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  1. #1
    Neutrino NO-TUNNEL
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    Thumbs up Ma Lafontaine fa l'opposto di Bertinotti...

    Articolo di Piero Bernocchi pubblicato da "Liberazione" 24 settembre, con il titolo "Perchè gli antiliberisti devono governare con i liberisti?"

    Il voto in Germania, quasi come il NO francese e olandese alla Costituzione, registra il netto affievolirsi della popolarità del “vento privatizzatore”, di quel senso comune - indotto soprattutto dal cambio di campo di gran parte della sinistra – riassunto nello slogan “privato è bello, pubblico è corrotto e scialacquatore”. Tali risultati elettorali fotografano un nuovo stato d’animo popolare che rivaluta il “pubblico”, che tiene assai, malgrado il disfattismo della sinistra liberista, alle strutture sociali conquistate con tante lotte, ai beni comuni, ai diritti del lavoro, seppure salariato.
    Così, la maggioranza del popolo francese e di quello olandese si è ribellata ad una Costituzione che santificava il liberismo, la disgregazione delle strutture pubbliche e la concorrenza selvaggia nel mercato del lavoro; e tanti tedeschi hanno rifiutato non solo il liberismo senza veli di Cdu-Csu ma anche quello più “morbido” di Schroeder, costringendolo, in una campagna elettorale trasformista, a cambiare rotta, a parole, almeno di novanta gradi ed in ogni caso premiando la campagna in difesa del “pubblico” e dei diritti sociali e del lavoro del Linkspartei.
    Si può dunque comprendere lo sconcerto di tanta parte del mondo politico e dei mass-media qui da noi: dopo la Francia e l’Olanda neanche la Germania sembra amare il “vento liberista”. C’è però un aspetto del voto tedesco che, tra le fila della sinistra antagonista, merita un approfondimento: ed è quello riguardante le posizioni del Linkspartei e in particolare di Lafontaine e i riflessi/analogie su/con la situazione italiana e il nostrano centrosinistra.
    Scorrendo le interviste a Bertinotti (ma anche l’articolo su Liberazione del responsabile esteri del Prc Gennaro Migliore), si potrebbe concludere che, essendo il Prc e il Pds tedesco affratellati nel Partito della sinistra europea e in quella sinistra alternativa che Bertinotti distingue da quella “riformista” (ma a quali riforme si allude? I Fassino-D’Alema praticano casomai le controriforme!), i due partiti si stiano muovendo sulla stessa linea.
    E invece la linea Lafontaine e quella Bertinotti divergono di 180 gradi proprio sul punto decisivo dei rapporti tra le cosiddette “due sinistre”. Sia nella formazione del nuovo partito, sia nella campagna elettorale, Lafontaine si è contrapposto frontalmente a Schroeder , al suo progetto liberista, alla sua Agenda 2010 che abbasserebbe le tasse alle imprese e taglierebbe servizi sociali, pensioni, sussidi ai disoccupati. Allo Schroeder che si definiva “cancelliere del centro” e affermava “non esistere una politica economica di destra o di sinistra ma solo una politica moderna”, Lafontaine ha contrapposto la difesa dello stato sociale, delle pensioni, dei salari, del lavoro dipendente. Niente di rivoluzionario, una tradizionale linea socialdemocratica, ma condita da un elemento oramai quasi eversivo: il rifiuto di qualsiasi alleanza con la sinistra liberista (non socialdemocratica, quella è rappresentata da Lafontaine), il ripudio di ogni scelta tra incudine (Schroeder) e martello (Merkel), della subordinazione alla governabilità per “battere le destre” o, da noi, “cacciare il puzzone”.
