Lepanto, l’islam umiliato dalla Cristianità
Il 7 ottobre è per la Cristianità tutta una data altamente significativa: due episodi cruciali, avvenuti in quel giorno anche se in secoli diversi, hanno infatti segnato la storia dell’Europa e del millenario conflitto con l’Islam, determinando di fatto le sorti del nostro Continente: la battaglia di Poitiers, avvenuta il 7 ottobre 732, e lo scontro navale di Lepanto, accaduto il 7 ottobre 1571. In entrambi i casi rispettivamente l’esercito e la flotta cristiana riuscirono a prevalere sulle forze islamiche. Se ciò non fosse avvenuto, le sorti d’Europa sarebbero state diverse, e probabilmente oggi anche noi saremmo, e da lungo tempo, una colonia dell’Islam.
La battaglia di Lepanto, avvenuta dopo secoli di durissimi scontri tra oriente e occidente, non fu un episodio isolato ma fu preparata da una serie di altre sanguinose scorrerie in tutto il Mediterraneo, tra le quali vale la pena ricordare l’assedio subìto dai cavalieri di San Giovanni a Malta tra il 18 maggio e il 12 settembre 1565. Tanto per farsi un’idea delle forze in campo, basti dire che in quell’occasione 200 navi turche comandate da Alì Pascia si appostarono di fronte all’isola e sessantamila uomini, continuamente rinfrancati da nuovi rinforzi via mare, assalirono a più riprese le mura difese dai novemila cristiani, guidati dal Gran Maestro dei Cavalieri di Malta Giovanni Parisot La Vallette, barricati entro le mura.
I rinforzi mandati da ogni parte in aiuto degli assediati non erano sufficienti, così il 23 giugno cadde il forte di Sant’Elmo. Quando tutto sembrava ormai perduto, il 7 settembre giunsero altri novemila rinforzi (il “Gran Soccorso”) che assalirono alle spalle i Turchi e li sbaragliarono, costringendoli a levare l’assedio. Così in quell’occasione Malta riuscì a salvarsi; non così Cipro, avamposto orientale di Venezia e della Cristianità, che nel 1570 fu conquistata da Selim II, e Tunisi, che ricadde in mano turca.
E siamo alle porte di Lepanto, visto che fu in quell’occasione che Pio V, avendo compreso in tutta la sua portata il pericolo che incombeva sul Continente, costituì il 20 maggio 1570 la cosiddetta “Lega santa” allo scopo di organizzare l’ennesima crociata contro il Turco.
Tale lega cristiana, capitanata dal papa, era composta da Filippo II di Spagna, dal duca di Savoia, dall’Ordine dei Cavalieri di Malta e dalle Repubbliche di Genova e Venezia. La flotta salpò dal porto di Messina al comando di don Giovanni d’Austria, figlio naturale di Carlo V. Con lui, a comandare 207 galee, 30 navi, 6 galeazze, 1.815 cannoni e 84.420 uomini, c’erano i veneziani Sebastiano Venier e Agostino Barbarigo, il romano Marcantonio Colonna e il genovese Gian Andrea Doria.
La flotta turca capitanata da Mehmet Alì Pascià, era invece composta da 208 galee e 66 fuste ed era quindi superiore di numero. Lo scontro avvenne il 7 ottobre del 1571, presso Punta Scropha, all’ingresso del golfo di Patrasso. La battaglia fu feroce e terribile, e fu risolta dal grande accanimento con il quale i cristiani si batterono fino all’ultimo sangue in estenuanti corpo a corpo con il nemico sui pontili delle navi. In cinque ore, i guerrieri cristiani riuscirono ad avere la meglio, pur perdendo 15 galee e 7.500 uomini, tra i quali lo stesso Barbarigo. Quasi ottomila furono i feriti, tra i quali anche lo scrittore spagnolo Miguel de Cervantes, celebre autore del “Don Chisciotte”.
La sconfitta per i Turchi fu pesantissima: 100 furono le navi catturate da gli Europei, e altrettante quelle distrutte; più di 30.000 gli infedeli morti, e circa 12.000 i prigionieri cristiani liberati dal giogo della mezzaluna.
Purtroppo le discordie che esistevano tra i principi cristiani non permisero di sfruttare completamente la schiacciante vittoria. Inoltre le condizioni meteorologiche non permisero, data la stagione in fase avanzante, di inseguire i Turchi al largo e sbaragliarli definitivamente. Tuttavia la battaglia di Lepanto fu decisiva perché fermò, almeno per il momento, l’espansione ottomana nel Mediterraneo. L’eco della vittoria cristiana in Europa fu immensa, e poeti e scrittori di ogni Paese non mancarono di esaltare la vittoria come il «trionfo della Provvidenza» che aveva voluto salvare la Cristianità dall’avvento dell’«Anticristo», identificato - siamo in piena Controriforma - con il «Turco infedele ispirato dal demonio».
La ricorrenza, sentita ancora oggi per via delle sue implicazioni con l’attualità (la Turchia, non dimentichiamolo, sta chiedendo di entrare in Europa e molti la fiancheggiano), sarà ricordata oggi in molte città. La festa della Madonna del SS. Rosario, istituita il 7 ottobre da Papa San Pio V proprio per ricordare la vittoria di Lepanto, sarà celebrata dall’Istituto “Mater Boni Consilii” con due pellegrinaggi domani al Sacro Monte di Varese (ore 15) e al santuario della Madonna di S. Luca a Bologna (ore 15.30). A Vicenza, invece, si apre (dalle 10 alle 13) la Loggia del Capitanio, che in quegli anni si stava edificando, e che dopo la battaglia ebbe in aggiunta un arco di trionfo celebrativo. Allora ed oggi, per non dimenticare.




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