Attacco all'iran: Israele preme sugli USA
di Maurizio Blondet
Gli Stati Uniti, ancora una volta, a disposizione di Israele
WASHINGTON - Se Washington e i suoi alleati non bloccano i programmi nucleari di Teheran, con la forza se necessario, lo farà Israele: così hanno annunciato tre politici israeliani in visita a Washington.
«Per noi la bomba iraniana è una minaccia devastante all'esistenza stessa di Israele, dell'intero Medio Oriente e degli interessi occidentali nell'area», ha detto Yaval Steinitz, capo della Commissione Esteri e Difesa della Knesset (il parlamento israeliano).
Arieh Eldad, capo del Partito d'Unione Nazionale d'Israele, ha aggiunto che la diplomazia con Teheran non serve: «non si fermeranno a meno che non capiscano che, se continuano, il loro programma nucleare sarà distrutto».
E Yosef Lapid, capo del partito Shinui: «Israele non vivrà sotto la minaccia della bomba atomica iraniana. Avvertiamo i nostri amici che Israele non deve essere messa in condizioni in cui non veda altra uscita che agire unilateralmente contro l'Iran. Se lo fanno gli USA e gli occidentali, la situazione può essere contenuta, se dovrà farlo Israele, non ci sarà possibilità di contenere il conflitto» (1).
Non può essere più evidente chi vuole la guerra all'Iran. I tre compari israeliani sono arrivati a Washington proprio per fare fretta: l'uragano Katrina che ha distrutto New Orleans, e l'impantanarsi degli americani in Iraq, minacciano di far subire una battuta di arresto ai piani bellici anti - iraniani, già da tempo pronti su ordine di Sharon.
Lo vogliano o no, gli USA devono fare un'altra guerra per l'ebraismo.
La risposta giusta ai tre sarebbe: d'accordo, fate voi la guerra all'Iran, visto che è il «vostro» nemico; e assumetevi le responsabilità di un'aggressione unilaterale di marca giudaica.
Ma non c'è nessuna possibilità che questa sia la risposta.
Anzi, la Casa Bianca sta facendo quel che può per obbedire agli israeliani.
La settimana scorsa l'Amministrazione Bush ha premuto tanto sulla IAEA (l'ente ONU che controlla i programmi nucleari iraniani) da ottenere 22 voti su 35 per deferire Teheran al Consiglio di Sicurezza: come abbiamo già detto, questo è il primo passo per legittimare in qualche modo l'attacco.
I deboli (e vili) tentativi europei di mantenere una trattativa con l'Iran sono saltati in aria.
La sola reazione di Teheran ora è di restare sulle sue posizioni, ed è quello che Washington vuole: «lo scopo dell'amministrazione è attaccare l'Iran, non ottenere la sua cooperazione», ha scritto Paul Craig Roberts, già direttore del Wall Street Journal e vicesegretario al Tesoro (2).
Intanto, il consiglio di sicurezza nazionale di Bush si è riunito per studiare come liquidare l'altro «nemico di Israele» che Sharon vuole azzerato: la Siria.
Sabato il consiglio ha discusso le varie opzioni, che vanno dalle sanzioni ad «un limitato intervento militare», in aggiunta a quello in Iraq.
La scusa: la Siria sta aiutando i «terroristi» e gli «insorti» iracheni.
Ci sono però vari problemi: una volta caduto l'uomo forte siriano Assad, ciò che lo sostituirà può essere una destabilizzazione di stampo iracheno, ancora peggiore per gli interessi USA.
Ma per gli interessi israeliani va meglio, e Washington obbedisce sempre a Israele (3).
Maurizio Blondet
Note
1) «Israel will take out Iran's nuke facilities if Us does not», PT News, 29 settembre 2005.
2) Paul Craig Roberts, «Bush is cooking up two more wars», Counterpunch, 1 ottobre 2005.
3) Warren Strobel, «Bush administration to examine new measures against Syria», Knight Ridder, 30 settembre 2005.




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