    Tutto ciò Lafontaine lo ribadisce oggi. Domanda del giornalista: “Sarebbe meglio un governo Schroeder o Merkel?”. Risposta di Lafontaine: “La differenza tra i due è talmente piccola che non cambierebbe molto per noi, si tratta di sfumature”. Domanda: “Ipotesi di collaborazione con la socialdemocrazia?”. Risposta: “Neanche a parlarne. Per questa legislatura staremo all’opposizione, poi vedremo, dipende da come cambierà la Spd”. E ancora: “A chi mi chiede se preferisco Merkel o Schroeder, rispondo: io guardo ai programmi, tutto il resto è un teatrino assurdo”.
    Può darsi che il Linkspartei cambierà: e d’altra parte in passato il Pds ha liberalizzato servizi e lavoro in alcune città e regioni dell’Est ove ha governato. Ma per ora il rifiuto di scegliere tra destra e sinistra liberista, il chiedere consensi ai settori popolari proponendo una battaglia contro chiunque governerà politiche liberiste, rappresentano una linea opposta a quella che in Italia sta seguendo il Prc, scegliendo l’alleanza di governo, a priori e senza condizioni, con la nostrana sinistra liberista (ripeto: né riformista né socialdemocratica).
    Bertinotti, che non può non vedere tale divaricazione, non può giustificarla sostenendo che i Fassino, Prodi, D’Alema sono più a sinistra di Schroeder: sa che quest’ultimo ha almeno tenuto la Germania fuori dall’Iraq (i “nostri” non hanno mosso foglia per il ritiro delle truppe), ha provato a tenere testa agli Usa (i “nostri” riconfermano imperitura fedeltà agli Stati Uniti) e sulle questioni civili non fa da tappetino ai papi o ai Ruini. Dunque, all’unico intervistatore (La Repubblica) che gli ha fatto notare la divaricazione, ha risposto che dipende dal fatto che in Italia c’è Berlusconi nonché un poderoso movimento che sta spostando a sinistra anche i liberisti “temperati”: per cui in Italia si può fare quello che in Germania Lafontaine considera impossibile, e cioè difendere i settori popolari dal liberismo alleandosi con i liberisti “temperati” (ma davvero Bersani e D’Alema sono più “temperati” di Follini e Casini?).
    Ora, il primo argomento non regge perché – parole di Bertinotti all’ultimo Cpn del Prc – “un ciclo politico, economico e sociale, il berlusconismo, è miseramente fallito..si è consumata l’era di Berlusconi”; perché Berlusconi (che per alcuni aveva instaurato un “regime almeno ventennale”) è considerato un cane morto persino dai suoi alleati che stanno cercando di seppellirlo al più presto; e perché, comunque, battere elettoralmente Berlusconi (sempre che sia lui il candidato) non implica fare un governo con la sinistra liberista e per giunta senza condizioni.
    In quanto al secondo argomento, non vorrei che Bertinotti pensasse a alibi tipo “se il movimento farà la sua parte, piegheremo i D’Alema-Fassino-Rutelli; altrimenti sarà colpa sua”. Gli effetti sul movimento dell’alleanza con i liberisti e i guerrafondai, del massiccio irrompere della “politica politicante” in ogni ambito di movimento - con il codazzo asfissiante di primarie, alleanze, candidature, nuove e vecchie liste, file di candidati promessi o desiderati - li abbiamo già sotto gli occhi. Mobilitazione infima rispetto al 2001-2003 (quella generale, di massa, unitaria), paralisi del movimento anti-guerra, sforzi immani (che faremo del tutto per portare a buon fine) persino per garantire il 15 ottobre una grande manifestazione anti-Bolkestein.
    E come potrebbe tutto ciò migliorare con un bel governo unitario tra liberisti e antiliberisti?

