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    Predefinito "L'altro Che" di Mario La Ferla mette in imbarazzo Corriere e Repubblica

    l prossimo 23 aprile sarà in libreria "L'altro Che. Ernesto Guevara mito e simbolo della destra militante" di Mario La Ferla. Si annuncia già come un libro "provocatorio", assolutamente nuovo ed è il caso di dire rivoluzionario. Provocatorio al punto da mettere in imbarazzo grandi quotidiani come Corriere e Repubblica...

    "Sembra che questi grandi giornali - spiega La Ferla ad Affari - siano rimasti spiazzati dal mio libro e per ora non lo hanno segnalato sulle loro pagine. Quello che sorprende e che si fa fatica ad accettare è che Che Guevara sia stato molto amato anche da ampie parti dell'estrema destra. E non per la sua riconosciuta visione marxista-comunista della politica, ma per la sua aura di personaggio romantico e portato a lottare contro ogni oppressione e autoritarismo... Ancora nel mio libro c'è la contrapposizione tra il romantico Che e l'uomo di potere Fidel Castro. Per molti giovani della destra è stata una figura carica di fascino e di forza emozionale, un po' come Gabriele D'Annunzio e James Dean..."


    Di Mario La Ferla

    "Celebrato come il personaggio più popolare del Novecento. Ernesto Guevara é riuscito ad approdare nel nuovo millennio con tutto il suo fascino, la sua suggestione e il ricchissimo significato politico e sociale. Del guerrigliero argentino è stato detto tutto e scritto tutto e più di tutto: l'infanzia e la giovinezza, la famiglia, i suoi amici, gli studi, le passioni sportive, l'impegno politico e la sua avventura a Cuba, la rivoluzione con i barbudos di Fidel Castro, i suoi viaggi intorno al mondo e la sua ultima missione in Bolivia. Infine della tragica morte e del rimpianto dei suoi ammiratori sparsi in tutto il mondo. Ma davvero é stato detto e scritto tutto su di lui? Esistono zone d'ombra del guerrigliero argentino? Per molti anni la sua vita e la sua morte sono state raccontate soltanto nel tentativo di esaltarne il mito. Ma non é tutto. Anche la passione per il Che nasconde angoli non ancora esplorati. Fatti veri mai detti, neppure accennati. Non era possibile, non era soprattutto 'conveniente' indagare, andare oltre i luoghi comuni, oltre le cose già dette e ripetute. Troppe le certezze, troppe le verità esclusive, e troppe anche le tesi scolpite nel granito".
    "Questo libro fa luce su una delle zone d'ombra del Che, l'amore dell'estrema destra internazionale per lui, attraverso un'inchiesta giornalistica alla vecchia maniera, scritta soltanto per scoprire la verità, fosse anche molto scomoda. E' un racconto popolato di personaggi, documentazioni, fatti, film, libri e canzoni, che testimoniano un amore per il Che sbocciato a destra tanti anni fa, ancora prima della sua morte e prima dell'esplosione del '68".
    "La scoperta dell'esistenza di una passione della destra radicale per il Che é stata occasionale, ma non casuale. Durante la difficile, quasi impossibile ricerca di testimonianze e documenti presso gli archivi di giornali e televisioni, biblioteche e lo sconfinato spazio del web, alla ricerca di spunti e suggerimenti per una inedita interpretazione della vita e della morte di Ernesto Guevara nel giorno della ricorrenza del quarantennale della sua uccisione, il 9 ottobre 2007, ecco apparire una lettera d'amore per il Comandante tanto appassionata quanto imprevedibile scritta da un ideologo di estrema destra, Gabriele Adinolfi, fondatore con altri due amici di Terza Posizione, uno dei movimenti più attivi nel panorama del neofascismo militante".
    "Pubblicata da alcuni siti della destra rivoluzionaria con il titolo: 'Lotta e Vittoria, Comandante!', e il sottotitolo 'Quarant'anni fa veniva ucciso Che Guevara. Perchè da fascista lo onoro', aveva fatto subito il giro dei blog della galassia nera. Dopo aver ricordato le 'tante simpatie per il Che tra coloro che la stupida logica degli schemi vedeva come i suoi avversari', da Jean Thiriart, fondatore di 'Jeune Europe' e del Partito nazionale europeo che avrebbe schierato volontari in Palestina, al generale Juan Peron, al Caudillo Francisco Franco fino a Jean Cau autore di sensibilità nazionalsocialista di 'Une passion pour Che Guevara', le lettera proseguiva: 'Potrei quindi onorare Che Guevara sulla base dei miei illustri predecessori e sentirmi per questo molto più fascista dei fascisti che lo denigrarono. Ma non sarebbe sufficiente nè corretto. Non lo voglio onorare solo perchè i migliori fascisti lo onorarono, ma perchè lo merita di per sè... Il Che si batteva per liberare il suo continente dall'occupazione americana, dall'oppressione oligarchica e dalle ingiustizie...'."
    "La scoperta era troppo ghiotta per non prenderla in considerazione. Anche perchè, sembrava evidente, quella lettera non poteva rappresentare una iniziativa isolata, un fatto episodico, un'idea impulsiva.".
    "Questo libro racconta le inattese rivelazioni sul Che amato dalla destra radicale partendo da quattro fatti noti, ma sempre rimossi dalla cronaca e dalla storia. Un mese dopo la morte del Che, due autori del Bagaglino, il cabaret romano 'spudoratamete di destra', avevano scritto una ballata in onore del Che. Nel 1968 fu girato il primo film sulla vita e sulla morte di Guevara con soggetto e sceneggiatura di Adriano Bolzoni, reduce di Salò. Il primo marzo del '68 gli studenti di estrema destra avevano partecipato assieme a quelli dell' estrema sinistra agli scontri di Valle Giulia, inneggiando tutti insieme a Ernesto Guevara. Dieci anni dopo, a Parigi, veniva pubblicato 'Une passion pour Che Guevara' di Jean Cau, ex segretario di Jean-Paul Sartre, convertitosi all'estrema destra. Il Che come il Cristo deposto del Mantegna, esaltato come il 'sacerdote laico, il gesuita ribelle della religione rivoluzionaria, un altro Cristo', infiammò i cuori dei giovani neofasciti di tutta Europa".
    "Da allora, con qualche defezione e con alcune resistenze, il Che marxista e leninista, il rivoluzionario più rosso delgli anni Sessanta, vessillo della gioventù contestatrice, idolo e immagine della rivolta dei deboli contro i potenti, è adottato dalla destra estrema, quella che ama definirsi nazionalrivoluzionaria e anche rossa, che ha dichirato guerra agli Stati Uniti ancora prima del Vietnam e proclama a voce alta la sua solidarietà alla Palestina contro Israele, che sta dalla parte dei tibetani, dei Karen ribelli di Birmania, e di tutti i popoli 'angariati e oppressi'".
    "Alla ricerca dell'inedita passione a destra per il Che, il libro ha scoperto sorprendenti verità. Gli amici del Che, a destra, sono tanti, distribuiti in una miriade di sigle, rivendicazioni, simboli, nostalgie di ogni epoca e di ogni tempo".
    "Un Che Guevara bipartisan non piacerà a tutti. Non sarà accettato soprattutto dagli affezionati alle barriere, da chi non sa fare a meno di steccati e muri ideologici. Questo libro li porrà di fronte a una realtà diversa da quella precostituita. Forse ne prenderanno almeno atto, e sarà già un grandissimo risultato".

