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    Thumbs up LN: due pdl per uscire dall'Europa tecnocratica

    «Gli altri fanno le chiacchiere, noi facciamo i fatti». Era stato promesso a Pontida, ora diventa realtà. Un gruppo di deputati e senatori della Lega Nord oggi si recherà in Cassazione per depositare due proposte di legge costituzionale di iniziativa popolare per l’indizione di referendum sia sull’uscita dall’euro e il conseguente ritorno ad una ...moneta nazionale sia sulla cessione di sovranità nazionale nei confronti dell’Europa. La parola viene ridata al popolo e nei prossimi giorni inizierà la raccolta firme, con la mobilitazione dei militanti padani.
    Continua così la controffensiva del Carroccio contro un superstato dominato dalla burocrazia e dalla tecnocrazia. Motivi che hanno portato il popolo francese e olandese a bocciare la Costituzione Ue, una possibilità che a loro era stata concessa e che al popolo italiano e padano, al contrario, era stata negata adducendo motivazioni cavillose. La Costituzione non permette referendum su trattati internazionali e il mondo politico, trincerandosi dietro questa apparente giustificazione, decise di approvare la Carta Ue senza passare da una consultazione elettorale. Dopo averlo annunciato a Pontida, la Lega ha quindi deciso di presentare un progetto di legge costituzionale per consentire un referendum su tutte le cessioni di sovranità all’Europa. Ma dietro il no al superstato ci sono anche i disastri provocati dall’euro nei bilanci delle famiglie falcidiate nel loro potere d’acquisto. Oggi il movimento di Umberto Bossi torna a chiedere che venga organizzato un referendum per consentire alla gente di affermare con forza cosa pensa di questa moneta che ha sostituito la vecchia lira. Nel presentare l’iniziativa, il ministro Roberto Calderoli ha voluto sottolineare come la Lega ancora una volta si contraddistingua dalle altre forze politiche con i fatti contrapposti alle troppe parole che anche in questi giorni ci sommergono. Dal palco di Pontida, il 19 giugno, il giorno dello storico ritorno di Bossi davanti alla sua gente, la Lega lanciò queste due iniziative che oggi si concretizzano in due proposte di legge costituzionali che dovranno portarci al referendum. Il Carroccio sul prato nella Bergamasca anticipò addirittura la futura consultazione popolare sondando l’opinione della gente di Pontida. Una iniziativa che si trasformò in un vero e proprio plebiscito di sì all’indizione di referendum per l’introduzione di una moneta nazionale diversa dall’Euro e contro la cessione di sovranità al Superstato.
    Quel giorno il 98,02% dei 75.147 voti validi fu affermativo. La Lega aveva consentito di scegliere diverse possibilità per uscire dall’euro: con la doppia moneta (votato dal 59% dei votanti), il ritorno alla lira (28,59%) e l’adozione di una moneta nazionale collegata ad una moneta diversa dall’euro (12,16%). Meno del 2% si dichiarò favorevole al mantenimento della moneta continentale. Plebiscitario fu anche il voto favorevole alla raccolta firme da parte del Carroccio per la presentazione di una proposta di legge costituzionale di iniziativa popolare finalizzata ad “introdurre l’obbligo di un referendum su ogni legge di ratifica di un trattato relativo all’ordinamento comunitario, ovvero di un trattato internazionale incidente sulla sovranità popolare”: i sì furono infatti il 99,75% dei 75.058 voti validi. Insomma, quella mattina il popolo del Carroccio ebbe la possibilità di esprimersi come succede in tutte le democrazie e grazie alla Lega questa “fortuna” potrà essere allargata all’intera popolazione. «Da questa consultazione - disse Calderoli in quei giorni di giugno - viene attribuito al Movimento un forte mandato popolare» per realizzare quanto promesso. Qualche giorno dopo la segreteria politica della Lega, sotto la guida di Umberto Bossi, decise di spostare a settembre la legge di iniziativa popolare perché c’era la ferma volontà di arrivare ad un milione di firme e quindi era necessario aspettare la fine delle vacanze. Una promessa fatta sul suolo di Pontida è infrangibile, passata l’estate e le troppe parole inutili spese su argomenti di nessun interesse per i cittadini, la Lega torna a chiedere ai cittadini di dire la propria e scegliere se accettare che da Bruxelles continuino a metter mano ai nostri portafogli e a decidere delle nostre vite. Oggi sarà il grande giorno che, una volta terminato tutto l’iter, porterà il popolo a decidere sul proprio futuro, sulla propria moneta e sulla propria sovranità.
    Igor Iezzi
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    [Data pubblicazione: 29/09/2005]
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    Predefinito

