Maurizio Blondet
06/10/2005
ROMA - Un ingenuo, magari, si domanda: ma da quando in qua è diventato così urgente garantire le nozze ai gay e la pensione alle coppie di fatto?
La sinistra vi si butta con tutta l’anima: ma non ci sono problemi più stringenti di questo?
La realtà è che la sinistra ci ha pensato solo da quando ci ha pensato Zapatero: sempre ricchi di idee altrui, i nostri sinistri italici.
Ma da quel momento, presto presto, matrimoni ai finocchi, e Ruini sia zitto, questo è uno Stato laico, lo dice anche Ciampi…
Un ingenuo può pensare che la sinistra sia cambiata parecchio.
Sembra un secolo, ma prima difendeva gli operai, si batteva per i salariati e i proletari.
Com’è che adesso sposa finocchi, lesbiche, donne che vogliono il figlio col donatore esterno, e non nel vecchio modo divertente di fare le corna al marito, bensì con provette ed embrioni surgelati?
In realtà, la sinistra non fa che confermare le sue antiche radici. Mi spiego: come diceva Engels (il compagnone di Marx), lo scopo della rivoluzione comunista non è migliorare le condizioni della classe operaia, ma «cambiare lo stato di cose presente».
Sembra niente, e invece è l’affermazione rivoluzionaria più radicale.
Vuol dire che i comunisti hanno aizzato gli operai alla rivolta solo finché essi erano «la forza sociale più potente» (altra definizione di Engels); ora che non lo sono più, e che i posti di lavoro operai sono emigrati in Cina, la sinistra si sceglie altri nuclei sociali “potenti”: a quanto pare, i culattoni lo sono.
Almeno, sono influenti in TV, nei giornali, nel cosiddetto mondo dello spettacolo.
Ed ecco allora la sinistra cavalcare la loro protesta, la loro insoddisfazione per «lo stato di cose presente».
Crepino i lavoratori, che non hanno più con loro il sol dell’avvenire; ora l’avanguardia, le «masse», sono i finocchioni.
Spento il sogno di abbeverare alle fontane di San Pietro i Kosacchi, torna il sogno di portare a fare il bidet in quelle fontane i Kulani, ed anche gli Ulema.
Già perché, fateci caso, è sempre la sinistra che appoggia anche i fanatici delle moschee e i musulmani in rivolta di via Quaranta: anche questa è una «forza sociale», in mancanza di meglio.
Ogni gruppo incazzato va bene, basta usarlo come un martello per «cambiare lo stato di cose presente».
La preferenza delle sinistre è sempre verso la trasgressione e i trasgressivi: anche se i finocchi vogliono trasgredire con diritto alla pensione di reversibilità.
La sinistra non difende più diritti, ma piaceri, paturnie, ribellismi, voglie: purché espresse da qualche gruppo che sembri «potente».
Ma a quale scopo?
Ah, nessuno: basta «cambiare lo stato di cose presente».
Anche, anzi soprattutto, le «cose» buone, tradizionali, antiche.
Cambiare la famiglia, un’istituzione che dura da 12 mila anni, perché?, si domanda l’ingenuo.
Ma niente, perché l’ha detto (ancora) Engels: «tutto ciò che esiste merita di morire». Una frase che fu pronunciata da Mefistofile, il diavolo, nel Faust di Goethe: una demoniaca volontà di morte.
Ma allora perché Prodi si è messo idealmente alla testa dei Kulani diretti alle fontane di San Pietro?
Lui è un cattolico.
Sì, ma un cattolico dossettiano, e i dossettiani sono sempre stati così: assetati di potere.
Prodi ha capito che se vuole i voti delle sinistre, deve sostenere i Pacs, e perciò li sostiene.
Quello che dicono le sinistre peggiori, ai dossettiani è sempre andato bene (Dossetti ci voleva tenere fuori dalla NATO, figuratevi).
Dunque, ricapitoliamo: le sinistre italiane, sempre a corto di idee, ne hanno presa una a Zapatero.
E i cattolici di sinistra seguono.
I primi hanno dimostrato ancora una volta la loro subalternità culturale.
I cattolici, sono subalterni di subalterni.
Maurizio Blondet
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