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    MONTINI
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    Predefinito Con la Turchia una Supereuropa?

    Con la Turchia una Supereuropa? Riotta (giornalista del Corriere) ha le
    allucinazioni ottomane!



    L'editoriale del Corriere del 26 Settembre di Gianni Riotta dà il là alla
    campagna filoturca sui quotidiani italiani, capace di risvegliarsi dopo
    lunghi silenzi per ridar forza alla grancassa della grande Europa
    turcizzata!

    Non è casuale che in Italia non se ne parli davvero, se non nell'ultima
    settimana, prima della catastrofe decisiva. Non è casuale che in Italia
    tutti i partiti politici, Forza Nuova e Lega esclusi, siano favorevoli,
    supini all'invasione dei Pasha di Istambul. Non è casuale infine che la
    genia estroversa dei grandi intellettuali referendari, delle veline e delle
    attrici impegnate taccia mentre l'Europa ci sta per riservare la più grande
    minaccia dal giorno della sua fondazione.

    L'ingresso della Turchia in Europa è un cataclisma apocalittico di cui forse
    non ci rendiamo ben conto perché non conosciamo né la Turchia né la storia
    dei Turchi né tantomeno ciò che i popoli confinanti dei "laici e tolleranti"
    turchi hanno sopportato nella loro lunga convivenza con il mongolo invasore!

    Questa incoscienza, questa piuttosto caprina ignoranza è il brodo di coltura
    del filoturchismo di massa, un fenomeno diretto dalle grandi logge e dai
    Palazzi che contano della politica e dell'industria nostrana. Che tutti
    tacciano, che nessuno pubblicamente manifesti con forza la propria
    avversione a questa inaudita assurdità della Turchia europea non è
    semplicemente folle ma criminale, giacchè non vi è alcuna ragione per cui i
    popoli europei dovrebbero espandersi sino alla Turchia, è semplicemente
    assurdo come lo sarebbe far entrare in Europa l'Afghanistan o il Pakistan!

    Eppure nessuno sembra rendersene conto mentre effluvi di milioni di euro
    passano dalle nostre tasche a quelle del governo Erdogan. Negli anni che
    vanno dal 1997 ad oggi abbiamo versato tra prestiti e contributi a fondo
    perduto circa 10 miliardi di euro (cifre fornite dall'Unione Europea).
    Questo "investimento" non è che una palese cretinata di cui nessuno sembra
    rendersi conto, ma che tutti i filosofi italici dalle poltrone di qualche
    salotto salutano come uno sforzo per il progresso democratico di una nazione
    a rischio fondamentalista. Ma questo impegno come può tradursi in vantaggio
    per l'Europa? Spiegatemi come può tradursi in vantaggio per l'Europa far
    sedere nel Parlamento a Strasburgo o a Bruxelles più di 80 parlamentari
    turchi che costituiranno il gruppo maggioritario di tutta l'Europa! A chi
    potrebbe saltare in mente un'i dea tanto assurda pazzesca dissennata? Come
    potrebbe costituire un vantaggio per l'Europa fare entrare nell'Unione un
    Paese che viola quotidianamente lo spazio aereo greco per 30-40 volte e
    minaccia le acque territoriali greche perché è assetato del petrolio che lì
    giace e che pur rientrando nelle acque territoriali greche la Grecia non può
    estrarre?

    Di quale Europa parliamo allora? Riotta afferma che l'esercito turco sarà un
    valido aiuto contro il terrorismo. Ne è sicuro, caro Riotta? Lo sa che al
    confine sull'Ebro fra Grecia e Turchia, fra Europa e Turchia i soldatini
    turchi tanto cari e tanto belli si divertono a mirare con puntatori laser
    alla testa dei soldati greci? Forse Riotta lo ignora, ma i cittadini europei
    a cosa sono ridotti, a un gregge belante guidato da pastori privi di
    scrupoli?

    E poi l'argomento secondo il quale tradire le aspettative di Ankara vorrebbe
    dire lasciare il paese in balia del fondamentalismo nasce da una prospettiva
    ai limiti dell'idiozia. Il popolo turco non è infatti tanto infantile da
    aver bisogno della guida spirituale dell'Europa alla ricerca di un
    democratismo di quart'ordine. La Turchia è , a suo modo, una grande nazione
    ed è guidata da gente assennata e matura (anche se lontana anni luce dalla
    nostra storia e tradizione). Se il mancato ingresso in Europa dovesse
    portare ad una deriva islamica nel Paese non sarebbe certo colpa nostra ma
    volontà dei Turchi. Lasciamo i popoli agire in base alla propria cultura e
    smettiamola di imporre i canoni di un massonismo multiculturale sempre teso
    ad evangelizzare gli altri, sempre teso ad ammaestrare ed ammonire. Questa
    Europa dei burocrati non ha da offrire insegnamenti positivi a nessuno ,
    tantomeno alla Turchia che è ben lontana dal suo spirito e dalla sua cultura
    cristiana.

