi mi sento di condividere : senza salamina, non ci sarebbe stato Alessandro Magno . L'Impero Romano avrebbe mutuato non il Pantheon ellenistico, ma probabilmente qualcosa di simile al culto di Ahura-Mazda. (che poi, è ciò che cercarono di fare gli ultimi difensori della Romanità, Giuliano ed Aureliano) .

    L'autocrazia persiana avrebbe trattato il giudaismo in maniera assai più rigida di quanto non fecero i maledetti diadochi . Per cui, il giudaismo non si sarebbe diffuso nel Meidterraneo, sarebbe finito con i Maccabei.

    Per dirla con il vecchio cinese di A cosa servono questi quattrini : E chi Ti dice che fu una fortuna ?

 

 
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