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LA BIBBIA AVEVA TORTO?
di Maurizio Blondet
E' difficile avere un nome più ebraico di Israel Finkelstein: eppure questo famoso archeologo dell'università di Tel Aviv è odiatissimo da tutti gli ebrei religiosi. Perché i suoi scavi stanno scoprendo che la storia degli ebrei narrata dalla Bibbia non ha riscontro nella realtà (1).
L'esodo del popolo eletto dall'Egitto e i 40 anni di peregrinazione nel deserto, sotto la guida di Mosè?
"Le popolazioni nomadi dell'epoca non avevano ancora addomesticato il cammello", obietta Finkelstein: "avevano solo capre e pecore, e non potevano certo attraversare un deserto".
La conquista di Canaan, la terra promessa, da parte dei forte esercito israelita comandato da Giosuè? Mai avvenuta. Il potente regno di Davide? Non ce n'è traccia. Il fatto è che delle popolazioni che si possono considerare proto-israelite appaiono nelle terre di Canaan nel tredicesimo secolo avanti Cristo, età del
Bronzo inferiore. Gli insediamenti scoperti negli scavi, dal 1970 ad oggi, si riducono a piccoli villaggi di capanne sulle alture; tutt'attorno ai quali si trovano resti alimentari di diversi animali domestici, salvo uno: il maiale.
E' un indizio lieve di ebraicità (probabilmente il maiale era evitato da tutti i popoli del Medio Oriente, per ragioni igieniche), ma non è questo il punto.
Nell'insieme, tutto ciò non suggerisce l'idea di una conquista dall'esterno, ma piuttosto il fissarsi di popolazioni seminomadi già esistenti in loco. Un archeologo americano, William Dever, sostiene che il popolo ebreo nacque da "una ritirata", ossia dal ritirarsi di piccoli nuclei cananei sulle colline, per sottrarsi al torchio fiscale delle città-stato; Finkelstein preferisce credere a un mutamento del modo di vita di popolazioni preesistenti, che passarono dal nomadismo pastorale a una sedentarizzazione agricola. Ma l'uno e l'altro sono d'accordo: "le testimonianze materiali non confermano il racconto biblico di un'invasione militare". La Scrittura racconta della conquista violenta, da parte degli ebrei, di potenti città-stato, il "regno di Edom", Gerico...
Ma nel tredicesimo secolo avanti Cristo, il sito di Gerico non era occupato; non c'era ancora alcuna città di cui far cadere le mura al suono delle trombe giudaiche, come narra la Bibbia.
E così la località in seguito chiamata Edom, e gli altri siti nominati dalla Bibbia come conquistati e saccheggiati dagli ebrei. Questi siti esisteranno sì, ma solo molti secoli più tardi.
E sì che la documentazione, anche di tempi così antichi, non manca. Gli Egizi tenevano accurati rapporti sul mondo circostante.
Vi sono celebri tavolette, trovate a Tel el-Amarna nel 1886, che sono "lettere": corrispondenza ufficiale tra i microscopici "re" delle città-stato di Canaan e il faraone Akenathon, regnante nel secolo XIV, di cui riconoscevano la sovranità.
Fra l'altro, in queste lettere si accenna a rivolte di gruppi ribelli ai reucci, chiamati "Apiru" o Abiru (ebrei?). Una stele del faraone Meneptah, risalente al 1210 avanti Cristo, che elenca le vittorie del faraone su vari popoli e città, cita fra i vinti Israele; ma il grafema usato dallo scriba egizio pare designare con questo nome più che un popolo o una città-stato, un "gruppo di individui", probabilmente tribù nomadi marginali, sia economicamente sia geograficamente. L'apparizione di un regno ricco e potente come quello che la Bibbia attribuisce a Salomone e Davide non sarebbe passato inosservato ai burocrati egizi.
Per gli archeologi, le Sacre Scritture ebraiche sono molto posteriori a quel periodo, il tredicesimo secolo avanti Cristo. Si tratta di raccolte di storie mitologiche "compilate" (ossia raccolte) o "redatte" (ossia inventate di sana pianta) tra il 640 e il 609 avanti Cristo, sotto il regno del re Josia. Apparentemente, v'erano allora due regni ebraici, "Israele" a nord, e "Giuda" a sud. Josia era re di Giuda negli anni in cui gli Assiri conquistarono e inglobarono il regno del nord, "Israele".
Di qui la collazione di antichissimi miti locali (e non solo ebraici: la
traversata del Mar Rosso è ricordata persino dai Dogon, tribù negra del Mali) e disparate narrazioni preesistenti, allo scopo di confezionare una mitica "storia" ebraica: voluta da re Josia come un'epica eroica e feroce per contrastare psicologicamente 'avanzata assira e il complesso d'inferiorità che la cultura superiore dei conquistatori doveva aver creato. E' ben visibile in queste Scritture la volontà di promuovere l'idea dell'unità dei "due regni", Israele e Giuda, sotto "un solo" Dio. Il monoteismo ebraico risalirebbe infatti a quest'epoca tarda, non già al mitico Abramo vissuto (forse) un migliaio di anni prima.
Insomma la Bibbia non è un documento storico, ma un'opera di propaganda - o di guerra psicologica - che dichiara un programma politico: la riunificazione dei "due regni giudaici" sotto Josia. Programma, tra l'altro, fallito.
Note
1)Stéphane Foucart, "Enquete archeologique aux racines d'Israel", Le Monde,
4 maggio 2005.


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), ecc.
