Italia-Francia, fallisce vertice parigino
martedì ottobre 4, 2005 4.16
di Paolo Biondi
PARIGI (Reuters) - Salta all'ultimo la firma al memorandum of understanding sulle fregate Fremm che coinvolge Finmeccanica e Fincantieri, mentre l'accordo per l'ingresso Enel in Snet è subordinato alla soluzione del problema delle scorie nucleari italiane in Francia.
Esce dai colloqui bilaterali il dossier Alitalia e il ministro del welfare Roberto Maroni lacia capire che è tramontata l'ipotesi Air France anche se, a domanda esplicita se per Alitalia è tramontata l'ipotesi francese, davanti alle telecamere risponde solo con un "no comment" e un sorriso.
Alla fine le uniche firme vengono poste sulla cooperazione bilaterale nella stazione polare Concordia e su un accordo che rende possibile la violazione reciproca degli spazi aerei per necessità di lotta al terrorismo.
Anche se i sorrisi del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e del presidente Jacques Chirac, nella conferenza stampa conclusiva, si sprecano soprattutto per lo scampato pericolo sull'interruzione dei colloqui Ue per l'ingresso della Turchia, il XXIV bilaterale transalpino si conclude di fatto con un fallimento e con irrigidimenti reciproci sulle questioni di maggiore interesse.
Per le Fremm, il ministro della Difesa Antonio Martino parla di un semplice "slittamento" della firma, ma fonti governative italiane dicono che l'Italia abbia problemi sul finanziamento dell'oneroso progetto, forse più consono alla grandeur francese che alle nostre esigenze.
Per Alitalia bisognerà d'ora in poi cercare una soluzione nazionale prima di cercare alleanze internazionali.
Enel dovrà invece attendere che l'Italia risolva il gravoso problema delle scorie radioattive prima di poter partecipare in Snet alla costruzione delle centrali nucleari di terza generazione in Francia.
Per la Turchia, Berlusconi riesce a riprendere per i capelli un accordo che sta molto a cuore ai suoi alleati americani prima che a ogni altro alleato europeo, ma il suo alleato domestico, la Lega Nord, fa sapere per bocca del ministro del Welfare Maroni di essere "fortemente contraria" e di sperare in un ripensamento europeo prima della nuova scadenza del 2014.
Alla fine i sorrisi si sprecano, ma i problemi restano chiusi nelle borse, pronti per tornare sul tavolo al prossimo incontro.




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