    Piero Bernocchi
    Nè DAVANTI Nè DI DIETRO, MA DI LATO

  2. #2
    Hanno assassinato Calipari
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    Bernocchi dimentica che è il Prc ad aver fatto da guida alla Pds; noi una certa fase l'abbiamo già superata, la Pds parte da un'altra realtà.

    I paesi sono diversi (per fortuna), la storia dei partiti idem.

  3. #3
    Neutrino NO-TUNNEL
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    In origine postato da yurj
    ; noi una certa fase l'abbiamo già superata,
    quale fase intendi?
    Nè DAVANTI Nè DI DIETRO, MA DI LATO

  4. #4
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    quella in cui si consegna il paese ad un'accozaglia di fasci, mafiosi e schizoidi

    Paolo

  5. #5
    Hanno assassinato Calipari
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    In origine postato da Kowalsky
    quella in cui si consegna il paese ad un'accozaglia di fasci, mafiosi e schizoidi

    Paolo
    No, intendevo che tutta l'opposizione ha superato quella fase in cui era divisa da contrasti interni e che noi avevamo ragione su tanti punti.

  6. #6
    Neutrino NO-TUNNEL
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    In origine postato da yurj
    No, intendevo che tutta l'opposizione ha superato quella fase in cui era divisa da contrasti interni e che noi avevamo ragione su tanti punti.
    perchè tu credi che una volta andata al governo rifondazione otterrà qualcosa? spiacente ma sono abbastanza pessimista sul merito
    già molti esponenti del centronistra stanno parlando di "sacrifici" (economicamente parlando) da far fare alla gente...e tutti noi sappiamo quando loro parlano di sacrifici cosa intendono.
    Nè DAVANTI Nè DI DIETRO, MA DI LATO

  7. #7
    legio_taurinensis
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    Bisogna partire da due presupposti:

    1) Qualsiasi partito estero, di qualsiasi parte politica, è MEGLIO rispetto ad un partito che opera in Italia.

    2) Anche io sono pessimista rispetto a un possibile cambiamento della mentalità in Italia. I popoli tedesco e francese, sono anche rinomati per la loro maggiore apertura mentale rispetto al nostro. Se c'è un paese in Europa, dopo l'Inghilterra, in cui il liberismo ha saputo meglio mettere radici nel tessuto sociale, quello è l'Italia. Penso sia molto difficile riuscire a scardinare questa situazione. Qui la gente non rinuncerebbe MAI al cellulare ultima moda, all'auto nuova, alle vacanze ai Caraibi e alle trasmissioni filo-americane in TV...mettiamocelo in testa.

  8. #8
    remedios
    Ospite

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    io credo che la situazione politica tedesca, ma come anche quella portoghese o francese (ad esempio), dimostrino come sia possibile la costruzione di un movimento anticapitalista totalmente al di fuori delle logiche social democratiche o neocentriste. il no alla costituzione europea e i risultati elettorali io li vedo in questo senso: quando la sinistra anticapitalista si pone come alternativa aumenta i consensi. al contrario di quando, invece, crede di poter spostare a sinistra un'asse neocentrista assestata su politiche liberiste.

  9. #9
    remedios
    Ospite

    Predefinito Germania: il vero vincitore è la Linke-PDS

    Germania: il vero vincitore è la Linke-PDS
    di Thadeus Pato

    Il risultato delle elezioni parlamentari in Germania è stato sorprendente: quasi tutti i partiti hanno perso una larga fetta di voti. I liberali della FDP (neoliberisti integralisti) hanno accresciuto i loro consensi del 2.4%, mentre la Linke-PDS li ha raddoppiati, raggiungendo quota 8.7% e riuscendo così a tornare in parlamento dopo l’insuccesso alle elezioni del 2002.

    Sorprese
    La grande sorpresa è stata che nessuno dei pronostici della vigilia indicava un simile risultato: tutti avevano previsto la netta vittoria dei democristiani della CDU. Invece, socialdemocratici e conservatori hanno ottenuto praticamente lo stesso risultato, con una differenza minima, inferiore all’1%.

    I conservatori hanno perso ampiamente voti (principalmente a vantaggio dei liberali), i socialdemocratici hanno perso in misura ancora maggiore (per lo più a favore della Linke-PDS) e i verdi circa lo 0.5%. Ora la situazione è alquanto complicata, perché nessuna delle due possibili coalizioni ipotizzate alla vigilia, liberali e conservatori da un lato e socialdemocratici e verdi (già alla guida del governo negli ultimi sette anni) dall’altro, ha raggiunto la maggioranza.