    http://www.affaritaliani.it/culturas...0409_pg_2.html

  2. #2
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    Predefinito Riferimento: "L'altro Che" di Mario La Ferla mette in imbarazzo Corriere e Repubblica

    Ernesto Guevara della Serna, presente! Sulle prime potrebbe sembrare una scena tratta dal film “Fascisti su Marte”, del ritocco di un file audio o semplicemente di uno scherzo.

    Che infervorati no global portino, tatuati sul braccio, effigi di Ernesto Che Guevara non stupisce nessuno. Che alle manifestazioni della CGIL sfilino bandiere rosse con sopra riprodotto il volto del guerrigliero argentino sembra lapalissiano. Ma il mito del rivoluzionario argentino riecheggia su lidi inattesi. Molti risponderebbero che è ovvio, basta guardarsi in giro. Il Che è diventato uno strumento di marketing e di commercio: magliette, spille, collezionabili da edicola, libri, DVD...

    Casi per niente isolati

    Insospettabile forse che nell’altra metà del cielo, quello nero, molti cuori abbiano palpitato e ancora palpitino per il guerrigliero argentino. Tra i neofascisti, i nazionalrivoluzionari e i fascisti rossi la figura di questo compagno tanto amato a sinistra, suscita entusiasmi inattesi. E non dell’ultima ora, adesso che il gusto per il postfascismo o per i ripensamenti diventano moneta corrente.

    Nell’ammirazione neofascista del Che si canta il gusto dell’avventura, le scelte dettate dallo stile piuttosto che dall’ideologia, l’atto gratuito, insomma il “Me ne frego”. Di questo amore folle racconta l’ultima fatica di Mario La Ferla in L’altro Che. Ernesto Guevara mito e simbolo della destra militante in libreria in questi giorni (Stampa alternativa, pp. 214, euro 14).

    Non è un’infatuazione peregrina dei nazionalrivoluzionari nostrani. All’inizio fu Juan Domingo Perón, il presidente dell’Argentina, che certo non può dirsi progressista. Negli anni dell’esilio in Spagna dopo essere stato rovesciato da una giunta militare appoggiata da Washington, non ci pensò due volte ad accogliere, con il beneplacito di Francisco Franco, il Che al suo arrivo in terra iberica.

    E fu lo stesso presidente argentino, sembra, a mettere in contatto il Che con Boumedienne, uno dei capi del Fronte di liberazione e poi presidente dell’Algeria. Non è un caso unico, isolato.

