L’oro del Venerabile
All´asta il tesoro pignorato di Licio Gelli; ma perché si tratta di un tesoro sovietico? Vuoi vedere che ci hanno nascosto qualcosa…
21 settembre: Asta semideserta: Solo 3 dei 179 lingotti d’oro provenienti dall’ex Unione Sovietica sono stati venduti all’asta stamattina e fanno parte di quello che viene chiamato il tesoro del masetro venerabile della loggia massonica P2 Licio Gelli. (…) I lingotti erano timbrati con la sigla in caratteri alfabetici in cirillico CCCP, ovvero la sigla delle Repubbliche Comuniste dell'Ex Russia Comunista.
Per spiegare: articolo di Marino Bisso
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Guerra fredda in Italia ? La Loggia P2
Centoventisette lingotti d´oro per un peso di 127 chili più altri 52 mattoncini preziosi pesanti cinque chili e seicento grammi. Ma anche trentadue chili in "frattaglie" varie. Il tesoro, stimato oltre un milione e settecento euro, essendo stato pignorato verrà venduto al «pubblico incanto», il prossimo 20 settembre, presso il Tribunale penale di Roma. Per l´occasione l´aula Occorsio, che radizionalmente ospita maxi processi per criminalità organizzata, si trasformerà in una "succursale" super blindata della Banca d´Italia. Al posto delle gabbie con i detenuti, verranno sistemati i mattoni d´oro e d´argento del Venerabile: vennero sequestrati il 12 settembre ‘98 a, villa Wanda, la dimora ad Arezzo del maestro della loggia P2. All´alba di quel giorno gli uomini della questura di Arezzo si presentarono davanti al grande cancello marrone. In mano stringevano un mandato di perquisizione firmato dai sostituti procuratori romani Lina Cusano e Giuseppe De Falco titolari dell´indagine sul crac del gruppo Di Nepi. Non era la prima volta che gli agenti si presentavano a "casa" Gelli ma si trattava della perquisizione numero 35. Al contrario dei precedenti blitz, gli agenti non andarono a frugare nella cassaforte ma tra i vasi di fiori. Un nascondiglio diabolico. E così tra begonie e gerani, tanto amati e curati da Licio Gelli, saltò fuori il tesoro del Venerabile.
Perché il sequestro si trasformasse in un pignoramento esecutivo ci sono voluti sette anni. Lo scorso 22 aprile, il giudice Tommaso Sciascia ha chiesto una nuova perizia per quantificare il tesoro di Gelli. La consulenza, depositata alla fine di maggio, è basata su un calcolo semplice: i 164.981 grammi d´oro con una purezza altissima (titolo 999,9) sono stati moltiplicati per 10.77 euro al grammo. Totale: 1.776.845,37 euro. I restanti 40 lingotti d´argento sono stati valutati 767,04 euro.
Già, ma perché i lingotti erano siglati CCCP? Perché venivano dall’Unione Sovietica? Sui giornali si è letto che quei lingotti rappresentavano una ricompensa “alleata” per servizi bellici compiuti dal Gelli.
La vulgata comunista ci fa passare il Gelli come un fascista. In effetti egli era in Repubblica Sociale.
Ma se si alza il coperchio si scoprono tante cose. Dalla relazione della Commissione Anselmi sulla loggia P2 si scopre che Gelli in RSI avrebbe fatto l’agente doppio (per la Gestapo e per i comunisti). Sarebbe stato lui, alla “liberazione” a far catturare cinquantacinque camerati toscani. Nel dopoguerra, sempre secondo la Commissione Anselmi, fu chiesto l’arresto del Gelli per la sua partecipazione al Cominform (controspionaggio internazionale comunista) ma quest’arresto sarebbe stato evitato per intervento del servizio spionistico inglese, il CIC, che affermò trattarsi ANCHE di un loro uomo. Questo agente doppio per vocazione sarebbe stato il punto d’incontro di molte trame negli anni Settanta e sul principio degli Ottanta. L’atollo P2 permetteva la confluenza di cospiratori nei servizi segreti, nella stampa, nel banditismo e nei gruppi armati di destra e soprattutto sinistra (le infiltrazioni nelle BR sono sconvolgenti). Alla pubblica opinione il “venerabile” viene spacciato per fascista, tanto l’equazione fascista=losco il PCI l’ha imposta da tempo. Sicché non si risale mai alla verità che risulterebbe tanto scomoda a parecchi (ad esempio il Partito Comunista dovrebbe spiegare il lungo flirt che ebbe con la P2 mediante il suo responsabile ai problemi dello stato, Ugo Pecchioli). E ci si dovrebbe spiegare come mai l’uomo additato come l’anticomunista per eccellenza avesse un tesoro di provenienza sovietica…


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