    Cosa è successo?
    Secondo i sondaggi, per la prima volta nella storia elettorale della Germania un’elevata percentuale di elettori (circa il 20%) è rimasta indecisa su chi votare fino all’ultimo momento.

    In primo luogo, questa indecisione va imputata al fatto che, come ampiamente dimostrato dalle linee politiche seguite negli ultimi anni, i programmi dei partiti sono molto simili: tutti -chi in maniera più radicale, chi più sfumata- hanno annunciato l’attuazione di nuove riforme e tutti sanno perfettamente che le principali misure di impronta neoliberista varate negli ultimi anni del passato governo Schröder-Fischer (tagli alle pensioni, riforma fiscale, riforma sanitaria, riduzione dei sussidi di disoccupazione, etc.) hanno avuto il sostegno di voto di tutti i partiti.

    Di fatto, all’interno del parlamento tedesco l’opposizione era inesistente (o meglio, c’era l’opposizione dei liberali della FDP che chiedevano misure ancora più drastiche). Quindi gran parte degli indecisi si sono lasciati influenzare dal carisma personale del candidato (Schröder contro Merkel), avvantaggiando in questo il cancelliere uscente.

    I socialdemocratici sono riusciti a riguadagnare consensi nei tradizionali bacini di voto operaio, soprattutto nella zona industriale della Renania settentrionale-Vestfalia, dove alle ultime regionali avevano patito pesantissime perdite.

    I democristiani hanno poi commesso l’errore di annunciare in campagna elettorale una nuova riforma fiscale molto impopolare e un aumento della tassazione IVA. E questo ha fatto la differenza: la maggior parte della popolazione ha avuto paura di nuovi tagli e ha preferito credere alla favola secondo la quale un nuovo governo Schröder li avrebbe evitati.

    Inoltre, i democristiani hanno perso una larga fetta di voti a vantaggio del partito liberale, perché chi si auspicava l’adozione di politiche neoliberiste più radicali ha preferito accordare il proprio voto ai liberali per scongiurare la possibilità di un accordo tra i due maggiori partiti. Il risultato, come sappiamo, è stato che alla fine nessuno dei due blocchi è riuscito a raggiungere la maggioranza. Come al solito tutti si sono affrettati a proclamarsi vincitori, anche se in realtà quasi tutti hanno subito un calo di consensi.

    A questo punto la soluzione più probabile è proprio quella della “grande coalizione”, una coalizione tra democristiani e socialdemocratici, visto che prima delle elezioni i liberali hanno affermato con decisione che non sarebbero stati in alcun modo disponibili a un accordo con la SPD. In teoria resta aperta un’altra possibilità, la cosiddetta “coalizione giamaicana” (nero/democristiani, giallo/liberali, verde/verdi), ma è più verosimile che verrà insediato un governo composto dai due principali partiti e presieduto da un cancelliere che forse non risponderà al nome di Gerhard Schröder né Angela Merkel.

    Quello che sta accadendo al momento e che è riportato dai giornali non è altro che un semplice teatrino politico nel quale ciascuno mira ad aumentare le proprie quotazioni in vista dei successivi negoziati. La forma che alla fine assumerà la coalizione alla guida del nuovo governo non cambierà di molto la sostanza delle cose. Come già ricordato, le linee politiche dei quattro partiti non sono poi così diverse.

    Il vincitore è...
    Il vero vincitore è il nuovo partito della sinistra, la Linke-PDS, in realtà non ancora costituitosi. In base alla legge tedesca, infatti, la WASG (Alternativa elettorale per il lavoro e la giustizia sociale), un nuovo partito con basi soprattutto nelle regioni occidentali della Germania fondato da ex-dirigenti socialdemocratici e sindacali, e la PDS (il successore del partito al potere nella Germania orientale) non si sono potuti riunire in una lista congiunta. Né è stato possibile operare l’unificazione dei due partiti nel breve tempo a disposizione prima delle consultazioni.