    Anche Jean Thiriart, fondatore di Jeune Europe, uno dei primi movimenti europeisti catalogati a destra, non ha esitato negli anni Sessanta a innalzare la bandiera del guerrigliero argentino. Se il programma del politico belga ruotava attorno al motto «né con Washington né con Mosca», chi meglio di Guevara poteva rappresentarlo: detestato dai sovietici e odiato dagli americani perché voleva un’America Latina libera era l’icona perfetta.

    E in Italia? I primi a cantare le vicende del Che non furono i contestatori di sinistra. Accade al Bagaglino, il celebre cabaret romano, fucina della satira nostrana di destra che coltivò parecchi talenti, da Oreste Lionello a Pippo Franco. Tra i suoi fondatori c’era anche Pierfrancesco Pingitore. Una sera, quando il gruppo si riunisce per discutere il programma dei giorni successivi, giunge all’improvviso una telefonata che lascia tutti di stucco. È arrivata tra gli artisti romani la notizia della morte del Che. Non passa qualche ora che alla mente di Pingitore s’affaccia un’idea: «Dobbiamo scrivere una ballata che ricordi il Che».

    Nell’arco di qualche giorno parole e musica (questa composta da Dimitri Gribanowski) sono pronte e la voce non manca. Sarà Gabriella Ferri a incidere un 45 giri con “Addio Che”, che finisce con «a piangere per te / verremo di nascosto / le notti senza luna».


    Il mercenario di Gabriella Ferri

    Un disco che sul lato B proporrà una canzone, composta questa volta da Pino Caruso, che diventerà poi una hit presso la musica underground della destra irregolare: “Il mercenario di Lucera”, la storia di un soldato di ventura morto in Congo.

    Vite diverse certo, contenuti ideologici differenti ma entrambe esistenze votate all’avventura. È questa la ragione del fascino del Che. Nessuno si nascondeva la spietatezza, l’efferatezza di cui è stato capace, ma quella era una generazione che veniva dalla guerra e di uomini spietati ed efferati ne aveva conosciuti... Nel mondo ideologizzato della sinistra, dove è chiaro chi siano i buoni e chi i cattivi, questa passione non può che suscitare ribrezzo. Impensabile che un rivoluzionario dedito alle sorti progressive dell’umanità sia avvicinato a un mercenario partito per l’Africa.


    Il fascino della causa persa

    Ma per i cuori neri, entrambi stanno dalla parte dell’avventura e rappresentano l’atto di irrisione nei confronti della fine, esaltato nel motto dei falangisti spagnoli “Viva la muerte!”: il Che lascia un comodo posto di ministro, in cui certo non brillava, per combattere di nuovo, allo stesso modo in cui il soldato cantato da Pino Caruso parte per l’Africa nera abbandonando la sua Puglia.

    L’intraprendenza della destra italiana non si ferma. Il fascino dell’avventuriero non si estingue... In fondo non si tratta forse di un altro modo di dedicarsi alle cause perse? Adriano Bolzoni, reduce della Repubblica Sociale Italiana, autore di sceneggiature di numerosi film pensa di preparare un brogliaccio per poi girare un film dedicato a Ernesto Guevara. Non ci mette molto e una volta pronto contatta Pier Paolo Pasolini che gli consiglia di rivolgersi a Paolo Huesch, un regista di lungo corso. A lui si deve oltre alla riduzione per lo schermo di Una vita violenta di Pasolini, la regia di “Il comandante” con Totò oltre che ai primi tentativi di cinefantascienza e all’horror d’esordio del cinema italiano “Lycanthropus”.

    Le riprese della pellicola sul Che avvengono in Sardegna e raccontano gli ultimi giorni della sua vita in Bolivia, quelli che precedono la cattura. Non sarà un successo al botteghino ma di certo è la testimonianza che ben prima della sinistra è stata la destra a interessarsi delle sorti del Che.


    Hasta la victoria siempre

    Più vicino a noi, nel 1995, Franco Cardini conclude un ricordo del Che, paragonato a Don Chisciotte, con il celebre “Hasta siempre, Comandante!”. Gli farà eco Gabriele Adinolfi, fondatore di Terza posizione, con il testo “Lotta e vittoria, Comandante! Perché da fascista lo onoro”, evocando il libro di Julius Evola “La dottrina aria di lotta e vittoria”. Anche Giano Accame su “Il Borghese” accostava Ernesto Guevara a Evola, Guénon e von Salomon.

    E potremmo arrivare da ultimo, notizia del dicembre 2008, perfino a Diego Armando Maradona, che pur recando al braccio il tatuaggio del Che, non nasconde di portare in tasca la tessera del Partito giustizialista fondato da Perón. «Che problema c’è - ribadisce el pibe de oro - entrambi erano uniti dall’odio per l’America».

    Una sbandata, quella di certa destra, per il Che dunque «che è stata occasionale - conclude La Ferla - ma non di certo casuale».


    http://www.libero-news.it/articles/view/539225

  3. #3
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    Predefinito Riferimento: "L'altro Che" di Mario La Ferla mette in imbarazzo Corriere e Repubblica

    Da non-fan del Che che lascio volentieri alle sinistre penso che acquisterò il libro.

 

 

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