    La Lega presenta in Cassazione i referendum sull’euro e sulla Ue


    Igor Iezzi
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    Due progetti di legge costituzionale di iniziativa popolare per ridare ai cittadini voce in capitolo su due fondamentali aspetti di ogni democrazia: la politica monetaria e la sovranità nazionale. A Pontida era stato promesso, ieri è stato concretizzato; erano circa le 10,30 quando un gruppo di 11 parlamentari della Lega Nord, guidati dal presidente dei deputati, Andrea Gibelli, ha varcato il portone della Cancelleria della Corte Suprema di Cassazione per depositare i quesiti con i quali si chiede l’indizione di due consultazioni popolari: un primo referendum sulla reintroduzione di una moneta nazionale e un secondo di indirizzo a tutela della sovranità dell’ordinamento nazionale nei confronti dell’ordinamento comunitario e internazionale. Visto che in Italia la Costituzione vieta referendum abrogativi per i trattati internazionali, come la costituzione Ue o l’accordo siglato a Maastricht, la Lega, attraverso queste proposte di legge, intende far convocare «due referendum consultivi con cui il popolo possa dare un indirizzo univoco alle istituzioni, in primo luogo Governo e Parlamento, affinché si attivino sul piano internazionale e comunitario - si legge nella relazione ai due provvedimenti - per far sì che la sovranità popolare sia sempre ... e comunque affermata ogni volta in cui siano assunte decisioni che incidono su di essa» e «per far sì che cessi l’attuale sistema che vede nell’euro la moneta avente corso legale». Nei prossimi giorni la Lega mobiliterà i propri militanti per raccogliere le 50 mila firme necessarie affinché le due proposte di legge abbiano una corsia preferenziale alle Camere. Ma l’obiettivo è ben altro e i vertici del Carroccio vogliono arrivare a toccare la soglia di un milione di firme, una valanga di adesioni per cambiare l’Europa. L’iniziativa era stata lanciata sul prato di Pontida in occasione del ritorno di Umberto Bossi tra la sua gente. Era il 19 giugno e il popolo del Carroccio fu chiamato subito ad esprimersi attraverso un sondaggio con tanto di urne direttamente sul sacro prato. Fu un sì plebiscitario per entrambi i quesiti, la gente di Pontida voleva che sui due argomenti, euro e sovranità popolare, fosse il popolo a potersi esprimere direttamente e non solo le aule parlamentari. L’Italia ha scelto di ignorare i cittadini e la classe politica ha deciso tutto nei palazzi votando a favore della Costituzione europea e non muovendo un dito per risolvere la questione euro, con la quale Bruxelles ha messo mano ai nostri portafogli riducendone il potere d’acquisto. In altri Paesi europei, invece, hanno scelto percorsi più democratici: in Francia e Olanda i governi hanno permesso referendum consultivi sulla Carta costituzionale europea e dai cittadini sono arrivate due sonore e dolorose sberle alle istituzioni comunitarie. Due no plebiscitari all’adozione di una comune Costituzione continentale motivati anche dalle sofferenze inflitte dall’euro ai bilanci familiari. Nel “Belpaese”, sia l’opposizione sia la maggioranza, ad esclusione della Lega, trincerandosi dietro l’art. 75 che prevede l’inammissibilità per i referendum sulle leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali, hanno impedito al popolo di scegliere. Come già successo in passato, attraverso le due proposte di legge costituzionale, che richiederanno una doppia approvazione di entrambe le Camere, la Lega vuole comunque consentire due referendum sulle materie citate. La Lega quindi mantiene la promessa di Pontida e continua a dire basta all’Europa dei palazzi di Bruxelles, brulicanti di tecnocrati e burocrati, lontana e sorda alle richieste dei cittadini. La gente vede che i propri stipendi si riducono di giorno in giorno da quando l’euro ha sostituito la lira, ma dalle istituzioni comunitarie continua ad alzarsi una barricata in difesa di una moneta senza storia che ha contribuito all’aumento dei prezzi in Padania e in Italia. E ancora una volta è il movimento di Umberto Bossi che si sottrae alla liturgia dei teatrini politici per tornare ad affrontare le questioni che stanno a cuore alla gente. Quando l’iniziativa fu annunciata a Pontida le reazioni negative di un mondo politico sempre più chiuso nei palazzi e sempre più lontano dalle piazze non mancarono, sia dal centrosinistra sia da alcuni alleati. Secondo Gianfranco Fini, l’Europa viveva un momento difficile ma «la difesa degli interessi nazionali non può avvenire al di fuori di un contesto più ampio». «Se l’Italia è ancora un Paese moderno - aveva detto Romano Prodi, uno dei massimi artefici del disastro - è perché è diventato moderno con l’Europa». Anzi, secondo l’ex presidente della commissione Ue «solo l’Europa può cambiare l’Italia». Ma i cittadini la pensano diversamente e dove si sono potuti esprimere il no all’euro e all’Europa è stato chiaro. Ora, anche in Italia i cittadini potrebbero avere questa possibilità. Il fallimento della Ue era stato preventivato da Bossi, allora inascoltato. Oggi molti si devono ravvedere. Per smuovere i palazzi servirà un consenso popolare enorme e a questo ci penseranno la Lega e i suoi militanti.


    [Data pubblicazione: 30/09/2005]

 

 

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