    Si è allora optato per un accordo: la PDS ha cambiato nome diventando “Die Linke-PDS” (La Sinistra-PDS) e ha aperto le proprie liste ai candidati della WASG. Una tattica vincente che ha portato a raggiungere una media nazionale dell’8,7% (nel 2002: 4%).

    La maggior parte dei voti proviene dalle classi operaie; stando a un’affidabile analisi post-elettorale, il 12% dei lavoratori dipendenti e il 25% dei disoccupati ha votato per il partito della Linke, il che significa che degli oltre 4 milioni di voti ottenuti almeno 1 milione proviene da disoccupati.

    Significativo resta il divario tra le regioni dell’ex-Germania Est, dove la Linke-PDS ha ottenuto risultati oscillanti tra il 23% e 27%, e l’ex-Germania Ovest, in cui si sono registrati dati tra il 3.5 e il 7.9% con punte più alte nelle grandi città e nei distretti industriali. Tuttavia, rispetto ai dati delle consultazioni del 2002, in alcune zone la PDS ha guadagnato oltre il cento percento.

    In generale si può dire che questi voti esprimono una posizione chiaramente contraria al neoliberismo, ma altrettanto chiaramente a favore del socialismo. La Linke-PDS ha centrato la propria campagna contro le manovre di segno neoliberista già ricordate, contro la partecipazione dell’esercito tedesco alla guerra in Afghanistan e nella ex-Yugoslavia e a favore di una riforma fiscale alternativa.

    L’ex-presidente e candidato cancelliere per la SPD nel 1990 Oskar Lafontaine, ora esponente della WASG, tornerà a sedere in parlamento, come rappresentante più che altro di idee neo-keynesiane. Ad ogni modo, è stata proprio la sua candidatura una delle chiavi del successo del partito della Linke nelle regioni occidentali.

    Il futuro
    Per la prima volta dagli anni cinquanta nel parlamento tedesco si avrà dunque una vera opposizione di sinistra. Al momento non c’è il rischio che il gruppo dirigente della Linke-PDS (che è già al governo in alcune regioni in coalizione con i socialdemocratici) sia chiamato a far parte del governo federale.

    Al momento, anzi, tutti lo evitano e lo emarginano dal dibattito, definendolo apertamente e unanimemente “non democratico”. Ma la presenza di questa forza apre finalmente spazi alla discussione sulle prospettive della società; una discussione passata in second’ordine e quasi dimenticata nel corso degli ultimi vent’anni.

    Nella prima conferenza stampa i leader della WASG e della PDS hanno annunciato che daranno vita nei prossimi uno o due anni ad un processo di saldatura in una sola formazione. Sarà un fatto importante per tutta la sinistra tedesca, che darà l’occasione di decidere se proporre una semplice rivisitazione della “cara vecchia socialdemocrazia” (ed è quella che sembra essere la linea dell’area di destra della WASG che gravita attorno a Lafontaine e di Lothar Bisky e Gregor Gysi della PDS), o creare un partito socialista pluralista che operi per la costruzione di un modello alternativo di società e si impegni nelle lotte sociali fuori dal parlamento.

    Sono lotte alle quali sicuramente assisteremo nel corso dei prossimi anni perché si continuerà a portare avanti politiche di deregulation. Allora sarà compito della sinistra radicale interna alla Linke-PDS riuscire a fare da tramite con le istanze dei movimenti sociali e lottare, durante il processo di unificazione del partito, per un programma che apra la porta a un futuro migliore.

    www.erre.info

  10. #10
    Hanno assassinato Calipari
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    Predefinito

    In origine postato da thematrix
    perchè tu credi che una volta andata al governo rifondazione otterrà qualcosa?
    Se la gente ci appoggia, si.

    Se invece ci sono i soliti criticoni che si tirano poiindietro alla prima difficoltà, stiamo freschi...

 

 
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