    Insomma se i Pasha di Ankara vorranno sprofondarsi nel Corano liberissimi di
    farlo, non saremo noi ad averli provocati. Questa della necessità di non
    "abbandonare" la Turchia è una pietosa scusa della nomenklatura europea ai
    limiti dell'infantilismo intellettuale.

    Diciamo invece come stanno i fatti! Parliamo di PETROLIO. L'oleodotto che
    dall'Azerbaijan porta il petrolio in Turchia inaugurato lo scorso maggio
    (oleodotto Baku-Tiblisi-Ceyhan) è l'origine del rinnovato interesse per la
    Turchia europea. L'oleodotto di proprietà della BP, azienda petrolifera
    americana, è stato finanziato dalla Banca Europea per la Ricostruzione e lo
    Sviluppo di cui il 51% è detenuto dall'Unione Europea e dalla Banca
    Mondiale.

    Abbiamo detto tutto! Tenetevi allora le idiozie sul terrorismo e la
    democrazia, sulla Turchia "laica" e sul suo cammino europeo ormai antico
    eccetera eccetera. Sono specchietti per le allodole!

    Quando si parla di democrazia nessuno cita il problema del riconoscimento
    del genocidio armeno o di quello dei Greci dell'Asia Minore, commesso
    quest'ultimo
    grazie alla partecipazione attiva del criminale internazionale (nonché eroe
    nazionale) Mustafa Kemal.

    L'unico genocidio da idolatrare resta sempre quello ebraico. Altrimenti si
    rischia la condanna per antisemitismo colposo. E ciò lo si afferma ignorando
    che i veri ispiratori di Hitler furono proprio i Turchi. Purtroppo invece i
    morti sono tutti uguali, e la pietà dovrebbe piegare le coscienza del popolo
    turco a riconoscere le proprie colpe. Una civiltà che tuttavia non conosce
    il perdono non solo non può perdonare ma non riesce a comprendere come si
    possa essere perdonati. La Turchia procede quindi nel suo errore e gli
    intellettuali da salotto europei procedono nei loro errori consapevoli. Una
    boccata al sigaro ed una affermazione colta, un sorso di whisky ed una
    riflessione europeista. Intanto però nessuno di loro sa cosa vuol dire
    vedere arrivare 50.000 turchi che in un bel giorno d'estate si impossessano
    di mezza Cipro così, per divertimento, per difendere i loro falsi f ratelli
    turcociprioti (5% della allora popolazione cipriota) dall'unificazione
    dell'isola
    alla Grecia. Nessuno era a Costantinopoli quando nella notte del 6-7
    settembre 1955 migliaia di Greci furono perseguitati in un pogrom inaudito e
    feroce, quando centinaia di chiese furono distrutte e preti e monaci furono
    cosparsi di benzina ed arsi vivi! No, nessun intellettuale era lì ed i
    giornalisti che pure allora scrissero qualche veemente filippica antiturca
    oggi hanno come sempre la memoria corta. Nessuno poi abita con il Patriarca
    Ecumenico di Costantinopoli al Fanar dove quasi ogni mese fa una visitina
    qualche granata, qualche proiettile, o , se va bene, qualche molotov.

    Suvvia signori togliamoci la maschera e guardiamo in faccia la realtà. Voi
    non volete informare i cittadini né volete una Europa unita, voi volete
    disinformare gli europei e cospargerli della vostra melassa massonica
    unificante e livellante. Voi volete i diritti intermittenti, le tolleranze a
    singhiozzi, i dialoghi di convenienza: tutto volete fuorché il bene
    dell'Europa.
    Perché se l'Europa vorrà sopravvivere non dovrà accettare la Turchia, o
    altrimenti potremo cominciare a chiamarla Eurabia o Eurolia (il paradiso
    degli oleodotti).

    Rileggendo Riotta possiamo comunque immaginare quello che si prepara per i
    prossimi giorni: signori e signori riapre il circo di studiosi di
    strategia, storici, ambasciatori, politici ed intellettuali, tutti
    agghindati di grembiulino e compasso! Ammirateli nei loro variopinti colori
    e sbandierate anche voi la loro nuova bandiera. No, non è quella europea,
    non vedete che al posto delle stelle ci sono già le mezzelune?



    Francesco Colafemmina

  2. #2
    email non funzionante
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    Predefinito

    Ma che Turchia in Europa. Buttamo fori quei burini prima che sia troppo tardi.
    Andò stai Legionnaire? Ce so i vigneti che t'aspettano.

    AVE
    Miles Legionarius

    Marcus Valerius Messalla

 

 

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