Continua la 'galleria degli orrori' della società multirazziale
Avendo trascorso tutta la giornata a zonzo per la città, e avendo potuto ancora una volta constatare il preoccupante aumentare di coppie multirazziali con relativa prole meticcia al seguito, ho ritenute interessante riesumare le foto che erano contenute in questa vecchia discussione --> "Com'era quella storia che a meticciarsi erano tendenzialmente gli europei del sud?" che probabilmente molti dei recenti iscritti non hanno avuto modo di leggere. Questo anche a cagione del fatto che le immagini sono nel frattempo diventate invisibili. Così, le ripropongo nuovamente visibili a tutti in questa discussione.
Vi ripropongo questa atterrente 'galleria degli orrori' nel tentativo di destare qualche altro spirito critico, momentaneamente sopito, di fronte al disastro che sta oggi accadendo dinanzi ai nostri occhi. Fotografie che sono uno specchio fedele dell'ormai avvenuta americanizzazione dei popoli europei e della relativa perdita di ogni orizzonte identitario, culturale, razziale e spirituale. Prima si cancella nei popoli la memoria, la citatissima e polisemantica 'tradizione', per tramite di un odio-di-se artatamente introdotto a fiaccare gli animi, e infine, una volta annacquato l'ethos, si provvede alla definitiva distruzione dell'ethnos per tramite del meticciamento selvaggio e della disintegrazione di ogni identità etnica e coesione comunitaria.
Vorrei quindi permettermi un paio di considerazioni su alcuni concetti che ritengo di vitale importanza per la sopravvivenza stessa della nostra identità di italiani ed europei.
Anche qui, come sempre, è necessario tornare ab origines, in quell'antica Grecia dove nacque il concetto stesso di Europa.
Per i greci la memoria (mne-mosýne; latino mnemosyne) era una divinità la cui presenza ed essenza ricorre continuamente nei miti locali. Mnemosyne era la Dea della non-dimenticanza, ossia del ricordo; elemento importantissimo in una società che basava la trasmissione del proprio patrimonio eroico e sapienziale proprio sui racconti degli aedi per tramite della poesia, del canto e del racconto epico.
Interessante rilevare che in greco la parola verità, alétheia, viene parimenti intesa come non-dimenticanza. La non-dimenticanza del defunto e delle sue gesta e da qui l'indefettibile memoria che è il vissuto greco dell’eternità, il momento originario con cui gli Elleni ormai intendono e vivono l’eterno; ontologicamente come verità, lessicalmente come non dimenticanza.
Questo è secondo me un punto importantissimo, da comprendere bene ed interiorizzare. Solo partendo da qui possiamo noi porci una base reale, non infettata da gretto materialismo o positivismo su cui innalzare le profonde ragioni ideali della nostra battaglia per l'identità del popolo italiano e di tutta l'Europa.
Del resto, due imponenti figure divine, esemplarmente contrapposte, Lethe (Oblìo) e Mnemosyne (Memoria), assistono dall’alto l’attività intellettuale ellenica, la cui risorsa principale è costituita, appunto, dai contenuti rivelativi della Mneme che vince l’oblio, ed esse sembrano dominare a lungo, influenzando gli Orfici, i Pitagorici, Parmenide, Socrate e Platone per il quale, com’è noto, la ricerca e il sapere sono ancora e sempre anamnesis, cioè mera reminiscenza.
Che la parola del poeta avesse un valore sapienziale e veritativo nella cultura greca è ben noto. Nella fase più arcaica, il cantore epico è «Maestro di Verità», per usare la celebre definizione di Marcel Detienne. In pubbliche audizioni e nei banchetti aristocratici, innalza lodi agli dèi e alle gesta gloriose degli antichi eroi, e gode del particolare favore della divinità. In quel momento di speciale importanza che è l’inizio del canto, può rivolgersi alle Muse, le patrone della sua arte, confidenzialmente e semplicemente, senza alcun rituale che non sia l’invocazione. Divine depositarie della materia dei canti, figlie di Memoria (Mnemosyne) nella tradizione esiodea, esse rappresentano la Tradizione. Le Muse e la Memoria sono le potenze religiose che configurano la nozione di aletheia nell’età arcaica, alla lettera: “la non-dimenticanza”, la testimonianza fededegna dei fatti passati. Le Muse rivendicano il privilegio di dire la verità, e quest’ultima acquista significato in rapporto alle Muse e alla Memoria, ed è solidale con esse.
Noi, dimenticando chi siamo, obliando la nostra cultura, la nostra spiritualità e la nostra appartenenza etnica, tradiamo la verità che è connaturata al nostro essere, la non-dimenticanza (alétheia).
Una sola foto, emblematica in ciò, può ben descrivere quanto sta accadendo. L'allogeno, che sullo sfondo dell'odiosa bandiera a stelle e strisce, approfitta con arroganza di un'Europa ormai prostata:
Le immagini sono tutte tratte da un sito di discoteche tedesche: http://www.incitim.de/
Buon divertimento.
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